Parliamo chiaro. Se entri in una gabbia da MMA con l’illusione che il tuo sport olimpico ti protegga magicamente, ti sbagli di grosso. Non ci sono applausi, non ci sono punti per la forma. Ci sono colpi, fatica, sudore e dolore reale.
Il judo è elegante, sofisticato. Ti insegna a sbilanciare, proiettare, sgambettare e fare a pezzi il corpo dell’avversario. Ti dà core, forza, equilibrio e una certa superiorità psicologica quando sei sul tatami. Ma ecco la cruda verità: gran parte del judo sportivo è costruito intorno a punti e regole. Dopo aver tirato giù qualcuno e segnato l’ippon, tutto si ferma. Nessuno ti picchia mentre sei a terra.
In una MMA? Non funziona così. La tua proiezione perfetta non basta se non sai gestire il combattimento a terra. Il judo insegna un po’ di newaza, ma non abbastanza. Senza sparring a terra realistico, i tuoi tentativi possono diventare regali per il tuo avversario. Masahiko Kimura contro Helio Gracie? Sì, leggenda. Ma per ogni Kimura ci sono migliaia di judoka che, in un contesto reale, vengono schiacciati da un lottatore esperto di MMA.
E c’è un altro problema: molte tecniche si basano sul gi. Non ci sarà un gi nella gabbia, e all’improvviso quei lanci da manuale diventano meno affidabili. L’illusione della sicurezza che il judo ti dà può morire molto rapidamente tra colpi, gomitate e spazzate.
Vantaggi reali
- Sorprendente e insolito per l’avversario medio.
- Grande forza del core e capacità di sbilanciare anche l’avversario più resistente.
- Sgambetti e proiezioni che pochi sanno difendere in MMA.
Limiti spietati
- Tecniche basate sul gi spesso inutilizzabili.
- Newaza limitato se non allenato appositamente per MMA.
- Match sportivi non insegnano resistenza reale; il randori non simula l’aggressività totale.
Il wrestling stile libero è brutale, estenuante, senza glamour. Ti riduce a terra, ti sbatte, ti rompe il fiato e ti allena a sopportare il dolore fisico continuo. Qui non ci sono pause, non ci sono interruzioni: ogni presa è un mini scontro di vita o morte. L’atleta di wrestling arriva pronto a soffrire e a imporre il proprio dominio.
A differenza del judo, il wrestling non dipende dal gi. È pura fisicità, controllo, pressione costante. L’allenamento americano, soprattutto a livello scolastico o NCAA, è feroce. Non è per tutti: se pensi di sopravvivere senza essere pronto a spremere ogni grammo di energia dal tuo corpo, ti sbagli di brutto.
Vantaggi reali
- Controllo totale a terra: puoi portare chiunque dove vuoi.
- Resistenza e capacità di sopportare fatica estrema.
- Lavoro di corpo completo, non solo upper body.
Limiti spietati
- Atterramenti prevedibili e meno spettacolari rispetto a un judoka creativo.
- Meno esperienza in sottomissioni; devi imparare BJJ per chiudere i match.
- Pochi trucchi psicologici; tutto si basa sulla fisicità, non sul gioco mentale.
Se vuoi sopravvivere e vincere nella gabbia, non basta avere un titolo olimpico o una cintura nera. Devi integrare. Il judo ti dà eleganza, imprevedibilità e proiezioni letali, ma devi imparare a terra senza gi. Il wrestling ti dà brutalità, resistenza e controllo assoluto, ma sei prevedibile se non aggiungi sottomissioni e striking.
Il vero combattente MMA moderno prende un po’ di tutto: il judo per la creatività e i lanci esplosivi, il wrestling per il controllo fisico, il BJJ per chiudere gli avversari a terra, e il striking per completare il puzzle. Chi pensa che uno solo di questi elementi basti, prima o poi finisce a terra, dolorosamente e senza scampo.
Judo e wrestling sono entrambi potenti, entrambi spietati. Il judo è un’arma sorprendente e raffinata, ma fragile se non adattata. Il wrestling è un martello costante, ma prevedibile. La MMA non premia le illusioni: ti mette di fronte alla realtà, a fatica, dolore e aggressione senza fine.
Se vuoi vincere, devi conoscere entrambe le discipline, integrarli, saper gestire la paura, l’adrenalina e la fatica. Nella gabbia, non ci sono trucchi, solo chi è pronto a soffrire e a combattere in modo intelligente sopravvive.
Chi pensa che il proprio sport basti da solo? Si sbaglia. E la gabbia, cruda e spietata, lo ricorderà.
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