Esiste una leggenda, tenace e affascinante, che vuole il Krav Maga nato interamente dall'esperienza di un solo uomo, Imi Lichtenfeld, nelle violente strade di Bratislava degli anni Trenta. Una narrazione altrettanto suggestiva, ma storicamente imprecisa, sostiene che gli ufficiali britannici abbiano "adottato" il Krav Maga durante il Mandato palestinese. La verità è più complessa, più interessante e molto più britannica di quanto si creda.
Il Krav Maga, oggi simbolo dell'efficienza militare israeliana, non fu "adottato" dagli inglesi. Furono gli inglesi, piuttosto, a fornire inconsapevolmente il telaio su cui Lichtenfeld avrebbe poi teso la sua tela. Per capire questo passaggio cruciale, dobbiamo compiere un viaggio che parte dall'Europa, passa per la Shanghai più violenta del mondo e si conclude nella Palestina degli anni Quaranta.
Imrich "Imi" Lichtenfeld (1910-1998) non era un semplice combattente da strada. Era un atleta d'élite: campione nazionale di lotta e pugile di successo. Quando la violenza antisemita iniziò a imperversare a Bratislava, organizzò gruppi di autodifesa ebraica. Sulle pietre dei vicoli, imparò una lezione fondamentale che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: le regole del ring e del tatami sono un lusso mortale in una rissa vera.
In una situazione di pericolo reale, non esistono categorie di peso, colpi proibiti o intervalli di riposo. Contano solo la velocità, la sorpresa, l'aggressività e la precisa conoscenza dei punti vulnerabili del corpo umano. Questa esperienza diretta gettò le basi filosofiche di quello che sarebbe diventato il Krav Maga, ma a metà degli anni Trenta era ancora un bagaglio di principi grezzi, non un sistema codificato e trasmissibile.
Se Lichtenfeld portava l'esperienza del combattimento reale, gli mancava ancora un elemento chiave: la metodologia. E questa gli fu fornita, indirettamente, dall'Impero Britannico.
Negli anni Venti e Trenta, Shanghai era considerata la città più pericolosa del mondo. Un crogiolo di criminalità organizzata, spie, signori della guerra e rivolte armate. In questo inferno urbano operavano due ufficiali britannici destinati a diventare leggende: William E. Fairbairn ed Eric A. Sykes.
Fairbairn, capo della sezione riservata della Polizia Municipale di Shanghai, e Sykes, agente segreto, si trovarono ad affrontare una sfida drammatica: come addestrare agenti e soldati a sopravvivere in combattimenti corpo a corpo estremamente ravvicinati, spesso letali, con un tempo di addestramento di poche settimane?
La loro soluzione fu geniale. Studiarono e assimilarono le tecniche più efficaci di Jujitsu, Judo, pugilato e lotta, poi le spogliarono di ogni formalità e le fusero in un sistema ibrido brutalmente semplice. Lo chiamarono Defendu o, più francamente, "Gutter Fighting" (lotta da fogna). Il loro credo era spietato: "Non c'è slealtà o scorrettezza in un combattimento per la vita. Ci sono solo due regole: uccidi o sarai ucciso."
Le caratteristiche di questo metodo erano:
Estrema semplicità: poche tecniche basate sugli istinti naturali, facili da ricordare sotto stress.
Aggressività fulminea: attacchi simultanei di difesa e offesa, mirati a neutralizzare l'avversario in secondi.
Targeting letale: colpi sistematici a occhi, gola, inguine, ginocchia.
Uso di armi improvvisate: oggetti quotidiani trasformati in strumenti di difesa.
Questo sistema, perfezionato durante la Seconda Guerra Mondiale come Combatives (CQC - Close Quarters Combat), divenne l'addestramento standard per Commandos britannici, agenti dello Special Operations Executive (SOE) e forze speciali alleate.
Quando Lichtenfeld fuggì dall'Europa e arrivò nella Palestina mandataria nel 1942, fu immediatamente reclutato dall'Haganah, l'organizzazione paramilitare ebraica. L'Haganah, in quel periodo, collaborava tatticamente con gli inglesi contro la minaccia comune delle potenze dell'Asse e, in alcuni contesti, contro le rivolte arabe.
Gli ufficiali britannici, seguendo le direttive di Fairbairn e Sykes, addestrarono i membri dell'Haganah e del Palmach (le unità d'élite) nelle tecniche di combattimento ravvicinato. Questo sistema di derivazione britannica fu ribattezzato Kapap (acronimo ebraico per "Krav Panim el Panim" - Combattimento Faccia a Faccia). Non si trattava di Krav Maga, ma del suo predecessore diretto.
Lichtenfeld, grazie alle sue straordinarie capacità atletiche e alla sua esperienza diretta, divenne rapidamente istruttore capo dell'Haganah. Si trovò quindi a confrontarsi con due mondi:
Il suo bagaglio personale: lotta, pugilato, rissa da strada, difesa contro bande antisemite.
Il sistema britannico: metodico, spietato, collaudato in decenni di guerra urbana a Shanghai e sui campi di battaglia europei.
E qui sta il punto cruciale che sfata sia la leggenda dell'invenzione autonoma sia quella dell'adozione britannica. Imi Lichtenfeld non copiò il sistema britannico. Lo metabolizzò, lo superò e lo rese israeliano.
Fairbairn e Sykes avevano creato un sistema per agenti di polizia e commandos, pensato per missioni offensive e di infiltrazione dietro le linee nemiche. Lichtenfeld aveva bisogno di qualcosa di diverso: un sistema per soldati di leva, per coloni in un kibbutz, per civili che camminavano per le strade di Tel Aviv o Gerusalemme minacciati dal terrorismo e dalle incursioni.
Prese dal metodo britannico ciò che funzionava:
La filosofia dell'efficienza a tutti i costi (colpi all'inguine, alle dita, morsi).
La semplicità di apprendimento.
L'uso della reazione naturale del corpo.
Ma aggiunse il suo contributo originale:
Una maggiore enfasi sulle situazioni di difesa personale civili (scippi, aggressioni a mano armata).
Un'integrazione più fluida con l'uso di armi da fuoco corte e lunghe.
L'adattamento alle specifiche minacce del conflitto israelo-palestinese (combattimenti in spazi angusti, dentro e fuori dai veicoli).
Un sistema di gradi e principi etici (nonostante la durezza, il Krav Maga insegna a usare la forza minima necessaria per tornare a casa sani e salvi).
Quindi, la domanda iniziale: "Il Krav Maga fu davvero adottato dagli ufficiali britannici durante il mandato palestinese?" La risposta è no, mai.
Gli ufficiali britannici non "adottarono" il Krav Maga perché il Krav Maga, come sistema codificato e riconoscibile, non esisteva ancora. Quello che addestrarono fu il Kapap, il diretto antenato. Furono invece gli israeliani, e in particolare Imi Lichtenfeld, ad adottare e adattare il sistema britannico, fondendolo con le proprie esperienze.
Il Krav Maga è il figlio di tre genitori: la rissa da strada europea (Bratislava), l'efficienza brutale britannica (Shanghai) e il contesto di sopravvivenza israeliano (Palestina). Fairbairn, Sykes e i loro metodi da "Gutter Fighting" ne sono stati lo stampo metodologico, il telaio su cui Lichtenfeld ha teso la sua visione.
Riconoscere questo debito non sminuisce il genio di Lichtenfeld, anzi lo esalta. Il suo talento non fu quello di inventare dal nulla, ma di saper riconoscere ciò che funzionava altrove, assimilarlo e trasformarlo in qualcosa di profondamente nuovo e adatto al suo popolo. Oggi, milioni di persone in tutto il mondo studiano Krav Maga per difendersi, senza sapere che in ogni disarmo, in ogni colpo al ginocchio, in ogni difesa da strangolamento, vive l'ombra lontana di due ufficiali britannici che insegnavano l'arte della sopravvivenza nelle strade letali di Shanghai.

