martedì 19 maggio 2026

Il combattimento con i coltelli è solo una selvaggia lotta alla cieca? Dipende da chi impugna la lama


Chi non ha mai visto una scena di lotta con i coltelli in un film, dove due avversari si scambiano fendenti e parate in sequenze coreografate degne di un balletto, potrebbe pensare che, nella realtà, un duello con lame sia solo un tentativo disperato e senza arte di pugnalare l'altro più e più volte, affidandosi più alla furia che alla tecnica. È una percezione comune, alimentata anche dal caos e dalla brutalità che spesso accompagnano gli scontri reali con armi da taglio.

Ma è corretta? La risposta breve è: sì e no. O meglio, lo è per chi non è addestrato. Per chi, invece, ha studiato l'arte del combattimento con coltelli, la realtà è molto diversa. Ma c'è un ma fondamentale: anche per l'esperto, la priorità assoluta resta quella di non combattere affatto.

Se metti un coltello in mano a una persona senza alcun addestramento, il risultato sarà esattamente quello che descrivi: una furia incontrollata di colpi, affondi e fendenti, spesso scoordinati e facilmente prevedibili. L'inesperto tenderà a:

  • Colpire ripetutamente la stessa area, di solito il torace o la pancia, con movimenti ampi e telegrafati.

  • Dimenticarsi di difendersi, concentrandosi solo sull'attacco.

  • Affaticarsi rapidamente, scaricando l'adrenalina in pochi secondi.

  • Ferirsi da solo, magari con la propria lama.

In questo scenario, lo scontro diventa una lotta brutale, sporca e quasi sempre letale per entrambi o per quello che sbaglia il primo colpo. Non c'è arte, non c'è strategia. Solo istinto di sopravvivenza.

Chi è addestrato seriamente nel combattimento con lame sa che non c'è nulla di casuale o di istintivo. Esistono scuole, metodi, tecniche precise che trasformano un coltello in un prolungamento del corpo. Alcuni dei principi fondamentali includono:

  • La distanza: sapere a che distanza puoi colpire senza essere colpito a tua volta è l'insegnamento più importante. Chi è addestrato gestisce la distanza come un pugile, entrando e uscendo dalla gittata dell'avversario.

  • Le angolazioni e le linee di attacco: non si colpisce a caso. Esistono traiettorie precise (a "X", a "V", orizzontali, verticali) studiate per superare le difese e colpire i bersagli più vulnerabili (carotide, femorale, tendini delle braccia).

  • La difesa attiva: Non esiste solo la parata (che con una lama è sempre pericolosissima). Si usano deviazioni con il dorso della mano, bloccaggi con l'avambraccio (rischiosi), e soprattutto il "controllo" del braccio armato dell'avversario.

  • L'economia di movimento: Niente gesti inutili. Un esperto non brandisce il coltello sopra la testa. Lo tiene basso, vicino al corpo, nascosto alla vista, e lo muove solo lo stretto necessario per colpire o parare.

Diversi sistemi di combattimento, da quelli filippini (come l'Eskrima o Arnis) a quelli occidentali (sistema Fairbairn, sistema Applegate, e le moderne tecniche militari israeliane come il Krav Maga), codificano da decenni queste tecniche. L'obiettivo è sempre neutralizzare la minaccia nel minor tempo possibile, non fare a gara a chi pugnala più volte.

Anche con l'addestramento più avanzato, la verità è che non esistono vincitori puliti in uno scontro con coltelli. Un famoso aforisma dice: "Il perdente di una lotta con i coltelli muore per strada. Il vincitore muore in ospedale".

Non è solo un modo di dire. Anche chi "vince", chi riesce a neutralizzare l'avversario, riporta quasi sempre ferite gravi: mani tagliate, avambracci squarciati, arterie lesionate. Le mani, in particolare, sono bersagli facilissimi e quasi impossibili da difendere completamente.

Per questo, ogni manuale serio di combattimento con coltelli, ogni istruttore militare o delle forze dell'ordine, ripete il primo comandamento: se puoi, scappa. Non c'è onore, non c'è orgoglio in una lotta con le lame. C'è solo la possibilità, altissima, di morire dissanguato.

Quindi, come ti comporti se qualcuno ti punta un coltello contro? L'ordine di priorità è chiarissimo:

  1. Scappa: La scelta migliore. Allontanati, urla, crea distanza. Non c'è premio per chi resta.

  2. Non puoi scappare? Usa un'arma a distanza: Se ne hai una, una pistola è l'unica cosa che può neutralizzare la minaccia prima che arrivi a portata di lama. Ma se sei un civile, quasi mai la avrai.

  3. Sei disarmato e non puoi scappare? Cerca un oggetto improvvisato: Una sedia, una borsa, un ombrello, un estintore. Qualsiasi cosa tenga il tuo aggressore a distanza.

  4. Non hai nulla? Combatti solo quanto basta per scappare: Non cercare di "vincere" lo scontro. Cerca di accecarlo (gettandogli la giacca in faccia, spruzzandogli qualcosa negli occhi), di colpirlo dove fa più male (inguine, gola, ginocchia), e poi scappa.

Se, invece, sei tu ad avere un coltello e non puoi evitare lo scontro, non fare la "scena del film". Tienilo basso, proteggilo, e usalo come strumento per creare l'opportunità di allontanarti. Non per vincere un duello.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: il combattimento con i coltelli non è per forza un tentativo senza abilità. Chi è addestrato muove la lama con tecnica, consapevolezza e controllo. Tuttavia, anche per l'esperto, resta uno scontro sporco, pericolosissimo e da evitare come la peste. L'abilità non lo trasforma in un balletto coreografato. Lo rende solo leggermente meno letale per chi la possiede.

Se un giorno ti troverai di fronte a una lama, ricordati dell'istruttore: scappa. E se non puoi scappare, combatti come una belva ferita, con la disperazione di chi non ha nulla da perdere. Ma fallo solo per guadagnare quei due secondi che ti serviranno per rimettere in moto le gambe.

Perché l'unico vero modo di vincere un combattimento con un coltello è non combatterlo affatto.


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