lunedì 16 febbraio 2026

La Fabbrica dei Rottami: Perché le "Mille Ripetizioni" sono il Cancro delle Arti Marziali



Entrate in un Dojo qualunque e troverete quasi certamente lo stesso scenario deprimente: una fila di poveri illusi che, con gli occhi vitrei e il sudore che gli brucia le pupille, ripetono lo stesso gesto meccanico per la settecentesima volta consecutiva. L’aria è satura di grida gutturali e di un senso di autocompiacimento masochista. Credono di stare forgiando lo spirito. In realtà, stanno solo forgiando una futura clientela fissa per ortopedici e fisioterapisti.

Il dogma delle "mille ripetizioni" è il rifugio di chi non sa insegnare e di chi ha troppa paura di pensare. È la "soluzione pigra" alla maestria tecnica. Ma se vogliamo essere davvero brutali, dobbiamo smontare questo castello di carte pezzo per pezzo, partendo dalla biologia per arrivare alla psicologia del fallimento.

Il Mito della "Memoria Muscolare" (e come la stai distruggendo)

Tutti amano citare la frase: "La pratica non rende perfetti, rende permanenti". Ma pochi sembrano comprenderne la gravità. Il tuo sistema nervoso non ha un filtro morale; non distingue tra un pugno perfetto che spacca il mento a un avversario e un colpo sciatto che ti espone al contrattacco. Lui registra tutto.

Quando decidi di eseguire 1.000 colpi diretti in una sessione, stai scommettendo contro la tua stessa fisiologia. Per i primi 50 colpi, forse, la tua concentrazione è alta. Per i successivi 100, la stanchezza inizia a intaccare la precisione. Dal duecentesimo in poi, non stai più praticando arti marziali: stai praticando sopravvivenza alla noia.

Il tuo gomito inizia a scendere di un millimetro, la tua spalla si incastra, il tuo peso si sposta troppo in avanti. Stai letteralmente scrivendo nel tuo database neurale il codice per un errore sistematico. Congratulazioni: hai passato sei mesi ad allenarti per essere un combattente che, sotto stress, eseguirà un movimento tecnicamente fallato con una precisione meccanica. Hai reso "permanente" la tua mediocrità.

La biomeccanica del suicidio articolare

Parliamo di fisica, non di misticismo orientale. Quando sferri un pugno o un calcio "a vuoto" (lo shadow boxing o il Kihon esasperato), l'energia cinetica generata non viene scaricata su un bersaglio. Deve essere riassorbita dalle tue stesse strutture anatomiche.

Se ripeti questo gesto 1.000 volte al giorno, stai sottoponendo le tue capsule articolari, i tendini e le cartilagini a un micro-trauma costante. È l'effetto "colpo di frusta" applicato a ogni giuntura del tuo corpo. La tendinite non è una medaglia al valore; è il segnale che sei un idiota che non rispetta la propria macchina biologica. I grandi maestri del passato che si vantavano di migliaia di colpi al giorno spesso finivano i loro anni d'oro incapaci di sollevare una tazzina di tè senza soffrire. È questo il tuo modello di "successo"? Diventare un invalido che sa come stare in Zenkutsu-dachi?

Il Rito dei "Mille Tagli": Teatro, non Addestramento

Passiamo al folklore. Il rito dei "Mille tagli di spada" a Capodanno è un classico esempio di come il simbolismo abbia preso a testate la logica. Immaginate la scena: studenti armati di bokken che oscillano come pendoli impazziti. Il Sensei urla i numeri in giapponese, una lingua che metà della classe non capisce ma che tutti ripetono per sentirsi parte di un film di Kurosawa.

A metà dell'opera, il Kiai diventa un rantolo. La tecnica del taglio, che dovrebbe essere un movimento di precisione millimetrica destinato a dividere un nemico, diventa un gesto floscio, simile a chi cerca di scacciare una mosca con un giornale arrotolato. Il Sensei, dall'alto del suo piedistallo, conta e osserva il massacro tecnico. Lui esegue i tagli "alla perfezione"? Forse. O forse è solo più bravo a nascondere il tremore muscolare.

Il punto è: cosa hai imparato dopo venti minuti di agonia? Hai imparato a "resistere". Bene. Ma la resistenza senza precisione è solo testardaggine. Se il nemico fosse stato davanti a te al taglio numero 850, ti avrebbe sgozzato mentre tu eri occupato a cercare di non svenire per l'ipossia. Le arti marziali servono a uccidere o a non essere uccisi, non a vedere chi ha più fiato per urlare numeri cardinali in una lingua straniera.

La trappola della "Falsa Maestria"

C'è un motivo per cui si cita Rika Usami come esempio di perfezione. Ma guardate bene i suoi video: non vedrete mai un movimento fatto con sciatteria. La sua perfezione non deriva dal fatto di aver fatto "1.000 ripetizioni", ma dal fatto di aver fatto una ripetizione perfetta per mille volte. C'è una differenza abissale.

Il Maestro mediocre ti dice: "Fallo ancora, ancora, ancora". Il Maestro intelligente ti dice: "Fermati. Hai sbagliato l'inclinazione dell'anca di due gradi. Riposati, visualizza il movimento corretto e riprova tra trenta secondi".

Il primo metodo produce automi stanchi. Il secondo produce campioni. La quantità è il rifugio di chi non ha qualità. Se hai bisogno di mille tentativi per capire come si porta un pugno, forse le arti marziali non sono la tua strada. Forse dovresti provare il giardinaggio, anche se probabilmente riusciresti a distruggere anche le cesoie per eccesso di "dedizione".

La stanchezza come alibi per la pigrizia mentale

L'allenamento estremo è, paradossalmente, la via più facile. È molto più semplice spaccarsi la schiena con 1.000 ripetizioni meccaniche che mantenere la concentrazione assoluta, totale e devastante per sole 10 ripetizioni. La fatica fisica è un anestetico per il cervello. Quando sei esausto, non devi più pensare, devi solo "fare". E "fare" senza pensare è l'opposto di ciò che un guerriero dovrebbe essere.

Le sessioni di pratica dovrebbero finire quando la qualità decade. Punto. Continuare oltre quel limite significa allenarsi a essere stanchi, non a essere efficaci. Se la tua forma peggiora, il tuo allenamento è finito. Tutto ciò che fai dopo è solo "rumore" che sporca il tuo segnale tecnico. Ma nel mondo del romanticismo marziale, ammettere di essere stanchi è visto come una debolezza. Quindi continui, ti rovini, e chiami questo scempio "disciplina".

Il declino della carriera marziale

Chi segue la via delle 1.000 ripetizioni solitamente ha una carriera fulminea e una vecchiaia dolorosa. A 25 anni sei una macchina, a 35 hai le ginocchia che scricchiolano come porte di un castello infestato, a 45 non riesci più a salire le scale.

Le arti marziali dovrebbero essere una pratica per la vita. La "moderazione" che tanto viene derisa dai fanatici del "No Pain, No Gain" è in realtà l'unica strategia sostenibile. Il saggio non è quello che tira 1.000 pugni al sacco finché non gli sanguinano le nocche; il saggio è quello che tira 50 pugni talmente perfetti che il sacco sembra voler implodere, e poi va a casa a studiare l'anatomia per capire come rendere i prossimi 50 ancora più letali.

Smetti di essere un numero, inizia a essere una lama

La prossima volta che senti l'impulso di contare le tue ripetizioni fino a cifre astronomiche, fermati. Guarda le tue mani, senti le tue articolazioni. Stai costruendo qualcosa o stai solo demolendo la tua salute per un ideale di cartapesta?

La perfezione non abita nei grandi numeri. Abita nel millimetro, nel micro-secondo, nella consapevolezza che ogni singolo colpo potrebbe essere l'ultimo che tiri. Tratta ogni ripetizione come se fosse un'opera d'arte, non come un bullone in una catena di montaggio sovietica. E se il tuo Maestro insiste con i "mille tagli", fagli un favore: regalagli un contatore manuale e vai a prenderti un caffè. Il tuo corpo ti ringrazierà, e la tua tecnica, finalmente libera dalla schiavitù della stanchezza, inizierà a brillare davvero.

Nessun commento:

Posta un commento