sabato 17 novembre 2018

Buddhismo Vajrayāna

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L'espressione Buddhismo Vajrayāna è traducibile in italiano come Buddhismo del veicolo adamantino o Buddhismo del veicolo del diamante.
Il termine "Vajrayāna" è reso in:
  • tibetano: rDo-rje theg-pa (rDo-rje, lett. "signore delle pietre")
  • cinese: 金剛乘 Jīngāng shèng
  • coreano: 금강승 Geumgang seung
  • giapponese: Kongō jō
  • vietnamita: Kim cương thừa.
Nelle lingue estremo orientali è più comunemente indicato con un termine che ne sottolinea gli insegnamenti "segreti" ovvero come Buddhismo esoterico quindi reso in:
  • cinese: 密宗 Mìzōng
  • coreano: 밀종 Miljong
  • giapponese: Misshū, in Giappone è tuttavia preferito 密教 (Mikkyō)
  • vietnamita: Mật tông.
Altro modo di indicare questo tipo di buddhismo è il termine Mantrayāna ("Veicolo dei Mantra segreti", tib. sngags kyi theg pa, cin. 密咒乘 mìzhòu chéng, giapp. mitsuju jō) o anche Tantrayāna ("Veicolo dei Tantra") con il suo recente corrispettivo di Buddhismo tantrico.
Per Buddhismo Vajrayāna si intende quindi quell'insieme di scuole, dottrine e lignaggi propri del Buddhismo Mahāyāna che accolgono ulteriori insegnamenti e mezzi abili (sanscrito upāya) che, a detta di questo tipo di buddhismo, consentirebbero un rapido ingresso nella conoscenza o saggezza ultima (sanscrito prajñā) e raggiungere l'"illuminazione" anche in questa stessa vita.
Il termine sanscrito vajra (lett. diamante o folgore) richiamato nel nome di questo buddhismo, indica l'infrangibilità, l'immutabilità e l'autenticità della Verità ultima. Corrisponde anche alla vacuità e quindi alla vera essenza di tutti gli esseri e dell'intera realtà. La trasparenza del diamante indica anche che la mente illuminata è "chiara", "limpida" e vuota (trasparente).
La tradizione indiana e tibetana di questo buddhismo lo indica come terzo veicolo (yana ovvero ciò che "conduce" verso l'"illuminazione") dopo l'Hīnayāna e il Mahāyāna, considerandolo come sviluppo del Mahāyāna.
Il Buddhismo Vajrayāna è oggi presente in Bhutan, Mongolia, Giappone, India e Tibet, oltre che essere presente in numerose nazioni occidentali.

Origini e sviluppo

Secondo la storiografia contemporanea il Buddhismo Vajrayāna compare in India nel VI-VII secolo d.C. Esso consisterebbe in un sincretismo tra alcune dottrine induiste denominate tantrismo, fondate anche su credenze popolari sciamaniche, con il Buddhismo Mahāyāna. I suoi testi fondamentali, denominati Tantra, sono databili intorno a quel periodo. Se questi testi si fondano o meno su tradizioni orali precedenti è argomento ancora oggi controverso e discusso.
Secondo la tradizione Vajrayāna, invece, le proprie dottrine sono assolutamente ortodosse e hanno origine, tra gli altri, dallo stesso Buddha Śākyamuni. Secondo tale tradizione il Buddhismo Vajrayāna è la forma di Buddhismo sviluppatasi a partire da quello che è stato definito il "Quarto giro della ruota del Dharma" da parte, tra gli altri, del Buddha Śakyamuni alla classe di discepoli aventi i requisiti necessari e comunque spiritualmente più maturi. In accordo con tale tradizione, l'assemblea di coloro che apprendevano i Tantra dal Buddha era composta in gran parte da esseri non umani come i Deva o i Bodhisattva trascendenti. Così la "Storia" sacra del Vajrayāna narra che ad un anno dall'Illuminazione lo Śākyamuni espose sul Gṛdhrakūṭaparvata (Picco dell'avvoltoio, montagna esistente in India situata nei pressi di Rajgir, nello stato indiano del Bihar), lo Śatasāhasrikāprajñā-pāramitāsūtra (Sutra della perfezione della saggezza in centomila stanze) mentre contemporaneamente assumeva la forma di Kālacakra a Dhānyakaṭaka (nell'Andhra Pradesh, India meridionale) per insegnare dentro uno stupa apparso improvvisamente il Kālacakratantra al re Sucandra (a sua volta emanazione di Vajrapāṇi) re di Śambhala. Peraltro è opinione dei seguaci del Buddhismo Vajrayāna che sia impossibile comprendere la genesi di questo Buddhismo partendo dalle ordinarie concezioni spazio-temporali.
Per gli storici contemporanei questa narrazione è puramente mitica essendo, a loro detta, il Kālacakratantra uno dei testi più tardi del Buddhismo Vajrayāna, risalente non prima del X secolo. Nel parere degli studiosi contemporanei il Buddhismo Vajrayana si formò sul tronco del Buddhismo Mahāyāna, anche se insegnamenti tantrici possono essere ascritti ad alcuni secoli precedenti da quelli finora identificati.
Dal punto di vista storico possiamo affermare con certezza l'esistenza del Buddhismo Vajrayāna a partire dal VII secolo quando è accertata la presenza in Cina di maestri tantrici come Śubhakarasiṁha (a Chang'an nel 716) e Vajrabodhi (a Luoyang nel 720). La presenza di elementi tantrici possono essere comunque riscontrate nelle parti, risalenti al IV secolo circa, di alcuni sutra mahāyāna (Sutra del Loto, Vimalakīrti Nirdeśa sūtra); un primo testo tantrico potrebbe essere il Mahāmāyurī risalente al III secolo d.C. La presenza di elementi tantrici può essere tuttavia riscontrata anche in testi appartenenti al Buddhismo dei Nikāya. Le congetture storiche sulla nascita del Buddhismo Vajrayāna ci dicono della possibilità della presenza di maestri itineranti detti siddha (ovvero detentori del potere sacro denominato siddhi), iconoclasti e critici nei confronti del Buddhismo Mahāyāna tradizionale in quanto considerato troppo intellettuale - e successivamente indicato come Pāramitayāna (Veicolo della Perfezione) -, i quali crearono circoli segreti per trasmettere dottrine e pratiche esoteriche atte a far realizzare rapidamente l'Illuminazione. Il progressivo sviluppo di questi circoli permise nei secoli successivi l'istituzionalizzazione di questo "nuovo" buddhismo e il suo ingresso nei monasteri. Così, nel VII secolo, il monaco buddhista vajrayāna viveva insieme ai confratelli appartenenti ad altri buddhismi, veniva ordinato seguendo il vinaya del Buddhismo dei Nikāya, seguiva i precetti del Buddhismo Mahāyāna ma praticava le tecniche Vajrayāna.

I testi

I testi tantrici del Buddhismo Vajrayāna sono presenti nei canoni buddhisti cinese e tibetano.
  • Nel Canone cinese i testi tantrici sono prevalentemente raggruppati nella sezione Mìjiàobù (密教部, T.D. dal n. 848 al n. 1420).
  • Nel Canone tibetano questi testi sono inseriti nel Kangyur mentre i relativi commentari nel Tengyur. I testi tantrici furono divisi nel Kangyur dal dotto tibetano Buston (Bu-ston Rin-chen 'Grub, 1290-1364) in quattro raggruppamenti.
  1. Kriyā Tantra (tib. Bya-rgyud) che rappresenta una raccolta di sutra mahāyāna contenenti elementi "tantrici" non ancora sviluppati autonomamente, tra questi testi:
    • Suvarṇaprabhāsauttamasūtra (inserito nel Canone cinese al T.D. n. 663, 664 e 665);
    • Bhaiṣajyaguruvaiḍūryapūrvapraṇidhāna (inserito nel Canone cinese al T.D. 450.14.404-409);
    • Subāhuparipṛcchā-tantra (inserito nel Canone cinese al T.D. 895.18.719-746);
    • Susiddhikara-mahātantrasādhanopāyika-paṭala (anche Susiddhitantra, tib. legs par grub par byed pai rgyud chen po las sgrub pai thabs rim par phye ba, conservato nel Canone cinese al T.D.893.18.603-692);
    • Dhyānottara.
  2. Caryā Tantra (tib. Spyod-rgyud) che rappresenta una evoluzione "tantrica" rispetto alla precedente raccolta. Il Caryā Tantra contiene, infatti, pochi testi, il principale dei quali è
    • il Mahāvairocanābhisaṃbodhivikurvitādhiṣṭhāna (in tib. rNam par snang mdzad chen po mngon par rdzogs par byang chub pa rnam par sprul ba byin gyis rlob pa shin tu rgyas pa mdo sd'i dbang po rgyal po zhes bya ba'i chos gyi rnam grangs inserito nel Canone cinese al T.D. 848). Da notare che mentre un caratteristico sutra mahāyāna come l' Avataṃsakasūtra viene esposto dal buddha Vairocana, questo sutra è invece esposto dal buddha Mahāvairocana ovvero dal buddha "Grande" Vairocana, come per rimarcare una presentazione della dottrina più profonda rispetto alle stesse dottrine mahāyāna. Questo sutra è al fondamento del Buddhismo Vajrāyana sino-giapponese, con particolare riguardo alle scuole giapponesi Shingon e Tendai.
    • Altro testo importante di questa sezione è il Vajrapāṇyabhiṣeka.
  3. Yoga Tantra (tib. rNal-'byor-gyi rgyud), dove il testo esemplificativo è
    • il Sarvatathāgatatattvasaṃgraha (inserito nel Canone cinese ai T.D. nn. 856, 866, 882). In questa opera si descrivono i cinque stadi della realizzazione della "buddhità" da parte del Buddha Mahāvairocana e vuole essere una dimostrazione della superiorità del Vajrāyāna rispetto al Pāramitayāna. In questa opera vi è anche la descrizione del Vajrdhātu Maṇḍala (tib. ro-rje'i dbyings-kyi dkyil-'khor, Maṇḍala dello spazio di diamante) che aggiunge alle trentasette divinità del Maṇḍala anche alcuni bodhisattva femminili, come a segnalare uno sviluppo dottrinario rispetto al Caryā Tantra.
    • Altro testo fondamentale di questa sezione dei tantra è il Prajñāpāramitā-naya-śatapañcaśatikā (inserito nel Canone cinese ai T.D. nn. 240, 241, 243). , esso rappresenta, con le sue immagini erotiche dell'energia sessuale (śakti), il punto di passaggio verso la classe successiva degli Anuttarayoga Tantra.
    • Altro importante testo di questa sezione è il Vajraśekharasūtra (vi sono tre traduzioni nel Canone cinese di questo testo, quella di Amoghavajra è la più diffusa in Estremo Oriente).
  4. Anuttarayoga Tantra (tib. rNal-'byor bla-med rgyud). Questo raggruppamento è quello più recente e comprende testi ed insegnamenti che sviluppano l'utilizzo della śakti (energia sessuale) nelle pratiche yogiche, peraltro già presente in alcuni Yoga Tantra. In questi testi compaiono delle indicazioni anche sul consumo della carne e delle bevande alcoliche, consumo proibito in tutti i vinaya e quindi bandito dai monasteri buddhisti. L'Anuttarayoga Tantra (o "Yoga supremo") viene suddiviso in ulteriori due categorie:
    • Tantra padri (sanscrito Pitṛtantra, tibetano Pha-rgyud) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti miranti a realizzare la vacuità dei mezzi abili (sanscrito upāya) e a comprendere il modo in cui il Dharmakāya si presenta nel mondo fenomenico. Tra i Tantra padri vengono raccolti:
      • Śrīguhyasamājatantra (o Guhyasamājatantra, tib. dPal gsang-ba'dus-pa' i rgyud, conservato anche nel Canone cinese al T.D. 885). Esso rappresenta il testo principale della raccolta.
      • Altro importante testo è il Vajramahābhairavatantra (tib. rDo-rje'jigs-byed chen-po'i rgyud).
    • Tantra madri (sanscrito Mātṛtantra, tibetano Ma-rgyud) in cui vengono raccolti i testi e gli insegnamenti in cui si mira a realizzare l'assorbimento dello stesso Dharmakāya. In questa raccolta vengono inclusi i tantra di Vajrayogini e di Mahāmaya.
    • Una terza raccolta viene indicata come Tantra non duali (sanscrito Advayatā Tantra, tib. Gnyis-med rgyud)
      • per la scuola Gelugpa tale indicazione inerisce a tutto l'Anuttarayogatantra;
      • per la scuola Kagyüpa questa raccolta comprende il solo Kālacakratantra (tib. Dus-kyi 'khor-lo, Tantra di Kālacakra);
      • per la scuola Sakyapa a questo raggruppamento appartiene l'Hevajratantraraja (tib. Kye' i rdo-rje zhes-bya-ba rgyud-kyi rgyal-po, Tantra del diamante di gioia, in altre scuole questo testo è considerato un Tantra madre).

Le dottrine

Il Buddhismo Vajrayāna è, secondo le proprie credenze, uno sviluppo del Buddhismo Mahāyāna. Non si può entrare nel Vajrayāna senza aver prima compreso profondamente le dottrine del Mahāyāna come la dottrina dello śunyātā, della compassione (karuṇā), della bodhicitta e della natura di Buddha compresa in ogni essere senziente. Secondo aspetto fondamentale del Vajrayāna è che esso può essere appreso solo per mezzo di una guida, di un maestro (sanscrito: guru, tibetano: bla-ma o lama, giapp. shi).
Ciò premesso questo "veicolo" buddhista si fonda sul termine tantra che significa "continuità". Questo termine designa l'autentica natura che soggiace all'intera realtà sia essa relativa al saṃsāra o allo stesso nirvāṇa. Questa natura corrisponde alla vacuità. Quando la vacuità si manifesta, si manifesta attraverso l'illusione dell'esistere (māyājāla tib. sgyu-'phrul dra-ba). Quando si riconosce la vacuità che soggiace ai fenomeni si diviene illuminati. Il tantra è la via che conduce a questa consapevolezza. Il termine tantra non riguarda quindi solo i testi, ma anche le relative dottrine. Il "veicolo" buddhista che trasmette le dottrine dei tantra viene denominato Vajrayāna.
Il Vajrayāna, a detta dei suoi seguaci, si distingue dal Mahayāna perché a differenza di questo "veicolo" persegue il principio del "Frutto" (sans. phala, tib. 'bras-bu, giapp. ka) e non delle "Cause" (sans. hetu, tib. rgyu, giapp. in). Secondo il Vajrayāna, infatti, il Buddhismo Mahayāna (indicato anche come Pāramitayāna, Veicolo delle Perfezioni, o Sūtrayāna, Veicolo dei Sūtra) persegue, per mezzo della meditazione e dello studio dei sutra, un cammino di perfezionamento attraverso la rinuncia delle condotte negative accumulando meriti e saggezza per realizzare il Frutto del corpo assoluto (Dharmakāya) e quello dei corpi formali (rūpakāya). Per il Mahayāna, quindi, il cammino percorso è la "causa" dell'illuminazione.
Il Vajrayāna, invece, persegue il principio del "Frutto" ovvero per tramite dei "mezzi abili" rappresentati dai tantra questo veicolo conduce alla purificazione del corpo e di ciò che lo circonda (Tantra inferiori o esterni: Kriyā Tantra, Caryā Tantra e Yoga Tantra) e a trasformare la dimensione "impura" in "pura" (Tantra superiori o interni: Anuttarayoga Tantra).
Questo percorso della Via del diamante può essere intrapreso, secondo questa tradizione buddhista, solo attraverso delle iniziazioni (sans. abhiṣeka, tib. dbang bskur ba, giapp. 灌頂 kanjō) conferite da un maestro di vajra (vajrācarya). A seguito di ciò il discepolo riceve degli insegnamenti orali (sans. āgama, tib. lung, giapp. 阿含 agon) ovvero dei testi da studiare e delle istruzioni. Per realizzare la "pura visione" della Realtà, il discepolo del Vajrayāna applica il metodo del sādhana (strumento per la realizzazione) che raccoglie varie tecniche:
  • Iṣṭadevatā (tib. y-dam, giapp. 本尊 honzon): visualizzare la divinità scelta per la meditazione;
  • Maṇḍala (tib. dkyl-'khor, giapp. 曼荼羅 mandara): visualizzare il sacro ambiente circostante la divinità prescelta per la meditazione;
  • Mudrā (tib. phyag-rgya, giapp. 印相 insō): compiere gesti rituali e simbolici;
  • Pūja (tib. mchod-pa, giapp. 供養 kuyō): fare offerte alle divinità;
  • Mantra: recitare formule sacre;
  • Samudācāratā: svolgere azioni religiose.
Per tramite di questi "mezzi abili" uniti alla consapevolezza della vacuità e della purezza di tutto il Reale, il discepolo consegue il "Frutto" che consiste nel completo stato di buddhità. Tale frutto può essere conseguito in più rinascite (via dei Tantra inferiori) o in una sola vita (via dei Tantra superiori).

Il Vajrayāna di tradizione cinese e il Vajrayāna di tradizione tibetana

Dalla fase di compilazione della classe di scritti dello Yogatantra (VIII secolo) si passò alla classe degli Anuttarayogatantra (X secolo circa), o Tantra dello Yoga superiore.
Il Buddhismo Vajrayana fiorì principalmente in India, dove però si estinse insieme alle altre scuole buddhiste attorno al XIII secolo, ma si diffuse a Giava come testimoniano i cicli scultorei di Borobudur, in Cina, in Giappone nella scuola Shingon, in Asia Centrale e solo in seguito in Tibet. In accordo a diversi Maestri si parla di due, tre o quattro classi di Tantra e questa ultima suddivisione è stata portata avanti dal Maestro Nagarjuna il quale era un praticante nonché detentore del Ghuyasamajatantra, (un Tantra madre? Verificare). Le quattro classi di Tantra sono il Kriyatantra, il Caryatantra, lo Yogatantra e l'Anuttarayogatantra o Yogatantra insorpassabile. Nel sistema Nyingmapa le prime tre classi di Tantra vengono definite "esterne" e comprendono solo lo "Stadio di Generazione", Utpattikrama in sanscrito e Kye Rim in tibetano mentre l'Anuttarayogatantra è uno dei tre Tantra interni e in esso vi sono entrambi gli Stadi di Generazione (come Divinità) e Completamento con la pratica di controllo e assorbimento dei Venti, dei Canali e delle Gocce, Prana, nadi e Bindu, in tib. rTsa, Lung e Thigle. Nel sistema Ningmapa del Buddhismo Tibetano vi sono due ulteriori classi di Tantra, l'Anuyoga e l'Atiyoga; l'Anuyoga corrisponde unicamente allo Stadio di Completamento mentre l'Atiyoga corrisponde al risultato stesso della pratica: il risultato, il Dharmakāya non-nato, è il principale oggetto di meditazione per il praticante ed è esattamente la Natura di Buddha, la Tathagatagarbha. Dimorando senza elaborazioni mentali dualistiche nello stato naturale della mante, Thamal Gyi Shepa in tib., non vi è la necessità di purificare (le oscurazioni) né di accumulare (le positività); il risultato è il sentiero stesso siccome viene presa come sentiero la stessa Tathagatagarbha; accumulazioni e purificazione avvengono aumaticamente con il focalizzaarsi sulla Natura di Buddha ed è possibile "saltare" (ing.: skip) Sentieri e Bhumi e ottenere il risultato definitivo ed irreversibile in un breve periodo di tempo. Il Mahayoga, primo dei tantra Interni in accordo al Lignaggio che deriva dal Maestro Prahevajra (Tib.: Garab Dorje) che per primo diffuse gli Insegnamenti del Maha Ati Yoga (Tib.: Dzok Chen) si suddivide in Tantra Padre, Tantra Madre e Tantra Non-duale. Nel Tantra Padre viene posta più attenzione alle Pratiche relative al Metodo e alle Pratiche di Nadi Prana e Bindu mentre nei Tantra Madre si dà più attenzione alla Chiara Luce e nei Tantra non-duali enytrambi questi aspetti vengono praticati simultaneamente. Yidam dei Tantra Padre è per esempio (devo riguardare), dei Tantra Madre Heruka Chakrasamvara e dei Tantra non-duali Kalachakra e Hevajra. Utpattikrama, lo Stadio di Generazione e Sampannakrama, lo Stadio di Completamento sono il cuore stesso del Mantrayana ma vi sono pratiche che prescindono dai due Stadi come la Mahamudra essenziale e il Maha Ati Yoga che, sebbene possano fare temporaneo uso dei due stadi in definitiva dono indipendenti e non sono Veicoli graduali come i Tantra esterni e il Mahayoga che è l'equivalente dell'Anuttarayogatantra. L'Anuyoga è caratterizzato da una visualizzazione istantanea del Mandala e delle Divinità e dai praticanti dell'Anuttarayogatantra è spesso equiparato allo Stadio di Completamento, scr. Sampannakrama. L'Atiyoga è caratterizzato dall'Autoliberazione nel Dharmadhatu, il riconoscimento immediato del Dharmakāya e consiste nel dimorare nella propria Natura di Buddha, Sugatagarbha e, in questo modo il risultato della Buddhità è realizzato nella maniera più rapida come nel caso della meditazione di Mahamudra che discende dal Buddha Vajradhara e dai Mahasiddha dell'India come Saraha, Maitripa, Kukkuripa, Tilopa, Naropa, Virupa,...
In accordo ad alcuni il Vajrayana è la forma di Buddhismo diffusa in Tibet tanto che spesso per Buddhismo Vajrayana ci si riferisce al Buddhismo Tibetano, sebbene non si tratti dell'unica forma di Buddhismo praticata in Tibet e che in passato si sia diffusa anche in altri paesi dell'Asia. La forma di Buddhismo presente in Tibet racchiude puramente lo Śravakayana, il Bodhisattvayana e il Tantrayana ma essi vengono insegnati separatamente a seconda delle necessità individuali di ogni praticante quindi definire il Buddhismo Tibetano come essere unicamente Vajrayana è errato sebbene degli elementi del Vajrayana siano presenti un po' in tutte le pratiche Buddhiste praticate in Tibet e in zone Himalayane limitrofe. Al di fuori dell'area culturale del Tibet (cioè nel Sikkim, Ladakh, Bhutan, Qinghai, Mongolia, Calmucchia, Buriazia e aree del Nepal, dello Yunnan, del Gansu, del Sichuan), il buddhismo Vajrayana si è sviluppato in Giappone (scuola Shingon) e sta avendo un notevole sviluppo nei paesi occidentali attraverso la diffusione delle Quattro Tradizioni Principali, Kagyu, Nyingma, Sakya e Gelug del Buddhismo tibetano.

5 commenti:

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