sabato 19 settembre 2015

Kick jitsu

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Kick jitsu è un moderno sport da combattimento italiano inserito all'interno della FIKBMS, la federazione italiana di kickboxing riconosciuta dal CONI. Nata negli anni '80 attraverso la fusione innovativa delle tecniche e metodologie di combattimento della kickboxing e quelle del jujitsu, la kick jitsu o kickjitsu è regolata in Italia dalla FIKBMS attraverso una commissione tecnica nazionale che è presieduta dal maestro Patrizio Rizzoli, che riveste anche il ruolo di direttore e commissario tecnico nazionale. In Italia la disciplina è diffusa soprattutto in Toscana, Calabria e Liguria. La kickjitsu è uno sport spettacolare nel quale ai calci e pugni tipici della kickboxing si aggiungono leve e proiezioni del jujitsu ma anche di altre discipline affini come il pancrazio e l'hapkido. Il regolamento prevede che nello scontro tra due contendenti venga assegnata la vittoria a chi riesce a schienare e a tenere per dieci secondi a terra l'avversario o a chi lo costringe alla resa con una leva o una immobilizzazione. La versione full (cioè dov'è previsto il KO) della kickjitsu è la shoot boxe.

venerdì 18 settembre 2015

Yakuza

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La yakuza (hiragana: やくざ, katakana: ヤクザ), chiamata anche gokudō (極道) è una tradizionale organizzazione criminale giapponese suddivisa in numerose bande dette kumi o – nella terminologia legale – bōryokudan (暴力団 letteralmente "gruppo violento").
I loro appartenenti a volte le definiscono ninkyō dantai (任侠団体), nome il cui significato è accostabile a quello di "onorata società". Nella letteratura e nella stampa occidentale solitamente vi si riferisce con il termine generico di "mafia giapponese" o Borekudan ("bo: rekudan"). La yakuza è basata sui valori della famiglia patriarcale di acritica obbedienza ai principi di stretta osservanza con il capo e una serie di regole (codice della mafia), che prevedeva alla violazione un'inevitabile punizione. La stabilità e la durata dei vari clan yakuza forniscono un rapporto specifico tra il capo e i suoi subordinati e la conservazione delle ("fraterne") relazioni orizzontali tra i membri di rango e subordinati del gruppo.
La yakuza è strettamente intrecciata nella vita economica e politica del Giappone e ha un certo numero di distintivi, ma le sue caratteristiche sono intrinseche. A differenza di altre strutture criminali del mondo, la yakuza non ha una ben definita zona territoriale di influenza, non si basa su legami familiari come la base strutturale della loro organizzazione e non cerca di mantenere il segreto sulla gerarchia interna, le dimensioni o la composizione della leadership (molti gruppi yakuza hanno il loro ufficiale logo, non nascondono la posizione della sede e il nome del capo; molti dei gruppi sono inoltre registrati sotto il "tetto" di varie associazioni patriottiche di destra o dei sindacati). Dal 1950 le autorità di contrasto giapponesi avevano il numero di conto dei membri ufficiali di gruppi yakuza. Se il tipico capo prima della guerra delle bande consisteva in un massimo di cinquanta membri, il raggruppamento del dopoguerra riunisce centinaia e magari migliaia di gangster. Nel 1958 la polizia stimò il numero di yakuza di 70.000 persone, nel 1963 184.000 uomini uniti in 5.200 bande, nel 1982 103.300 persone (più 2.400 bande) e nel 1988 86.300 persone (3.200 bande).
Nei primi anni novanta il numero della yakuza superò le 90.000 persone (anche se dopo l'adozione della legge antimafia il numero di gangster nei diversi anni scese a 79.300). Secondo i dati della polizia del 2002, i membri della yakuza sono pari a 85.300, nel 2005 circa 87.000 e nel 2007 quasi 85.000 secondo la direzione generale della polizia del 2008 messa sul conto di oltre 82.000 gangster. Secondo dati non ufficiali ci sono circa 110.000 membri attivi della yakuza uniti in 2.500 gruppi (famiglie). Un fattore importante che contribuisce al gran numero della yakuza è la strutturazione rigida della società giapponese, mentre i gangster sindacali svolgono una funzione sociale da "ultima spiaggia" per le persone che non hanno una famiglia completa o un normale funzionamento.

Divisione delle origini

Nonostante l'incertezza circa l'origine unica delle organizzazioni yakuza la maggior parte degli yakuza moderni derivano da due categorie emerse nella metà del periodo Edo (1603–1868): i tekiya, coloro che in primo luogo spacciavano merci illecite, rubate o scadenti; e i bakuto, coloro che erano coinvolti o partecipavano a giochi d'azzardo.
I tekiya ("venditori ambulanti") erano considerati uno dei più bassi gruppi sociali a Edo. Quando iniziarono a formare le loro organizzazioni presero alcune funzioni amministrative relative al commercio, come ad esempio l'assegnazione di stallo e la protezione delle loro attività commerciali. Durante le feste shintoiste questi venditori ambulanti aprivano le bancarelle e alcuni membri vennero assunti per agire come agenti di sicurezza. Ogni ambulante pagava l'affitto in cambio di un incarico di stallo e la protezione durante la fiera.

Caratteristiche

Il nome deriva da tre numeri, 8-9-3, che si traducono rispettivamente in hachi, kyuu e san (ha-kyuu-sa, da cui deriva appunto ya-ku-za), che costituivano il punteggio più basso di un gioco di carte nipponico, l'Oicho-Kabu (おいちょかぶ). Da questo si può capire che uno degli originali campi d'azione della mafia giapponese fosse il settore del gioco. L'origine della yakuza non è rintracciabile con precisione, ma deriva da varie organizzazioni legali o semi-legali dell'era feudale giapponese. L'esistenza della gran parte dei gruppi yakuza è nota al pubblico e molti dei loro membri non temono di rendersi pubblicamente identificabili, vestendo in modo appariscente ed esprimendosi a volte in un gergo peculiare. Difatti a causa del profondo radicamento nel territorio, dovuto in parte ai trascorsi del periodo feudale e alla protezione spesso fornita da gruppi legali di estrema destra — uyoku (右翼 letteralmente "destra") — la polizia giapponese ha grandi difficoltà nel combattere queste organizzazioni. Il più importante atto di legislazione antimafia in Giappone risale solo al 1995. Un altro segno distintivo dei membri di questi gruppi sono i grandi tatuaggi che tutti gli affiliati si fanno eseguire, ma che usualmente nascondono. L'associazione tra tatuaggi e yakuza in Giappone è tale che questa pratica è quasi completamente sconosciuta nel resto della popolazione; in tutte le palestre e piscine delle maggiori città giapponesi sono inoltre affissi cartelli che vietano l'ingresso a chi ha dei tatuaggi.
Le attività illegali delle quali si occupa la yakuza sono speculazioni finanziarie e immobiliari, traffico di droga e armi, estorsioni, gioco d'azzardo (soprattutto il pachinko), sfruttamento della prostituzione e infiltrazione nelle attività aziendali. Molti gruppi si sono spinti fino ad acquistare un piccolo numero di azioni di una grande corporazione per poter accedere alle riunioni del consiglio di amministrazione, dove gli inviati della banda commettevano atti di aperta intimidazione nei confronti dei soci a scopo di estorsione. Questi fatti non venivano quasi mai denunciati. La peculiarità fisica, caratteristica di questa organizzazione, è che ai suoi affiliati viene asportata la prima falange del dito mignolo. Tale rituale si chiama yubitsume ("taglio cerimoniale"). Ciò richiama alla mente il rapporto oyabun-kobun ("padre-figlio", "discepolo-maestro") e il significato più antico del gesto che simboleggiava l'espiazione delle colpe e la venerazione verso il maestro a cui viene consegnata la falange in un fazzoletto di stoffa pregiata. Tra i motivi che hanno sempre attirato verso la yakuza la simpatia della popolazione e un certo atteggiamento bonario delle istituzioni giapponesi, almeno fino al 1992, è il continuo richiamo solo teorico e la parvenza formale ipocrita di adesione al bushidō, codice di comportamento del samurai ispirato al senso del dovere e dell'onore (giri) e al sentimento umano (ninjo), caratterizzato dall'altruismo verso i più deboli e generosità verso i poveri. Valori travolti ormai da decenni in questo tipo di organizzazione nata in origine come una società di mutuo soccorso.

Storia

Anche se non chiare del tutto le origini della yakuza sono da rintracciare nel XVI secolo, ossia nel periodo Edo. L'allora Impero giapponese, fino a quel momento logorato da incessanti guerre, riuscì a trovare una certa stabilità politico-sociale durante lo shogunato Tokugawa. Nonostante ciò numerosi samurai, che fino a quel momento ebbero ruoli altisonanti, non riuscirono a inserirsi nel sistema burocratico e sentendosi ai margini della società si riunirono in piccoli gruppi chiamati hatamotoyakko, dediti all'oppressione della popolazione, considerati da molti i progenitori della yakuza. Ci sono anche teorie che propongono collegamenti coi ninja. Altri ritengono che i suoi antenati furono i machiyakko, bande di rōnin al servizio della gente indifesa, ma anche loro coinvolti, acquisì uno spirito prettamente nazionalista. L'organizzazione si specializzò inoltre in atti intimidatori nei confronti degli avversari politici e nella stipulazione di patti con persone autorevoli del mondo economico, garantendosi così posti sempre più rispettati e ingenti guadagni. L'organizzazione conobbe un periodo di crisi dopo la seconda guerra mondiale, quando il Giappone fu occupato dalle forze alleate guidate dagli Stati Uniti, ma riuscì a rimanere in attività e persino a guadagnarsi la stima della coalizione, approfittando delle divisioni interne al comandante supremo delle forze alleate (SCAP).
La yakuza ottenne il compito di mantenere l'ordine pubblico in cambio di appalti nell'edilizia. Fu così che la mafia giapponese rinacque e divenne ancora più influente di prima: si infiltrò nel Partito Liberal Democratico, fornì guardie del corpo ai politici più importanti, appoggiò campagne elettorali portando voti con le minacce e intervenne spesso nel settore industriale. Davanti al sempre più crescente potere dell'organizzazione lo SCAP adoperò misure drastiche, arrivando ad arrestare circa 50.000 persone, di cui solo una minima parte fu condannata. La sua vicinanza ai gruppi della destra neofascista e xenofoba viene confermata dalla protezione che fornì al terrorista nero latitante Delfo Zorzi.
Nel 1992 per poter ostacolare l'ascesa dell'organizzazione il governo giapponese emanò la legge anti-boryokudan, che dichiarò illegali tutte quelle associazioni che ricorrono a violenza e intimidazione. Inizialmente il provvedimento sembrò dare buoni frutti, in quanto più di mille membri furono arrestati e altre migliaia di loro uscirono dal giro per immettersi in attività a norma di legge, ma con il tempo si rivelò inefficace dato che i componenti dei clan scomparsi si unirono a quelli più potenti come Yamaguchi-gumi di Kobe e Sumiyoshi-kai di Tokyo, accrescendo così la loro supremazia.
Nell'estate del 2015 l'organizzazione ha visto una divisione interna da parte della Yamaguchi-gumi che prende il nome di Kobe Yamaguchi-gumi, continuando a usare logo e simboli della yakuza originale. La yakuza gode anche dell'appoggio di molti giapponesi che vedono in essa dei protettori su cui fare affidamento, nonostante numerose campagne di sensibilizzazione da parte del governo nipponico. Per questo i suoi adepti circolano tranquillamente con abiti prestigiosi a bordo di auto lussuose, mostrano con disinvoltura il loro biglietto da visita e si riuniscono in eleganti edifici dove è facilmente visibile il loro logo. A causa di ciò le forze dell'ordine giapponesi trovano numerose difficoltà nel fermare l'organizzazione.

Gruppi della yakuza

  • Aizukotetsu-kai
  • Asano-gumi
  • Azuma-gumi
  • Dojin-kai
  • Goda-ikka
  • Goto-gumi
  • Honda-kai
  • Ichiwa-kai
  • Inagawa-kai
  • Kantō-kai
  • Kishimoto-gumi
  • Kitamura-gumi
  • Kodo-kai
  • Kyokuryu-kai
  • Kokusui-kai
  • Kozakura-ikka
  • Kyodo-kai
  • Kyokuto-kai
  • Kyokuto-SakuraiSoke-Rengokai
  • Kyosei-kai
  • Kudō-kai
  • Matsuba-kai
  • Nakano-kai
  • Okinawa Kyokuryu-kai
  • Sakaume-gumi
  • Shinwa-kai
  • Shinwa-kai
  • Soai-kai
  • Suishin-kai
  • Sumiyoshi-ikka
  • Sumiyoshi-kai
  • Taishu-kai
  • Takumi-gumi
  • Toa Yuai Jigyo Kumiai
  • Tobe-kai
  • Yamaguchi-gumi
  • Yamaken-gumi
  • Yamano-kai

La yakuza nella cultura di massa

  • Nel 1975 il regista Sydney Pollack dirisse il film Yakuza con Robert Mitchum, Brian Keith e Ken Takakura, pellicola che descriveva con accurata precisione i meccanismi interni dell'organizzazione criminale e le sue ramificazioni all'estero, come negli Stati Uniti, secondo il soggetto cinematografico).
  • Nel 2006 è uscito il videogioco omonimo Yakuza e successivamente il seguito Yakuza 2, Yakuza 3, Yakuza 4, Yakuza 5, Yakuza 6, Yakuza 0 e Yakuza Kiwami. Dalla serie è tratto anche il film Like a Dragon. "Like a Dragon" è la traduzione letterale del titolo del gioco in giapponese.
  • Il manga Sanctuary di Sho Fumimura e Ryoichi Ikegami è interamente incentrato sul mondo della yakuza e sui rapporti di questa con il potere politico.
  • Il manga Nisekoi ha per protagonista il figlio di un capo della yakuza.


giovedì 17 settembre 2015

Aizukotetsu-kai

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Il Quinto Aizukotetsu-kai (五代目会津小鉄会), a volte scritto Aizu-Kotetsukai o Aizu Kotetsu-kai, con sede a Kyoto, è la quarta più grande organizzazione della yakuza in Giappone. Il suo nome è formato da quello della regione di Aizu, da "Kotetsu", un tipo di spada giapponese, e dal suffisso "-kai", ossia "società".
L'Aizukotetsu-kai fu fondata a Kyoto intorno al 1868, all'inizio del periodo Meiji. Gli affiliati all'Aizukotetsu-kai erano in origine i principali clienti del colosso dei giochi Nintendo, che ha cominciato la sua attività producendo carte hanafuda. Alcuni affiliati sostengono addirittura che il nome Nintendo sia stato scelto per evocare i princìpi della loro filosofia. Il primo carattere di ninkyo è infatti lo stesso di Nintendo. Ancora negli anni sessanta, i dipendenti dell'azienda dovevano controllare le macchine che distribuivano i mazzi di carte hanafuda e ritirare quelli difettosi. Se avessero avuto anche il minimo difetto, la yakuza avrebbe protestato. È una federazione di circa 100 gruppi della yakuza di Kyoto, che comprende all'incirca 7.000 membri.
Nel 1992 l'Aizukotetsu-kai è stato uno dei primi gruppi yakuza accusati sotto la nuova legislatura contro le attività illegali dei boryokudan, che dichiarò illegali tutte quelle associazioni che ricorrono a violenza e intimidazione. L'allora capo Tokutaro Takayama partecipò a una campagna pubblica contro le nuove leggi e il gruppo avviò una causa che venne rigettata dal Tribunale distrettuale di Kyoto, nel settembre 1995.
Nell'ottobre 2005 il gruppo ha formato un'alleanza con il Sesto Yamaguchi-gumi, il più grande clan della yakuza giapponese.

Capi

  • terzo (1975–1986) sōsai: Riichi Zukoshi (図越利一)
  • quarto (1986–1997): Tokutaro Takayama (高山 登久太郎)

mercoledì 16 settembre 2015

Bakuto

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I bakuto (博徒) erano giocatori d'azzardo che percorrevano il Giappone portando i loro giochi tradizionali dal diciottesimo secolo alla metà del ventesimo secolo. Furono precursori delle moderne bande criminali giapponesi conosciute come yakuza.

Storia

I Bakuto esercitavano il loro mestiere nelle città e nelle strade pubbliche del Giappone feudale, praticando giochi tradizionali come l'hanafuda e i dadi. Erano per lo più emarginati di vario tipo, che vivevano al di fuori delle leggi e delle norme della società. Tuttavia, durante l'era Tokugawa venivano di tanto in tanto assunti dalle amministrazioni locali per giocare con i lavoratori, al fine di riconquistare una parte del reddito in cambio di una percentuale.
Molti Bakuto usavano ricoprire il corpo con elaborati tatuaggi che spesso esponevano a torso nudo. Questa moda ha portato alla tradizione della yakuza moderna di tatuare tutto il corpo.
Quando i Bakuto si organizzarono in gruppi espandendosi in altre attività, come l'usura, la metà delle basi per la yakuza moderna era nata (l'altra metà proveniva dai Tekiya, un gruppo di venditori ambulanti).
Fino alla metà del XX secolo alcune organizzazioni yakuza che si occupavano principalmente del gioco d'azzardo si descrivevano come gruppi bakuto, ma questo era visto come obsoleto, e la maggior parte di essi vennero poi assorbiti in grandi gruppi yakuza più diversificati. Ad esempio la Honda-kai situata a Kobe fu una banda bakuto che dopo la seconda guerra mondiale formò un'alleanza con la Yamaguchi-gumi, ma venne presto superata dalla banda più grande.

martedì 15 settembre 2015

La suprema arte di estrarre la spada



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“La spada è l’anima, se l’anima non è giusta, a sua volta la spada non sarà giusta. Se si vuole imparare ad usare la spada bisogna imparare dall’anima”.
Shimada Toranosuke

Lo iaidō ("Via dell'unione dell'essere") è l'arte di estrarre la spada, sviluppata nel Giappone feudale nel periodo Nara (710-784). Si differenzia dal kenjutsu per le tecniche eseguite nel momento in cui il guerriero sguaina la spada.
L'influenza della dottrina zen e l'esaltazione della katana, come anima stessa del samurai, diede impulso alla nascita di diverse scuole in tutto il territorio nipponico.
Originariamente, quest'arte era praticata solo dalle caste guerriere giapponesi mentre oggi è diffusa in tutto il mondo grazie alla All Japan Kendō Federation. Questa federazione codificò le numerose tecniche utilizzate dai diversi maestri in solo 12 Kata (forme) dello stile Seitei Iai:


1. Ipponme
2. Nihonme
3. Sanbonme
4. Yonhonme
5. Gohonme
6. Ropponme
7. Nanahonme
8. Happonme
9. Kyuhonme
11. Junihonme
12. Juiponme

Le capacità del praticante di iaidō sono riconosciute dal tipo di spada che utilizza nel combattimento a due. Una volta assimilate le forme, la prima fase è eseguita utilizzando una spada di legno (bokken), successivamente una spada senza filo (iaito) e per i più esperti una vera katana (Shinken).
In Italia, lo iaidō è riconosciuta dalla Confederazione Italiana Kendo, insieme al Kendo, Jodo e Naginata.


lunedì 14 settembre 2015

Agura

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Agura (胡坐, lit., "seduta forestiera\barbara") è un termine giapponese con cui si indica il sedersi a gambe incrociate, con la natica sul pavimento (o su un cuscino collocatovi previamente) e le gambe innanzi, ogni piede al di sotto della gamba contrapposta.

Utilizzo

In Giappone la posizione agura è considerata informale se paragonata alla seiza (seduta adatta) per gli uomini ed è vista come un gesto da virago per le donne. Una posizione accettabile per una donna è invece quella di tenere entrambe le gambe dallo stesso lato del corpo mentre siede rilassata sul tatami. La seduta con lo stile agura viene però tollerata per coloro i quali nelle situazioni formali avrebbero difficoltà a sedersi secondo lo stile seiza, come ad esempio persone anziane o stranieri.

domenica 13 settembre 2015

Ai ai gasa

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Nella cultura giapponese l'Ai ai gasa (相合傘) (letteralmente condividere un ombrello) è il simbolo degli innamorati, equivalente ai cuori trafitti da una freccia in uso nel mondo occidentale. Viene rappresentato come un ombrello stilizzato, sotto al quale possono essere scritti i nomi dei due innamorati.

Origine

In Giappone, prima dell'era moderna, i rituali di corteggiamento erano molto rigidi. Per una ragazza non fidanzata era ritenuto sconveniente farsi vedere in pubblico in compagnia di un uomo che non fosse un parente (padre o fratello) e per questo motivo i giovani non avevano la possibilità di frequentare la ragazza che amavano. Il clima giapponese è caratterizzato da una lunga stagione delle piogge (conosciuta come tsuyu (梅雨)), durante la quale è indispensabile uscire di casa portandosi dietro un ombrello (kasa ()). Gli innamorati ricorsero allora ad uno stratagemma: stare insieme ad una ragazza riparandola dalla pioggia con il proprio ombrello era un comportamento galante ed accettabile, che dava ai due la possibilità di rimanere da soli ed iniziare a frequentarsi. Il gesto di condividere l'ombrello prese così una connotazione romantica, e ben presto l'ombrello divenne il simbolo utilizzato per indicare una coppia di innamorati.

sabato 12 settembre 2015

Aka manto

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Aka manto (赤マントin italiano "mantellina rossa") è il protagonista di una leggenda metropolitana giapponese incentrata su uno spirito maligno che infesta i bagni pubblici e le toilette delle scuole, chiedendo ai malcapitati avventori se desiderano una carta rossa o una carta blu (secondo altre versioni, offrirà un mantello rosso o blu).
Spesso descritto come un uomo bello in vita e braccato costantemente da ammiratori, ora Aka manto indossa una maschera per nascondere la sua faccia.

La leggenda

Secondo la leggenda, una volta che la vittima è seduta sul water di un bagno pubblico o di una scuola (possibilmente nella cabina più lontana dall'uscita), una voce misteriosa gli chiederà se vuole carta rossa o carta blu. A questo punto, lo sventurato si trova davanti a quattro possibilità, di cui solo una gli permette di salvarsi. Infatti:
  • Se risponde «rossa», sarà decapitato e fatto a pezzi fino a che i suoi vestiti non siano diventati rossi del suo sangue;
  • Se risponde «blu», sarà strangolato fino a che il suo volto non sia diventato completamente blu;
  • Se risponde con un altro colore, se sta zitto o se prova a raggirare Aka manto con la retorica, verrà trascinato direttamente negli Inferi;
  • Se risponde affermando di non volere carta, lo spirito se ne andrà lasciandolo in pace.
Come accade in molte leggende metropolitane, anche qui compaiono delle versioni alternative della stessa storia. In una, lo spirito è chiamato Aoi manto ("mantellina blu"); in un'altra chiederà all'avventore se vuole un mantello rosso o uno blu: se sceglie la prima opzione gli verrà strappata via la schiena; se opta per la seconda alternativa gli sarà estirpato tutto il sangue.
Una versione popolare della storia sostituisce la carta con un giubbotto: due poliziotti, un uomo e una donna, sono stati chiamati da una scuola dopo che una studentessa disse d'aver sentito una voce maschile nel bagno delle ragazze. La donna andò in bagno mentre il suo collega rimase fuori ad aspettarla e sentì che, all'interno di una cabina, una voce chiese: «Vogliamo mettere il giubbotto rosso?». Alla successiva risposta affermativa seguì un urlo improvviso e un forte tonfo: quando il poliziotto aprì la porta del WC, trovò la sua collega decapitata con il giubbotto rosso, poiché sporco di sangue.
Un'altra versione della storia afferma che la vittima avrà la testa infilata brutalmente nel water appena usato qualora dovesse rispondere alla domanda di Aka manto chiedendo carta gialla (o mantello giallo).



venerdì 11 settembre 2015

Ama

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Le ama (海女), note anche come uminchu nella lingua di Okinawa e come kaito sulla penisola di Izu, sono delle pescatrici subacquee in apnea tradizionali giapponesi.

Descrizione

La parola ama significa letteralmente “donna del mare”. Secondo la tradizione giapponese, questa figura esiste da circa duemila anni. Tradizionalmente, ed almeno sino agli anni sessanta, le ama non indossavano che un leggero panno, senza alcun ausilio per la respirazione sott'acqua. Ora, a seconda della regione, indossano una maschera, le pinne o, al massimo, una leggera tuta termica. La tradizione delle ama sta scomparendo, sostituita da donne che utilizzano una muta da sub completa.
Le ama sono note per la pesca delle perle, ma soprattutto per le immersioni in cerca di prodotti del mare (per il consumo o la vendita), come alghe, aragoste, polpi, ricci di mare, abaloni, ostriche. Di solito le ama hanno anche un altro lavoro ed hanno meno incidenti rispetto agli altri tipi di apneisti professionisti, in quanto non iperventilate.
Le ama possono continuare a immergersi fino in età avanzata. Nel 2003, l'età media delle ama era di 67 anni (le più giovani intorno ai 50 anni e le più anziane sugli 87 anni).
Le ama sono state immortalate sulle stampe ukiyo-e di Utamaro e Hokusai (Il sogno della moglie del pescatore ne è l'esempio più famoso) e sui francobolli. Esse appaiono, inoltre nel dorama della NHK Ama-chan e nei romanzi Il respiro degli Abissi di James Nestor e Si vive solo due volte di Ian Fleming, dal quale venne tratto il film Agente 007 - Si vive solo due volte, nel quale appare la pescatrice Kissy Suzuki.

giovedì 10 settembre 2015

Amigurumi

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Amigurumi (編みぐるみ, letteralmente "giocattoli lavorati all'uncinetto" o, talvolta, a maglia) è l'arte giapponese di lavorare all'uncinetto o a maglia piccoli animaletti o creature antropomorfizzate. Il nome è il risultato della combinazione delle parole giapponesi ami, che significa lavorare a maglia o all'uncinetto, e nuigurumi, che significa peluche.
Gli amigurumi non hanno un uso pratico; sono creati e collezionati per ragioni estetiche. Caratteristica estetica degli amigurumi è essere kawaii.

Tecniche

Gli amigurumi sono solitamente realizzati all'uncinetto a maglia bassa con la tecnica della lavorazione in tondo, ma possono essere anche lavorati ai ferri (anche in questo caso lavorando circolarmente con il goco di ferri o la tecnica del magic loop con ferro circolare e con ampio uso di tecniche avanzate quali i ferri raccorciati). Gli uncinetti o i ferri utilizzati sono leggermente più piccoli della norma, perché è necessario costruire una struttura che tenga ben stretta al suo interno l'imbottitura, solitamente formata da poliestere (fiberfill o imbottitura di cuscini), avanzi di filato in lana o bambagia; per lo stesso motivo i pupazzi sono generalmente realizzati in lana o in filato acrilico e non in cotone. Sono lavorati suddivisi in parti che successivamente vengono unite, ad eccezione di quelli che non presentano arti (aventi soltanto la testa e il busto), che possono essere trattati come un unico pezzo.

mercoledì 9 settembre 2015

Amitori-shiki

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Lo amitori-shiki (網取り式) o amitori hō (網取法) è un particolare metodo di caccia praticato in Giappone sin dal XVI secolo. Si ritiene che questo tipo di caccia sia stato sviluppato a Taiji, Wakayama da un cacciatore di nome Wada Kakuemon, a partire dalla tecnica precedente della caccia di gruppo (刺手).

Descrizione

Grazie ad un particolare accorgimento consentiva di attaccare cetacei di grandi dimensioni che gli europei non osavano all'epoca ancora attaccare. Le balene venivano spinte in acque poco profonde, a non meno di 400 metri dal luogo previsto per la cattura. Delle barche, posizionate in tre punti precisi, si disponevano a gettare le reti in acqua. A un dato segnale del capo equipaggio, gli uomini facevano forza sui remi, allontanando le imbarcazioni e gettando nello stesso tempo le reti in acqua, che così si allargavano. I battitori forzavano il transito della balena verso un passaggio lasciato aperto tra le reti spaventandola con rumori assordanti, battendo ad esempio sul fianco della barca. La balena si gettava quindi tra le reti, venendo poi arpionata allorquando ritornava in superficie per respirare.

martedì 8 settembre 2015

Binchōtan

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Binchōtan o carbone bianco o binchō-zumi (備長炭) è un tipo di carbone vegetale tipico del Giappone, utilizzato fin dal Periodo Edo. Durante l'era Genroku, un fabbro, Bitchū-ya Chōzaemon, iniziò a produrlo a Tanabe, Wakayama. Il materiale grezzo è la quercia, specificatamente la quercia ubame (Quercus phillyraeoides), albero ufficiale della Prefettura di Wakayama. Wakayama continua a produrre il carbone bianco di maggiore qualità, con la città di Minabe in testa alla produzione di binchōtan rispetto a tutte le altre del Giappone. Binchōtan è un tipo di carbone protuberante o carbone di legno duro.

Caratteristiche e benefici

La finezza e l'alta qualità del binchōtan sono attribuibili all'evaporazione ad alte temperature (1000° circa). Siccome non rilascia fumo o altri inquinanti, è il favorito dei cuochi unagi e yakitori. Essendo difficile riconoscerne l'esatto luogo di provenienza, il termine binchōtan indica tutto il carbone bianco prodotto in Giappone e all'estero, comprendendo tutte la varietà.
Binchōtan non viene utilizzato esclusivamente come combustibile, ma può essere utilizzato anche come filtro per le sostanze nocive, grazie ai piccoli pori che lo caratterizzano. Difatti questi ultimi assorbono l'umidità dell'aria, facendo del carbone bianco un eccellente regolatore di umidità. Ci sono anche altri benefici e vantaggi nell'uso del carbone bianco: assorbe gli odori sgradevoli del cibo cucinato. Attualmente ci sono molti prodotti a base di binchōtan, ad esempio shampoo, lozioni, deodoranti, prodotti per il bagno o di bellezza.

lunedì 7 settembre 2015

Bonbori

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Il bonbori (ぼんぼり・雪洞) è un tipo di lampada di carta giapponese, normalmente di profilo esagonale ed utilizzata nelle festività. Può pendere da un filo o da un piolo. Famoso è il Bonbori Festival (ぼんぼり祭り Bonbori Matsuri), tenuto annualmente al Tsurugaoka Hachiman-gū in Kamakura, Kanagawa. Gli artisti dipingono all'incirca quattrocento bonbori, eretti per l'occasione sul suolo del santuario.

domenica 6 settembre 2015

Daba

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Il termine daba è riferito alla tradizionale religione dei mosuo, detti anche moso, un piccolo gruppo etnico i cui membri vivono in alcuni villaggi montani ai confini tra le province cinesi dello Yunnan e del Sichuan e della Regione Autonoma del Tibet, in particolare lungo le rive del lago Lugu. Il termine è anche riferito ai sacerdoti/sciamani di questa religione, i quali, oltre a celebrarne i riti e le cerimonie, sono addetti alla conservazione della tradizione orale dei mosuo tramandata da secoli, visto che la loro lingua non possiede alcun sistema di scrittura. Il daba è considerato parte dell'animismo.
Sebbene il popolo mosuo abbia adottato come fede anche il buddhismo tibetano, la religione daba racchiude la maggior parte del patrimonio culturale e storico del popolo. La tradizione orale che si tramanda per mezzo dei sacerdoti daba si basa infatti sulla storia e cultura dell'etnia. La limitazione imposta dalle autorità cinesi all'attività di formazione di nuovi daba, considerandoli un'antiquata forma di superstizione, portò a una drastica riduzione del loro numero. Dopo l'abolizione di tali limitazioni, i mosuo si sono organizzati per istruire i giovani dei villaggi a diventare daba per garantire che si continui a tramandarne le tradizioni. Per lo stesso motivo, è stato inoltre dato il via a un progetto per creare un sistema di scrittura della lingua che richiede tempi lunghi di attuazione.
È stato ipotizzato che il daba abbia elementi in comune con il dongba, del quale sarebbe più antico, la religione tradizionale dei vicini Naxi. La fede daba non si è data una struttura organizzativa e non ha monasteri, buona parte delle cerimonie si basa sulla recitazione di alcune dozzine di sutra, tra i quali quello auspicale chiamato libro per il conteggio dei giorni, che contiene 32 pittografie primitive.
Nel corso dei secoli, la religione daba ha assorbito l'influenza del buddhismo tibetano, che secondo fonti cinesi è arrivato tra i mosuo nel periodo compreso tra la fine della dinastia Song (960-1279) e l'inizio della dinastia Yuan (1271-1368). Ma la scuola buddhista tibetana diventata più importante nella cultura popolare è quella del movimento gelugpa, introdotta nella regione dei mosuo nel periodo della dinastia Qing (1644-1911) e supportata da capi-villaggio locali. Le due religioni si integrarono e sono considerate compatibili tra loro.
Sebbene il buddhismo sia arrivato a dominare la vita religiosa dei mosuo, il sacerdote daba ne rappresenta l'anima tradizionale e conserva grande importanza per la lotta agli spiriti maligni. Tra le sue prerogative vi sono la cura dei malati, le cerimonie di sacrifico degli animali e il largo consumo di vino. Ai funerali presenziano sia i monaci buddhisti, che presiedono alla cremazione, che i sacerdoti daba, incaricati di indirizzare l'anima del defunto a Seba'anawa, il paradiso degli antenati mosuo.
Malgrado la società mosuo sia organizzata secondo un sistema matrilineare, in ambito religioso le donne si limitano a fare le offerte agli altari della casa dedicati agli antenati o agli dei, mentre sia i monaci buddhisti che i sacerdoti daba sono esclusivamente uomini. L'etichetta mosuo vuole che ci si prostri tre volte quando si incontra un daba.

sabato 5 settembre 2015

Bonseki

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Il Bonseki (盆石) (letteralmente, rocce su vassoio) è l'antica arte giapponese di creare giardini in miniatura su vassoi di lacca nera adoperando sabbia bianca, sassi, e piccole rocce. Per la creazione dei Bonseki si utilizzano strumenti delicati come piume, piccole scope, setacci, cucchiai e ramoscelli. I vassoi possono essere ovali o rettangolari, di dimensioni variabili da una trentina di centimetri quadrati fino ad un massimo di 200 x 150 centimetri (i più comuni sono di 60 x 35). I vassoi ovali hanno solitamente un bordo lievemente rialzato mentre quelli rettangolari ne sono di solito privi.
Le miniature Bonseki rappresentano spesso paesaggi montani, marini, o giardini. Piccoli sassi o rocce vengono usate per rappresentare montagne, linee costiere o isole rocciose su cui si frangono le onde del mare. Strutture in miniatura, generalmente di rame dipinto, vengono spesso inserite nel Bonseki per realizzare case, templi, ponti e simili.
I Bonseki sono in genere temporanei. Talvolta, usando particolari tecniche, un Bonseki può essere reso permanente. Si parla in questo casi di Bonga ("Pittura su vassoio") e Suna-e ("Pittura su sabbia").

Storia del Bonseki

Le origini del Bonseki sono piuttosto nebulose ma si ritiene che l'Imperatore Temmu, che regnò durante la metà del VII secolo d.C., facesse uso delle tecniche Bonseki per rappresentare panorami e oggetti presenti in natura. Si ritiene altresì che alcuni giardini di Kyoto furono progettati mediante il ricorso al Bonseki come plastico in miniatura del costruendo giardino.
Il saggio del 1300 circa, Sonetto su un giardino panoramico in miniatura, del monaco Zen giapponese Kokan Shiren, sottolinea i principi estetici su cui si basano l'architettura sia del giardino in miniatura Bonseki che di quelli a grandezza naturale.
Sotto lo Shogun esteta Ashikaga Yoshimasa (1443-1490), il Bonseki divenne popolare tra i membri dell'aristocrazia. Un secolo dopo, Sen no Rikyu, il famoso maestro della Cerimonia del Tè, praticava il Bonseki ed uno dei suoi studenti, Hosokawa Sansai, fondò una scuola dedicata al Bonseki con tecniche ben precise.
Il Periodo Edo (1603-1867) vide nascere molte scuole Bonseki di pari passo al crescere della sua popolarità. Il Bonseki era particolarmente popolare tra molte donne della corte Shogunale dell'antica Tokyo.
Con la restaurazione della regola Imperiale, il Bonseki declinò rapidamente con la crescita e l'affermazione del modernismo e della cultura occidentali.

Rinascita del Bonseki

Di recente, il Bonseki ha goduto della rinascita di una certa popolarità di pari passo alla nascita di nuovi gruppi aderenti alla scuola Hosokawa, conservando al contempo la sua tradizionale eleganza. Uno di questo gruppi è il Tokyo Kuyo-Kai della Scuola Hosokawa. Il Tokyo Kuyo-Kai è un gruppo di studenti degli ex direttori della Scuola Hosokawa.
Secondo il gruppo Tokyo Kuyo-Kai, oggetto del Bonseki non è il completamento della scena in sé, né la sua preservazione. Il Tokyo Kuyo-Kai afferma: "L'importanza del Bonseki sta nel sentimento di pace e nella soddisfazione che deriva dalla creazione della scena Bonseki e non nel risultato del lavoro".

venerdì 4 settembre 2015

Bushin

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Per Bu Shin, (武心) in Giappone si intende uno stile di vita e una filosofia attraverso le quali si cerca la pace, in cui l'abilità del combattimento è orientata al mantenimento della pace. La tradizione delle scuole giapponesi di questa arte marziale, e/o, filosofia, indica che per acquisire il Bu Shin è necessario praticare il Bu Jutsu ed il Seishin, ovvero le Arti della difesa, e l'elevazione del proprio spirito.
L'etimologia della parola Bu Shin è insita negli stessi kanji. Infatti la prima sillaba (Bu ), è formata da due ideogrammi: Hoko (), il cui significato è "lancia" o "alabarda", e Tomeru (), che sta per "fermare", "arrestare". Quindi letteralmente il significato della parola Bu Shin è: "fermare le lance", ossia cessare le ostilità.
Attraverso la rigorosa pratica della tecnica del Bu Jutsu (武術), dovuta principalmente a ciò che al giorno d'oggi consideriamo "difesa personale", si acquisisce fiducia in se stessi, si accresce il proprio livello di attenzione, prendendo coscienza dei propri limiti e punti di forza, migliorando la propria forza fisica, l'agilità, l'intelligenza del movimento, la salute, ma soprattutto la personale abilità nel difendersi, abilità che contribuisce, qualora l'avessimo, della paura del contatto con il prossimo.
Il Seishin (精神) rappresenta invece l'evoluzione della mente e dello spirito, attraverso la pratica della verità e della correttezza, ma ad un livello maggiore alla sola coltivazione di una morale e di un'etica che rendono possibile la pacifica convivenza tra individui. Il Seishi è di fatto una forma di religione, dove l'adepto cerca da sempre le risposte fondamentali della propria esistenza. Infatti in kanji Shin () sta anche a significare il Divino, Dio.