giovedì 11 novembre 2010

Oltre il Mito: Cosa Penso Davvero dei Monaci Shaolin (Senza Filtri)

Parliamo dei monaci Shaolin. Il solo nome evoca immagini di monaci in tunica arancione che volano tra gli alberi, spezzano mattoni con la testa e meditano per giorni interi sospesi su un dito. Sono diventati l'icona pop della spiritualità marziale, il sogno di ogni ragazzino che ha visto "Kung Fusion" o "Il Tempio Shaolin" in TV.

Ma cosa penso davvero di loro? Beh, togliamoci subito il primo pensiero: sono dei fenomeni da baraccone? Dei santoni guerrieri? O semplicemente degli atleti eccezionali con un'ottima strategia di marketing?

La risposta, come sempre, sta nel mezzo, ed è molto più complessa e affascinante di qualsiasi film di arti marziali.

Partiamo dalla base: i monaci Shaolin esistono. Il Tempio Shaolin, nella provincia cinese dell'Henan, è un luogo reale, con una storia millenaria di persecuzioni, incendi e rinascite. La loro leggenda marziale nasce dall'unione del Chan (Zen) Buddhismo con le arti del combattimento, un connubio nato dalla necessità di difendersi dai banditi e, secondo la tradizione, perfezionato dall'osservazione degli animali e dalla canalizzazione dell'energia vitale, il Qi.

Fin qui, tutto affascinante. Ma andiamo oltre la superficie patinata.

Oggi, il Tempio Shaolin è un brand. Un marchio registrato. E i monaci che vediamo in tournée mondiali, quelli che infilzano la gola con lance d'acciaio e piegano le sbarre di ferro con la gola? Sono atleti di altissimo livello, veri e propri ginnasti con un costume da monaco. La loro disciplina è innegabile: la flessibilità, la forza, il controllo del corpo sono il risultato di anni di sacrifici che nemmeno immaginiamo. Ma sono artisti marziali nel senso più puro? O sono la punta di diamante di una macchina dello spettacolo?

La risposta onesta è: sono entrambe le cose. E questo non è necessariamente un male. La loro abilità è reale. La precisione con cui eseguono le forme (kata), la potenza esplosiva nei loro colpi, la resistenza pazzesca: tutto questo è il frutto di un addestramento bestiale che inizia all'alba e finisce al tramonto. Non c'è trucco, c'è solo sudore. E tanto.

Ma c'è una domanda più scomoda: sono davvero dei "guerrieri"?

Se mettessimo un monaco Shaolin specializzato in wushu moderno (la parte più spettacolare e acrobatica) contro un pugile professionista, un lottatore di MMA o anche un soldato delle forze speciali, cosa succederebbe? Probabilmente, il monaco verrebbe distrutto.

Perché? Perché il wushu tradizionale, per quanto spettacolare, è una ginnastica. Una danza. Le forme sono coreografie complesse che insegnano al corpo a muoversi, a sviluppare memoria muscolare e coordinazione. Ma non insegnano a incassare un colpo, a gestire la distanza reale in un combattimento, a lottare contro la paura e l'adrenalina di uno scontro dove non c'è un copione.

La vera essenza marziale dei monaci, se esiste ancora, è probabilmente custodita in una cerchia ristrettissima e non ha nulla a che vedere con gli spettacoli che vediamo in TV. È un percorso spirituale e di autocontrollo, dove il combattimento è l'ultima spiaggia, un mezzo per difendere il tempio e la fede, non un fine.

Quindi, cosa penso dei monaci Shaolin?

Penso che siano un enigma affascinante.

Da un lato, li ammiro. Ammiro la loro dedizione, il loro spirito di sacrificio, la loro capacità di spingere il corpo umano oltre i limiti apparenti. Sono dei monumenti viventi alla perseveranza. Il loro sorriso sereno dopo ore di addestramento massacrante è una lezione di vita che molti di noi, immersi nel comfort delle nostre esistenze, faremmo bene a imparare.

Dall'altro, li guardo con sano scetticismo. La spiritualità che vendono è spesso confezionata per il turista occidentale in cerca di esotismo. Il "potere del Qi" che usano per piegare le lance è spesso più fisica che metafisica (la forza applicata nel punto giusto, la tensione muscolare). Non c'è magia, c'è solo scienza del corpo portata all'estremo.

In definitiva, i monaci Shaolin non sono dei supereroi. Non sono guerrieri invincibili. Ma sono qualcosa di più umano e, per certi versi, di più impressionante: sono la prova vivente di cosa può raggiungere la volontà umana quando è guidata da una disciplina ferrea. Che sia per fede, per tradizione o per business, ciò che fanno richiede un livello di controllo e dedizione che pochi al mondo possono vantare.

Quindi, il mio pensiero finale è questo: toglietevi dalla testa l'idea del monaco volante che schiva proiettili. Ma tenetevi stretto il rispetto per quegli atleti, filosofi e artisti che, sotto quelle tonache arancioni, nascondono muscoli d'acciaio e una concentrazione mentale che noi comuni mortali possiamo solo sognare. Non sono dei maghi, ma sono qualcosa di più raro: sono dei monumenti alla disciplina umana.









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