Cammini per strada. Incroci uno
sconosciuto. Non sai nulla di lui. Ma c'è una probabilità del 90%
che, se dovesse colpirti, lo farà con la mano destra. Non è un
caso. Non è una coincidenza statistica. È il risultato di centinaia
di migliaia di anni di violenza, di sangue, di fegati scoppiati e di
uomini caduti a terra che non si sono più rialzati.
La dominanza manuale destra è così
universale, così profondamente radicata nella nostra biologia, che
la diamo per scontata. Ma se ci fermi a pensare, la domanda diventa
inquietante: perché? Perché non cinquantanove? Perché non ottanta?
Perché esattamente nove persone su dieci, in ogni cultura, in ogni
epoca, in ogni continente, usano la mano destra per scrivere, per
lanciare, per colpire?
La risposta, sporca e brutale, è
scritta nei colpi al fegato, nella posizione del cuore, nella
struttura del corpo umano. E in un processo di selezione naturale che
ha favorito chi poteva colpire più forte con la mano migliore,
proteggendo allo stesso tempo gli organi più vulnerabili.
Mettiti in posizione di combattimento.
Qualsiasi arte marziale, qualsiasi tradizione di combattimento, da
quella europea a quella asiatica, da quella antica a quella moderna.
Il piede sinistro avanti, la spalla sinistra in avanti, la mano
sinistra davanti a proteggere, la mano destra dietro, carica, pronta
a colpire.
Perché?
Perché se sei destrorso, la mano
destra è la più forte. È quella che ha più potenza, più
coordinazione, più velocità. Ed è quella che vuoi tenere dietro,
pronta a sferrare il colpo decisivo, mentre la mano sinistra, più
debole, sta davanti a misurare la distanza, a parare, a creare
l'opportunità.
Questo schema si ripete in ogni cultura
che abbia mai sviluppato un sistema di combattimento. Non è una
convenzione. È una necessità biologica.
E c'è un'altra ragione, ancora più
profonda. La mano sinistra è davanti perché è la
più sacrificabile.
Se prendi un colpo, lo prende il
braccio sinistro, la spalla sinistra, il lato sinistro del corpo. E
il lato sinistro, nel corpo umano, è il lato meno
vulnerabile.
Questa è la parte più brutale della
storia.
Il fegato si
trova sul lato destro del corpo. È un organo enorme, vascolarizzato,
fragile. Un pugno ben assestato al fegato non fa solo male. Fa
crollare. Non importa quanto sei grosso, quanto sei duro, quanto sei
allenato. Un gancio destro al fegato ti piega in due, ti toglie il
respiro, ti spegne le gambe. È il KO più sicuro che esista, più
del colpo alla mandibola.
Ora, se sei destrorso, e combatti in
posizione sinistra avanti, il tuo fegato è dietro,
protetto. L'avversario, per colpirlo, deve aggirare la tua guardia,
colpire attraverso il tuo braccio sinistro, trovare un'angolazione
difficile. È possibile, ma non è semplice.
Se sei mancino, e combatti in posizione
destra avanti (come fanno naturalmente i mancini), il tuo fegato
è davanti,
esposto. Il fegato è dalla parte del corpo che avanza verso
l'avversario, dalla parte meno protetta, dalla parte che prende i
colpi.
Non è un dettaglio. È un vantaggio
evolutivo enorme.
Immagina due uomini primitivi che si
affrontano con un bastone o con i pugni. Il destrorso ha il fegato
protetto dietro la spalla sinistra. Il mancino ha il fegato esposto
davanti. Il destrorso, statisticamente, sopravvive più a lungo. Il
mancino, statisticamente, muore prima. Muore prima di avere figli.
Muore prima di trasmettere i suoi geni.
Selezione naturale.
C'è una frase che circola negli
ambienti delle arti marziali, attribuita a un combattente di nome
Juice: "Il
fegato dura tutta la vita".
Detta così sembra un'affermazione
banale. Ma nel contesto giusto, diventa una sentenza.
Il fegato non si rigenera come la
pelle. Non guarisce come un muscolo. Se si ammala, se viene
danneggiato gravemente, non torna come prima. Un colpo violento al
fegato può causare una lacerazione. Una lacerazione epatica è
un'emergenza medica che, in epoca pre-moderna, era una condanna a
morte. Si sanguina dentro, si muore per emorragia interna, a volte
dopo ore, a volte dopo giorni.
E anche se non si arriva alla
lacerazione, un colpo al fegato provoca una reazione nervosa
immediata: il plesso celiaco va in crisi, la pressione crolla, le
gambe non reggono, il corpo si piega. È un meccanismo di difesa del
corpo che dice "fermati, sei in pericolo". Ma in un
combattimento, quel meccanismo significa sconfitta. Significa che
mentre sei piegato in due, il tuo avversario ti finisce.
I destrorsi, con il fegato protetto,
avevano meno probabilità di subire questa sorte. I mancini, con il
fegato esposto, avevano più probabilità di finire a terra con un
pugno nel fianco.
Non abbiamo prove dirette di come gli
uomini primitivi combattessero. Ma abbiamo indizi.
Gli studi sulle ossa fossili mostrano
che la violenza interpersonale era comune nella preistoria. Scheletri
con fratture da impatto, segni di armi da taglio, traumi cranici. La
morte violenta per mano di un altro essere umano non era
un'eccezione, era un rischio quotidiano.
In questo contesto, chi aveva un
vantaggio nel combattimento corpo a corpo aveva maggiori probabilità
di sopravvivere, di riprodursi, di trasmettere i propri geni. Il
destrismo, che offre un vantaggio sia offensivo (la mano forte
dietro) che difensivo (il fegato protetto), è stato selezionato
positivamente per decine di migliaia di anni.
Non è l'unico fattore, certo. Ci sono
anche ragioni neurologiche, ragioni legate all'uso degli strumenti,
ragioni legate allo sviluppo del linguaggio. Ma la selezione naturale
basata sulla violenza ha giocato un ruolo cruciale.
Se non fosse stato così, avremmo una
distribuzione casuale della dominanza manuale, come per molte altre
caratteristiche biologiche. Invece, nove persone su dieci sono
destrorsi. Il numero è troppo alto, troppo costante attraverso le
culture e le epoche, per essere spiegato solo da fattori neutri.
La violenza li ha selezionati. Il
fegato li ha uccisi. E noi, i discendenti dei destrorsi
sopravvissuti, portiamo ancora oggi il segno di quella selezione.
C'è un'ironia amara in tutta questa
storia.
Oggi, i mancini hanno un vantaggio
nelle arti marziali e negli sport da combattimento. Perché? Perché
sono rari. Un destrorso passa la vita ad allenarsi contro altri
destrorsi. Impara a leggere i movimenti dei destrorsi, a prevedere i
colpi dei destrorsi, a difendersi dai destrorsi.
Poi arriva un mancino. Sta in posizione
opposta. Colpisce con angolazioni opposte. I suoi colpi arrivano da
dove il destrorso non è abituato a riceverli. Il gancio sinistro
arriva da destra, il diretto destro arriva da sinistra. Il destrorso
è confuso, disorientato, impreparato.
Questa è la ragione per cui, in boxe,
in MMA, in kickboxing, i mancini hanno statisticamente un vantaggio.
Non perché siano più forti o più abili, ma perché sono una
minoranza. Il sistema non è ottimizzato per loro.
Se la selezione naturale avesse
continuato a operare con la stessa intensità di diecimila anni fa,
probabilmente i mancini sarebbero ancora in svantaggio. Ma la
violenza non è più il principale fattore di selezione. Oggi si
sopravvive anche se si è mancini. Si fanno figli anche se si è
mancini. Il vantaggio evolutivo del destrismo non si esprime più.
Così i mancini sono sopravvissuti in
numero sufficiente per diventare, nel contesto controllato e protetto
dello sport moderno, dei "counter-meta" viventi. Sono
l'eccezione che conferma la regola. Sono i sopravvissuti di una
selezione che per centinaia di migliaia di anni li ha messi in
svantaggio, e che oggi, per puro caso statistico, li favorisce.
C'è un altro organo, oltre al fegato,
che gioca un ruolo in questa storia. Il cuore.
Il cuore è sul lato sinistro. In un
destrorso in posizione di combattimento (sinistra avanti), il cuore è
dietro, protetto dalla spalla e dal braccio sinistro. In un mancino
in posizione destra avanti, il cuore è davanti, esposto.
Un colpo al cuore, anche senza
perforarlo, può causare un arresto cardiaco da commozione (commotio
cordis). È raro, ma possibile. Ed è letale. Anche qui, il destrorso
ha un vantaggio difensivo.
Due organi vitali, uno per lato: fegato
a destra, cuore a sinistra. La posizione di combattimento destrorsa
li protegge entrambi, mettendo il lato meno vulnerabile (sinistra) in
avanti. La posizione mancina li espone entrambi.
Non è una coincidenza. È un
adattamento. Il corpo umano, attraverso la selezione naturale, ha
"imparato" che stare con la sinistra avanti è più sicuro.
E la mano destra, essendo la più forte, è finita dietro per
sferrare il colpo decisivo.
La stragrande maggioranza delle persone
è destrorsa perché, per centinaia di migliaia di anni, i mancini
sono morti di più. Morti in combattimento. Morti per un pugno al
fegato. Morti per una lancia che ha trovato il cuore esposto. Morti
per non aver potuto proteggere l'organo sbagliato con la mano
sbagliata.
La violenza ha plasmato la nostra
biologia. Ha scolpito la nostra asimmetria. Ha fatto sì che nove
persone su dieci, ancora oggi, usino la mano destra per scrivere, per
lanciare, per colpire. Non perché sia "naturale". Ma
perché i nostri antenati mancini non hanno avuto altrettanti figli.
Oggi, nel mondo moderno, la selezione
non opera più in quel modo. I mancini vivono quanto i destrorsi, si
riproducono quanto i destrorsi, e nelle competizioni sportive hanno
persino un vantaggio. Ma la traccia di quella selezione è ancora
dentro di noi, nelle nostre mani, nelle nostre posizioni di
combattimento, nella nostra biologia.
Siamo il prodotto di una storia
violenta. E la nostra mano destra, la mano che usiamo per tutto, è
il ricordo fossile di migliaia di generazioni di uomini che hanno
colpito con la mano forte, protetto il fegato con la spalla debole, e
sopravvissuto abbastanza a lungo da trasmettere quel vantaggio ai
figli.
I mancini di oggi sono i discendenti di
quelli che, nonostante lo svantaggio evolutivo, ce l'hanno fatta. I
destrorsi sono i discendenti di quelli che avevano il vantaggio dalla
loro parte.
Entrambi portano il segno della stessa
storia. Una storia scritta con i pugni, con il sangue, con i fegati
scoppiati. E con la selezione più spietata che esista: quella che
decide chi vive e chi muore prima di avere figli.
Il pugno destro è il testimone di
quella storia. E lo portiamo ancora, nel 90% delle mani del mondo,
come un'eredità che non abbiamo scelto ma che non possiamo
dimenticare.