Dall’altra parte, la domenica sera, guardi un match di peso massimo. Due giganti si abbracciano, appoggiano la testa sulla spalla dell’avversario, restano immobili per cinque, dieci, quindici secondi. L’arbitro non fa nulla. Li lascia lì. Alla fine, li separa con un “break”. E il match riprende.
Questo, amico mio, è il clinch. Ed è una delle zone grigie più affascinanti e controverse dello sport.
Tecnicamente, secondo la lettera della legge, trattenere l’avversario dovrebbe essere un fallo. Ma il pugilato professionistico moderno ha trasformato questa violazione in un’arte tattica fondamentale. E la ragione è una sola: l’arbitro ha piena discrezionalità nell’interpretare la durata, l’intenzione e l’attività del clinch.
Vediamo dove sta il confine.
Se apri il regolamento tecnico di qualsiasi commissione pugilistica statale (e della maggior parte delle federazioni nazionali), troverai un elenco di falli specifici tra cui:
Colpire sotto la cintura
Usare la testa, la spalla, l’avambraccio o il gomito in modo offensivo
Colpire la schiena, la nuca o i reni
Abbassarsi con la testa sotto la cintura dell’avversario
Aggrapparsi alle corde per colpire
E, al centro della nostra discussione: trattenere l’avversario (holding) .
In teoria, un pugile che trattiene attivamente (ad esempio bloccando il braccio dell’avversario sotto il suo, o afferrando il guantone) dovrebbe essere ammonito e, alla fine, penalizzato.
Nella realtà dei fatti, la parola magica è “attivo” .
Un clinch statico, in cui entrambi i pugili si limitano a incastrare i guantoni e appoggiarsi a vicenda, non viene quasi mai punito. L’arbitro lo interpreta come una fase di riposo, una conseguenza naturale della vicinanza dopo uno scambio. Lo lascia fare. Poi, dopo qualche secondo, li separa.
Un clinch in cui un pugile usa la presa per immobilizzare l’avversario e colpirlo – o per impedirgli sistematicamente di combattere – quello sì, è fallo. Ma anche lì, l’arbitro può prima ammonire, poi togliere punti, solo in caso di abusi reiterati.
Così, la regola scritta diventa “vaga” nella pratica, perché la soglia del fallo è affidata all’occhio dell’arbitro.
Per capire il fenomeno, dobbiamo introdurre una distinzione che il regolamento non fa esplicitamente, ma che arbitri e pugili conoscono bene: la differenza tra tenuta attiva (holding) e incastro passivo (clinching) .
L’Holding (la trattenuta vietata) : è l’atto di bloccare il movimento dell’avversario. Ad esempio:
Intrappolare il suo braccio sotto il tuo.
Afferrare il suo guantone o il suo polso.
Avvolgere le braccia intorno al suo corpo in modo da immobilizzarlo.
Questa azione ha un solo scopo: impedire all’avversario di colpire e, spesso, permettere al pugile che trattiene di colpire a tradimento (un gancio corto, un colpo alla separazione).
Il Clinching (l’abbraccio consentito) : è l’incastro naturale che avviene dopo uno scambio ravvicinato. I guantoni si toccano, le braccia si incrociano. Nessuno dei due sta attivamente “trattenendo” l’altro. Semplicemente, sono troppo vicini per colpire pulito. Il clinch è una pausa temporanea. L’arbitro lo tollera per pochi secondi.
La differenza è sottile, ma cruciale. E spiega perché pugili come Wladimir Klitschko o Floyd Mayweather hanno potuto usare il clinch come arma difensiva senza essere penalizzati: non “trattenevano” attivamente. Si “appoggiavano”. Poi si facevano separare.
Nel pugilato dilettantistico (e in alcune commissioni professionistiche più severe), il clinch è meno tollerato. Se non c’è un inciampo o una caduta imminente, l’arbitro separa subito. Ma nel professionismo, dove lo spettacolo e la strategia contano, la tolleranza è maggiore.
Ora, veniamo alla parte sporca. I pugili non abbracciano perché sono amici. Abbracciano per:
Neutralizzare la potenza dell’avversario : se sei di fronte a un picchiatore esplosivo come Mike Tyson, l’ultima cosa che vuoi è stargli davanti a distanza di pugno. Lo prendi, lo blocchi, lo tieni fermo. Gli togli lo slancio. Lo frustri.
Recuperare fiato : dopo uno scambio intenso, un clinch di qualche secondo ti permette di riprendere fiato, rimettere a posto la guardia, ricaricare.
Uccidere il tempo : se sei avanti ai punti, ogni secondo che passi nel clinch è un secondo in meno per l’avversario che deve rimontare.
Preparare un colpo sporco : da un clinch ben gestito, puoi staccarti e sferrare un montante o un gancio corto prima che l’arbitro separi.
Il caso Mayweather è emblematico. Mayweather non era un lottatore. Non andava a terra. Ma usava il clinch come un’arte: quando l’avversario si avvicinava, Floyd abbassava la testa, alzava le braccia, si incastrava. Poi, appena l’arbitro diceva “break”, lui colpiva e si allontanava. Era frustrante. Era efficace. Ed era, tecnicamente, al confine del regolamento. Ma l’arbitro lo lasciava fare, perché non era una “trattenuta passiva”. Era movimento, adattamento, furbizia.
La stessa cosa vale per Wladimir Klitschko , che nei suoi match usava il clinch per bloccare gli avversari più piccoli e veloci, impedendo loro di entrare.
Cosa cambierebbe se le trattenute fossero vietate sul serio?
Qui arriva la domanda di fondo, ed è una bella domanda.
Se domani la federazione mondiale decidesse di applicare alla lettera il divieto di trattenuta, sanzionando ogni clinch che dura più di un secondo, cosa succederebbe?
I pugili alti e longilinei (tipo Tyson Fury o Deontay Wilder) sarebbero svantaggiati , perché non potrebbero più usare le braccia lunghe per “appoggiarsi” e fermare l’avversario.
I pugili piccoli e aggressivi (un moderno Mike Tyson) sarebbero avvantaggiati , perché potrebbero entrare senza essere bloccati. Lo sport diventerebbe più esplosivo, più veloce, più pericoloso.
Il numero di KO aumenterebbe , perché i pugili non potrebbero rifugiarsi nel clinch per recuperare.
La durata delle carriere potrebbe ridursi , perché i pugili prenderebbero più colpi netti.
Lo spettacolo diventerebbe più caotico , meno “tattico”, forse più simile alla boxe degli anni ‘30 e ‘40.
Io penso che, se applicata rigidamente, la regola renderebbe il pugilato più giusto per i pugili più bassi e per i combattenti aggressivi. Non è un caso che Tyson, basso per la categoria, fosse costretto a subire continui clinch da avversari che non volevano combattere alla sua distanza. Se l’arbitro avesse punito ogni trattenuta, la sua carriera sarebbe stata ancora più dominante? Forse.
Ma la realtà è che il clinch è ormai parte del tessuto del pugilato moderno. Ci sono pugili che hanno costruito carriere su questa zona grigia. Rimuoverlo del tutto richiederebbe un cambio culturale enorme.
Alla fine, la risposta alla domanda è questa: sì, tecnicamente trattenere è illegale. Ma il pugilato professionistico ha sviluppato una tolleranza di fatto verso il clinch, trasformandolo in uno strumento tattico. L’arbitro ha il potere di decidere quando un abbraccio è “difensivo” e quando è “ostruzionismo”. E questo potere, come ogni potere umano, è soggetto a interpretazione, errore, e talvolta parzialità.
Quindi, la prossima volta che vedi due pugili che si abbracciano per dieci secondi senza che l’arbitro faccia nulla, non arrabbiarti. È il gioco. È la zona grigia. È la boxe, con le sue contraddizioni e la sua bellezza.
E se sogni un pugilato senza clinch, dove ogni trattenuta viene punita… preparati a uno sport molto più sanguinoso e molto più breve.
Perché il clinch, in fondo, è anche una protezione. Per i pugili. E per lo spettacolo.

