Prima di Iko Uwais, il cinema d’azione aveva i suoi canoni. Il Kung Fu di Bruce Lee, il Karate di Sonny Chiba, la Muay Thai di Tony Jaa. Tutti stili riconoscibili, potenti, spettacolari. Poi, nel 2009, un film indonesiano di basso profilo chiamato Merantau presentò al mondo una nuova coreografia. Qualcosa di diverso. Qualcosa di più sporco, più claustrofobico, più brutale.
Nel 2011, The Raid: Redemption esplose sugli schermi internazionali. E il mondo capì: Iko Uwais non era solo un altro attore marziale. Era un fenomeno. E il suo stile, radicato nel Pencak Silat, aveva cambiato per sempre il modo di girare le scene di combattimento.
Ma cos’è esattamente il Pencak Silat? E come ha influenzato lo stile di Uwais? Vediamo.
Il Pencak Silat è un termine ombrello che comprende centinaia di arti marziali indigene dell’arcipelago indonesiano. È caratterizzato da posizioni ingannevoli, movimento continuo e l’obiettivo di neutralizzare le minacce nel modo più rapido ed efficiente possibile.
A differenza di altre arti marziali, il Silat non è lineare. È circolare, fluido, imprevedibile. I praticanti usano movimenti ingannevoli per confondere l’avversario, cambiando direzione e ritmo in un istante. Le tecniche includono colpi a mano aperta, gomitate, ginocchiate, leve articolari, spazzate e proiezioni.
Il Silat ha anche una ricca tradizione nell’uso delle armi, in particolare il karambit, una piccola lama ricurva che ricorda l’artiglio di una tigre. Quest’arma, con il suo movimento di taglio e aggancio, è diventata un simbolo dello stile di Uwais.
Ma il Silat è anche un’arte “interna”. Si concentra sul combattimento a distanza ravvicinata, dove i movimenti sono brevi e letali. E questa è la chiave del suo stile cinematografico.
La coreografia di Uwais riflette direttamente i principi del Pencak Silat. E lo fa in modi specifici che lo distinguono da altri artisti marziali del cinema.
Transizioni fluide : Il Silat si basa molto sui jurus (forme) che fondono movimenti offensivi e difensivi senza soluzione di continuità. Nei suoi film, una parata si trasforma istantaneamente in un colpo, e un colpo si trasforma in una leva articolare o in una spazzata devastante a terra. Raramente si verifica un’interruzione di questo slancio. I combattimenti di Uwais sono un flusso continuo, una danza di violenza.
Il Karambit e le armi : Uwais ha portato il karambit nel cinema mainstream, soprattutto nella scena culminante del combattimento in cucina di The Raid 2. La sua abilità con quest’arma è spettacolare. I movimenti di taglio, aggancio e intrappolamento sono specifici del Silat tradizionale e conferiscono alle scene un realismo che raramente si vede in altri film d’azione.
Posizioni basse e spazzate : I praticanti di Silat spesso abbassano il loro baricentro per attaccare la parte inferiore del corpo. Uwais utilizza spesso rapide spazzate con le gambe o si abbassa a terra per rompere la postura dell’avversario prima di sferrare il colpo finale. Questo rende i suoi combattimenti più imprevedibili e tattici.
Combattimento claustrofobico : Invece delle ampie pause cinematografiche e degli scambi di calci a lunga distanza tipici dei vecchi film d’azione, i combattimenti di Uwais sono notoriamente claustrofobici. Intrappola gli arti degli avversari, usando gomitate, ginocchiate e colpi a mano aperta rapidissimi per smantellare le difese a distanza ravvicinata. È un combattimento “sporco”, fatto di prese, controllo, e colpi brutali.
Per rendere efficace l’arte marziale sul grande schermo, Uwais ha dovuto adattarla. Ha eliminato gli aspetti altamente stilizzati e ornamentali, mantenendo l’efficienza meccanica delle manipolazioni articolari e dei colpi, ma aumentando l’energia cinetica e il ritmo.
In altre parole, ha preso un’arte marziale tradizionale e l’ha resa cinematografica. Ha accelerato i movimenti, ha reso più esplosive le transizioni, ha aggiunto un ritmo serrato che tiene lo spettatore incollato allo schermo.
Il risultato è uno stile di combattimento distintivo che onora le antiche tradizioni offrendo al contempo alcune delle sequenze d’azione più adrenaliniche del cinema moderno. È autentico, ma è anche spettacolare. È tradizionale, ma è anche moderno.
Prima di Uwais, il cinema d’azione era dominato da colpi precisi e potenti del Kung Fu, del Karate e della Muay Thai. Le scene di combattimento erano coreografie spettacolari, ma spesso stilizzate e distanti dalla realtà del combattimento.
Uwais ha introdotto un nuovo linguaggio. Un linguaggio fatto di presa, controllo, leva, e colpi a distanza ravvicinata. Un linguaggio che sembra più reale, più viscerale, più pericoloso.
I suoi film hanno influenzato una generazione di registi e coreografi. Oggi, molti film d’azione incorporano elementi del Silat, o almeno del suo stile: movimenti fluidi, transizioni senza soluzione di continuità, combattimenti claustrofobici.
Iko Uwais non è solo un attore marziale. È un innovatore. Ha preso un’arte marziale tradizionale e l’ha trasformata in qualcosa di nuovo, di emozionante, di unico. E nel farlo, ha cambiato il modo in cui vediamo il combattimento sullo schermo.
Il Pencak Silat è un’arte marziale di inganno e fluidità. Iko Uwais l’ha trasformata in una danza di violenza, in un linguaggio cinematografico che ha influenzato il mondo intero.
Il suo stile è autentico, ma non pedante. È spettacolare, ma non falso. È il frutto di un’arte marziale tradizionale, filtrata attraverso il talento e l’energia di un attore che ha capito come renderla efficace sullo schermo.
Iko Uwais non ha solo interpretato il Pencak Silat. Lo ha reinventato. E nel farlo, ha creato un nuovo standard per il cinema d’azione. Uno standard che, ancora oggi, è difficile da eguagliare.
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