martedì 31 maggio 2016

Hatakeyama Yoshinari

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Hatakeyama Yoshinari (畠山 義就; 1437? – 21 gennaio 1491) è stato un daimyō giapponese del periodo Muromachi, appartenente al ramo Kawachi-Hatakeyama della provincia di Kawachi.

Biografia

Noto per la sua disputa con Hatakeyama Masanaga per il ruolo di Kanrei, la loro rivalità crebbe fino a dar inizio alla guerra Ōnin.

lunedì 30 maggio 2016

Hatamoto

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Gli hatamoto (旗本 "sotto le insegne") erano samurai sotto il diretto controllo dello Shogunato di Tokugawa nel Giappone feudale. Tutti e tre gli shogunati della storia del Giappone avevano dei referenti diretti, soltanto che in quelli precedenti tali personaggi venivano chiamati gokenin. Comunque, nel periodo Edo, gli hatamoto erano i vassalli di grado più elevato della dinastia Tokugawa, e i gokenin erano i vassalli minori. Non c'era nessuna differenza di censo tra i due, ma gli hatamoto avevano la possibilità di farsi ascoltare direttamente dallo Shogun, possibilità negata ai gokenin. La parola hatamoto significa letteralmente "alla base dello stendardo" e spesso viene tradotto come "alfiere". Un altro termine usato per indicare gli hatamoto durante la dinastia Edo era jikisan hatamoto (直参旗本), che si può tradurre come "hatamoto sotto il diretto controllo dello Shogun", usato per illustrare la differenza tra loro e i loro predecessori che servivano i vari signori.

Storia

Il termine hatamoto è originario del periodo Sengoku. Il termine era usato per lo staff del signore; come d'altronde, il nome suggerisce, "Alla base dello stendardo". Molti signori avevano alle proprie dipendenze hatamoto, ma, quando il Clan Tokugawa prese il potere nel 1600, il suo sistema di hatamoto fu ufficializzato ed è principalmente a tale sistema che ci riferiamo oggi con questo termine.
Nell'ottica dello shogunato di Tokugawa, gli hatamoto erano coloro che avevano sostenuto la famiglia sin da quando essa era nella provincia di Mikawa. Comunque, il rango di hatamoto spesso includeva anche personaggi al di fuori della nobiltà ereditaria della casata Tokugawa. Furono inclusi, infatti, i leader e i generali delle provincie sconfitte, come da esempio membri del clan Takeda, del clan Hōjō e del Imagawa. Furono anche inclusi gli eredi dei terreni confiscati dallo shogun (per esempio, Asano Daigaku, il fratello di Asano Naganori), figura di grande potere locale, che tuttavia non divenne mai daimyo, e le famiglie del periodo Kamakura e Muromachi; Divennero hatamoto anche alcuni tra gli Shugo (Governatori), tra cui gli Akamatsu, i Besshō (un ramo della famiglia Akamatsu), gli Hōjō, gli Hatakeyama, i Kanamori, gli Imagawa, i Mogami, i Nagai, gli Oda, gli Ōtomo, i Takeda, i Toki, i Takenaka (un ramo dei Toki), i Takigawa, i Tsutsui, e gli Yamana. L'investitura (per usare un termine occidentale) degli hatamoto veniva chiamata bakushin toritate (幕臣取立て).
Molti degli hatamoto combatterono nella guerra Boshin nel 1868, su entrambi i fronti.
Gli hatamoto rimasti seguaci del clan Tokugawa dopo la caduta dello shogunato nel 1868, seguirono i Tokugawa nel loro nuovo dominio di Shizuoka. Gli hatamoto persero il loro status insieme a tutti gli altri samurai in Giappone in seguito all'abolizione del sistema han nel 1871. Tale privazione dei privilegi fu tra le cause della rivolta di Satsuma del 1877.

Ranghi e ruoli

La differenza tra hatamoto e gokenin, specialmente tra hatamoto di rango inferiore, non era rigida, e il titolo di hatamoto aveva più a che fare col rango che con il censo. All'interno di un esercito la posizione di un hatamoto potrebbe essere paragonata a quella di un ufficiale. Per tutto il periodo edo, gli hatamoto mantennero il privilegio qualora fossero di alto rango, di avere diritto ad udienza personale presso lo shogun (questi erano conosciuti come ome-mie ijō). Tutti gli hatamoto potevano essere suddivisi in due categorie, i kuramaitori, che traevano il loro reddito direttamente dai granai Tokugawa, e i jikatatori, che mantennero possedimenti in tutto il Giappone. Un altro livello distintivo dello status tra gli hatamoto era la classe dei kōtai-yoriai, uomini che erano capi di famiglie di hatamoto e possedevano feudi provinciali, e avevano funzioni alternative (sankin kotai) ai daymio. Tuttavia, come i kōtai-yoriai, erano uomini con reddito molto alto a livello degli stipendi hatamoto, e non tutti i jikatatori hatamoto avevano il dovere di attendere a funzioni alternative. La linea di demarcazione tra gli hatamoto più bassi e i fudai daimyo —signori feudali vassalli della casa Yokugawa - era di 10.000 koku.
Ad alcuni hatamoto poteva essere concesso un incremento del reddito, potendo essere promosso al livello fudai daimyo. Ad ogni modo, questo non accadeva di frequente. Un esempio di questo tipo di promozione fu il caso della famiglia Hayashi di Kaibuchi (più tardi conosciuto come Jozai han), che cominciò come jikatatori hatamoto e divenne fudai daimyo, continuando a svolgere un ruolo prominente nella Guerra Boshin, a dispetto del fatto che il loro dominio era valutato per la quantità di 10.000 koku.
Il termine per un hatamoto con un reddito fondiario di 8.000 koku o superiore era taishin hatamoto ("maggiore hatamoto").
Gli hatamoto che vissero in Edo risiedevano nei propri distretti privati e supervisionavano la propria polizia e la sicurezza. Uomini hatamoto potevano servire in una varietà di ruoli nella amministrazione Tokugawa, incluso il servizio nelle forze di polizia degli ispettori yoriki, come magistrati cittadini, magistrati o esattori delle tasse dei territori della casa Tokugawa, membri del consiglio wakadoshiyori, e in altre posizioni.
L'espressione "ottantamila hatamoto" (旗本八万旗 hatamoto hachimanhata) fu nell'uso popolare impiegata per indicare i loro ranghi, anche se una indagine del 1722 fisso la loro consistenza a 5.000. Unitamente ai gokenin il loro numero raggiungeva le 17.000 unità.

Hatamoto Famosi

Alcuni tra i più famosi hatamoto sono Ōoka Tadasuke, Tōyama Kagemoto, Katsu Kaishu, William Adams, Enomoto Takeaki, e Hijikata Toshizō.

Gli hatamoto e le arti marziali

Gli hatamoto incoraggiarono lo sviluppo delle arti marziali nel periodo Edo; un buon numero di essi si occupavano personalmente della gestione e dell'insegnamento delle arti marziali nei dojo, principalmente nella provincia di Edo e in alcune altre zone. Due hatamoto, in particolare, sono stati importanti sviluppatori di nuove tecniche di arti marziali:Yamaoka Tesshū e Yagyū Munenori, il quale era, oltre che maestro del proprio dojo, capostipite degli insegnanti di scherma dello shogun (tradizionalmente, infatti, l'insegnante di spada era un Munenori)



domenica 29 maggio 2016

Ban Naoyuki

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Ban Naoyuki (塙 直之; 26 maggio 1567 – 1615), conosciuto anche come Ban Dan'emon (塙 団右衛門), è stato un samurai del tardo periodo Sengoku e del primo periodo Edo.
Servì inizialmente come vassallo di Katō Yoshiaki, una delle "sette lance di Shizugatake", che diventò in seguito padrone del dominio Aizu, presso Mutsu. Naoyuki servì Katō come comandante d'artiglieria (teppō-taishō).
Naoyuki seguì il suo signore durante l'invasione giapponese della Corea intorno al 1590, e per le sue azioni in combattimento in quella circostanza gli fu dato uno stipendio di 350 koku. Comunque, nella battaglia di Sekigahara nel 1600, si oppose agli ordini di Yoshiaki e conseguentemente lasciò il servizio. Dopo questi avvenimenti, servì numerosi signori, inclusi Kobayakawa Hideaki, Matsudaira Tadayoshi, e Masanori Fukushima; comunque, poiché il suo signore precedente, Yoshiaki, era d'impaccio, Naoyuki diventò monaco per un certo tempo.
Servì il clan Toyotomi nella campagna invernale dell'assedio di Osaka nel 1614. Comunque, durante la campagna estiva dell'anno seguente, fu ucciso in azione mentre combatteva le forze di Asano Nagaakira nella provincia di Izumi.

sabato 28 maggio 2016

Arma inastata






Truppa di alabardieri scozzesi in una rievocazione storica.






Un'arma inastata è un'arma per il combattimento ravvicinato nella quale la parte deputata all'uso bellico è collocata al termine di un'asta, solitamente di legno duro, al fine di estendere il più possibile il raggio d'azione di colui che la brandisce e di amplificare il momento angolare onde ottenere più danno nel momento in cui la sommità giunge a contatto con il bersaglio. L'origine delle armi inastate è antichissima, basti considerare la stretta relazione tra la zagaglia ed il coltello di selce dell'Età della Pietra, ed ha portato allo sviluppo di una notevole quantità di tipologie di armi (picca, alabarda, berdica, azza etc.) sia in Europa che in Asia.

Storia

Nativo americano della tribù Hupa con la sua lancia - 1923.





Lance con lama di selce - Parco nazionale di Mesa Verde.






La storia delle armi inastate comincia nell'Età della pietra, quando i primi uomini legarono ad un lungo manico di legno un coltello di selce ed ottennero la prima forma di lancia a noi nota. La lancia e le armi inastate in generale sono state impiegate in ogni guerra prima della supremazia delle armi da fuoco, passando dai cacciatori preistorici agli opliti dell'Antica Grecia fino ai picchieri dell'età moderna.
Lo studio e la classificazione della armi inastate sono però, come già osservava lo storico britannico Oakeshott, materia incredibilmente complessa. La grande diffusione di questa tipologia di armamento nel Basso e Tardo Medioevo portò ad un fiorire di nomi e definizioni che, già nel XVII secolo rendeva difficile evincere le effettive differenze correnti tra l'uno e l'altra tipologia di arma. I tentativi di classificazione operati nel XIX secolo finirono ulteriormente con il complicare le cose. Ad oggi, in buona sostanza, esistono più nomi indicanti armi inastate che armi vere e proprie.

Antichità



















Lame di varie armi inastate dei Daci - Museo transilvanico di Cluj-Napoca (Romania).












La creazione dei primi eserciti stabili e la nascita dei primi grandi imperi (Sumeri, Egizi, Ittiti) incentivò lo sviluppo della metallurgia e degli armamenti, apportando massicce evoluzioni alle armi precedentemente in uso presso le popolazioni di cacciatori-raccoglitori dell'età della pietra. Mentre si diffondeva l'uso della spada e dello scudo, dalla lancia, originariamente arma versatile, atta sia alla mischia che al lancio, svilupparono due forme distinte di arma: l'arma inastata da mischia, pesante ed atta a prolungare il campo d'azione del combattente, ed il giavellotto, evoluzione della zagaglia primitiva unicamente atto all'uso come proiettile.
Con la nascita della fanteria pesante, tradizionalmente esemplificata dall'oplita dell'Antica Grecia, protetto da elmo, corazza, schinieri e scudo di bronzo, si codifica il modello della lancia pesante (dory in greco antico), con asta in legno duro lunga 2-3 metri, lama massiccia di metallo e sauroter pure di metallo. Le successive evoluzioni delle armi inastate non sono caratterizzate, nel periodo ellenistico e durante l'Impero romano, da una particolare fantasia nelle forme o nell'utilizzo: la sarissa degli opliti del Regno di Macedonia (v. falange macedone) ed il contus dei nomadi Sarmati sono semplicemente delle lance con lama ed asta più lunghe rispetto allo standard della dory greca. Il sistematico diffondersi della cavalleria pesante, cominciato con gli hetairoi di Alessandro Magno e confermato poi dai successi dei cavalieri ostrogoti a partire dal III secolo, gettò però le basi della successiva, massiccia evoluzione e diversificazione delle armi inastate in epoca medievale.
Menzione particolare merita una forma particolare di arma inastata sviluppatasi nei Balcani presso i Traci: la falce da guerra, ottenuta inastando la lama della falce (attrezzo), arma da taglio da brandire a due mani con l'intento di vanificare l'eventuale superiorità dell'apparato difensivo del nemico.



Medioevo

L'adunanza cittadina di Zurigo del 1º maggio 1351; le guardie impugnano alabarde ed azze. (Dipinto di Diebold Schilling il Giovane, 1513)



Picchieri svizzeri nella battaglia di Morgarten del 1315. (Tratto dallo Tschachtlanchronik di Bendicht Tschachtlan del 1470)
Illustrazione da Sir Gawain e il Cavaliere Verde, uomo armato di bardica in primo piano.




Esercizi con armi inastate dal Flos duellatorum di Fiore dei Liberi.









La fondazione del Sacro Romano Impero e la diffusione del feudalesimo, unitamente alle particolari caratteristiche orografiche del territorio francese, culla della civiltà medievale, portarono ad un radicale mutamento nell'arte della guerra europea: l'esito delle battaglie non venne più deciso dalle forze di fanteria, com'era valso ai tempi dei greci e dei romani, ma da quelle di cavalleria.
In un panorama bellico dominato dalla figura del soldato a cavallo protetto da un pesante usbergo in maglia metallica, poi irrobustito da piastre di metallo, e da uno scudo sempre più massiccio ed allungato, le armi inastate si trovarono a dover soddisfare i bisogni di due utenze ben distinte: il cavaliere, deciso a sfruttare la propria posizione di vantaggio sia nello scontro con il fante che contro altro cavaliere, ed il fante, deciso a ridurre il vantaggio tattico garantito al cavaliere dalla sua posizione sopraelevata e dalla maggior velocità garantitagli dalla cavalcatura.
Il contus della cavalleria pesante tardo-antica si evolse nella lancia da giostra, con padiglione paramano e lunghezza fino a 5 metri, gestibile dal cavaliere con una sola mano grazie all'invenzione della resta (XV secolo). Parallelamente, a partire dal XIII secolo le forze di fanteria, principalmente costituite da leve cittadine, ricorsero all'uso della picca, in buona sostanza un'evoluzione della sarissa caduta in disuso nel II secolo a.C.
Particolare forma di armi inastate, sviluppatasi nei territori occupati dai Vichinghi (Scandinavia, Ucraina ed Inghilterra), furono le scuri in asta. L'ascia danese, la cui lama era montata al vertice di un'asta lunga fino a 2 metri, differisce infatti notevolmente dalla normale ascia da battaglia. Dal modello della scure danese, diffusasi nell'Europa del Nord intorno all'XI secolo, originò in epoca più tarda la berdica, una sorta di ibrido tra la scure vichinga inastata e la primitiva alabarda.
Il bisogno di difendersi dai soprusi dei cavalieri e la proibizione, per i plebei, di possedere e mantenere equipaggiamento e cavallo al di fuori del seguito di un signore feudale, spinse inoltre verso lo sviluppo di nuove armi inastate dalle fogge fantasiose, spesso derivate dagli attrezzi agricoli, capaci sia di offendere un bersaglio a cavallo sia di agganciarlo per strapparlo dalla sella. Esempio classico di queste nuove armi, diffusesi a partire dal XII secolo, furono l'azza ed il roncone, poi sviluppate in armi più raffinate e maneggevoli come l'alabarda, la partigiana, la corsesca.
Originatesi in ambiente plebeo, queste nuove armi da mischia, non sempre dotate di un'asta eccessivamente lunga (quella un'alabarda, di norma, misurava non più di 2 metri, ben lontani dai 4 metri di una picca!), vennero anche brandite dai cavalieri. Le grandi evoluzioni tattico-strategiche imposte dalle Crociate (XI-XIV secolo) avevano costretto la casta guerriera europea a superare il semplicistico concetto della cavalcata come manovra risolutiva degli scontri. Già durante le operazioni di sbarco a Damietta (Egitto) nel corso della Settima crociata (1249), Luigi IX di Francia aveva fatto ricorso a cavalieri riconfigurati in picchieri per respingere le cariche della cavalleria egiziana durante lo scarico dei cavalli e del resto delle truppe dalle navi cristiane. L'uso dell'azza, dell'alabarda e di altre armi inastate figurò così a pieno titolo tra le lezioni descritte nel manuale di scrima (scherma tradizionale italiana) Flos Duellatorum in armis, sine armis, equester et pedester del maestro Fiore dei Liberi (1350-1420), a conferma di una tradizione bellica ormai ben radicatasi nel corso del Trecento.
I grandi successi militari dei picchieri dei corpi di mercenari svizzeri, cominciati nel XIV secolo e poi ratificati dalle pesanti sconfitte inferte alla cavalleria pesante del duca di Borgogna Carlo il Temerario nelle battaglie di Grandson, Morat (1476) e Nancy (1477), confermarono il ritorno della fanteria ad elemento determinante nello stabilire l'esito delle battaglie.





Evo Moderno

La mischia dei picchieri lanzichenecchi (XVI secolo) - Hans Holbein il Giovane.
Picchiere inglese del 1668.









La massiccia diffusione delle armi da fuoco negli eserciti del XVI secolo, sia nei corpi di fanteria (archibugieri e moschettieri) che di cavalleria (si pensi ai Reiter tedeschi armati di petrinale e pistola a ruota o agli harquebusiers armati di archibugio), ridusse il campo d'utilizzo delle armi inastate. La picca continuò ad essere ampiamente utilizzata nei quadrati di fanteria per tutta la Guerra dei Trent'anni ed ancora al tempo di Luigi XIV di Francia, mentre alabarde e partigiane divenivano armi da parata o deputate ai corpi incaricati di garantire la difesa personale dei sovrani. Sparirono invece abbastanza rapidamente ronconi, azze, mazzapicchi ecc.
Nel XVIII secolo, il ricorso alla baionetta negli eserciti europei rese, di fatto, inutili i corpi dei picchieri. Mentre la potenza delle armi da fuoco cresceva sistematicamente, rendendo primario per la fanteria l'addestramento all'uso di tali armi dei soldati appiedati, la cavalleria pesante sviluppava le tattiche seicentesche del caracollo e della carica alla sciabola fino alle loro estreme conseguenze e si diffondeva l'uso dei dragoni, corpi di fanteria montata. Le guerre di Federico II di Prussia (1740-1786) e di Napoleone segnarono la definitiva chiusura dell'epoca d'oro delle armi inastate nel teatro bellico europeo. L'ultima battaglia in cui l'uso della picca ebbe un ruolo determinante fu la Battaglia di Racławice combattuta il 4 aprile 1794 tra i ribelli polacchi di Tadeusz Kościuszko e le forze dell'impero russo risoltasi proprio con una vittoria dei picchieri polacchi.
La lancia da cavalleria, notevolmente alleggerita rispetto al modello medievale, continuò a restare in uso per tutto il XIX secolo, periodo in cui si diffusero negli eserciti europei i reggimenti di cavalleria indicati appunto come lancieri. Solo a seguito della prima guerra mondiale la lancia cadde definitivamente in disuso come arma d'ordinanza divenendo arma da parata.










Estremo Oriente

Samurai giapponesi con diverse armi inastate - ca. 1880.





Pratica

La foggia stessa del roncone o della corsesca suggerisce la versatilità d'uso cui le armi inastate del periodo medievale potevano essere deputate. La descrizione delle modalità di attacco e di parata con ronconi, alabarde e quant'altro, nei vari manuali di scrima pervenutici, conferma questa versatilità. La dove la picca era atta ad offendere principalmente di punta o al massimo per essere vibrata contro un cavaliere al galoppo, ronche, azze e corsesche permettevano di agganciare un avversario corazzato e trascinarlo a terra. I mazzapicchi potevano bucare con i loro aculei ricurve le piastre e gli elmi dei cavalieri, mentre la lama di scure di un'alabarda poteva colpirli anche in sella.
Nelle mischie tra fanti, le armi inastate tardo-medievali si scontravano le une contro le altre in una schermaglia che sviluppò notevolmente la scherma della lancia da fanteria dell'antichità. Oltre all'affondo ed al colpo di ritorno con la parte interiore dell'asta, spesso rinforzato da un supporto metallico simile al sauroter della dory greca, ronche, corsesche, azze ed alabarde potevano agganciarsi le une alle altre o aggirare la guardia dell'avversario per un colpo alle spalle grazie ai loro rebbi ed uncini.


  • Posizione di guardia, vista laterale.
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  • Posizione di guardia, vista frontale.

Elenco delle armi inastate

Antichità

  • Dory, la lancia da mischia degli opliti greci;
  • Falce da guerra;
  • Hasta, la lancia da mischia dei primi legionari romani, evolutasi dalla dory greca;
  • Romfaia, ibrido tra una spada a due mani ed una falce da guerra;
  • Sarissa, la lunghissima picca dei falangiti macedoni;
  • Tridente

Europa

Rastrelliera di armi inastate del Medioevo europeo - Museo delle armi Luigi Marzoli.

  • Alabarda, arma inastata per antonomasia, la cui testa metallica assommava la lama di una scura, di una lancia e di un uncino;
  • Alighiero
  • Ascia danese, lama di scure inastata su un manico di legno lungo fino a 2 metri, in suo presso i vichinghi;
  • Ascia Lochaber, variante scozzese della berdica;
  • Azza
  • Berdica, sorta di ibrido tra la mannaia e la scure danese a manico lungo;
  • Brandistocco, massiccia arma ibrida tra la lancia e la forca;
  • Buttafuori (arma), equivalente, per la lancia, del bastone animato;
  • Corsesca
  • Falce da guerra, elementare arma inastata ottenuta verticalizzando rispetto all'astile la lama della falce;
  • Falcione, versione più raffinata della falce da guerra;
  • Forca da guerra
  • Lancia da giostra, la lancia da cavalleria pesante per antonomasia, lunga oltre 4 metri, con padiglione paramano, punta cuspidata e gancio d'arresto da fissarsi alla resta assicurata alla corazza pettorale del cavaliere;
  • Lanzalonga, prototipo italiano della picca;
  • Mazzapicchio, evoluzione per il quadrato di fanteria del martello d'armi in uso alla cavalleria pesante;
  • Partigiana
  • Picca, l'enorme lancia da fante, lunga sino a 5 metri, discesa dalla sarissa;
  • Roncone
  • Spiedo da guerra
  • Spuntone, sorta di mezza-picca affine alla partigiana. Fu la più longeva delle armi inastate, scomparendo solo nel tardo XIX secolo;
  • Voulge, sorta di ibrido tra la mannaia ed il falcione.


Estremo Oriente

  • Bisento;
  • Guan dao, falcione cinese;
  • Gē, l'"ascia-daga" cinese, antica e particolarissima arma inastata dell'Età del Bronzo;
  • Ji, alabarda cinese;
  • Nagamaki, arma giapponese, sorta di ibrido tra una spada katana ed un falcione;
  • Naginata, falcione giapponese con lama simile a quella della spada katana;
  • Pudao, altra forma di falcione cinese;
  • Yari, picca giapponese con lunga lama diritta;
  • Yuèyáchǎn, "Vanga della Luna Crescente" o "Vanga del Monaco", strana forma di falcione cinese con lama di mannaia "a pennello" ad una estremità ed un forcone all'altra estremità.
  • Wol-do, o "Spada della luna crescente", variante coreana del guan dao cinese;
  • Zhua, letteralmente "Lungo artiglio d'acciaio", sorta di rastrello da guerra cinese;

giovedì 26 maggio 2016

Hayashi Hidesada

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Hayashi Hidesada (林 秀貞; ... – 21 novembre 1580) è stato un samurai giapponese del periodo Sengoku che servì il clan Oda. È conosciuto anche come Michikatsu (通勝). Il suo titolo di corte fu Sado no Kami..

Biografia

La famiglia Hayashi, un ramo del clan Inaba, era originaria del villagio di Oki nel distretto Kasugai dellea provincia di Owari. Michikatsu, nato nei primi decenni del XVI° secolo, servì il clan Oda, prima con Oda Nobuhide, e poi con il giovane Oda Nobunaga nel momento della sua assegnazione del castello di Nagoya. Hidesada era il principale Karō (ufficiale samurai di alto rango); assieme a Hirate Masahide servì come guardia di Nobunaga. Nel 1546 assisté Nobunaga alla cerimonia genpuku (cerimonia in cui si celebra la maggiore età).
Dopo la morte di Nobuhide nel 1551, Hidesada si preoccupò per il comportamento eccentrico di Nobunaga, e supportò segretamente Oda Nobuyuki, fratello di Nobunaga, come successore del clan. Nel 1555 Nobunaga uccise Oda Nobutomo e catturò il castello di Kiyosu; Hidesada fu messo a difesa del castello di Nagoya. Nobunaga unì l'intero clan Oda sconfiggendo tutti i contendenti, e prese il controllo della provincia di Owari. Tuttavia, Hidesada era ancora profondamente insoddisfatto di Nobunaga. Nel 1556, assieme a Hidesada, Shibata Katsuie raccolse truppe per cacciare Nobunaga e sostituirlo con Oda Nobuyuki. Vennero sconfitti nella battaglia di Inō ed una tregua temporanea fu mediata da Nobunaga, che non voleva continuare una lotta avrebbe potuto portare ad un'invasione di daimyō vicini. Hidesada e Katsuie furono entrambi graziati e mantennero le loro posizioni nel clan Oda. Due anni più tardi, Nobuyuki tramò ancora contro Nobunaga e questa volta fu ucciso.
Nel novembre 1575 dopo che Nobunaga decise di ritirarsi per mettere Oda Nobutada come capo del clan, Hidesada fu incaricato di prendersi cura di Nobutada. Nel mese di agosto 1580, Nobunaga decise improvvisamente di bandire Hidesada da tutte le posizioni per aver sostenuto Nobuyuki in passato. Il motivo sembra essere molto banale, ed è molto probabile che Nobunaga decise che Hidesada aveva esaurito la sua utilità e decise di tagliare dei servitori. Probabilmente da quel momento visse a Kyoto dove morì pochi anni dopo.



mercoledì 25 maggio 2016

Cinquedea

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La Cinquedea, detta anche Anelace o daga a lingua di bue, è un'arma bianca manesca del tipo spada corta (daga) originatasi nel XV secolo in area veneta, nei dintorni di Ferrara, e poi largamente diffusasi nell'Italia del Rinascimento. Si ritiene possa derivare dalla forma del parazonium romano.

Costruzione

Il nome deriva della misura della larghezza della lama ("cinque dita") nella parte più vicina all'elsa: tale dimensione, maggiore del consueto se rapportata alla modesta lunghezza (circa 45–55 cm), si restringe notevolmente verso la punta conferendo alla lama una forma triangolare.
Talvolta la lama molto pesante presenta una o più scanalature profonde (sgusci) che ne aumentano le caratteristiche meccaniche a parità di materiale utilizzato; spesso l'arma è inoltre abbellita da delle decorazioni di gusto tipicamente rinascimentale realizzate mediante le tecniche dell'ageminatura e della damaschinatura.
La decorazione spesso ricopriva anche l'elsa e l'impugnatura, che potevano essere ugualmente in metallo o anche in legno o avorio. Il guardamano era di tipica foggia medievale, cioè costituito da una barra di metallo concava orientata verso la punta.

Storia

Molto probabilmente il loro uso era limitato alle parate e alla esibizione da parte dei signori, potendo avere insieme le funzioni deterrenti del pugnale e della spada. A cagione della sua grande diffusione presso le corti rinascimentali italiane, è arma ampiamente rappresentata nei musei e nelle collezioni della Penisola, in particolare, e del mondo. Spiccano per il loro repertorio di cinquedee il Museo Stibbert di Firenze, il Museo Civico Medievale di Bologna, l'Armeria Reale di Torino, il Museo Correr di Venezia e il Museo Archeologico Alto Mugello di Palazzuolo sul senio (FI).

martedì 24 maggio 2016

Ebisu

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Ebisu (恵比須, 恵比寿, , ), talvolta trascritto come Yebisu, chiamato anche Hiruko (蛭子) oppure Kotoshiro-nushi-no-kami (事代主神), è il dio giapponese dei pescatori, della buona sorte e dei mercanti nonché il guardiano della salute dei bambini piccoli. È una delle Sette Divinità della Fortuna (七福神, Shichifukujin) ed il solo dei sette che ha origine giapponese.

Venerazione

Ebisu è una delle divinità maggiormente venerate in tutto il Giappone, in particolar modo dall'industria del pesce e dai villaggi di mare. Tradizionalmente raffigurato sotto forma di Ebisu Saburō, il kami ("divinità") indossa vestiti da campo o da pescatore e porta un alto cappello — il Kazaori Eboshi (風折烏帽子). In una mano tiene una canna da pesca e sotto l'altro braccio tiene un grosso tai (pesce simile all'orata). Qualche volta Ebisu viene rappresentato mentre tiene la sua canna da pesca con entrambe le mani, e tira su un grosso pesce impigliato all'amo. Le meduse vengono anche associate al dio.
La festa di Ebisu viene celebrata il ventesimo giorno del decimo mese, Kannazuki (il mese senza dei). Quando gli altri otto milioni di divinità del panteon giapponese si riuniscono al Santuario di Izumo, Ebisu non sente il richiamo ed è sempre disponibile per il culto.
Ebisu è spesso appaiato con Daikokuten, un altro dei Sette Dei della Fortuna. In certe versioni del mito, sono padre e figlio (o maestro e allievo). Questi due sono anche spesso associati a Fukurokuju e visti come i "Tre Dei della Fortuna".

Hiruko e la leggenda di Ebisu

Una versione della storia di Ebisu racconta che egli era originariamente chiamato Hiruko, che significa "bambino sanguisuga". Fu il primo figlio di Izanagi e di Izanami, nato senza ossa (in alcune storie viene raccontato che non aveva né braccia né gambe) a causa di una trasgressione al rituale matrimoniale fatta da sua madre. Hiruko dovette lottare per sopravvivere e, siccome non poteva stare in piedi, fu mandato nel mare su una barca di giunchi prima del suo terzo compleanno. Il mare lo gettò a riva — su Ezo (蝦夷, l'antico Hokkaidō) — e fu raccolto e curato dall'Ainu Ebisu Saburo (戎三郎).
Il bambino debole superò molte prove, gli crebbero le gambe (e anche il resto dello scheletro) a tre anni e divenne il dio Ebisu. Rimase leggermente disabile e anche un po' sordo, ma il suo carattere allegro gli fu di buon augurio (viene anche chiamato "Il Dio Ridente").
L'identificazione di Ebisu con Hiruko sarebbe secondo alcuni testi un errore, in quanto Ebisu viene considerato il kami di Ikki, mentre Hiruko è il fratello minore della dea del sole Amaterasu Ōmikami. L'identificazione con Hiruko, inoltre, è rafforzata dalla lettura molto flessibile dei caratteri di "Hiruko" per "Ebisu", oppure, scrivendo la parola "Ebisu" utilizzando i caratteri di "Hiruko". È molto comune che questi due kami vengano confusi tra loro: a Nishinomiya, infatti, il kami del santuario viene venerato dai devoti sia con il nome di Ebisu che con quello di Hiruko.
Secondo alcune teorie il motivo per cui questi due kami vengono confusi lo si può rintracciare nei primordi della civiltà giapponese. Prima delle conquiste dell'imperatore Jimmu e dell'instaurazione dell'impero del Giappone, l'arcipelago giapponese era abitato da una razza barbarica che aveva molto in comune con quella che ancora oggi occupa le isole di Yazo e Tarakai. Queste popolazioni venivano generalmente conosciute come Ebisu o Emisu, che significava "barbaro". L'imperatore Jimmu, che per conquistare l'arcipelago giapponese aveva iniziato la sua campagna dall'isola del Kyūshū, giunse nella provincia di Settsu dove combatté e sconfisse gli abitanti, i Nagasume Hiko, chiamati anche Ebisu. Egli li sottomise e li pose sotto il suo controllo ed essi si mescolarono con gli invasori. L'origine di tale confusione fra i due kami è dovuta quindi alla sovrapposizione dei due nomi: Ebisu indicava le popolazioni di Settsu, che adoravano Hiruko no mikoto, la divinità reietta che, stando a quanto è riportato nel Nihongi, sarebbe giunta nelle loro terre.

lunedì 23 maggio 2016

Tempio Shaolin del Sud

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Il Tempio Shaolin del Sud (Nán Shàolín-sì 南少林寺) è il nome di un monastero buddhista la cui esistenza e collocazione sono tuttora discusse. Sarebbe situato nel Fujian in tre possibili siti: secondo alcuni sul monte Jiulian Shang, vicino a Putian, secondo altri ai piedi del monte Qingyuan shang nella regione di Quanzhou, mentre secondo altri ancora il terzo possibile sito sarebbe la zona di Fuqing). Tradizionalmente è considerato il luogo di nascita del Nanquan.

Arti marziali e Nan Shaolin Si

Molti stili di arti marziali del sud della Cina rifanno la propria origine al Tempio Shaolin fornendo versioni diversissime su quale fosse esattamente questo tempio. Alcuni riferiscono che era il tempio del Songshan in Henan, ma altri indicano dei templi sussidiari a questo in altre località della Cina. Gli stili praticati ad Okinawa provengono quasi completamente da stili Nanquan da cui hanno ereditato anche le leggende di fondazione, come l'arte dello Shōrei ryū. Quest'arte marziale diede vita ad un'altra arte marziale, praticata a Okinawa: il Naha-te. Quest'ultimo a sua volta diede vita a due stili di karate: il Goju-ryu e lo Uechi-ryū. Lo Shorei-ryu diede anche una leggera influenza ad un altro stile di karate: lo Shito-ryu. Esiste una leggenda che racconta che da questo tempio fuggirono 5 monaci, durante la distruzione del tempio stesso. Questa leggenda è conosciuta come La leggenda dei 5 Antenati. Questo tempio andato distrutto, è molto meno famoso del suo corrispettivo situato nel nord della Cina, il Tempio Shaolin Shorinji.

domenica 22 maggio 2016

Everard des Barres

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Everard des Barres (... – 1174) è stato un militare francese, Gran maestro dell'Ordine templare dal 1147 al 1151.

Biografia

Come Precettore dei Templari in Francia dal 1143, fu uno dei più alti dignitari dell'Ordine quando Robert de Craon morì nel 1147. Egli venne scelto come suo successore e venne presto eletto; egli accompagnò Luigi VII di Francia nella seconda crociata, e fu tra coloro che vennero mandati a Costantinopoli prima dell'arrivo di Luigi, in avanscoperta. Egli successivamente salvò il re Luigi durante la battaglia di Pisidia contro i turchi selgiuchidi.
Secondo le cronache di Odo di Deuil, Everard era estremamente pio e valoroso ed in particolare sembra aver avuto una grande influenza sul re Luigi di Francia, in particolare dopo gli avvenimenti descritti. Dopo il fallimento nell'assedio di Damasco nel 1148, Luigi ritornò in Francia, seguito da Everard, che venne incaricato della salvaguardia del tesoro reale. I Templari di Everard rimasero in Terra santa a difendere Gerusalemme dagli attacchi turchi del 1149.
Ritornato in Francia, Everard abdicò ufficialmente nel 1151 e divenne monaco a Clairvaux, malgrado la protesta dei Templari (formalmente l'abdicazione era stata proposta già dalla partenza dalla Terrasanta, nel 1149). Egli venne succeduto da Bernard de Tremelay e morì nel 1174.

sabato 21 maggio 2016

Ogasawara Nagatoki

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Ogasawara Nagatoki (小笠原長時; 9 novembre 1519 – 17 Aprile 1583) è stato un samurai giapponese e daimyō del periodo Sengoku attivo nella provincia dello Shinano.
Nel 1542 la provincia di Shinano fu invasa da Takeda Shingen, e Ogasawara si alleò con Murakami Yoshikiyo, Suwa Yorishige e Kiso Yoshiyasu con l'intento di fermarlo. Si scontrarono con le forze Takeda nella Battaglia di Sezawa il 9 marzo 1542, e vennero sconfitti. Dopo la sconfitta e la perdita delle sue terre Ogasawara si alleò con Uesugi Kenshin, il principale avversario dei Takeda. Combatté con Takato Yoritsugu nel 1545 fallendo la difesa del castello nell'assedio di Takatō. Ogasawara fu sconfitto nuovamente da Shingen qualche anno più tardi, nel 1548 nella Battaglia di Shiojiritoge, in cui fu colto impreparato da un attacco improvviso; molti dei suoi uomini furono uccisi non appena presero le armi e l'armatura. La sua serie di sconfitte continuò negli anni, quando Shingen conquistò numerosi castelli, incluso Fukashi (oggi castello di Matsumoto), nell'Assedio di Fukashi. Dopo questo smacco, Ogasawara Nagatoki si ritirò a Kyoto dove insegnò equitazione e tiro con l'arco fino al suo assassinio nel 1583. Alcuni dei suoi discendenti divennero daimyō nel periodo Edo, in particolare come governatori del dominio Kokura.

venerdì 20 maggio 2016

Jiu jie bian

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Jiujiebian (九节鞭, lett. "Frusta a nove sezioni" – più spesso troviamo la parola "Bian" tradotta in "catena", diventando quindi "Catena a nove sezioni") è un'arma tradizionale cinese, usata anche nelle arti marziali cinesi, che deve il suo nome al fatto di essere composta da appunto nove segmenti di metallo.
Tradizionalmente è composta da nove cilindri in ferro, a sezione ottagonale o circolare, collegati da anelli dello stesso materiale; all'estremità si trova un peso a forma di cuneo o un puntale che permettono una veloce rotazione dell'arma e una maggiore efficacia nei colpi di punta.
Nelle arti marziali moderne, il Jiujiebian è composto da segmenti di metallo lunghi circa 15 cm e da un'impugnatura e da una punta agli estremi.
La sua pratica richiede molta coordinazione e molto allenamento: il praticante deve mantenere l'attrezzo in movimento costante e rotatorio facendogli percorrere dei cerchi intorno al corpo. Durante gli attacchi, è possibile far girare la catena intorno al proprio corpo o (più raramente) intorno al proprio collo, in modo da arrestarne o comunque modificarne il movimento.
L'allenamento con quest'arma sviluppa l'attenzione mentale che deve essere costante durante ogni movimento, abituando così a mantenere e gestire un continuo stato di tensione mentale.
Il Jiujiebian è una delle armi principali dello stile Tanglangquan, oltre alle spade ad uncino, ai doppi coltelli, all'alabarda, lancia e alla classica sciabola.



giovedì 19 maggio 2016

Thomas Bérard

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Thomas Bérard, o Bérault o Béraud (... – ...), è stato il ventesimo Gran Maestro dell'ordine Templare (1256-1273).

Biografia

Unico Gran Maestro italiano, venne eletto sotto il pontificato di papa Alessandro IV. Successe nel 1256 al gran maestro Renaud de Vichiers. Esercitò le sue funzioni in circostanze non facili, impelagato da una parte nelle questioni sorte con l'ordine degli ospitalieri e dall'altra assistendo impotente ai progressi del sultano mamelucco Baibars al-Bunduqdari, che, poco a poco, obbligò i cristiani della Palestina a ritirarsi tra le mura di San Giovanni d'Acri, ultimo baluardo del Regno di Gerusalemme.

mercoledì 18 maggio 2016

Hōjō Ujinori

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Hōjō Ujinori (北条 氏規; 1545 – 22 marzo 1600) è stato un samurai giapponese appartenente al clan Hōjō durante il periodo Sengoku.
Quarto figlio di Hōjō Ujiyasu, sebbene la sua data di nascita resti incerta.
Da ragazzo Ujinori fu mandato come ostaggio alla capitale di Imagawa Yoshimoto, Sumpu (provincia di Suruga), dove conobbe Tokugawa Ieyasu, ostaggio pure lui, col quale iniziò una lunga amicizia. Ritornò più tardi dagli Hōjō e si stabilì al castello di Nirayama, la principale fortezza Hōjō nella provincia di Izu. Prima dell'assedio di Odawara del 1590, Ujinori viaggò a Kyoto per cercare un'intermediazione tra Hōjō Ujimasa, Hōjō Ujinao e Toyotomi Hideyoshi. Anche se i negoziati fallirono, si distingue per la sua intelligenza ed il suo nobile portamento. Durante l'assedio di Odawara (maggio-luglio 1590) continuò ad agire come negoziatore. Una delle clausule per la fine dell'assedio fu la consegna del castello ed il seppuku di Hōjō Ujimasa e di Hōjō Ujiteru. Ujinori, come assistente, dovette mozzare le loro teste con un colpo. Stava per volgere la spada contro se stesso, quando Ii Naomasa gli bloccò la mano e lo impedì.
In seguito gli fu assegnato un terreno del valore di circa 10.000 koku nella provincia di Kawachi.

martedì 17 maggio 2016

Aum Shinrikyō

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Aum Shinrikyō (オウム真理教 Ōmu Shinrikyō, dal sanscrito Aum e dal kanji Shinrikyō, "religione di verità", traducibile con "verità suprema") è un nuovo movimento religioso giapponese, sintesi e unione, a detta dei suoi seguaci, di profonde credenze buddhiste e induiste, credenze, ovviamente in netto contrasto a ciò che vide, alcuni suoi membri, protagonisti di una vera e propria strage di innocenti. Il movimento venne fondato nel 1987 da Shoko Asahara, e divenne noto in tutto il mondo in seguito alla strage nella metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995. La strage fu causata da alcuni membri del gruppo che dispersero una certa quantità del gas letale sarin nei sotterranei della metropolitana, uccidendo 12 persone e intossicandone circa 6.000. Asahara fu condannato a morte per impiccagione il 27 febbraio 2004; altri dieci partecipanti all'attacco terroristico furono condannati a morte o all'ergastolo.
Si stima che nel 1995 il gruppo contasse circa 9.000 membri in Giappone e 40.000 in tutto il mondo. Dal 2004 il gruppo ha cambiato nome in Aleph, la prima lettera dell'alfabeto ebraico e conta circa 1.500 membri.

Dottrina

La dottrina di Aum unisce citazioni tratte sia dal Canone pāli del Buddhismo Theravada che da altri testi religiosi, compreso un discreto numero di sutra del Buddhismo tibetano, alcuni sutra Hindu, ed alcuni testi taoisti riferibili a culti millenaristici e a visioni apocalittiche.
Alcuni studiosi dei nuovi movimenti religiosi hanno interpretato la dottrina di Aum come una sintesi di varie tradizioni, deducendo ciò dal fatto che la divinità primaria a cui sono devoti i suoi seguaci prende il nome Shiva, il deva che nell'induismo simboleggia il potere della distruzione.
In questa dottrina, Shiva viene menzionato, assieme alle profezie di Nostradamus, in alcuni libri e discorsi di Shoko Asahara. Lo stesso fondatore definisce 'Verità' la dottrina Aum, obiettando che "... pur seguendo le diverse scuole buddiste e di dottrina yogi percorsi diversi, il risultato che l'adepto ottiene è lo stesso, insistendo sul fatto che le principali religioni mondiali siano strettamente collegate fra loro. Secondo il suo punto di vista, la 'vera religione' non dovrebbe solo mostrare la via, ma anche condurre alla destinazione finale, ciò che il suo gruppo definisce come, 'Realizzazione definitiva'".
Secondo Aum, questo percorso conduce ad un gran numero di "piccole illuminazioni" che portano la coscienza di chi lo pratica, ad uno stadio superiore, rendendoli persone migliori e più intelligenti. Dato che Asahara riteneva che il percorso buddista fosse quello più efficace in questo senso, decise di basarsi sulle predicazioni del primo Buddha Shakyamuni; tuttavia unì anche elementi provenienti da altre tradizioni, come la ginnastica cinese, utile per migliorare la salute generale del corpo fisico, e gli āsana dello yoga, in preparazione alle posture per la meditazione. Tradusse inoltre buona parte della terminologia tradizionale buddista in giapponese moderno, cambiando in seguito il linguaggio per renderlo più comprensibile; una scelta paragonabile a quella di Shakyamuni, che scelse di predicare in lingua Pali piuttosto che in sanscrito, in modo che i suoi sermoni risultassero comprensibili al popolo, il quale non avrebbe potuto capire un linguaggio, qual era il sanscrito, riservato a una ristretta cerchia di individui colti.

La visione di Asahara

Secondo la visione di Asahara, la dottrina Aum comprendeva gli insegnamenti delle tre principali scuole buddiste: Theravada, che mira all'illuminazione personale, Mahayana, il "grande veicolo", che mira ad aiutare il prossimo, e Vajrayana, il "veicolo di diamante", che comprende iniziazioni segrete, mantra segreti e meditazioni esoteriche avanzate. Nel suo libro Initiation, paragona i gradi di illuminazione descritti nello Yoga Sutra di Patañjali all'Ottuplice Sentiero dei Buddisti, affermando che queste due tradizioni descrivono le stesse esperienze, ma con parole differenti.
Asahara è stato autore di alcuni libri, tra cui i più noti sono Mahayana-Sutra e Beyond Life and Death. I libri spiegano i processi con cui ottenere vari gradi di illuminazione descritti nelle antiche scritture e li confrontano con l'esperienza di Asahara e dei suoi seguaci. Ha anche pubblicato commenti alle antiche scritture. Oltre a tutto ciò, i seguaci di Asahara studiano i suoi sermoni dedicati a tematiche specifiche. Alcuni dei sermoni sembrano molto semplici come terminologia e trattano di argomenti comuni come l'infelicità derivante dai problemi nei rapporti interpersonali, mentre altri usano un linguaggio sofisticato trattando argomenti più consoni ed interessanti ad un'élite di persone colte. Coloro che seguono la dottrina a tempo pieno studiano soprattutto i sermoni incentrati sugli aspetti, considerati, "avanzati", mentre i seguaci laici si concentrano più sugli aspetti, considerati, "letterali". Alcuni sermoni di base, non sono neanche oggetto di studio. Per esempio, per mantenere e migliorare le capacità della mente, Asahara suggeriva ai suoi seguaci di evitare informazioni di "bassa qualità" e "degradanti" come quelle trasmesse dalle riviste di intrattenimento o dai programmi comici, e di leggere invece letteratura scientifica. Questo approccio, definito "controllo dell'assunzione di informazioni", fu soggetto a numerose critiche da parte dei media.

Struttura organizzativa

Aum affermava di applicare ai suoi studi le metodologie scientifiche più moderne, similmente a quanto accade nel sistema denominato Kogaku. In questo Sistema, ogni nuovo grado di istruzione si raggiunge solo dopo aver passato specifici esami, a imitazione dei test d'ingresso delle università giapponesi. Le pratiche meditative sono basate su studi teorici e completate da essi.
La struttura era rigidamente gerarchica. I seguaci, che tra l'altro, si dovevano spogliare dei propri averi, erano divisi in due gruppi: praticanti laici e "Samana", che costituiscono un "Sangha", od ordine monastico. I primi vivevano ancora con le loro famiglie, mentre gli altri seguivano uno stile di vita ascetico, solitamente in gruppi. La setta era guidata dallo stesso Asahara, al di sotto del quale vi sono nove vice-maestri ed un migliaio di Samana.
Secondo la classificazione di Aum, un seguace deve conseguire i seguenti passaggi con la pratica religiosa: Raja Yoga, Kundalini Yoga, Mahamudra, Mahayana Yoga, Yoga Astrale, Yoga Causale e l'ultimo passaggio, la Realizzazione Ultima.
Per diventare discepolo, dovevano essere soddisfatte specifiche condizioni avvalorate da membri sangha più anziani. Ad esempio, la fase "Kundalini Yoga" necessitava della dimostrazione della capacità di saper consumare una scarsa quantità di ossigeno, del mutamento delle attività elettromagnetiche del cervello, ed una riduzione del battito cardiaco. Un seguace capace di dimostrare simili requisiti viene considerato degno di appartenere allo stato di "samadhi" e ottiene il titolo del suo stato e il diritto di insegnare agli altri seguaci. Ogni passaggio ha i suoi requisiti. Gli avanzamenti negli studi teorici non danno invece ai seguaci il diritto di insegnare agli altri discepoli, fatta eccezione per i fondamenti più elementari della disciplina. Secondo Asahara, l'esperienza della vera meditazione è l'unico criterio per stabilire la dignità ed il merito di poter insegnare agli altri la dottrina.
Aum fece anche uso della tradizione esoterica indiana dello yoga Shaktipat, menzionata anche nei testi del Buddhismo Mahayana. Lo Shaktipat, che si crede consenta di trasmettere direttamente l'energia spirituale dal maestro al discepolo, venne praticata da Asahara stesso e dalla cerchia dei suoi discepoli più ristretti, compreso Fumihiro Joyu ed Hisako Ishii. Fumihiro Joyu ideò una cerimonia simile alla disciplina Shaktipat all'inizio del XXI secolo.
Seguendo le dichiarazioni di Aum Shinrikyo, venne intrapreso un certo numero di passi che modificarono gli aspetti concernenti sia la società, che le autorità all'interno della società. Alcuni degli aspetti più controversi della dottrina vennero rimossi, ma quelli fondamentali e più generali rimasero immutati. Per questo motivo, le informazioni sulla dottrina religiosa formarono una base fondamentale e rilevante nella nuova organizzazione Aleph.
Aum gestiva un Istituto di ricerca sulla scienza e la tecnologia, diverse scuole, un ospedale, una casa editrice, un'orchestra. Il patrimonio della setta nel 1995 era stimato intorno ai 400 miliardi di lire.

Attività

Nel 1987, il movimento venne riconosciuto ufficialmente come "gruppo religioso" dal governo giapponese. Fondato da Shoko Asahara, il cui vero nome era Chizuo Matsumoto, nel suo appartamento nel distretto di Shibuya nel 1984. il movimento crebbe molto velocemente negli anni successivi. Divenne infatti un polo di attrazione per numerosi studenti universitari giapponesi, soprattutto dei ceti più abbienti: per questo motivo il movimento venne soprannominato "religione d'elite". Asahara si dedicò a numerose letture, durante le quali espose i suoi punti di vista sulla religione, la società e la vita e rispondeva ai quesiti postigli con una fermezza ed una convinzione tali che lo resero presto un personaggio molto noto all'opinione pubblica. Il fumettista Izumi Matsumoto lo fece comparire in una scena del suo manga Sesame Street.
Asahara compì diversi viaggi e incontrò sia celebri maestri yoga che eminenti capi religiosi buddhisti come Tenzin Gyatso, il 14º Dalai Lama, e Kalu Rimpoche, patriarca della scuola tibetana di Kagyupa. Le sue attività, tese alla diffusione dei testi buddhisti, divennero oggetto di attenzione di diversi governi dell'Estremo Oriente, quali Sri Lanka, Bhutan, ed il Governo tibetano in esilio con sede a Dharamsala, in India. Aum veniva considerato come una figura alquanto controversa in Giappone, e ben presto gli si attribuirono anche delle attività criminose, anche molto gravi. Fu durante questo periodo che Asahara ricevette delle rare stampe buddhiste e venne premiato con uno stupa contenente i resti del Buddha Shakyamuni.
Le attività di relazioni pubbliche di Aum comprendevano anche numerose pubblicazioni, in Giappone, dove i fumetti e i cartoni animati avevano raggiunto una popolarità ed una diffusione mai avute prima, Aum cercò di legare le idee religiose ai temi più popolari contenuti nelle anime e nei manga, come missioni spaziali, armi estremamente potenti e cospirazioni segrete globali, che si opponevano alla diffusione della verità ultima. Ai seguaci veniva sconsigliato di consultare le pubblicazioni di Aum quali Enjoy the Happiness e Vajrayana Sacca, indirizzate soprattutto agli esterni alla setta; i ricercatori, in seguito, male interpretarono questo comportamento credendo che facesse parte del sistema di credenze interno ad Aum. Una delle loro più straordinarie pubblicazioni sui ninja riconduceva le origini delle arti marziali e dello spionaggio all'antica Cina e ricollegava le presunte abilità soprannaturali dei ninja a pratiche spirituali religiose, concludendo che il "vero ninja" era interessato a "mantenere la pace" in tempi di guerra. Per impressionare i giapponesi colti e perspicaci, poco interessati a noiosi sermoni tradizionali, venivano fatti ampi riferimenti, oltre che alle basilari idee buddiste, ai racconti di fantascienza di Isaac Asimov in cui "si rappresenta una élite di scienziati spiritualmente evoluti, costretti a trasferirsi sotto terra durante un'età di barbarie per prepararsi al momento [...] in cui emergeranno per ricostruire la civiltà". In seguito, dibattiti sui pre-requisiti del fattore di richiamo di Aum, portarono alcuni templi buddisti tradizionali ad adattarsi allo schema dei seminari di meditazione del weekend tipico di Aum. La necessità di "modernizzare" l'approccio del Buddismo ai fedeli, divenne un punto fermo.
Secondo Asahara, egli aveva bisogno di "dimostrare carisma" per attirare il pubblico moderno. In seguito a questa decisione, Aum subì un cambiamento radicale. L'Aum riformata non sembrava più un luogo elitario per la meditazione, quanto un'organizzazione in grado di attrarre una più vasta fetta della popolazione. Interviste pubbliche, affermazioni forti e controverse, una feroce opposizione alla critica entrarono a far parte dello stile di pubbliche relazioni di questa religione. In privato, Asahara e i suoi seguaci principali mantenevano il loro stile di vita modesto, fatta eccezione per le Mercedes corazzate regalate da un discepolo ricco preoccupato per la sicurezza stradale del suo Guru. In un filmato estremamente raro si vede Asahara in strada di fronte a un grosso clown fantoccio sorridente che gli somiglia. Non smise mai di ripetere che poco gli importava di essere ricco o famoso, ma che aveva bisogno di essere più conosciuto per attrarre quanta più gente possibile. L'intensa attività di proselitismo e pubblicità, definita 'il piano di salvezza dell'Aum', comprendeva la cura delle malattie corporee attraverso tecniche yoga in grado di migliorare la salute, la realizzazione degli obiettivi di una vita con il miglioramento dell'intelligenza e il pensiero positivo, e la concentrazione su ciò che era importante, dalle spese del divertimento all'avanzamento spirituale. Ciò poteva essere reso possibile mettendo in pratica le antiche dottrine, accuratamente tradotte dai sutra originali in lingua Pali (questi tre venivano definiti come 'triplice Salvezza'). Questi sforzi straordinari resero Aum il gruppo religioso con la maggior crescita nella storia del Giappone.

Attacco con gas sarin e conseguenze

Nel 1995, a seguito di un attacco di gas sarin nella metropolitana di Tokyo nella quale morirono 12 persone e ci furono centinaia di feriti, Shoko Asahara e un gruppo di leader del movimento vennero arrestati con l'accusa di aver pianificato l'attentato. Il processo, battezzato "il giudizio del secolo" dalla stampa, stabilì la colpevolezza di Asahara nell'aver ideato e progettato l'attentato e venne condannato alla pena capitale. Il giudizio è ora in grado di appello presso la Alta Corte. Altri membri anziani accusati di implicazione, tra i quali Masami Tsuchiya, vennero condannati a morte.
Dopo le ricerche e gli arresti della polizia alcuni sostenitori di Aum vennero accusati di altri crimini, tra cui numerosi omicidi. Si ritiene che queste persone furono uccise: due membri di Aum Shinrikyo, tra cui il seguace Shuji Taguchi (a causa di un tentativo di lasciare il gruppo), l'avvocato Tsutsumi Sakamoto e la sua famiglia (inclusa la moglie, Satoko e il loro bambino di tre anni, Tatsuhiko, quale vendetta per discorsi in pubblico).
Le ragioni per le quali un piccolo circolo abbia commesso tali atrocità e abbia esteso il coinvolgimento alla stessa persona di Asahara rimane poco chiaro a tutt'oggi, tuttavia vi sono diverse teorie per spiegare gli eventi. I procuratori sostennero che Asahara aveva ottenuto informazioni riservate sulle attività della polizia, in particolare piani per condurre ispezioni simultanee in tutte le strutture giapponesi dell'Aum. L'attacco alla metropolitana, secondo questa teoria, era un tentativo di sviare l'attenzione della polizia, mentre in realtà fu causa di enormi problemi (inizialmente la polizia ipotizzò che fosse l'inizio di un fallito tentativo da parte di Shoko Asahara di divenire re del Giappone). La difesa invece sostenne che Asahara non era a conoscenza degli eventi, basandosi sulle sue condizioni di salute, che stavano peggiorando. Poco dopo il suo arresto, Asahara abbandonò il posto di capo dell'organizzazione e da allora mantenne il silenzio, rifiutandosi di comunicare anche con i suoi legali e con i familiari. Molti credono che il processo non sia riuscito a stabilire la verità dietro gli eventi.
Il gruppo continua ancora ad operare in Giappone, ma è passato attraverso parecchie trasformazioni in seguito all'arresto di Asahara e il processo. È stato annunciato un cambio nella sua dottrina: i testi religiosi collegati alla controversa dottrina Buddista Vajrayana in cui, secondo le autorità, si "giustificava l'omicidio", vennero rimossi. Il gruppo si scusò con le vittime dell'attacco col gas sarin e istituì uno speciale fondo di compensazione. Le pubblicazioni provocatorie e le attività che avevano preoccupato la società durante i tempi di Aum cessarono. Coloro che vivono vicino a strutture collegate ad Aleph sono preoccupate più delle persone che manifestano e trasmettono le loro opinioni tramite altoparlanti su furgoncini che dei membri stessi di Aleph. La trasformazione, comunque, creò un dibattito interno tra i membri di Aleph.
Fumihiro Joyu, un vecchio membro carismatico del gruppo ai tempi di Asahara, è al momento il capo ufficiale dell'organizzazione (dal 1999). Precedentemente, il gruppo fu condotto da sei membri anziani (il cosiddetto Chorobu), che trasferirono il potere decisionale a Joyu. Le tendenze democratiche impartite da Joyu e i cambiamenti mirati all'attenuazione della tensione sociale non hanno portato un immediato incremento dei seguaci di Aleph, ma causarono un disaccordo interno.
Secondo l'Agenzia Investigativa di Pubblica Sicurezza, nel dicembre del 2005 il gruppo era diviso da una disputa riguardo al suo futuro; un consistente numero di membri, inclusi quelli anziani, vorrebbero mantenere l'organizzazione nei limiti del possibile vicina alla struttura precedente al 1995. Joyu e la sua fazione numericamente più ampia vorrebbero una via più mite, mirata alla riconciliazione con la società. Questioni come quella sul mantenere o meno i ritratti di Asahara rimangono punti chiave della discordia. La fazione fondamentalista rifiuta costantemente di adeguarsi alle decisioni di Joyu, ed è accertato che stanno cercando di influenzare i simpatizzanti affinché questi non comunichino affatto con Joyu, che comunque rimane il leader ufficiale del gruppo.



"Legge per la sorveglianza di Aum": sotto pressione

Nel gennaio 2000, il gruppo fu posto sotto sorveglianza per un periodo di tre anni.
Nel gennaio del 2003, la PSIA ha ricevuto il permesso di estendere la sorveglianza per altri tre anni. Secondo un'inchiesta di Religious News Blog pubblicata nell'aprile del 2004, il governo continua a considerare Aum "una minaccia per la società".
Nel gennaio del 2006, la PSIA riesce ad estendere il mandato di sorveglianza per altri tre anni. Nonostante i cambiamenti dottrinali e l'esclusione dei testi del Vajranya, la PSIA richiese, all'agenzia stessa, sia un aumento della sorveglianza che un incremento di fondi. Periodicamente il corpo investigativo invia comunicati che sostengono che i testi incriminati sono ancora in vigore, e che il pericolo rimane, come pure Asahara rimane la loro guida. I capi del nuovo movimento religioso Aleph, nato sulle ceneri del precedente, per evitare fraintendimenti che possano condurre a qualche forma di censura, aumento della sorveglianza o a qualche incriminazione, inseriscono accuratamente passaggi in qualsiasi comunicazione pubblica, comprese nelle canzoni del karaoke.

Presenza all'estero

Aum Shinrikyo possiede parecchie sezioni estere: in Sri Lanka, a New York, Stati Uniti e a Bonn, in Germania. Il gruppo ha diverse sezioni a Mosca, Russia, in cui, fino al 1995 il movimento contava circa 30.000 membri.

Riferimenti nella cultura di massa

Libri, documentari e fiction che tentano di spiegare il fenomeno Aum divennero best-seller non solo in Giappone, ma anche oltreoceano. Ecco qualche esempio:
  • Shogo Amakusa, capo dei rinnegati Cristiani nell'Arca Cristiana dell'anime Rurouni Kenshin, assomiglia a Shoko Asahara.
  • Gli Agoraphobic Nosebleed nei loro album si sono riferiti diverse volte ad Aum Shinrikyo, in particolare in Altered States of America, vi sono parecchie tracce dedicate alla liberazione di Shoko Asahara.
  • I documentari 'A' e 'A2', del regista Tatsuya Mori, che illustrano la vita quotidiana dei membri di Aleph, hanno provocato incredulità nei pochi giapponesi che hanno potuto assistere alle poche proiezioni: incapaci di credere a quello che vedevano, alcuni lo accusarono addirittura di aver usato attori professionisti, per sistemare le cose.
  • Il libro Underground, un documentario di Haruki Murakami consistente prevalentemente in interviste alle vittime dell'attacco alla metropolitana col sarin, evita deliberatamente di dare risposte definitive. Murakami inoltre si scusa con i suoi lettori giapponesi che potrebbero "fraintenderlo".
  • Nel 6° numero del manga GTO - Great Teacher Onizuka nelle pagine 6/7 il protagonista, il professor Onizuka, ironizza sulle pratiche dei seguaci della setta Aum, autoinfliggendosi una dolorosa penitenza che consiste nel sopportare il peso di blocchi rettangolari da 10 tonnellate l'uno.
  • Il primo racconto (Okinawa) del romanzo di David Mitchell, Nove gradi di libertà (1999), narra la vicenda di un membro di una setta millenarista, soprannominato Quasar che, dopo aver effettuato un attentato con uso di gas, nella metropolitana di Tokio, fugge sull'isola di Okinawa. Si tratta di una ricostruzione della psiche alterata di una persona che nonostante abbia assistito alle depravazioni dei capi della setta, ed al ripudiare, non appena arrestati, dei principi che venivano affermati fino ad un attimo prima, continua ad avere fiducia in loro ed aspetta di essere liberato tramite un teletrasporto psichico, da parte del leader supremo ( Sua Serendipità), anche dopo averlo visto trasportare in prigione e rinnegare tutti i suoi accoliti. Nel racconto viene anche spiegato che gli attentati sarebbero stati un inizio della purificazione del mondo, mediante l'eliminazione dei non eletti (in pratica quasi tutta la popolazione mondiale).