Quando pensiamo alle
arti marziali, la mente corre quasi sempre all’Oriente. Karate,
Kung Fu, Judo, Taekwondo – nomi che evocano templi, monaci e
antiche tradizioni. Eppure, l’Occidente ha una storia marziale
ricca e affascinante, spesso dimenticata o relegata ai margini.
Alcune di queste arti sono sopravvissute, altre sono quasi scomparse,
vittime del tempo, della modernità o semplicemente della mancanza di
interesse. E poi ci sono quelle che sono rimaste nascoste, in attesa
di essere riscoperte.
Prendiamo, per
esempio, il caso di un’arte che unisce l’eleganza del gentleman
vittoriano alla brutalità del combattimento strada. Un’arte che ha
insegnato a gentlemen londinesi come difendersi dai malviventi usando
l’ombrello e il cappotto di lana. Un’arte che è stata
immortalata da niente meno che Sherlock Holmes in persona. Il suo
nome? baritsu.
Ma non è l’unica.
Scopriamo insieme alcune delle arti marziali occidentali meno
conosciute, ma storicamente affascinanti e tecnicamente uniche.
La storia del
baritsu inizia nel 1898, quando un ingegnere inglese di nome Edward
William Barton-Wright tornò in patria dopo aver trascorso diversi
anni in Giappone. Lì aveva studiato jujitsu presso la scuola Shinden
Fudo, oltre al judo del Kodokan . Di ritorno a Londra,
Barton-Wright aveva una visione chiara: creare un sistema di
autodifesa completo che potesse preparare il gentiluomo vittoriano ai
pericoli delle strade della metropoli.
Il nome "baritsu"
è un portmanteau che unisce il cognome di Barton-Wright con
"jujitsu", e secondo il suo ideatore significava
"autodifesa in tutte le sue forme" .
Ma cosa rendeva il
baritsu così innovativo? La sua natura ibrida.
Barton-Wright non si limitò a insegnare il jujitsu ai londinesi.
Creò una sintesi marziale che combinava:
Il jujitsu e il
judo giapponese per il combattimento a distanza ravvicinata
La boxe
britannica per i colpi a media distanza
La savate
francese per l'uso dei piedi
Il "La
Canne" svizzero, un sistema di combattimento con il bastone
sviluppato da Pierre Vigny
Un articolo del
1900, scritto con ogni probabilità dallo stesso Barton-Wright,
descriveva così la sua arte: "Il baritsu è stato
ideato con l'obiettivo di insegnare a uomini pacifici la scienza di
difendersi da malviventi e bulli, e comprende non solo la boxe ma
anche l'uso del bastone, dei piedi e uno stile molto astuto e
intelligente di lotta giapponese, in cui peso e forza giocano un
ruolo molto marginale" .
Questa era la chiave
del baritsu: non serviva essere forti, ma intelligenti. Il baritsu
non si basava sulla forza bruta, ma su principi biomeccanici di leva,
squilibrio e utilizzo dell'ambiente circostante. E quale ambiente
migliore della Londra vittoriana?
Uno degli aspetti
più affascinanti del baritsu era l'uso di oggetti di uso quotidiano
come armi. Il gentiluomo vittoriano non andava in giro armato di
spada, ma aveva sempre con sé un ombrello o un bastone da passeggio.
Nel baritsu, questi diventavano strumenti di difesa: per parare un
colpo di coltello, per colpire i punti vulnerabili, o per mantenere
la distanza da un aggressore.
Anche il cappotto di
lana, indumento comune dell'epoca, poteva essere utilizzato: gettato
sul volto dell'avversario per accecarlo e disorientarlo, creando
l'opportunità per una proiezione o una fuga.
Tra il 1899 e il
1902, Barton-Wright fondò il "baritsu Academy of Arms and
Physical Culture", noto come baritsu Club, al numero 67b di
Shaftesbury Avenue a Soho . La giornalista Mary Nugent lo
descrisse come "un'enorme sala sotterranea, con pareti
di piastrelle bianche scintillanti e luce elettrica, con 'campioni'
che si aggirano come tigri" .
Il Club riuniva un
gruppo eterogeneo di personalità: dai maestri di jujitsu giapponesi
come Yukio Tani e Sadakazu Uyenishi, al maestro svizzero di bastone
Pierre Vigny, fino a esperti di scherma tradizionale. Tra i membri
illustri si annoveravano Sir Cosmo Duff-Gordon, uno dei pochi
sopravvissuti maschi del Titanic, e il capitano F.C. Laing, che
scrisse articoli sulle tecniche di bastone del baritsu .
Sfortunatamente, il
Club chiuse i battenti verso il 1903. Le cause furono principalmente
finanziarie: le quote di iscrizione erano probabilmente troppo alte e
la gestione aziendale di Barton-Wright inadeguata . Inoltre,
Barton-Wright subì un infortunio alla mano in un incidente che gli
impedì di tenere una dimostrazione reale, un duro colpo per la sua
reputazione.
Proprio quando
sembrava destinato all'oblio, il baritsu ricevette un’immortalità
inaspettata. Nel 1903, Sir Arthur Conan Doyle pubblicò "L'avventura
della casa vuota", il racconto in cui Sherlock Holmes torna in
vita dopo la presunta morte alle cascate di Reichenbach. Come era
sopravvissuto al confronto con il Professor Moriarty? Holmes spiega
di essere stato un abile praticante di un'arte marziale
chiamata "baritsu" (una leggera
storpiatura del nome originale) .
Grazie a questa
citazione, il baritsu non scomparve mai del tutto dalla coscienza
popolare, sopravvivendo come un'ombra affascinante nell'universo del
più celebre detective di tutti i tempi.
Nei primi anni 2000,
un gruppo di storici e appassionati di arti marziali, in particolare
nell'ambito delle Arti Marziali Storiche Europee (HEMA), ha iniziato
un'opera di ricostruzione del baritsu. Basandosi sugli articoli
originali di Barton-Wright pubblicati sul Pearson's
Magazine tra il 1899 e il 1901, e sulle fotografie
didattiche, è stato possibile riscoprire e praticare quest'arte
perduta .
Oggi, la baritsu
Society è l'organizzazione di riferimento per chi
vuole studiare e praticare questo stile unico, e un documentario del
2011 intitolato "baritsu: The Lost Martial Art of
Sherlock Holmes" ne ha raccontato la storia a un
pubblico più ampio .
Se il baritsu è
l’arte ibrida per eccellenza, il Collar-and-Elbow (noto
in irlandese come Coiléar agus Uille o Brollaidheacht)
rappresenta la tradizione pura della lotta celtica.
La lotta è radicata
nella cultura irlandese da millenni. Competizioni si tenevano già
durante i Giochi Tailteann, la cui storia risale addirittura al VII
secolo a.C. . L'eroe mitologico Cú Chulainn, nelle antiche
saghe, vantava la sua abilità sia nell'hurling che nella lotta .
Nel XVII secolo, il
Collar-and-Elbow conobbe un'enorme popolarità in Irlanda, diventando
uno sport da spettatori molto seguito e permettendo ai lottatori più
abili di guadagnarsi da vivere .
Ciò che rende unico
questo stile è la presa obbligatoria da cui prende il nome: il
lottatore afferra il colletto della giacca dell’avversario con la
mano destra e la manica della giacca all’altezza del gomito con la
mano sinistra . Questa presa fissa, simile a quella che si trova
in altri stili celtici come il Cornish wrestling e il Gouren bretone,
impediva le cariche selvagge e le proiezioni basate sulla forza
bruta, privilegiando invece l'equilibrio, la leva e l'abilità
tecnica .
Una delle
caratteristiche più distintive di questo stile era l'ampio uso di
tecniche di gamba. Poiché le mani erano occupate a mantenere la
presa, i lottatori svilupparono una grande varietà di calci,
inciampi e spazzate per sbilanciare l'avversario. Gli storici hanno
descritto questi scambi come un vero e
proprio "footsparring" (scherma
di piedi) .
La regola per la
vittoria prevedeva che il lottatore dovesse mettere l'avversario a
terra con un "fall". Nella versione irlandese, venivano
concessi anche calci agli stinchi, spesso con i pesanti stivali da
lavoro, rendendo gli incontri particolarmente cruenti (e le gambe dei
lottatori malridotte) .
Con la grande
emigrazione irlandese nel XVIII e XIX secolo, il Collar-and-Elbow
attraversò l’oceano. Divenne particolarmente popolare in Nuova
Inghilterra, specialmente nel Vermont, dove fu introdotto da
immigrati della Contea di Kildare .
Durante la Guerra
Civile Americana, i reggimenti del Vermont diffusero lo stile in
tutto l'esercito dell'Unione, rendendolo una delle forme di grappling
più popolari del paese . Campioni come John McMahon e Henry
Moses Dufur divennero celebrità nazionali. Il Collar-and-Elbow fu
uno dei principali precursori del wrestling professionistico
americano e del freestyle wrestling .
Il terzo pilastro di
questa tradizione marziale occidentale è il Catch-as-Catch-Can,
spesso abbreviato in "Catch Wrestling". Se il
Collar-and-Elbow è l’arte dell’equilibrio, il Catch Wrestling è
l’arte della brutalità scientifica.
Le origini esatte
sono incerte, ma il Catch Wrestling affonda le sue radici nelle
tradizioni di lotta dell'Inghilterra settentrionale e dell'Irlanda,
dove le prese non erano limitate come nel wrestling greco-romano. Il
nome stesso lo dice: "prendi come puoi" (catch as catch
can), a significare che si poteva afferrare l'avversario in qualsiasi
punto del corpo o del suo abbigliamento .
Jake Shannon, nel
suo libro definitivo "Say Uncle!", definisce
il Catch Wrestling come il "bisnonno delle moderne
MMA" .
A differenza di
altre forme di wrestling, il Catch Wrestling non si limitava a
mettere l’avversario sulla schiena. L’obiettivo era la resa,
attraverso sottomissioni dolorose (joint
locks) e strangolamenti. Le tecniche erano
spesso descritte come "brutali", mirate a causare dolore e
danni fisici reali .
Il Catch Wrestling
non era uno sport, ma un metodo di sopravvivenza. La sua filosofia si
basava su principi come:
Scientific
Method/Gameness: l’uso di principi scientifici e la
volontà di lottare anche in difficoltà.
Bio-mechanical
Advantage: l’uso della leva e della meccanica del corpo
per massimizzare la forza.
Conditioning
and Wearing out your opponent: la resistenza e la capacità
di logorare l’avversario .
Karl Gotch, una
delle leggende del Catch Wrestling, formulò una serie di "regole
per il Catch Wrestling moderno", sottolineando l'importanza
della pratica deliberata e dell'allenamento estremo .
Il Catch Wrestling è
il legame diretto tra la lotta tradizionale e l’intrattenimento
sportivo moderno. Le prime superstar del wrestling professionistico,
come Frank Gotch e George Hackenschmidt, erano lottatori di Catch
Wrestling .
Ancora più
importante, il Catch Wrestling ha avuto un'influenza fondamentale
sullo sviluppo delle MMA (Mixed Martial Arts).
Attraverso lottatori come Karl Gotch, che portò le sue tecniche in
Giappone, il Catch Wrestling influenzò profondamente la nascita
del Pancrase e di altre organizzazioni che
furono i diretti precursori dell'UFC . Oggi, lottatori come Josh
Barnett sono noti per essere dei grandi sostenitori e praticanti di
questo stile "perduto" .
Il baritsu, il
Collar-and-Elbow e il Catch Wrestling non sono solo reperti museali.
Sono tradizioni vive, riscoperte e praticate da appassionati di tutto
il mondo. La loro storia è un promemoria che l’arte marziale non è
un monopolio orientale, e che l’Occidente ha un patrimonio di
conoscenze sul combattimento altrettanto ricco e affascinante.
Takeaway per
il lettore:
Esplorate
le HEMA: Le Arti Marziali Storiche Europee sono un
campo in forte espansione. Esistono club in molte città dove si
studiano questi sistemi.
Guardate
oltre l’oriente: La prossima volta che pensate alle
arti marziali, ricordate il gentleman con l'ombrello e il lottatore
irlandese.
Il
baritsu è accessibile: La baritsu Society e varie
risorse online permettono di avvicinarsi a quest’arte unica .
Queste arti marziali
occidentali non sono semplicemente degli "antenati" dei
moderni sport da combattimento, ma delle vere e proprie filosofie di
difesa personale, nate in contesti storici specifici e dotate di una
loro inconfondibile eleganza tecnica. Dal bastone da passeggio alla
presa sul colletto, fino alla brutale efficienza del Catch Wrestling,
l’Occidente ha molto da offrire a chi cerca l’arte del
combattimento nella sua forma più pura e storica.