Hai presente quando pensi che a cinquant'anni sei finito? Che il massimo che puoi fare è guardare i giovani menarsi mentre tu sorseggi un tè e conti i punti della schiena? Bene. Bob Odenkirk ti ha appena mandato a fare in culo con tutto il tuo pessimismo.
Perché questo non è il solito articolo da fanboy. Questa è la storia di un uomo che a cinquant'anni suonati, con una carriera da commediante e una fisicità che manco a dirlo era più vicina al divano che alla palestra, ha deciso di trasformarsi in una macchina da guerra per un film. E non un film qualsiasi: Nobody. Quello dove mena come un fabbro ubriaco su un treno.
E la domanda che tutti si fanno è: come cazzo ha fatto?
Siediti. Te lo spiego io. Brutale, onesto, senza cazzate sul "potere della mente" o sul "crederci sempre". Qui si parla di sangue, sudore e due anni di merda.
Prima di tutto, devi capire chi ha preso Bob per mano. Non parliamo di personal trainer da quattro soldi che ti fanno fare stretching con la musica rilassante. Parliamo degli 87/11, la squadra di stuntman che ha firmato le acrobazie di John Wick, del Marvel Cinematic Universe, di tutta quella roba lì dove la gente vola e si rompe la faccia per farti divertire.
Questi non sono maestri di vita. Sono macellai dell'adrenalina. Gente che passa la vita a cadere, a picchiare, a essere picchiata, a prendere fuoco, a buttarsi dalle scale. E quando gli arriva Bob Odenkirk, quello di Better Call Saul, quello con la faccia da avvocato disperato e il fisico da impiegato statale, potevano mandarlo a casa. Potevano dirgli: "Senti Bob, fai il tuo personaggio, tanto le acrobazie le fa la nostra controfigura, tu fai i primi piani e ci pensiamo noi."
Invece no. Hanno visto qualcosa. O forse hanno solo accettato la sfida. E gli hanno detto: "Bob, ti alleniamo. Due anni. Sei giorni su sette. E non sarà una passeggiata."
Due anni. Ventiquattro mesi. Centootto settimane. Bob Odenkirk, che fino a quel momento l'attività fisica più intensa era probabilmente alzarsi dal divano per prendere il telecomando, si è presentato in palestra sei giorni a settimana per ore.
Non è roba da film. Non è il montaggio accelerato con la musica che ti carica dove in trenta secondi diventi un dio greco. È la realtà. È la sveglia alle cinque del mattino quando fuori è ancora buio e il corpo ti dice "resta a letto, vecchio". È il dolore che non passa. È la fatica che ti mangia le ossa.
E cosa facevano in quelle ore? Tutto. Cardio per non soffocare dopo dieci secondi di scena. Arti marziali vere, non quelle da quattro soldi. Forza e mobilità per non rompersi come un ramo secco quando dovevano lanciarlo contro un muro. Flessibilità, perché a cinquant'anni se non ti allunghi diventi di legno. E coreografia, ore e ore a ripetere gli stessi movimenti fino a farli diventare automatici.
Ma la parte più sporca, più onesta, più vera di tutto questo è il ritmo. Lento e costante. Niente scorciatoie. Niente pillole magiche. Niente "metodo rivoluzionario in tre settimane". Hanno costruito Bob Odenkirk come si costruisce un muro: mattone dopo mattone, con la malta e la fatica. E ogni mattone era un giorno in cui lui avrebbe potuto mollare. Ma non l'ha fatto.
E non è finita. Perché picchiare è una cosa, ma in Nobody si spara anche. E non si spara a cazzo. Si spara con precisione, con stile, con quella roba lì da action movie dove le pistole diventano prolungamenti del braccio.
Bob ha ricevuto addestramento approfondito con le armi da fuoco. Ore a imparare a impugnare, a ricaricare, a mirare, a muoversi con l'arma in mano senza sembrare un pollo che cerca di scacciare le mosche. Perché sullo schermo si vede tutto. Se non sei sicuro, se non hai dimestichezza, se la pistola ti sembra un ferro vecchio che non sai dove mettere, il pubblico lo capisce. E il film fa schifo.
Lui invece no. Lui ha sudato anche su quello. Ha imparato a far cantare le armi come un veterano.
Allora, dopo tutto questo, qual è il punto? Perché ti sto raccontando la storia di un attore che si è allenato per un film?
Perché Bob Odenkirk non è Bruce Lee. Non è Jean-Claude Van Damme. Non è nemmeno Keanu Reeves, che comunque di anni e di arti marziali ne ha. Bob è un uomo normale. Anzi, meno di normale: all'inizio era un uomo fuori forma, con un corpo che non aveva mai visto un ring, con tutte le scuse del mondo per non provarci nemmeno.
E invece ha passato due anni a farsi male, a sudare, a imparare. Due anni a costruire qualcosa che nessuno si aspettava. Due anni a dimostrare che il corpo umano, anche quello vecchio, anche quello stanco, può ancora sorprendere.
Non è questione di talento. È questione di testa. Di ostinazione. Di quel qualcosa che ti dice di alzarti anche quando il materasso ti chiama. Di quella rabbia sorda contro il tempo che passa, contro i limiti che ti sei costruito da solo, contro la rassegnazione che ti sussurra "ormai è tardi".
Bob Odenkirk ha fatto tutto questo. E il risultato è sullo schermo. Un uomo di cinquant'anni che mena come un dannato, che prende botte come se avesse vent'anni, che si rialza sempre. Perché nella vita, come nella strada, come sul set, l'unica cosa che conta veramente è una sola: non fermarsi mai.
Il resto sono chiacchiere. E le chiacchiere, si sa, non hanno mai salvato nessuno da un pugno in faccia.