lunedì 27 maggio 2019

KHAIR ED-DIN BARBAROSSA: PROTETTORE DELLA FEDE E FLAGELLO DEL MEDITERRANEO (1476-1546)

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L'eroe nazionale turco, fondatore della marina da guerra ottomana, invincibile ammiraglio di Suleyman e dominatore del Mediterraneo nacque a Mitilene (isola di Lesbo) nel 1476 da una famiglia di origine greco/albanese. Fu il primogenito della coppia, Aruc, ad iniziare l'attività piratesca nelle acque dell'Egeo con alterne fortune. Infatti, dopo essersi liberato dai cavalieri di Rodi che l'avano imprigionato e messo ai remi, raggiunse le coste dell'Africa Settentrionale, portando con sé il fratello Khizr, il futuro ammiraglio. La fama dei fratelli Barbarossa, così chiamati per la barba fulva di Aruc, crebbe insieme alle navi e agli uomini ai loro ordini. La cattura del porto di Djidjelli, fra Tunisi e Algeri, fu il primo passo della conquista della costa nord-africana. Caddero anche Cherchell e Algeri, ma non la fortezza del Penon, eretta dagli spagnoli sull'isola davanti alla città per controllare i traffici marini. Alcune città come Ténés e Tlemcen caddero, mentre altre, come Bugia, resistettero ai loro attacchi. Riconoscendo la difficoltà di contrastare sia le popolazioni locali sia gli spagnoli da solo, nel 1517 Aruc aveva deciso di collegare i suoi domini all'Impero turco, ricevendo dal sultano Selim I il titolo di beylerbeyi (capo dei capi) di Algeri, oltre alle truppe necessarie per reprimere una rivolta e respingere un attacco spagnolo.
Ma proprio nel corso di uno scontro con gli spagnoli, Aruc venne ucciso nel 1518. In memoria del fratello, Khizr iniziò a tingersi la barba di rosso con l'henné, raccolse la sua eredità e si apprestò a diventare il vero e unico Barbarossa.
Nonostante i giannizzeri al suo servizio, Khizr venne sconfitto da un esercito hafsida e dovette abbandonare Algeri, che riconquistò nel giro di pochi anni, dopo aver depredato le coste della Sicilia e del Meridione d'Italia. Fu a quel punto che ricevette il titolo di Khair ed-Din, ovvero "benefattore dell'Islam". Le sue scorribande terrorizzarono la Francia, la Spagna, l'Italia e chiunque dovesse navigare attraverso il Mediterraneo Occidentale. Nel 1526 una sua razzia in Toscana fu sventata dall'ammiraglio genovese Andrea Doria, che divenne la sua nemesi, e con il quale si sarebbe scontrato più volte.
Tre anni dopo, mentre i turchi si preparavano ad assediare Vienna per la prima volta, il Protettore della fede riprese l'offensiva contro le piazzeforti spagnole in Africa. Rase al suolo anche la fortezza del Penon, nonostante l'eroica difesa dell'esigua guarnigione spagnola, trasformando Algeri nella capitale della guerra di corsa nel Mediterraneo da lì fino ai tre secoli successivi. Le sue imprese, che annoveravano decine di navi cristiane catturate o affondate, la devastazione di innumerevoli città, porti e villaggi, il saccheggio di un bottino immenso e il successo nel contrastare spagnoli e genovesi gli procurò l'attenzione di Ibrahim, il visir del sultano Suleyman, grazie al quale ricevette la nomina di kapudan-i dayra, capitano del mare, ovvero comandante supremo della flotta ottomana. Dopo aver riorganizzato e potenziato la flotta del sultano, seminò il panico sul litorale occidentale della Penisola, arrivando a sfidare il rivale Andrea Doria sfilando quasi davanti al suo palazzo. Ma il suo obbiettivo era Tunisi, la cui caduta allarmò l'imperatore Carlo V, in quanto il porto era in una posizione strategica fondamentale per il controllo del canale di Sicilia. La poderosa flotta cristiana guidata dal Doria riconquistò la città e la consegnò al suo precedente signore, Mulay Hasan, mentre il Barbarossa si sottraeva allo scontro e ne approfittava per devastare i possedimenti nemici.
Lasciata Algeri nelle mani del suo pupillo di origini sarde Hassan Agha, ritornò nel Mediterraneo Orientale, dove a fare le spese delle sue incursioni furono i possedimenti veneziani, che caddero o vennero devastati dai suoi uomini. A causa di queste perdite, Venezia si alleò col papa Paolo III, che formò una Lega Santa per contrastare l'espansione musulmana. Le navi spagnole, pontificie e veneziane al comando di Andrea Doria ebbero però la peggio nella battaglia di Prevesa (1538), la più celebrata vittoria del Barbarossa. L'ammiraglio poté così continuare a saccheggiare e conquistare isole e fortezze spagnole, genovesi e veneziane, apparentemente invincibile. Non potendolo convincere ad unirsi a lui, Carlo V intraprese una spedizione contro Algeri nel 1541, guidata da Andrea Doria e Hernàn Cortés, che inutilmente provarono a convincere il sovrano a desistere dall'impresa. Infatti la stagione era pessima e l'attacco fallì. Ancora scosso dalla sconfitta, l'imperatore del Sacro Romano Impero si vide dichiarare guerra dallo storico rivale Francesco I di Francia, alleatosi col Turco.
Il comando dell'immensa flotta fu affidata al Barbarossa che risalì le coste imponendo riscatti e saccheggiando le città che non si piegavano alla sua volontà, come Reggio Calabria, salvata dall'invaghimento che prese l'ammiraglio per la giovane figlia del governatore. La flotta turca dunque assaltò Nizza,ma l'attacco si risolse in una razzia della città, mentre la fortezza resistette agli assalti della flotta franco-turca. Dopo aver svernato a Tolone e inviato squadre per razziare le coste spagnole, sulla via per tornare a Istanbul arrivò a minacciare Genova stessa, razziò le coste sarde, toscane, liguri, laziali e siciliane. Il vecchio ammiraglio, tornato nella capitale nel 1545, costruì un sontuoso palazzo e si ritirò per riposare e dettare le proprie memorie, cinque volumi noti come Gazavat-i Hayreddin Paşa.
Morì nel suo palazzo l'anno successivo, stroncato da una violente febbre.
La sua memoria divenne tanto venerata che ancora agli inizi del Seicento nessun viaggio di mare veniva intrapreso da Istanbul senza prima visitare la sua tomba e recitarvi la fatiha, preghiera propiziatoria del Corano.

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