Prima di tutto, dimentica Bruce Lee con la tutina gialla di Iene o quello che fa le piroette con i nunchaku. Se pensi a quello, stai già sbagliando. Il Bruce Lee che conta, quello vero, è uno che ha guardato la sua arte marziale, l'ha sputata per terra e ci ha pisciato sopra per vedere se reggeva. Perché aveva capito una cosa semplice che molti fighetti con la cintura nera non capiranno mai: in un combattimento vero, non vince lo stile più antico o più nobile. Vince chi ti sfonda i denti prima che tu capisca cosa ti è successo.
E tutto è nato da una incazzatura nera e da un combattimento di merda nel 1964 a Oakland.
C’era sto tipo, Wong Jack Man, un fighetto della tradizione che sfidò Bruce Lee. Motivo? Bruce insegnava arti marziali ai bianchi, e ai guardiani della tradizione cinese questo non andava giù. Roba da vecchi, roba da "l'onore si difende". Insomma, si sfidano.
Bruce Lee, all’epoca, era un animale di Wing Chun. Allenato dal leggendario Ip Man a Hong Kong. Il Wing Chun è lineare, è diretto, è una roba da distanza corta e mani che partono come pistoni. Tecnica perfetta. Peccato che Wong Jack Man non avesse letto il copione. Invece di stare fermo a farsi colpire, scappava, girava intorno, faceva lo stronzo.
Bruce lo prese, alla fine. Lo vinse. Ma ne uscì distrutto. Faticò come un cane, sudò, si stancò. E lì, nella merda di quel combattimento che pure aveva vinto, capì la fregatura: il suo stile era una gabbia. Era bello per il chiuso di una palestra, ma per la strada, per uno che ti corre intorno e ti sputa addosso, faceva schifo al cazzo.
E allora Bruce fece una cosa che nessuno con la testa di cazzo aveva mai fatto: buttò via tutto. O quasi. Si tenne le ossa, si tenne i muscoli, si tenne la voglia di spaccare. E cominciò a guardarsi intorno come un lupo che cerca prede facili.
Da dove prese le cose? Da tutto quello che gli poteva servire per rompere le palle all'avversario più velocemente.
- Dalla scherma occidentale, da uno che si chiamava Aldo Nadi, un maestro italiano che di lame ne sapeva. Bruce rubò il concetto di "stop-hit". In italiano vuol dire "ferma e colpisci". In pratica: non aspettare che l'altro tiri il pugno per parare e rispondere. Colpiscilo mentre sta tirando. Lo vedi che parte? Tu parti più veloce e gli pianti la mano in faccia prima che lui finisca il movimento. Non è difesa, è anticipo. È cattiveria pura.
- Dalla boxe occidentale rubò tutto quello che poteva. I piedi, il gioco di gambe. La testa che si muove, che schiva, che balla. Guardava Muhammad Ali al rallentatore, proiettava i filmati e li studiava fotogramma per fotogramma, come un ladro che studia la cassaforte prima di svaligiarla. Voleva capire come faceva quel figlio di puttana a non prendere mai colpi. E la risposta era nei piedi e nel ritmo.
Questa è la parte che fa incazzare i benpensanti. Bruce Lee non aveva cinture nella boxe. Non era un maestro di judo. Non aveva gradi nell'escrima filippina. E allora come cazzo faceva a sapere cosa funzionava?
Semplice: non era scemo.
Si circondò di gente tosta. Gente che sulla tecnica ci aveva speso la vita. Gente come Gene LeBell, uno che di judo e sottomissioni ne sapeva più lui che i libri di storia. Gente come Dan Inosanto, un animale che di armi e di colpi ne capiva. E con loro non andava a fare le piroette. Andava a farsi menare. Provava le cose sullo sparring. Quello che funzionava, lo teneva. Quello che non funzionava, anche se era vecchio di mille anni, lo mandava affanculo.
Bruce non ha mai avuto bisogno di un esame per la cintura gialla. Perché l'unico esame che contava era: funziona quando uno ti viene addosso per spaccarti il muso? Se sì, resta. Se no, ciao.
Alla fine, il Jeet Kune Do non è uno stile. È una mentalità da strada con un pizzico di filosofia taoista e un libro di fisica in mano. Bruce si era letto migliaia di libri. Biomeccanica, chinesiologia, filosofia. Aveva capito che un pugno non è solo un pugno: è una leva, è un peso che si sposta, è una catena di ossa e muscoli che parte dai coglioni e arriva al bersaglio.
La sua frase più famosa è la bibbia di chiunque voglia imparare a menare sul serio:
"Assorbi ciò che è utile, scarta ciò che è inutile, e aggiungi ciò che è specificamente tuo".
Tradotto per chi vive nel mondo vero: fregatene della tradizione. Fregatene di come si è sempre fatto. Se una testata funziona meglio di un pugno dritto, usa la testata. Se una ginocchiata in faccia mentre l’altro ti si butta addosso è più veloce di una proiezione da judo, usa quella. Ruba da tutti, migliora tutto, sii una spugna. Ma non fermarti mai.
Bruce Lee ha costruito il Jeet Kune Do come si costruisce un'arma in galera: con quello che trovava, adattandolo, rendendolo letale. Non aveva ricevuto una formazione formale? Certo che no. Perché la formazione formale è per quelli che vogliono un pezzo di carta. Lui voleva solo una cosa: essere l'ultimo a restare in piedi quando la merda finiva di girare.
E se non ti è chiaro ancora, rileggiti la prima regola: pollice fuori dal pugno, guarda il petto, e quando parti, parti per distruggere. Il resto è solo chiacchiere da bar.
