Quando sento un istruttore di arti marziali miste spiegare, con quel sorrisetto di sufficienza da chi ha appena scoperto l'acqua calda, che il karate tradizionale è "incompleto" perché "fa solo colpi", capisco immediatamente due cose: che non ha mai letto un rigo di Funakoshi e che ha bisogno di denigrare la concorrenza per riempire la sala. Perché la verità, quella scomoda che nessuno vuole mettere per iscritto, è che le arti marziali miste non hanno inventato nulla. Hanno solo rubato gli strumenti a un deposito che era stato lasciato marcire nell'incuria e nell'autoreferenzialità di maestri che avevano smesso di fare domande. E adesso quel deposito lo deridono, per marketing.
Partiamo dal presupposto che i tradizionalisti non vogliono sentirsi dire. Le arti marziali tradizionali hanno i loro problemi. Enormi. Il karate Shotokan è stato insegnato come un'arte basata esclusivamente sui colpi. Il judo come un'arte di proiezioni con lavoro a terra. L'aikido è diventato l'arte delle leve al polso. Eppure tutte e tre erano arti marziali complete. Funakoshi includeva proiezioni e leve. Kano includeva l'atemi e l'uso delle armi. Prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l'aikido prevedeva un addestramento significativo con le armi da fuoco, mentre molti altri gruppi includevano lavoro a terra e colpi. Questa non è dietrologia da bar. È storia. Storia che è stata deliberatamente dimenticata, annegata in un brodo di filosofia spicciola e salute olistica.
Le forme del karate Shotokan si sono evolute verso la salute, con un'enfasi sempre maggiore sul benessere fisico, mentre l'allenamento per applicazioni specifiche è stato scoraggiato. L'aikido si è promosso puntando sulla filosofia piuttosto che sulle applicazioni dannose, sempre presenti. Gli insegnanti scoraggiavano deliberatamente domande, creatività e tentativi di approfondimento dei kata più esoterici. Alcuni diventano insegnanti pur non ponendosi mai domande e non conoscendo le applicazioni pratiche. Gli allievi possono essere atletici, ma non avere una conoscenza approfondita delle applicazioni di combattimento del proprio sistema. Fare domande ed esplorare le applicazioni pratiche era considerato sleale, disarmonico, la prova di non aver mai bevuto la pozione magica del posto. Esplorare altre discipline poteva arricchire la formazione di uno studente, ma poteva costare al primo insegnante uno studente e il suo reddito. Era il modo più rapido per irritare l'insegnante e gli ego venivano messi in bella mostra. Gli insegnanti dall'aria più mistica diventavano guide spirituali che custodivano gelosamente il proprio status. Persone senza alcuna formazione in religione, psicologia o medicina, il cui vero livello di competenza e comprensione nella propria arte diventava un segreto gelosamente custodito. In molti casi, possedevano meno di quanto fossero disposti ad ammettere.
Vi racconto un episodio. Quando ero in prima media, mi dissero che una certa posizione della mano serviva per colpire il processo xifoideo appena sotto le costole. Questa tecnica è nel kata della cintura gialla, quello che tutti devono imparare all'inizio. A un pollice di distanza, spero che le tue mani siano abbastanza forti da rompere le costole. Mi è stato specificamente insegnato a non aprire la mano, nemmeno un po', per fare una presa a bocca di tigre sulla gola, o con le dita o il pollice sugli occhi, o per fare una presa a triangolo su un gomito o per bloccare un calcio con il braccio piegato e poi schiacciare la gola. Appoggia il palmo della mano destra sul mento e poi estendi completamente la mano: la posizione è la stessa della "spinta a lancia" che pochissimi osano eseguire. Mi è stato insegnato che questa posizione della mano era per questa parata. In molti kata di karate si ruota di 180 gradi e poi si assume questa postura. Fu solo anni dopo che mi venne insegnata questa tecnica simile al judo. Anni dopo, prima che scoprissi che Funakoshi, maestro di karate Shotokan e figura influente anche in altri stili di karate, insegnava al dojo Judo Kodokan e aveva contatti regolari con il fondatore del judo, Kano Jigoro. Kano era il mecenate di Funakoshi. Kano mandava persone a studiare con Ueshiba. C'erano diverse persone che erano apertamente allievi di più di uno di questi fondatori di arti marziali. Ecco la verità che i maestri dal volto mistico hanno seppellito sotto strati di incenso e inchini: le arti marziali erano un ecosistema aperto, non una cattedrale chiusa. La contaminazione era la norma, non lo scandalo.
Il metodo di allenamento delle arti marziali miste mette alla prova ciò che viene insegnato, quindi trasmettere insegnamenti "segreti" è più difficile. Questo è il loro unico, vero, indiscutibile vantaggio. Non hanno tecniche migliori. Non hanno maestri più saggi. Hanno la presunzione di testare ciò che insegnano. E questo, per i tradizionalisti, è inaccettabile. Perché se testi, scopri che il maestro che ti faceva pagare profumatamente per la "pozione magica" non sapeva nulla di applicazioni reali. Se testi, scopri che il kata della cintura gialla non era stato progettato per colpire il processo xifoideo a un pollice di distanza, ma per un combattimento che nessuno ti aveva mai spiegato. Se testi, scopri che la spinta a lancia che "pochissimi osano eseguire" non era una mossa segreta, era solo una tecnica che nessuno aveva mai contestualizzato.
Ma, soprattutto, si tratta di marketing. Gli istruttori di arti marziali miste sanno che il numero di studenti che si presentano a un corso è limitato. Quindi, aumentano il loro numero personale denigrando la concorrenza. È solo un modo per fare soldi. Nient'altro. Il karate tradizionale ha fallito perché si è venduto come una filosofia di vita invece che come un'arte marziale. L'aikido ha fallito perché ha sostituito il combattimento con la spiritualità da salotto. Il judo ha fallito perché ha dimenticato che l'atemi esisteva. Ma le arti marziali miste non hanno vinto perché erano migliori. Hanno vinto perché hanno capitalizzato sul fallimento altrui. Hanno preso gli strumenti che i tradizionalisti avevano gettato via, li hanno lucidati e li hanno venduti come novità. E il pubblico, che non sa nulla di Funakoshi, di Kano o di Ueshiba, ha abboccato.
La domanda non è perché le arti marziali miste denigrano gli stili tradizionali. La domanda è perché gli stili tradizionali hanno smesso di meritare rispetto. Perché hanno trasformato le domande in tradimento, la creatività in eresia, l'esplorazione in slealtà. Perché hanno permesso a maestri senza formazione di diventare guide spirituali. Perché hanno venduto la completezza come specializzazione e la pigrizia come fedeltà. Le arti marziali miste non sono il nemico. Sono lo specchio. E in quello specchio i tradizionalisti dovrebbero guardarsi, se solo avessero il coraggio di aprire gli occhi.
Cesio Endrizzi
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