Ci sono combattimenti che appartengono alla storia dello sport. Altri appartengono alla storia delle arti marziali. E poi ce ne sono alcuni che sono diventati qualcosa di completamente diverso: leggende.
Lo scontro tra Bruce Lee e Wong Jack Man appartiene senza dubbio a quest'ultima categoria.
È uno degli episodi più discussi della storia delle arti marziali moderne, ma anche uno dei più difficili da ricostruire con certezza. Sappiamo che Bruce Lee e Wong Jack Man combatterono realmente a Oakland nel 1964. Sappiamo che l'incontro avvenne privatamente, senza una registrazione video e davanti a un numero molto limitato di persone. Ma quando proviamo a stabilire perché combatterono, quanto durò lo scontro e soprattutto chi vinse, la storia si divide in versioni completamente differenti.
Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione. Per decenni la cultura popolare ha trasformato quell'episodio in una specie di duello mitologico: Bruce Lee, giovane rivoluzionario del kung fu, contro il rappresentante della tradizione cinese; il vincitore destinato a dimostrare quale filosofia fosse superiore. La realtà, per quanto possiamo ricostruirla, è molto meno cinematografica e proprio per questo molto più interessante.
Wong Jack Man era un artista marziale cinese originario di Hong Kong, nato nel 1941, esperto di discipline cinesi come Xingyiquan, Tai Chi e Northern Shaolin. Negli anni Sessanta si trovava nell'area di San Francisco, dove avrebbe poi insegnato arti marziali per decenni. Bruce Lee, invece, era arrivato nella Bay Area con una concezione molto diversa dell'insegnamento: voleva diffondere le arti marziali cinesi anche al di fuori della comunità cinese.
Ed è proprio sulla causa dello scontro che comincia il problema.
La versione diventata famosa racconta che alcuni maestri cinesi della comunità di San Francisco fossero contrari al fatto che Bruce insegnasse il kung fu agli occidentali. Secondo questa ricostruzione, Wong sarebbe stato incaricato di affrontarlo. Se Bruce avesse perso, avrebbe dovuto smettere di insegnare agli studenti non cinesi.
È una storia perfetta per costruire una leggenda.
Ma non è l'unica versione.
Wong Jack Man contestò infatti questa ricostruzione. Secondo la sua versione, fu Bruce Lee a lanciare una sfida aperta durante una dimostrazione e Wong si presentò successivamente per accettarla. Anche altri testimoni hanno fornito spiegazioni differenti sulle ragioni dell'incontro. Linda Lee Cadwell stessa, pur collegando lo scontro alla questione dell'insegnamento ai non cinesi, ha riconosciuto che il retroscena era più complesso.
C'è quindi una prima conclusione importante: non possiamo affermare con certezza che Wong Jack Man combatté Bruce Lee semplicemente per impedire a Bruce di insegnare agli occidentali.
È una delle spiegazioni più diffuse, ma non è un fatto dimostrato in modo definitivo.
Anche la data presenta qualche confusione nelle fonti secondarie: diverse ricostruzioni collocano il combattimento nel novembre o dicembre del 1964. Le fonti contemporanee e le ricostruzioni successive non sono perfettamente concordi. Quello che è molto più solido è il luogo: lo studio di Bruce Lee a Oakland, dove il confronto avvenne a porte chiuse.
E poi arriviamo alla domanda che interessa tutti: come andò il combattimento?
Qui la situazione diventa ancora più complicata.
Secondo Linda Lee Cadwell, Bruce vinse rapidamente. La sua ricostruzione parla di circa tre minuti. Wong avrebbe arretrato e successivamente tentato di allontanarsi, mentre Bruce lo avrebbe inseguito e portato a terra. Alla fine, secondo questa versione, Wong avrebbe chiesto di interrompere il combattimento.
È una versione che ha avuto un'enorme influenza sulla costruzione del mito di Bruce Lee.
Ma Wong Jack Man raccontò una storia molto diversa.
Secondo la sua ricostruzione pubblicata successivamente, il combattimento sarebbe durato 20-25 minuti. Wong negò di essere fuggito, negò di essere stato messo al tappeto e negò di aver chiesto pietà. Secondo lui entrambi riuscirono a colpire l'avversario, ma nessuno dei due avrebbe ottenuto una vittoria decisiva.
E c'è una terza versione ancora più interessante.
David Chin, una delle persone coinvolte nell'organizzazione dello scontro dalla parte di Wong, fornì una ricostruzione che presenta elementi compatibili con la versione di Linda Lee sul fatto che Bruce avesse preso rapidamente l'iniziativa, ma descrive anche uno scontro molto movimentato, con Wong che cercava di evitare l'attacco e Bruce che lo inseguiva attraverso la stanza. Secondo questa testimonianza, Wong sarebbe infine caduto e Chin sarebbe intervenuto.
Quindi abbiamo almeno tre elementi fondamentali:
Bruce Lee avrebbe vinto nettamente.
Wong Jack Man avrebbe resistito per 20-25 minuti senza essere sconfitto in modo decisivo.
Una terza testimonianza descrive una vittoria di Bruce, ma con dinamiche differenti rispetto alla versione di Linda.
Non esiste un video che permetta di stabilire quale versione sia corretta.
Ed è questo il punto che spesso viene dimenticato nelle discussioni su Internet.
Quando qualcuno afferma categoricamente: "Bruce Lee lo distrusse in tre minuti", sta presentando come fatto certo una versione che deriva principalmente da una testimonianza.
Quando qualcun altro afferma: "Wong resistette per 25 minuti e Bruce non riuscì a batterlo", sta facendo esattamente la stessa cosa dall'altra parte.
La documentazione non permette una certezza simile.
Sappiamo che combatterono.
Sappiamo che fu uno scontro reale.
Sappiamo che esistono testimonianze dirette.
Ma non possiamo ricostruire ogni secondo dell'incontro.
E questo non significa che lo scontro sia irrilevante. Al contrario.
Perché dopo quell'episodio Bruce Lee iniziò a riflettere sempre più profondamente sui limiti del proprio approccio.
In alcune dichiarazioni successive, Bruce raccontò di essersi trovato in difficoltà nel confronto e di essersi reso conto che il Wing Chun che praticava allora non gli sembrava sufficiente per affrontare efficacemente ogni situazione. Parlò anche della fatica e del fatto che i suoi pugni si fossero gonfiati durante il combattimento.
Questo elemento è forse più importante del risultato stesso.
Perché la leggenda tende a raccontare la storia così:
Bruce Lee vinse → quindi il suo stile era superiore.
Ma la realtà potrebbe essere molto più interessante:
Bruce Lee combatté → si accorse dei limiti del proprio approccio → cominciò a modificare radicalmente il proprio modo di allenarsi e di concepire il combattimento.
Il combattimento con Wong Jack Man viene infatti spesso associato all'evoluzione che avrebbe portato Bruce verso il Jeet Kune Do. Non significa che il Jeet Kune Do sia nato quella sera in una stanza di Oakland, come se Bruce avesse improvvisamente avuto un'illuminazione. La sua evoluzione marziale era già in corso e sarebbe proseguita per anni.
Ma lo scontro rappresentò certamente, nella narrazione della sua vita, un momento di verifica pratica.
E qui arriviamo alla parte più interessante per chi vuole separare Bruce Lee dalla leggenda.
Il fatto che Bruce abbia eventualmente vinto non dimostra che fosse il più grande combattente della sua epoca.
Il fatto che Wong abbia eventualmente resistito molto più a lungo di quanto raccontato da Linda non dimostra che fosse superiore a Bruce.
Un combattimento privato, senza arbitro, senza regolamento sportivo chiaramente documentato, senza video e con testimonianze contrastanti non può produrre una classifica universale.
Può produrre una storia.
E quella storia è diventata enorme.
Nel corso dei decenni, Bruce Lee è stato trasformato in una specie di misura universale del combattimento. Ogni pugile, karateka, wrestler, kickboxer o atleta MMA viene prima o poi confrontato con lui.
Ma proprio il caso Wong Jack Man ci insegna perché bisogna essere prudenti.
Bruce Lee era un artista marziale straordinario. Ma la sua carriera non può essere ricostruita come quella di un atleta professionista con un record ufficiale.
Non esiste un albo dei suoi incontri, non esiste una classifica agonistica e non esiste una serie di combattimenti professionistici attraverso cui stabilire matematicamente quanto fosse superiore ai suoi contemporanei.
Esiste invece un'enorme quantità di testimonianze, dimostrazioni, allenamenti, filmati cinematografici, fotografie, scritti e racconti.
E soprattutto esiste un'influenza culturale gigantesca.
Wong Jack Man, al contrario, è rimasto nella memoria popolare soprattutto come "l'uomo che combatté Bruce Lee". È una delle grandi ironie della vicenda: un artista marziale che insegnò per decenni e costruì una propria carriera è stato in larga parte assorbito dalla leggenda del suo incontro con un altro uomo.
Wong morì nel 2018, ma il combattimento continua a vivere.
È stato trasformato in libri, documentari, discussioni, ricostruzioni e persino fiction cinematografiche. Ma ogni nuova rappresentazione tende inevitabilmente a scegliere una delle versioni.
La storia reale, invece, rimane nel mezzo.
Ed è probabilmente questo il modo più corretto di raccontarla.
Bruce Lee e Wong Jack Man combatterono realmente a Oakland nel 1964. Il motivo esatto dello scontro è ancora oggetto di versioni contrastanti. La durata è contestata: circa tre minuti secondo la versione di Linda Lee Cadwell, circa 20-25 minuti secondo Wong e William Chen. Anche la dinamica e il risultato vengono raccontati in maniera diversa dai testimoni. Non esiste una registrazione che permetta di chiudere definitivamente la questione.
Tutto il resto appartiene, almeno in parte, alla leggenda.
E forse è proprio questo che rende Wong Jack Man così importante nella storia di Bruce Lee.
Non perché possiamo dimostrare che Wong fosse più forte.
Non perché possiamo dimostrare che Bruce lo abbia demolito.
Ma perché quell'incontro ci ricorda una verità fondamentale sulle arti marziali:
un combattimento reale non è un film, e la storia di un combattimento non è necessariamente il combattimento stesso.
Quando non abbiamo un video, un regolamento preciso, un arbitro e una documentazione indipendente, dobbiamo distinguere ciò che sappiamo da ciò che ci è stato raccontato.
Bruce Lee rimane Bruce Lee.
Wong Jack Man rimane Wong Jack Man.
E quella porta chiusa di Oakland, più di sessant'anni dopo, rimane uno dei grandi misteri della storia delle arti marziali.
Cesio Endrizzi
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