Ogni santo giorno, su Internet, qualcuno chiede: "Qual è la migliore arte marziale per la strada?". E ogni santo giorno arrivano le stesse risposte: Krav Maga, BJJ, Muay Thai, boxe, Wing Chun, jeet kune do. Ognuno tira l'acqua al suo mulino, ognuno difende la sua palestra, il suo maestro, il suo investimento di tempo e denaro.
E ogni santo giorno, chi ha veramente visto la merda, chi ha veramente assaggiato il marciapiede con la faccia, chi ha veramente dovuto difendere la propria vita da uno che non aveva regole né rimorsi, sorride e si fa i cazzi suoi.
Perché la verità, quella sporca e scomoda, è una sola: nessuna arte marziale ti salverà se sei un coglione.
L'Arte Non Esiste. Esiste l'Uomo.
Io sono cintura nera di BJJ. Ho fatto boxe, Wing Chun, Karate. Ho speso anni della mia vita a rotolarmi sul tappetino, a farmi male, a imparare leve e proiezioni. E ti dico una cosa: se domani esco ubriaco da un bar e un pezzo di merda qualsiasi mi tira un cazzotto in faccia, tutto quel training potrebbe valere zero.
Perché la strada non è un tappetino. Non c'è arbitro, non c'è peso limite, non c'è rispetto. La strada è merda, è sangue, è improvvisazione. È uno che ti viene addosso mentre stai cercando le chiavi della macchina. È un gruppo di deficienti che ti circondano mentre torni a casa. È un pezzo di vetro, una spranga, una testata mentre sei già per terra.
E in quella situazione, la tua arte marziale vale quanto la tua capacità di rimanere lucido, di incassare, di essere più bastardo tu di quanto lo sia lui. Roba che non si insegna in nessuna palestra.
Io ho conosciuto ragazzi di Karate della vecchia scuola. Quelli veri, non quelli con la tutina bianca e il cinturone da 10º dan comprato su Internet. Gente che si allenava sul cemento, che prendeva calci negli stinchi fino a sanguinare, che sapeva che un combattimento vero dura secondi e finisce con qualcuno a terra che non si rialza.
Quei ragazzi sapevano sopravvivere. Non perché avessero tecniche segrete. Ma perché il loro training era dolore puro. Perché avevano imparato a prenderle, prima ancora che a darle. Perché avevano capito che in strada non vince il più tecnico, ma il più cattivo. Quello che quando va giù, si rialza. Quello che quando è a terra, continua a lottare. Quello che non ha paura di sporcarsi le mani di sangue, suo o dell'avversario.
E lo stesso per il Judo vecchia scuola. Quello che insegnava a usare il marciapiede come alleato, a proiettare l'avversario non su un tatami morbido ma sull'asfalto, a finirlo prima che potesse rialzarsi. Roba che oggi farebbe inorridire i genitori dei ragazzini che portano i figli in palestra per "socializzare".
Oggi la gente si allena male. Si allena in ambienti protetti, con regole precise, con avversari che conoscono il copione. Si allena la tecnica, ma non si allena il caos. Si allena la forma, ma non si allena la sostanza. Si allena il rispetto, ma non si allena la cattiveria.
E poi escono dalla palestra convinti di essere macchine da guerra. Poi uno li tocca per sbaglio al bar, e vanno nel panico. Perché non hanno mai preso un vero schiaffone in faccia. Non hanno mai sentito cosa significa vedere il sangue colare dagli occhi di uno che hai appena colpito. Non hanno mai avuto veramente paura per la propria vita.
La verità è che alcune persone sono semplicemente dure. Hanno il ferro dentro. Sono nate così, o lo sono diventate crescendo in certi ambienti, in certe situazioni. Gente spietata, crudele, senza onore né rimorso. Gente che per strada non si batte, sopravvive. E contro quella gente, la tua tecnica perfetta da palestra vale meno di zero.
La gente cerca la tecnica magica. Quella che ti permette di neutralizzare tre aggressori con una mossa sola. Quella che trasforma un ragazzino mingherlino in un guerriero invincibile. Quella che ti dà il potere senza il dolore.
Non esiste. Non è mai esistita. Non esisterà mai.
Le uniche cose che funzionano sono il dolore, la dedizione e una sana tendenza al lato oscuro. Devi essere disposto a farti male, a rialzarti, a rifarlo. Devi essere disposto a diventare quello che non vorresti essere. Devi essere disposto a perdere un pezzo di umanità per sopravvivere in un mondo che umano non è.
E allora, qual è l'arte marziale migliore?
Se proprio devo rispondere, ti dico questa: la migliore arte marziale per la strada è quella che pratichi con qualcuno che non ha nessuna intenzione di farti vincere. Quella che ti mette in situazioni di merda e ti costringe a trovare una via d'uscita. Quella che ti insegna a incassare, a cadere, a rialzarti. Quella che ti toglie le illusioni e ti lascia solo con la realtà.
Boxe va bene, se impari a muoverti e a incassare. BJJ va bene, se impari che a terra non si scherza e che le leve fanno male davvero. Judo va bene, se impari a cadere senza romperti l'osso del collo. Muay Thai va bene, se impari che gli stinchi si spezzano e che i gomiti tagliano la pelle come coltelli.
Ma nessuna di queste ti salverà se non hai la testa. Se non hai la freddezza di guardare l'avversario negli occhi e capire se è uno che si fermerà dopo il primo cazzotto o uno che ti inseguirà fino a casa. Se non hai la cattiveria di colpire per primo, più forte, e continuare finché non è a terra e non si muove più.
Quindi, la prossima volta che qualcuno ti chiede qual è la migliore arte marziale per la strada, digli questa cosa: "Non esiste. Esisti tu. E se sei un coglione, nessuna arte marziale ti salverà".
Perché la strada non è un torneo. Non ci sono punti, non ci sono medaglie, non ci sono applausi. C'è solo tu, l'altro, e la merda. E vince chi ha più voglia di sopravvivere. Chi è disposto a sporcarsi, a farsi male, a diventare bestia.
Se hai questo dentro, qualsiasi arte marziale andrà bene. Se non ce l'hai, nemmeno il miglior maestro del mondo potrà aiutarti.
E ricordati: la migliore autodifesa è non trovarsi in quella situazione. Ma se ti ci trovi, non cercare la tecnica magica. Cerca la via d'uscita. E se non c'è, diventa tu la via d'uscita. A qualsiasi costo.
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