sabato 6 aprile 2013

Ninjutsu



Il Ninjutsu è anche conosciuto come shinobi jutsu, è l'arte della tattica, dell'invisibilità, del silenzio, dello spionaggio e del combattimento con ogni arma, originario del Giappone. La sua origine è antica e ha antenati in Cina, e la Corea, dove si pratica un'arte marziale chiamata Sulsa.
Il Ninjutsu in Giappone si è sviluppato nelle regioni di Iga e Koga.
L'arte dell'invisibilità è costituita da un'insieme di materie marziali, 18, che sono state tradizionalmente studiate e sviluppate per secoli dai ninja.
I Ninja erano mercenari, fornivano i propri servizi a chi poteva offrire una migliore retribuzione, venivano appositamente addestrati all'utilizzo di metodi poco ortodossi, come l'omicidio a sangue freddo, il sabotaggio, lo spionaggio, la guerriglia, ecc.
Erano in grado di destabilizzare un intero esercito, infiltrandosi in esso, guadagnavano la fiducia dei propri nemici e aspettavano il momento giusto per attaccare, rubare informazioni, creare conflitti interni. Per fare questo, erano specialisti nell'arte del travestimento, imitando le caratteristiche del personaggio che interpretavano, per esempio un contadino, un pescatore, un samurai, ecc, e passavano inosservati tra le loro vittime. Nell'antichità, i ninja non venivano considerati praticanti di arti marziali, ma solo come assassini che conoscevano tattiche di guerra.
Molto è stato detto sui ninja, molte esagerazioni, hanno alimentato la loro fama che nell'antico Giappone erano temuti dai signori della guerra che avevano molti nemici che potevano assumere dei ninja per assassinarli. Questi signori della guerra erano asserragliati in grandi castelli con alte mura e soldati ovunque. Ma questo non era un ostacolo per i ninja che erano abili nell'arrampicarsi sulle pareti, in completo silenzio e terminare nello stesso modo le guardie una per una.
Dopo poteva scegliere fra molti modi per uccidere il proprietario del castello, veleno, impiccarlo, pugnalarlo, ecc.. Il più delle volte ci riuscivano, ma se catturati non tradivano chi li aveva assunti, piuttosto si uccidevano, perchè se catturati sapevano che sarebbero stati torturati a morte.
I Ninja erano esperti nella preparazione di esplosivi che venivano utilizzati per attaccare e stordire i nemici, la distrazione era una delle strategie più utilizzate dai ninja, soprattutto perché nella maggior parte dei casi, i ninja combattevano su terreni e inesplorati. Sin da piccolo veniva insegnato a sopravvivere in mezzo al verde, a nascondersi nella terra, acqua, sugli alberi, ecc..
Aspettando il momento migliore per attaccare, il suo momento preferito era la notte.
In inverno, cambiava la sua divisa nera con una bianca per mimetizzarsi con la neve, nelle zone boschive con un'uniforme verde, erano dei veri camaleonti.
L'addestramento iniziava durante l'infanzia; il giovane ninja imparava a non temere la morte, erano consapevoli del fatto che la fine poteva avvenire in qualsiasi missione, ma nulla doveva fermare i suoi obiettivi, non avevano paura di nulla.
Fin dalla loro origine, i ninja usavano diversi tipi di uniformi, sempre coprendo il loro viso per nascondere la propria identità, usavano molte armi più leggere di quelle del samurai che permetteva loro di muoversi liberamente.
La caratteristica uniforme nera del ninja era riservato per le missioni notturne.
Un'altra caratteristica era il suo grande arsenale di armi, la più conosciuta è una versione più breve della katana del samurai. I Ninja la portavano a tracolla con il manico vicino all'orecchio sinistro. Un'altra arma altrettanto famosa erano gli shuriken, le famose stelle ninja da lancio, che permette attacchi a lunga distanza, a volte le loro armi venivano imbrattate di potenti veleni immobilizzanti o per uccidere il nemico.
I Ninja sono sempre stati avvolti dal mistero e molte storie sono state inventate su di loro, forse la realtà è più interessante della finzione.

KOBUDO: SAI




Il Sai trova le sue origini in Okinawa, in un tempo in cui non era permesso possedere armi agli abitanti, in origine era uno strumento agricolo usato dai contadini dell'isola, i quali spinti dalla necessità di difendersi lo fecero divenire un'arma. Il sai è come un pugnale, ma manca la lama, la sua funzione è perforare, ha anche due schermi laterali per le mani saldamente attaccate al manico. Queste protezioni oltre a evitare che il praticante venga colpito sulle mani, consentono anche di disarmare l'avversario, o aumentano la capacità di difesa contro altre armi.
Il Sai viene utilizzato come arma di difesa e di attacco, in passato i guerrieri ne portavano indosso tre, due in vita come armi primarie e uno nella parte posteriore, da utilizzare in caso si fosse stati disarmati.
Il Sai si dice che abbia una portata mortale entro i 5 metri.
L'efficienza del Sai è molto ampia, può essere usato contro una katana, può catturare la lama con i paramani e utilizzare la stessa tecnica contro un bo, mentre con l'altro Sai si può attaccare.
Molti esperti utlizzano le protezioni per disarmare, mandando in torsione la mano dell'avversario. L'utilizzo di quest'arma è stata codificata nel Kobudo, dove ci si specializza nella gestione delle armi tradizionali, pratica che aumenta nel praticante il coordinamento, i riflessi, la velocità, ecc..
Il Sai nell'antichità veniva costruito in ferro, quindi era relativamente pesante in modo tale che quando veniva lanciato era molto pericoloso e difficile da fermare.
Il Sai è stato reso famoso nel mondo attraverso vari film, come la maggior parte delle armi e delle arti marziali, fin dalla sua nascita ha avuto diversi cambiamenti strutturali e tecnici, ciò che è innegabile è la sua efficacia in combattimento contro armi letali come la katana.

SUMO






Il sumō è una forma di lotta corpo a corpo nella quale due lottatori si affrontano con lo scopo di atterrare o estromettere l'avversario dalla zona di combattimento detta dohyo. Il Sumo ha una tradizione, una storia di oltre 2000 anni in Giappone, e proprio per questo è considerato uno sport nazionale.

La storia

Origini

Le origini del sumo risalgono agli inizi del VI secolo, sviluppatosi dalle radici degli antichi riti religiosi scintoisti e dalle preghiere in richiesta di raccolti abbondanti. Lo sport in principio era più ruvido rispetto alla versione moderna, con la presenza di elementi di combattimento simili alla boxe e al wrestling. I primi gruppi professionistici cominciarono a formarsi nei primi anni del XVII secolo.

I contendenti

Due lottatori esclusivamente maschi, detti rikishi, si affrontano in una zona di combattimento detta dohyo. I lottatori sono organizzati in una graduatoria generale detta banzuke secondo princìpi di capacità e forza e non in categorie di peso.
Caratteristica distintiva dei lottatori di sumo è l'indossare quale capo di abbigliamento un particolare perizoma detto mawashi e acconciare i loro capelli con una particolare crocchia detta oi-cho mage.
Nel sumo amatoriale i lottatori possono essere di sesso femminile ma la cosa è impensabile nel sumo professionistico vero e proprio. I praticanti di sumo possono anche essere chiamati sumotori ma diventano noti come rikishi quando diventano professionisti.
Le categorie del sumo sono molteplici e partono dalla divisione minore, jonokuchi, per poi passare rispettivamente a jonidan, sandanme, makushita, juryo e makuuchi. Nello specifico sono chiamati makushita-tsukedashi quei lottatori di sumo (rikishi) che invece di cominciare il loro percorso professionale dal rango più basso (jonokuchi) vengono immediatamente proposti nella terza divisione (makushita) come novità. Ciò avviene quando dei giovani particolarmente promettenti vincono i tornei giovanili di Mae-Zumo (cioè pre-sumo) dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre. I vincitori di uno dei primi tre tornei vengono inseriti nel ranking makushita col grado di makushita 15 (il livello va a decrescere sino a giungere al livello 1, che è quello più importante) mentre coloro che vincono uno di essi e anche il torneo di dicembre vengono proposti come makushita 10. Costoro, sia che si tratti degli ms 15, sia che si tratti degli ms 10, possono essere inseriti nel nuovo ranking entro 1 anno dai loro trionfi amatoriali. Si dice - ma non è confermato - che nel caso si tratti di lottatori stranieri (cioè non giapponesi) costoro devono essere circoncisi prima di poter accedere al loro nuovo rango. Fatto curioso, certamente, anche se non se ne conosce la motivazione, che forse si rifà ad antiche tradizioni locali. Più in alto della categoria makushita ci sono le due divisioni professionistiche del sumo (chiamate sekitori): gli juryo (o jumaimae, una sorta di serie B del sumo) e i makuuchi (o makunouchi) che rappresentano la divisione maggiore e che a loro volta sono suddivisi in maegashira (dal livello 16 al livello 1) e sanyaku, cioè i grandi campioni (segmentati in komusubi, sekiwake, ozeki e yokozuna, che è il top del top). Lo yokozuna è il grande campione per eccellenza del sumo ed è distinguibile perché durante l'ingresso sul dohyo indossa una pesante corda annodata detta tsuna. Lo yokozuna non può mai retrocedere dal suo rango (come invece può accadere agli altri lottatori) ed abbandona la carica solo dopo il ritiro (intai).

Obiettivo dell'incontro

Lo scopo dell'incontro è atterrare l'avversario o spingerlo fuori dal dohyo.

Divieti

È vietato, durante un combattimento:
  • Colpire con la mano a pugno;
  • Infierire con le dita negli occhi;
  • Tirare i capelli;
  • Colpire i genitali;
  • Colpire contemporaneamente le orecchie con i palmi delle mani;
  • Afferrare la gola;
  • Tirare calci al petto e/o all'addome;
  • Piegare all'indietro le dita.
  • Perdere il Mawashi e rimanere completamente nudi sul dohyo durante un incontro ufficiale, pena la squalifica immediata.
Quest'ultimo divieto fu introdotto nel 1913 per adeguare il Sumo alla morale cristiana occidentale riguardo alla nudità. La necessità di istituire tale regola fa presumere che prima del 1913 avvenissero anche combattimenti tra lottatori totalmente nudi.

I tornei

I tornei tra sumōtori professionisti si svolgono a Edo sin dal 1623, ma coll'andare del tempo il loro numero passò da uno all'anno durante l'epoca kansei (1789-1800) a sei annuali: tre a Tokyo in gennaio, maggio e settembre, uno a Osaka in marzo, uno a Nagoya in luglio ed uno a Fukuoka in novembre. Ogni torneo (場所 basho, letteralmente "luogo") inizia di domenica, dura quindici giorni e vengono svolti molti incontri in cui i rikishi affrontano ogni giorno un avversario diverso. Il rikishi che dovesse vincere più incontri degli altri vince il torneo; solo se il rikishi riesce a vincere otto incontri su quindici può mantenere la propria posizione nella graduatoria detta banzuke (ばんづけ 番付), ulteriori vittorie o sconfitte ne determinerebbero la promozione o la retrocessione; questi ranghi sono fondamentali poiché solo un sumōtori capace di entrare nei primi cinquanta campioni sekitori (関取) potrà aver diritto ad un vitalizio e a degli assistenti. Il grado più alto è quello di yokozuna (よこづな 横綱, letteralmente "ampia corda") che un lottatore può raggiungere se vince due tornei di fila, ottiene punteggi altrettanto degni e possiede le qualità morali necessarie al titolo che saranno valutate da un apposito comitato nazionale; uno yokozuna diviene egli stesso una semi-divinità scintoista e riceverà un generoso vitalizio anche a fine carriera. Lo yokozuna deve incarnare l’ideale del lottatore di sumō, difatti nel caso non riuscisse a vincere otto scontri nel corso di un torneo non sarebbe retrocesso, ma ci si aspetterebbe il suo ritiro.

Il sumo rituale

Il sumo, oltre che sport di combattimento, è considerato essere una vera e propria forma d'arte.

I principali riti

I riti principali relativi al sumo sono:
  • Lo shiko
  • Lo Yokozuna dohyohiri
  • Il Makuuchi dohyohiri
  • Il lancio del sale

Lo shiko

Lo shiko è un movimento particolare nel quale un rikishi si posiziona a gambe larghe con le ginocchia piegate e, alternativamente, solleva le gambe in aria cadendo poi con leggerezza. Tale movimento ha finalità ginniche di stretching ed anche rituali per allontanare demoni ed intimorire l'avversario.

Lo Yokozuna dohyohiri

La giornata di combattimenti non può avere inizio prima dell'ingresso ufficiale dello yokozuna e dell'esecuzione di movimenti tradizionali che vedono il grande leader del banzuke compiere il rituale propiziatorio.

Il Makuuchi dohyohiri

Tutti i rikishi della categoria dei Makuuchi all'inizio della giornata di combattimento salgono sul dohyo e si presentano al pubblico. La presentazione prevede un cerimoniale fatto di movimenti tradizionali con le braccia e di scaramantici movimenti con un particolare grembiule detto kensho mawashi colorato con i simboli rappresentanti il rikishi.

Il lancio del sale

Prima di ogni incontro, i rikishi raccolgono da un apposito contenitore una manciata di sale e la lanciano sul dohyo. Tale gesto è propiziatorio e ben augurante finalizzato a proteggere i rikishi da sfortunati scontri, ferite, infortuni e cadute.

Il sumo sportivo

A differenza di quanto avviene nel sumo tradizionale, le cui regole sono dettate dalla storia, dalla cultura nipponica e dalla religione, il sumo sportivo è una forma di lotta le cui regole di combattimento somigliano molto a quelle del sumo "originale". La totale assenza dei rituali, la possibilità di partecipare alle competizioni anche per le donne ed una giuria formata da un arbitro solo sono le principali note che caratterizzano il sumo sportivo






Savate


La savate (nota anche col nome di boxe francese) è una disciplina sportiva nata nei quartieri più poveri di Parigi nei primi anni dell'ottocento e modificata dagli aristocratici francesi come propria difesa personale. E' un'arte marziale che utilizza i pugni e i piedi come armi.

Origini

Trae origine dallo chausson, un metodo di difesa militare basato principalmente sull'uso dei piedi, e ben presto si diffonde anche negli strati più ricchi della società parigina. Per distinguersi dal pugilato o "boxe inglese", assume la denominazione di Boxe francese, anche se il nome di savate è quello che rimane nell'uso comune. All'inizio le tecniche potevano essere eseguite soltanto con i piedi, ma dal 1820 furono introdotti i colpi a schiaffo con le mani e nel 1830 i contendenti cominciarono ad usare i guantoni da boxe.
Quest'arte si è sviluppata dai combattenti di strada a Parigi, nei bar, nelle strade e nei vicoli spesso chi si affrontava in queste lotte, combatteva senza regole utilizzando tutti i tipi di colpi e tecniche, l'obiettivo era giocare sporco, lottando per sopravvivere.
La Savate come forma di difesa era l'arte dei delinquenti e disadattati sociali, i nobili non sapevano che gli scontri si verificavano nei peggiori luoghi di Parigi. Nel corso del tempo, l'arte si è affinata, le tecniche divennero più raffinate e studiate le applicazioni. Quando la Savate fu riconosciuta come un sistema di combattimento efficace, divenne un sistema di difesa per gli uomini eleganti dell'alta società.
D'altra parte, i marinai meridionali francesi svilupparono una forma di combattimento chiamata Chausson che consisteva principalmente nell'uso delle gambe, mentre le mani manovravano la barca per esempio per l'equilibrio. I combattimenti erano comuni tra i marinai e coloro che conoscevano il Chausson avevano un grande vantaggio.
La Savate è una combinazione di diversi sistemi di combattimento, e tutti hanno contribuito a quest'arte, composta da urti e posizioni uniche nel mondo delle Arti Marziale.
La Savate ha sviluppato la propria pratica basandosi principalmente su quello che si sapeva essere tecniche utili e quali no.
Un grande studioso di quest'arte fu Michael Casseux, che trascorse molto tempo nei bar, vita notturna, ecc., notando tecniche di combattimento da strada, trascrisse le mosse e ne studiò le loro applicazioni nel dettaglio, da queste annotazioni ne nacque un libro: La Teoria del Savate, dove divise l'arte in 15 divisioni tecniche e 15 divisioni di gambe con l'aggiunta di tecniche di bastone. Casseux diffuse e insegnò la Savate alla nobiltà francese, questo gli permise di emergere dai bassifondi di Parigi.
Tra i suoi allievi vi era Charles Lecour il quale quando fu sconfitto da un pugile inglese realizzò che alla Savate mancava qualcosa. Lecour iniziò a studiare la boxe inglese e riscontrò le carenze di pugni nella sua Arte.
Lecour riconobbe la validità delle tecniche di entrambi i sistemi, li combinò e creò la Boxe Française, o boxe francese. Da lì la Savate si diffuse rapidamente in tutta la Francia.
Uno dei più famosi professionisti di Savate fu Joseph Charlemont, che fu il responsabile di aver portato l'arte ad un altro livello, scrisse molti libri sistematizzandola e aiutando ad affinare l'arte, uno degli aspetti più importanti dell'arte della boxe francese è il combattimento con il bastone.
Il suo libro è molto completo, sviluppa le tecniche di pugni, piedi e bastone e visualizza il combattimento confrontandolo con le tecniche parigine degli antenati della Savate.
La Savate non è un'arte marziale nota in tutto il mondo, ma questo non significa che non sia efficace.
Approdata in Italia nel 1898, la savate viene attualmente praticata in Europa e nei paesi francofoni di Asia e Nord America. Attualmente le migliori scuole rimangono quelle francesi, ma anche in Italia si preparano ottimi atleti. In special modo in Liguria vi è una forte tradizione a questo sport risalente ai primi del novecento, non a caso si trovano tuttora nei manuali alcuni colpi definiti alla genovese che sono tuttavia in disuso nella pratica agonistica a causa della loro pericolosità.
La savate è quasi per ironia il nome delle ciabatte che i marinai francesi indossavano abitualmente all'epoca; il motivo sta nel fatto che buona parte dell'evoluzione della savate sta nei viaggi compiuti dai marinai soprattutto nei paesi orientali, dove vennero affascinati dalle tecniche di piedi delle arti marziali locali. Imitando queste tecniche, si ampliò il bagaglio di tecniche di gamba dello stile, e, attraverso le inevitabili correzioni stilistiche negli anni, si è arrivati alla forma in cui tutti gli artisti marziali la conoscono, praticanti e non. Attualmente le manifestazioni più importanti sono i Campionati Mondiali, gli Europei e il Campionato di Francia, molto seguito a causa dell'elevato livello tecnico dei partecipanti.

Tecniche di braccia

Le tecniche di braccia utilizzate nella savate sono le stesse tecniche usate nel pugilato: diretto, gancio e montante.

Colpi di piede

Tutti i calci tranne lo Charlemont possono essere eseguiti sia con la gamba avanzata che con la gamba arretrata e possono essere portati in linea bassa, mediana e alta. I calci possono essere combinati con colpi di braccia e portati in sequenza, fintati oppure doppiati. I calci possono essere anche acrobatici e ne esistono altri oltre a quelli elencati, considerati colpi base.
  • Fouetté:
Il fouetté è uno dei calci più usati nei combattimenti. Le parti con cui si colpisce l'avversario sono la punta e il collo del piede. L'esecuzione del calcio prevede una fase di "caricamento", nella quale il ginocchio viene portato verso l'alto, e una fase di distensione, nella quale si viene a contatto con il bersaglio. Per i fouetté portati al viso o allo stomaco il caricamento è più marcato, mentre per il fouetté basso il caricamento è minore e la gamba portante si flette leggermente. Questo colpo può essere doppiato, nel senso che, una volta portato il colpo, lo si può ripetere in modo molto rapido, senza riportare il piede a terra. Il fouetté basso portato con la gamba arretrata è un calcio molto efficace, così come i fouetté alti o allo stomaco portati con la gamba avanzata.

  • Chassé:
La tecnica di esecuzione dello chassé è simile al fouetté, ma la parte con cui si colpisce l'avversario è il tallone. Questo calcio, oltre che in fase d'attacco, è molto utile in difesa, dato che si può bloccare l'avversario durante l'esecuzione di un calcio. In questo caso è anche chiamato arresto. Gli chassé possono essere eseguiti anche saltati, oppure effettuando un passo in avanti con la gamba arretrata, che passa dietro alla gamba avanzata: in questo lo chassé diventa incrociato. Un particolare tipo di chassé è quello tornante: il colpo viene eseguito dopo una rotazione sulle punte, e viene portato con la gamba arretrata. Può essere eseguito in risposta ad un fouetté dell'avversario, dopo averlo parato in modo tale da spazzare via la gamba dell'avversario.

  • Charlemont:
Questo calcio viene eseguito con la gamba arretrata, lanciando il piede di taglio contro la tibia dell'avversario. Al momento dell'impatto, o anche leggermente prima, si può raccogliere il ginocchio ed eseguire un fouetté al viso: si tratta di una finta molto spettacolare ed efficace perché se eseguita in modo molto rapido disorienta l'avversario. Un altro colpo eseguito a partire dallo Charlemont è la "sforbiciata": al momento dell'impatto la gamba portante si solleva ad eseguire un fouetté mentre la gamba con cui in precedenza è stato eseguito lo Charlemont diventa a sua volta gamba portante, il tutto eseguito con un salto.

  • Reverse:
Il calcio consiste in un movimento circolare a gamba tesa per colpire al viso o spostare i guanti dal viso dell'avversario e poterlo colpire successivamente con un colpo di boxe. L'avversario viene colpito con il la punta o con il dorso del piede.

Competizione

Regole

A differenza di discipline affini come Full Contact, Kick Boxing, Muay Thai e Taekwondo, dove si combatte a piedi nudi, nella savate si usano delle scarpe senza tacco con suola e punta rinforzate. I colpi vengono portati con il collo, con la punta del piede e con i talloni. Si può colpire l'avversario ovunque tranne che sulla nuca o nel triangolo genitale, mentre un colpo portato sulla schiena non viene richiamato dall'arbitro ma non comporta nessun punteggio per chi lo sferra. I colpi non hanno tutti lo stesso valore: i calci al viso, e in generale tutti quelli portati con le gambe (tranne quelli bassi) valgono di più di una serie infinita di colpi portati con le braccia.
L'equipaggiamento dei tiratori comprende, oltre che la caratteristica divisa detta Accademica, il caschetto (usato solo in alcune categorie), il paradenti, i guantoni, la conchiglia, i paratibie (anche quest'ultime vengono usate solo in alcune categoria) e le scarpette rinforzate da savate. Nella savate esistono tre tipi di competizione: l'assalto, il precombat e il combattimento di prima serie.

Tipi di competizione

Assalto: È la competizione più diffusa, si sviluppa in tre riprese da un minuto e mezzo; i tiratori sono tenuti a portare i colpi affondandoli leggermente. In caso di colpo non controllato l'atleta interessato viene richiamato dall'arbitro; al terzo richiamo il tiratore viene squalificato. Nonostante ciò si tratta di competizione vera e propria, dove gli atleti sono portati a mostrare il meglio delle tecniche apprese, cercando di lasciare il minor spazio possibile all'avversario. Il vincitore viene decretato dai giudici di gara, che valutano solo i colpi portati a segno e soprattutto lo stile dell'atleta.

Precombat: Il combattimento di seconda serie si sviluppa in tre riprese da due minuti. Il contatto è pieno e il KO valido. I tiratori indossano tutte le protezioni, come nell'assalto. Il vincitore dell'incontro viene decretato dai tre giudici ai lati del ring in base alla potenza e alla precisione dei colpi.

Combattimento di prima serie: questo tipo di competizione non prevede l'uso di caschetto e paratibie, le riprese sono cinque; è riservato ad atleti esperti o da professionisti.

venerdì 5 aprile 2013

KARATE KYOKUSHIN



Il kyokushin karate ("via della verità" o "verità assoluta") è uno stile di karate fondato dal maestro Masutatsu Ōyama (Grande Montagna) (1923-1994) e ufficialmente iniziato nel 1961 in occasione dell'apertura di un dojo a Los Angeles, sebbene Oyama fosse noto anche fuori dei confini del Giappone, e in particolare negli Stati Uniti già dagli anni cinquanta.
Il kyokushin karate è uno stile di karate a contatto pieno e viene detto anche Full Contact Karate o karate contact o Fighting Karate in inglese o Kenka Karate in giapponese.
Ispirato al Confucianesimo e alla filosofia Zen, lo stile di karate è la sintesi delle esperienze del maestro Mas Oyama che sin da giovanissimo si è dedicato alle arti marziali praticando il judo e la boxe. Determinante per la sua formazione la frequentazione del dojo di Gichin Funakoshi (futuro fondatore del Karate Shotokan), presso l'università Takushoku, dove inizia a studiare con dedizione il Karate di Okinawa. Tra le esperienze del fondatore del kyokushinkai l'ingresso nella Butokukai, l'accademia formativa dell'Arma Imperiale Giapponese, specializzata in guerriglia, spionaggio e combattimento a mani nude, dove Oyama passa 2 anni.
Lo stile è improntato ad una severa disciplina dei praticati e ad un allenamento particolarmente rigoroso. In gara si prevede il contatto pieno e nessuna protezione.
I gradi di perfezionamento sono distinti con i vari colori delle cinture che gli allievi indossando su una divisa rigorosamente bianca e sono nell'ordine: bianco, giallo, arancione, verde, blu, marrone e nero.
L'associazione "karate kyokushinkai" conta oggi migliaia di allievi con scuole sparse in tutto il mondo e sede principale a Tokyo. Al vertice dell'organizzazione il maestro Kancho Shokei Matsui ha sostituito Oyama dopo la sua morte nel 1994. L'organizzazione risulta comunque divisa perché altri illustri allievi ritengono di essere i veri eredi dello stile di Oyama. In Italia l'organizzazione di riferimento è la AIKK presieduta da Shihan Wakiuchi (uno dei più eclettici allievi di Mas Oyama) con sede principale a Messina

Storia

Origini

Il fondatore del Kyokushin, Masutatsu Oyama, nacque a Choi Yong-i il 27 luglio 1923 in Il-Loong, Corea,
circa 180 miglia da Seoul. Figlio di Sun Hyung (proprietario terriero e sindaco della città), ha avuto un'infanzia felice, era ben educato e suo padre lo incentivò a praticare gli sport e le arti marziali, durante il lungo periodo dell'occupazione giapponese. A quel tempo, un uomo che lavorava con il padre, dopo giorni di insistenze da parte del piccolo Hyung Yee, accettò di insegnargli la Shaolin Boxing e il Chabee. 
Si allenò con lui per cinque anni.
Nel 1937, il Giappone era in guerra con la Cina. Hyung Yee Masutatsu cambiò il suo nome in Oyama e imparò il giapponese. Oyama scelse questo nome, perché significa "bella montagna".
In Giappone viene addestrato come aviatore. Continua la sua formazione nelle arti marziali, con la boxe, e con il Judo. Un giorno vide una dimostrazione di karate, che attirò la sua attenzione e così iniziò a studiarlo nel dojo di Gichin Funakoshi (fondatore del Karate Shotokan) alla Takushoku University.
Funakoshi si rese presto conto del potenziale di Oyama, i suoi pugni erano forti, il potere di Oyama era una combinazione di allenamento, forza naturale e gestione del Ki (energia vitale, combinazione di energie fisiche e mentali concentrate nell'addome). Ben presto si distinse tra gli altri, a 17 anni ricevette il secondo Dan da Funakoshi.
All'età di 20 anni Oyama entra nella Marina Imperiale Giapponese, ed ottiene il quarto Dan.
Anche nel Judo, Oyama in breve tempo e raggiunse il quarto Dan.
In questo periodo, Oyama entra nel Butokakai (l'accademia dell'esercito imperiale giapponese), ove si specializzerà in anti-guerriglia, combattimento e spionaggio. Rimase nell'accademia per due anni finchè si è conclusa la seconda guerra mondiale. Oyama fu profondamente colpito dalla guerra e le sue conseguenze in Giappone, ma non lasciò mai il suo apprendistato nelle arti marziali e continuò ad allenarsi sotto la direzione del Maestro So Nei Chu, che era coreano come lui in Giappone e un esperto del Goju Ryu. So Nei Chu, è stato un allievo diretto del fondatore del Grande Maestro Chojun Miyagi.
L'insegnante, vedendo la grande forza fisica e tecnica di Oyama, lo incentivò ad allenarsi in montagna, di ritirarsi per rafforzare la sua anima e fargli controllare la sua grande forza.
Mas Oyama, trascorse 14 mesi di duro allenamento in montagna, portando la sua resistenza fisica al limite e superandolo, al punto che sviluppò un'impressionante forza fisica per un essere umano.
Nel 1947, in Giappone, decise di testare le proprie abilità nel primo Campionato Nazionale di arti marziali, di cui divenne il campione. Anche così, non si sentiva soddisfatto, pensava che l'isolamento non era sufficiente, così decise di andare sulla montagna Kiyozumi a Chiba.
Fu allora che cominciò un addestramento ancora più difficile di quanto avesse fatto prima, 12 ore al giorno, ogni giorno, senza riposo. Rompendo le pietre, usando gli alberi come makiwara, le sue mani divennero delle armi che potevano facilmente rompere le ossa e strappare la carne umana, di giorno in giorno si fece più forte. Riuscì a portare la sua forza a un livello disumano. A parte l'addestramento del corpo, studiò i classici dello Zen, meditava sotto le acque gelide delle cascate, esplorando diversi livelli di meditazione e raggiungendo una concentrazione incredibile.
Dopo 18 mesi, era più forte che mai, soprattutto nello spirito. Per dimostrare la sua abilità, Oyama affrontò dei tori, per un totale di 52, di cui 3 sono morti per lo shock e a 49 ruppe le corna con il suo potente Shuto (colpo con il bordo della mano).
Le persone che hanno assistito a questi eventi non potevano credere a quello che vedevano, quando Oyama andava dicendo che voleva affrontare un toro, tutti pensavano che fosse pazzo, che dopo tanto tempo passato da solo in montagna non si rendeva conto di quello che stava facendo.
Il Maestro Oyama era famoso per questi eventi, e finora nessuno ha avuto il coraggio di ripeterli. Nel 1952, si recò negli Stati Uniti, facendo diverse dimostrazioni dal vivo, e apparire in tv dimostrando il suo stile di karate, combattendo, eseguendo i Kata, frantumando bottiglie, blocchi di ghiaccio, ecc..
Negli anni successivi, fu contestato da diversi lottatori, perchè il combattimento non durava più di tre minuti, i suoi pugni erano troppo potenti, nessuno riusciva a stare in piedi. Era anche conosciuto per i suoi potenti calci alla testa che mandavano KO qualsiasi avversario.
Il suo unico obiettivo era quello di vincere i combattimenti, così dava il 100% in ogni scontro.
Nel 1953, Oyama aprì il suo primo dojo a Ikebukuro, a Tokyo.
Nel 1957, aveva 700 membri, nonostante il rigoroso addestramento che causava l'abbandono di molti. Molti studenti provenivano da altri stili, e iniziarono ad addestrarsi al combattimento full contact. Le lesioni erano comuni, di tutti i tipi in quanto le regole erano poche, ed era normale subire una tecnica di pugno o piede al viso, ai genitali o al torace.
Si dice che gli allenamenti di Oyama durassero fino a 12 ore e che sempre mantenne la stessa intensità, il resto non era un'opzione. Oyama fu sempre un insegnante molto carismatico, esigente e rispettoso della tradizione e delle etichette all'interno del Dojo, sempre cercando di essere il migliore e migliorare il suo karate. Sono famosi gli stage organizzati dal Maestro Oyama, che evidenziavano la durezza dei metodi di allenamento, la raffinatezza della tecnica e soprattutto la forza dei partecipanti, spinti al limite. Il Maestro spiegava ogni tecnica in dettaglio, sia l'esecuzione dell'applicazione, nonché i vantaggi e gli svantaggi di essa, presentando i contro e le variazioni nelle diverse situazioni. Questi stage si svolgevano in montagna, in spiaggia, sulla neve o in un qualsiasi ambiente naturale scelto da Oyama, e gli esercizi erano tra i più vari, come la corsa sulla neve, praticare il kumite in mare, alpinismo, colpire gli alberi, allenare posizioni perfette su terreni irregolari, arrampicarsi sugli alberi, ecc.
Lo stile Kyokushin si caratterizza anche per il kumite (kumite contro 100 uomini), in cui un professionista deve affrontare 100 karateka, uno per uno, senza riposo, in pieno contatto.
Sono pochi al mondo coloro che sono riusciti a completare questa prova, molti si sono fermati a 30 o 50 karateka, che indubbiamente è già una prova concreta.

Successivamente, Oyama, si allenò inoltre sotto Yoshida Kotaro, un famoso Daito-ryu Aiki-jujutsu/Yanagi-ryu Aiki-jujutsu maestro, da quale ha ricevuto un'antica forma di grado: menkyo kaiden - , un rotolo di carta che significa dominio, da Kotaro. Questo rotolo di carta si trova ancora in mostra presso l'Honbu dojo di Tokyo.
Lo scopo era quello di sviluppare una forma di Karate che sapesse contrapporsi alla Muay Thai e al Taekwondo, al fine di ridare dignità allo spirito nipponico già pesantemente provato dal dopoguerra. Ispirato al Confucianesimo e alla filosofia Zen, il Kyokushin nella mente di Oyama Sosai (fondatore) era dunque un laboratorio dove dovevano confluire le tecniche più efficaci prodotte dalle varie Arti Marziali e Sport da Combattimento da lui studiate: dal karate al pugilato, dalla Muay Thai al Taekwondo, dal judo al wrestling. Una sorta di preludio al fenomeno che sarebbe poi esploso negli anni Novanta sotto il nome di Mixed Martial Arts (MMA).
Negli anni degli esordi la durezza degli allenamenti promossa sotto Oyama era proverbiale. Non era infrequente assistere quotidianamente a incidenti come naso e denti rotti, svenimenti ecc. Ciò se da un lato alimentava il mito del "karate più forte al mondo" dall'altro ne impediva una reale diffusione di massa. Serviva una soluzione che Oyama trovò nel bando dei pugni al viso nel regolamento di gara.
Così facendo si evitarono gli incidenti ma con un effetto collaterale. Quella che infatti doveva essere nelle intenzioni di Oyama un intelligente strumento di diffusione tra gli amatori si trasformò negli anni a venire in un enorme limite soprattutto nelle occasioni di confronto con altre Arte Marziali e Sport da Combattimento che iniziarono a spopolare negli anni Novanta (MMA).
Con l'intenzione di ripristinare l'onore perduto del Kyokushin il M° Hatsuo Royama, uno dei più illuminati allievi di Mas Oyama, fonda così la Kyokushin-kan International, unica Organizzazione di Kyokushin giapponese a promuovere la pratica di combattimento con pugni al viso, lotta in piedi e a terra. Bandendo l'eccessiva commercializzazione, il M° Royama intende ripristinare lo spirito antico del Kyokushin Tradizionale preservando l'incolumità fisica del praticante, coltivandone al tempo stesso la formazione spirituale.

Tecniche ed Addestramento

L'addestramento del Kyokushin consiste di tre elementi principali: (1) la tecnica, (2) le forme, e (3) il combattimento. Questi sono assegnati come le tre "K" dopo le parole giapponesi per loro qualche volta: il kihon (tecnica), il kata (forme), e il kumite ( combattimento).

Tecnica (kihon)

Il sistema di Kyokushin è basato sul karate tradizionale come lo Shotokan e il Goju-ryu, ma incorpora molti elementi degli sport da combattimento come boxing e kickboxing nel kumite. Molte tecniche non si trovano negli altri stili di karate. In questa forma di karate l'istruttore e tutti i suoi studenti devono prendere parte a un duro combattimento preparandosi per un pieno contatto. Diversamente dalle altre forme di karate, il Kyokushinkai pone ampia enfasi sul combattimento a contatto pieno che viene svolto con guanti ed attrezzatura protettiva. Questa apparente violenza si tempra in quanto non sono permessi pugni al viso degli avversari, puntando comunque a ridurre la possibilità di un danno serio, ginocchia e calci alla testa e al volto, sono permessi.
Tecnicamente, il Kyokushin è un stile circolare. Questo è in opposizione al karate Shotokan che è ritenuto uno stile lineare e più vicino a Goju-ryu, un altro stile quasi sempre circolare. Lo Shotokan e il Goju-ryu furono i due stili di karate che Oyama imparò prima di creare il proprio. Comunque, Oyama studiò Shotokan solamente per un paio di anni prima di cambiare con il Goju-ryu dove lui trovò il suo addestramento avanzato. Questo è riflesso nel Kyokushin dove il primo addestramento assomiglia al vicino Shotokan ma gradualmente diviene più vicino alle tecniche circolari e alle strategie del Goju-ryu.

Combattimento (kumite)

Il combattimento, chiamato anche kumite, è usato per addestrare le varie tecniche all'interno di una situazione di combattimento. Il combattimento è un'importante parte dell'addestramento nelle tante organizzazioni di Kyokushin, specialmente ai livelli superiori e solitamente con gli studenti esperti.
Nelle maggiori organizzazioni di Kyokushin, colpire con la mano e con il gomito alla testa ed al collo sono proibiti. Nonostante questo, i calci alla testa, i colpi di ginocchio, i pugni al tronco superiore e calci all'interno ed all'esterno della gamba sono consentiti. La velocità e il controllo sono strumentali nel combattimento ed in un ambiente di addestramento non vi è l'intenzione di entrambi i professionisti di ferire il proprio avversario tanto quanto lui di eseguire con successo il colpo corretto. In un combattimento da gara con knock-down karate le regole sono significativamente diverse dove l'obiettivo è di tirare giù un avversario. Il pieno contatto nel combattimento del Kyokushin è considerato come l'ultima prova di forza, di rersistenza, e di spirito.

Tipologie di combattimento

Jissen Kumite (Sportivo)

È la tipologia di combattimento tipica del Kyokushin attualmente praticata nelle maggior parte delle competizioni sportive. Si tratta di regolamento a contatto pieno dove è possibile colpire l'avversario con tecniche di pugno nudo al corpo (dunque non al viso), di calcio (su tutto il corpo) e di ginocchio (senza clinch).
Non si usano protezioni di alcun tipo, fatta eccezione per la conchiglia e il paradenti (facoltativo). Le tecniche di pugno sono tipiche del Kyokushin, mentre le tecniche di calcio e di ginocchio sono molto simili a quelle della thai boxe. Non sono previste tecniche di proiezione e lotta a terra.

Sogu Kumite (Tradizionale)

Il progetto Sogu Kumite vuole ricreare quello che nel tempo è andato perduto e cioè quello spirito di apertura che permise al Kyokushin di stupire il mondo 50 anni prima delle Mixed Martial Arts (MMA).
L'atleta di Kyokushin-kan è un budoka completo in grado di confrontarsi con i praticanti di qualsiasi Arte Marziale o Sport da Combattimento.
Il percorso è graduale e prevede l'integrazione del Kyokushin con le tecniche di boxe, judo, muay thai, taekwondo, aikido e brazilian jiujitsu.
Il combattimento prevede tecniche di pugno (anche al viso), calci (su tutto il bersaglio, dalle gambe al viso), proiezioni, leve e strangolamenti.
Nel regolamento agonistico per dilettanti si utilizzano guantini, paratibie, conchiglia, paradenti e caschetto protettivo (con o senza grata). I professionisti combattono invece con guantini, conchiglia e paradenti.

Autodifesa

Anche conosciuto come Goshin-jutsu, le specifiche techiche di autodifesa unite alla strategia derivano dagli studi di Mas Oyama Daitō-ryū Aiki-jūjutsu sotto Kōtarō Yoshida. Queste tecniche non furono mai costituite nel sistema di classificazione formale, e il kyokushin crebbe orientato come sport mentre l'addestramento all'autodifesa cominciò a cadere nell'oblio. Oggi viene praticata solamente in un numero limitato di dojo.

Gradi

Ordine di cintura nel Kyokushinkai
Bianca MUKYU


Arancione 10 & 9 KYU


Blu 8 & 7 KYU


Gialla 6 & 5 KYU


Verde 4 & 3 KYU


Marrone 2 & 1 KYU


Nera DAN (tutti i gradi)





Il colore delle cinture trae la sua origine dallo Judo, così come la divisa per l'addestramento 'gi', o più correttamente in giapponese, 'dōgi'. Nel Kyokushin l'ordine delle cinture è il seguente:
10° kyu Arancione Jokkyu
9° kyu Arancione + Kyuku
8° kyu Blu Hachikyu
7° kyu Blu + Nanakyu
6° kyu Gialla Rokukyu
5° kyu Gialla + Gokyu
4° kyu Verde Yonkyu
3° kyu Verde + Sankyu
2° kyu Marrone Nikyu
1° kyu Marrone + Ikkyu

Ogni cintura colorata prevede due livelli, con il secondo indicato mediante una striscia sulla medesima cintura. La cintura bianca, comunque, non rappresenta un livello e serve solamente per tenere il 'gi' a posto. In altre parole, la cintura bianca è usata da principianti ancora non classificati. A partire dalla cintura nera, invece, la classificazione avviene tramite i DAN e non più i kyu.
Esistono molte idee su come si codificarono i colori delle cinture, qualcuna più romantica di altre. Una storia caratteristica afferma che agli studenti di una scuola di karate veniva data una cintura bianca. A seguito dell'uso, le cinture degli allievi si sarebbero gradualmente macchiate di scuro ed eventualmente una persona che era di un livello elevato e che si era addestrato per molto tempo ne avrebbe quindi avuta una nera/marrone/sporca. Questo è un modo ispiratore per incoraggiare gli studenti ad addestrarsi più duramente, ed avrebbe la sua base in verità nel fatto che chi pratica arti marziali, come regola generale, non lavi la cinture dopo essersi allenato. Comunque, non esiste prova di questo, così come non c'è alcuna regola rigida secondo i giapponesi: l'idea romantica della cintura che contiene lo spirito di addestramento e la fatica di anni è generalmente inventata in Occidente. La tradizione di lavare solo lievemente la cintura è basata più probabilmente sulla motivazione pratica che perdono il loro colore se lavate spesso.

Influenza sugli altri stili con il K.O.

Il Kyokushin ha avuto una grande influenza su molti altri stili, e sul karate il modo di competere è usato ampiamente. Come gruppo questi stili sono chiamati stili di atterramento, o stili di karate da K.O. Molti altri stili di karate originati dal Kyokushin, come Ashihara Karate, Budokaido, godokai, Enshin Karate, Seidō juku, Shidōkan e Seidokaikan (lo stile che ha dato origine ai tornei di kickboxing K-1) sono anche stili da KO che utilizzano delle variazioni nelle regole di gara. Indipendentemente da pochi altri stili come il Kansuiryu Karate Degli stili che originano dal Kyokushin come il Daido Juku e i suoi derivati, il giapponese Zendokai, è stato influenzato anche fortemente dalle tecniche di Kyokushin, e ha scelto di abbandonare il tradizionale KO per le Mixed martial arts come regole di gara.
Nel 1975, il libro di Oyama pubblicato in Giappone Karate essenziale (Essential Karate), con una varietà di immagini e spiegazioni semplici per i professionisti di tutti i livelli. Il libro è molto completo, ha anche varianti di tecniche di base, difesa personale, formazione complementare, la terminologia, la concorrenza, regolamentazione, Jiyu kumite (combattimento libero), kata, le pause (tameshiwari), ecc. Mas Oyama ha scritto 22 libri che sono stati tradotti in 19 lingue, il che riflette la sua filosofia e il suo modo di vedere il Karate. Il nome Kyokushin, che significa "verità ultima" è stato adottato nel 1964, l'arte ha continuato a espandersi da più di 120 paesi ed è attualmente una delle maggiori organizzazioni di arti marziali del mondo. Nell'aprile del 1994, Mas Oyama è morto di cancro ai polmoni, lasciando un'eredità per l'umanità, il Kyokushin Karate, uno dei più difficili stili di combattimento del mondo.