Partiamo da un pregiudizio, diffuso e fragoroso. Lo senti ripetere nei forum, nei podcast di MMA, nei discorsi da bar: “L’Aikido è inutile. Nei combattimenti veri non funziona. È una danza.”
Questa affermazione nasce da un equivoco di fondo, sporco e semplicistico: chi la pronuncia ha in mente un’unica idea di “combattimento”. Un duello. Un ring. Un ottagono. Due persone che si picchiano finché una non cade. Ma il mondo è più grande di una gabbia, e la violenza reale non segue le regole dello sport.
La verità è che l’Aikido non è stato progettato per vincere un incontro di UFC. Non è stato pensato per stendere un avversario con un gancio. Non è una disciplina da “duello”. È stato pensato per un contesto molto più sporco e molto più diffuso: il controllo di un soggetto aggressivo in un ambiente di sicurezza pubblica.
E se non ci credi, chiedilo al FLETC. Il centro di addestramento delle forze dell’ordine federali degli Stati Uniti. Dove insegnano Aikido. O, meglio, dove lo hanno incorporato nel loro sistema di tecniche fisiche fin dagli anni ‘70.
Un agente di polizia non è un lottatore. Il suo obiettivo non è “sconfiggere” il criminale. È neutralizzarlo, immobilizzarlo, ammanettarlo. E farlo con il minor danno possibile. Perché ogni volta che un agente usa forza eccessiva, rischia una causa, il posto di lavoro, la libertà.
L’Aikido, in questo contesto, è geniale. Non insegna a “colpire” l’avversario. Insegna a controllarlo. A sfruttare la sua energia. A reindirizzare la sua forza. A farlo cadere senza rompergli le ossa, e a immobilizzarlo a terra in una posizione da cui non può più muoversi.
Se hai mai visto un agente ammanettare un ubriaco violento senza tirargli un pugno, hai visto Aikido. Magari non lo sai, ma l’hai visto.
Le tecniche di controllo dei polsi, le proiezioni che non fanno male ma tolgono l’equilibrio, le immobilizzazioni a terra con il peso del corpo… tutto questo deriva, in larga parte, dalle scuole di Aikido che hanno formato gli istruttori delle forze dell’ordine.
L’Aikido non è inutile. È specializzato. E la sua specializzazione è il controllo non letale. Una cosa che in un’ottagono non serve. Ma per strada, per un poliziotto, per una guardia di sicurezza, per chiunque debba gestire un aggressore senza ucciderlo… è oro.
L’Aikido, nella sua versione applicata, non è la danza pacifista che vedi nei video di Ueshiba in kimono bianco. È una tecnologia di neutralizzazione rapida. Non cerchi lo scontro. Non cerchi il colpo. Cerchi il contatto, lo squilibrio, la caduta, il controllo a terra. In tre secondi, l’aggressore è a pancia in giù con le mani dietro la schiena.
Questo è l’Aikido che funziona. Quello che non fa rumore. Quello che non fa notizia. Quello che, proprio per questo, i fan degli sport da combattimento non vedono mai.
Quando la gente dice “in un vero combattimento”, quasi sempre immagina un faccia a faccia improvviso, senza regole, con due persone che vogliono farsi male a vicenda. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la violenza reale non è simmetrica. C’è un aggressore e un difensore. Spesso, l’aggressore è carico di adrenalina, magari ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Attacca con foga, senza tecnica, ma con molta forza.
In quello scenario, non hai bisogno di un gancio perfetto. Hai bisogno di sopravvivere senza conseguenze legali.
L’Aikido ti dà una cassetta degli attrezzi fatta di:
Spostamenti laterali per uscire dalla linea d’attacco.
Prese al polso e al braccio per controllare l’arto che ti viene incontro.
Proiezioni che usano lo slancio dell’aggressore per sbatterlo a terra.
Immobilizzazioni a terra che impediscono la fuga senza rompere ossa.
Certo, se l’aggressore è un lottatore di MMA professionista, l’Aikido puro potrebbe non bastare. Ma quanti poliziotti incontrano lottatori di MMA per strada? La stragrande maggioranza degli aggressori sono persone comuni, arrabbiate, magari grosse, ma senza tecnica.
E per loro, l’Aikido è più che sufficiente. Ed è anche legale.
Molti credono che l’Aikido sia “non violento” perché non insegna pugni o calci. Ma questa è una lettura ingenua.
L’Aikido non è non violento. È non lesivo. O meglio, evita di infliggere danni permanenti. Ma le sue tecniche possono essere estremamente dolorose e traumatiche per l’aggressore.
Se un uomo di 90 chili ti carica e tu usi il suo slancio per scaraventarlo a faccia in giù sull’asfalto, lui si fa molto male. Non è “violenza” nel senso di “pugno in faccia”. Ma è certamente efficace.
L’Aikido reindirizza la violenza dell’aggressore contro di lui. Non la crea. La usa. Ed è per questo che è così adatto alle forze dell’ordine: perché l’agente non sta “iniziando” la violenza. Sta rispondendo. E la risposta è proporzionale, controllata, e progettata per terminare la minaccia nel minor tempo possibile.
Adesso, la parte onesta. L’Aikido tradizionale, quello che si vede nei dojo, ha dei problemi seri se applicato fuori contesto.
Manca di sparring realistico nella maggior parte delle scuole. Gli allievi non si allenano contro avversari che resistono davvero.
Manca di tecniche di ground fight avanzate. Una volta a terra, l’Aikido puro ha poche risposte rispetto al BJJ.
Manca di difesa da pugni elaborata. I pugni veloci e multipli sono un problema per l’Aikido classico.
Manca di preparazione atletica in molte scuole. I praticanti non sono sempre in condizioni fisiche eccellenti.
Se metti un aikidoka tradizionale, cresciuto solo in dojo, contro un pugile o un lottatore di MMA, probabilmente perde. Non perché l’Aikido sia “sbagliato”. Ma perché quello che fanno loro è un altro sport.
L’Aikido non è fatto per il ring. È fatto per la strada, per la sicurezza, per il controllo. E in quei contesti, funziona. Ma solo se viene insegnato e applicato con quella mentalità.
Il FLETC non insegna l’Aikido da film. Insegna una versione adattata, spogliata delle parti meno pratiche, integrata con altre tecniche, e testata sul campo. Quello è l’Aikido che funziona.
E se un agente federale lo usa da decenni, forse è il caso di smettere di ridere e iniziare a studiare.
Allora, perché qualcuno dovrebbe dedicare tempo all’Aikido?
Perché se sei un agente di polizia, una guardia di sicurezza, un operatore di controllo folla, o semplicemente una persona che vuole saper gestire un aggressore senza finire in tribunale… l’Aikido è probabilmente la scelta migliore.
Non ti insegnerà a vincere un torneo di MMA. Non ti insegnerà a fare a pugni. Ma ti insegnerà a:
Controllare un polso.
Uscire da una presa al collo.
Sbilanciare una persona più grossa di te.
Cadere senza farti male.
Immobilizzare qualcuno a terra senza rompergli le ossa.
Gestire l’adrenalina senza perdere la testa.
E queste, per chi lavora nel mondo reale, valgono più di mille KO.
L’Aikido non è per i guerrieri. È per i professionisti della sicurezza. Quelli che devono tornare a casa la sera, senza denunce e senza rimpianti.
E se non ci credi, vai a Glynco, in Georgia. Chiedi al FLETC. Loro lo sanno.
E i criminali che hanno incontrato i loro allievi? Quelli lo sanno ancora meglio. Ma non parlano. Hanno i polsi ancora doloranti.
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