Quando vedi un ragazzo fare la ruota e calciare in aria al suon di berimbau, ridi. Lo fanno tutti. Sembra una danza, un gioco, una festa. Non sembra qualcosa che possa sopravvivere un minuto nella gabbia dell'UFC contro un wrestler dell'Oklahoma che ti vuole sbattere la faccia sul tappeto.
E hai ragione a ridere. Quella Capoeira, quella da spettacolo, da palco, da "guarda come sono flessibile", nella gabbia ti farebbe macinare in polvere. Saresti un pagliaccio con una cintura nera... di ignoranza.
Ma la domanda è: la Capoeira è utile nelle MMA? La risposta, se sai cosa cercare, è un secco, tagliente, pericoloso: Sì. Dannatamente sì.
Ma c'è un abisso tra il balletto e la lama. E si chiama Capoeira Angola.
L'MMA moderno è saturo di atleti fenomenali. Sono macchine: forza, resistenza, tecnica. Ma sono macchine prevedibili. Sanno fare A, B e C. Tu, se arrivi con la Capoeira Angola nel sangue, arrivi con l'alfabeto intero, e la capacità di inventare le lettere mentre combatti.
Nella Capoeira Angola esiste la "malicia". Nelle arti marziali filippine esiste il "fiore". Entrambi significano la stessa cosa: inganno, depistaggio, intelligenza sporca.
Non è solo fare una finta. È costruire una trappola. È muoverti in un modo che sembra assurdo, che sembra una danza, per un secondo, due secondi, finché l'avversario non abbassa la guardia chiedendosi "ma che cazzo sta facendo?". E in quel micro-secondo di esitazione, la tua ginga diventa un calcio circolare che parte da dove lui non guarda. Il tuo ruolo a testa in giù non è acrobazia, è lo schivare un colpo per riemergere da un'angolazione che il tuo avversario, abituato a combattere in piedi come un robot, non ha mai visto.
I migliori maestri di Capoeira Angola non sono solo capoeiristi. Hanno studiato Judo, hanno studiato Boxe, hanno studiato Luta Livre. Hanno preso la danza e l'hanno innestata sulla violenza. Hanno capito che la Capoeira senza il pugno, senza la testata, senza la lama, è un corpo senz'anima.
Parliamo di cose pratiche, non di filosofia da bar.
Calci da ogni dove: La Capoeira allena calci che partono da posizioni che per un lottatore normale sono di squilibrio. La meia lua de compasso (il calcio a girare con la mano a terra) è un macete se piazzata al momento giusto. La martelo è un calcio circolare devastante. E tu li hai nel repertorio da anni.
Il ruolo e la transizione: Ti senti a tuo agio con la testa in giù? Con le mani a terra? Sai rotolare via da una caduta e rialzarti senza perdere un colpo? Questo è oro colato. Nelle MMA, il momento più pericoloso è la transizione tra la lotta in piedi e quella a terra. Il capoeirista vive lì. Non ha paura di quel limbo. Scivola, rotola, sfugge. Mentre l'avversario pensa "OK, ora lo porto al tappeto", tu sei già dall'altra parte e gli stai tirando un calcio mentre si piega.
Lo Swing e il Ritmo: La ginga non è solo un'andatura. È un movimento perpetuo, che rende difficile inquadrarti come bersaglio. Spezza il ritmo lineare del pugile o del lottatore. Li costringe a inseguire un bersaglio mobile che si abbassa, si alza, ondeggia. Li porta in un territorio sconosciuto.
Ecco il punto dove la maggior parte dei capoeiristi cade e si rompe le ossa.
La Capoeira che vedi in accademia, quella con le regole, con la roda amichevole, con la musica, è una versione addomesticata del combattimento. Se entri in gabbia pensando di fare quello, un wrestler ti placca, ti schianta e ti soffoca in 30 secondi. Fine della musica.
Perché la Capoeira funzioni nelle MMA, devi fare un passo che molti non vogliono fare: devi sposarla con la violenza.
Devi imparare a dare un pugno dritto mentre esci dalla ginga. Devi imparare a difendere il takedown con la testa bassa e le mani pronte a colpire. Devi integrare la tua mobilità da capoeira con la solidità della boxe e la pericolosità del BJJ. E, soprattutto, devi capire che nella gabbia non c'è berimbau. C'è il pubblico che urla e un avversario che vuole spezzarti.
E per la Strada? Lì l'Angoleiro è Re.
Ma se usciamo dalla gabbia e andiamo nel fango della strada, la musica cambia. In un vicolo, contro uno o più aggressori, senza regole, il capoeirista che capisce la "malicia" diventa un incubo.
Lui non ha paura del terreno. Lui usa l'ambiente. Lui ti confonde con il movimento, ti colpisce da angolazioni impossibili, e se cade, non cade nel panico, ma rotola e si rialza pronto a colpire ancora. Mentre il lottatore di MMA, abituato a combattere in un ottagono pulito, cerca istintivamente il clinch e il takedown, esponendosi a coltellate o a colpi di un secondo aggressore.
Il combattente di strada che sa usare la Capoeira è come l'acqua: scorre, si adatta, ti entra nei polmoni e ti affoga.
Il Verdetto: Strumento Affilato, ma solo se Sai Forgiarlo.
Quindi, la Capoeira è utile nelle MMA? Sì, se la prendi come una parte, non come il tutto. Sì, se la spogli della sua anima folkloristica e la vesti con quella della lotta. Sì, se impari a far sì che la tua ginga non sia una danza, ma il preludio a un pugno in faccia.
Chi la disprezza non l'ha mai vista usata da qualcuno che sapeva cosa fare. Chi la esalta come arte marziale suprema non ha mai preso un pugno in bocca da un pugile.
La verità, come sempre, sta nel mezzo fangoso. Prendi la mobilità, l'inganno e la gestione dello spazio della Capoeira Angola. Aggiungi la potenza e la concretezza della boxe e della lotta. E avrai un combattente schifosamente difficile da colpire, imprevedibile e letale.
O sei uno che balla, o sei uno che combatte. La scelta è tua.
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