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«E trasse del Turcasso due dardi di diverse opere, ed
effetti: l'una caccia l'amore, ed è di piombo il suo ferro:
l'altro il fa venire, ed è d'oro la sua gorbia...» |
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(Dante Alighieri, Paradiso (Divina Commedia),
canto 1) |
venerdì 13 maggio 2011
Turcasso
giovedì 12 maggio 2011
Sagaris
Alcuni ritrovamenti (teste di martello invece che lame di scuri) porterebbero a supporre che il termine sagaris venisse utilizzato dai greci per indicare non un'arma specifica ma una tipologia di armi bianche d'arcione aventi forma più o meno simile in uso ai cavalieri della steppa.
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(EL)
«συμπεπτωκότων δ’ αὐτῶν, ὁ
Σπιθριδάτης ὑποστήσας ἐκ πλαγίων
τὸν ἵππον καὶ μετὰ σπουδῆς
συνεξαναστάς, κοπίδι βαρβαρικῇ
κατήνεγκε, καὶ τὸν μὲν λόφον ἀπέῤῥαξε
μετὰ θατέρου πτεροῦ, τὸ δὲ κράνος
πρὸς τὴν πληγὴν ἀκριβῶς καὶ μόλις
ἀντέσχεν, ὥστε τῶν πρώτων ψαῦσαι
τριχῶν τὴν πτέρυγα τῆς κοπίδος.» |
(IT)
«I due caddero a terra avvinghiati e Spitridate, di lato, con
il cavallo ritto sulle zampe posteriori, egli stesso ritto sul
cavallo, menò giù un fendente con la sua scure barbarica: spezzò
il cimiero con una delle penne mentre l'elmo a stento resistette
al colpo, tanto che il filo della scure sfiorò i primi capelli.» |
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(Plutarco, Vite Parallele - Alessandro, 16) |
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mercoledì 11 maggio 2011
Zhìyǐ
martedì 10 maggio 2011
Masakari
lunedì 9 maggio 2011
Imperatore di Giada
Successivamente il padre morì, ed egli ascese al trono. Si assicurò che nel suo regno chiunque potesse trovare pace e felicità, e fatto questo iniziò a ritirarsi su di un monte per studiare e coltivare il Tao.
Dopo 1.750 periodi di tempo, ciascuno di 120.976 anni, ottenne l'Immortalità Dorata. Dopo altri cento milioni di anni di accrescimento, divenne finalmente l'Imperatore di Giada.
All'inizio dei tempi, la Terra era un luogo inospitale e non adatto alla vita. Gli uomini andavano incontro a tremende difficoltà; ma non avevano solo a che fare con una difficile sopravvivenza, ma anche con vari tipi di esseri mostruosi.
A quest'epoca, non c'erano molte divinità a proteggere gli umani, e gli Xian (immortali) del cielo erano minacciati da potenti demoni. L'Imperatore di Giada era ancora un semplice immortale che aiutava, come poteva, gli umani sulla Terra, ma era triste poiché i suoi poteri non bastavano ad alleviare le sofferenze degli uomini. Decise così di ritirarsi su una montagna e coltivare il Tao. Lo fece per 3000 periodi di tempo, ognuno di 3 miliardi di anni.
Sfortunatamente, una potente entità del Male stava conquistando la Terra e sottomettendo gli Xian e gli dèi del cielo, per proclamare la sua sovranità sull'intero Universo. Ma anche l'entità maligna si ritirò per accrescere i suoi poteri, e dopo altri 3000 periodi di tempo di 3 miliardi di anni ognuno, tornò, reclutò un'armata di demoni e si preparò per attaccare il Cielo.
Gli Xian immortali si prepararono alla guerra, ma gli dèi non erano abbastanza potenti per respingere i demoni. In questo periodo erano i Tre Puri i sovrani degli esseri celesti.
Fortunatamente l'Imperatore di Giada concluse il suo accrescimento nello stesso periodo della guerra. Era ormai abbastanza potente per sconfiggere il Male.
Salì al cielo, constatò che la guerra stava per iniziare e che i demoni erano troppo potenti per essere sconfitti dagli dèi presenti. Decise di sfidare i demoni e la guerra iniziò. Montagne crollarono e fiumi strariparono; comunque l'Imperatore di Giada uscì dalla guerra vittorioso, grazie alla grande saggezza che aveva coltivato. Dopo aver scacciato i demoni più potenti, gli altri furono sconfitti dagli Xian e dagli dèi.
Grazie alla sua saggezza, dèi e immortali proclamarono l'Imperatore di Giada loro sovrano.
venerdì 12 novembre 2010
La Verità che Nessuno Vuole Sentire: La Migliore Autodifesa non Insegna a Combattere
Ogni giorno, su internet, ragazzi e ragazze mi chiedono: "Qual è lo stile di combattimento migliore per l'autodifesa?". E puntuale arriva la risposta del tizio che ha visto tre video su YouTube: "Krav Maga. È letale. È quello che usano i militari israeliani. Ti insegnano a strappare via i testicoli con le mani e a uccidere con una penna".
Poi arriva qualcuno un filo più sveglio che dice: "No, il Jiu-Jitsu brasiliano, perché la maggior parte dei combattimenti finisce a terra".
Poi arriva il tradizionalista: "Il Wing Chun, perché è nato per la strada".
E tutti quanti litigano, si menano virtualmente, ognuno convinto che la sua arte marziale sia la chiave di volta per sopravvivere all'apocalisse zombie o alla rissa al bar.
E poi arrivi io, e con una lucidità brutale butto giù un concetto così semplice che quasi fa male: la migliore autodifesa è quella in cui non finisci per litigare.
Punto. Fine della discussione. Chiudiamo il thread e andiamo a casa.
Parliamo del Krav Maga, già che ci siamo. Perché è l'elefante nella stanza, il Re Mida delle arti marziali per autodifesa. Quello che i ragazzini citano quando vogliono sentirsi fighi.
Il Krav Maga non è autodifesa. È un corso accelerato per fare male a qualcuno il più velocemente possibile e scappare. Ed è efficace? In un contesto puramente tecnico, sì. Ti insegnano a colpire occhi, gola, inguine. Ti insegnano a reagire da distanza zero. Ti insegnano a non rispettare regole.
Ma c'è un problema enorme, e sono quelle "cose negative" che avete sentito tutti. Il Krav Maga, nella sua declinazione commerciale, è diventato la palestra dei prepotenti. Dei tipi che vogliono imparare a menare per sentirsi potenti. Dei "macho". Quelli che escono dalla palestra e cercano lo sguardo di traverso, quelli che hanno una risma così corta che una spinta diventa un'occasione per "testare" quello che hanno imparato.
E anche nella sua versione più seria, il Krav Maga soffre di un difetto congenito: ti insegna a vincere una rissa, ma non ti insegna a non entrarci. Anzi, spesso ti dà la falsa sicurezza di essere invincibile, e quella sicurezza è esattamente quello che ti farà finire in una situazione di merda.
Il Cobra Kai, la serie, per chi ha occhi per vedere, non è una celebrazione del karate. È una tragedia su come l'ossessione per il combattimento distrugga le vite.
Miguel finisce paralizzato. Paralizzato. Perché? Perché era diventato talmente ossessionato dal "diventare forte", dal vendicare l'onore, dal dimostrare qualcosa, che non ha capito che la vera forza è saper evitare la merda. Ha trasformato una rissa scolastica in una guerra. E ha pagato con la spina dorsale.
E quanti, guardando quella serie, hanno tifato per lui? Quanti hanno pensato "Sì, menali, Cobra Kai never dies"? La serie ve lo ha mostrato chiaramente: quella mentalità ti porta alla distruzione. E voi avete applaudito lo stesso. Poi vi chiedete perché la vostra vita è piena di conflitti.
Allora, visto che siamo qui e vogliamo essere onesti, facciamo la classifica definitiva delle migliori "arti marziali" per l'autodifesa. Quella che nessuno ha il coraggio di pubblicare.
1. La Finanza (1° Dan Cintura Nera
in Budget)
Impari a gestire i soldi. Impari a investire.
Impari a guadagnare abbastanza da poterti permettere una casa in un
quartiere dove la notte puoi uscire senza guardarti le spalle. Questa
mossa sconfigge il 90% dei criminali prima ancora di incontrarli.
2. L'Istruzione
Ti iscrivi a
una buona università. Impari un mestiere che paga bene. Studi, sudi,
ti fai il culo. Perché un laureato con un buon lavoro non ha bisogno
di difendersi dai ladri d'auto: ha l'assicurazione, e comunque vive
in un posto con un parcheggio sorvegliato. Questa tecnica ha un tasso
di successo del 100% contro gli scippi.
3. L'Atletica (Stile "Corri,
Coglione, Corri")
Impari a correre. Veloce. Per
tanto tempo. Non c'è arte marziale che tenga: se sai correre più
veloce di chi ti vuole menare, hai vinto. Hai vinto senza toccare
nessuno, senza rischiare una denuncia, senza finire in ospedale. Lo
sprint è la mossa più letale che esista.
4. La Consapevolezza
Situazionale (Lo Stile Invisibile)
Impari a leggere
le situazioni. Impari a capire quando una strada è troppo buia,
quando un gruppo di persone è troppo agitato, quando un locale sta
per degenerare. Impari ad attraversare la strada, a cambiare
marciapiede, a dire "scusa" anche se hai ragione. Questa
roba non si insegna in palestra, ma è l'unica che funziona sempre.
5. La Pace Interiore (La
Mossa Segreta)
E qui arriviamo al punto più
importante. Impari a non avere bisogno di dimostrare un cazzo a
nessuno. Impari che il tuo ego non ha bisogno di essere nutrito con
le briciole della violenza. Impari che andarsene non è
vigliaccheria, è intelligenza. Questa è la tecnica che ti impedisce
di diventare come Miguel, come Johnny Lawrence, come tutti quelli che
nella vita hanno scambiato la forza con la stupidità.
La verità è che il mondo delle arti marziali è pieno di venditori di fumo che ti promettono di trasformarti in un guerriero. E ci guadagnano, eccome. Perché è più facile vendere l'illusione del potere a un ragazzino insicuro che dirgli: "La cosa migliore che puoi fare è studiare, fare soldi, vivere in un posto sicuro e non rompere i coglioni a nessuno".
Non è sexy. Non fa fare like sui social. Non ti fa sentire come Bruce Lee.
Ma funziona.
Il Krav Maga, il Jiu-Jitsu, la Boxe, il Wing Chun: sono tutti strumenti. Possono essere utili, se usati con la testa. Ma se pensi che lo stile di combattimento sia la risposta al problema della violenza, hai già perso. Perché la violenza non si sconfigge con altra violenza. Si sconfigge non trovandosi mai nella stanza in cui la violenza può accadere.
Quindi la prossima volta che qualcuno ti chiede "qual è il miglior stile per l'autodifesa?", rispondi così:
"Studia. Corri. Guadagna. Vivi in un posto bello. Sii una persona per bene. E se proprio vuoi menare le mani, comprati un sacco da boxe e sfogati lì. Ma ricordati: il vero vincitore è quello che la sera torna a casa senza un graffio, non quello che ha messo K.O. qualcuno."
Questa è la verità. Nuda, brutale, e dannatamente scomoda.
giovedì 11 novembre 2010
Oltre il Mito: Cosa Penso Davvero dei Monaci Shaolin (Senza Filtri)
Parliamo dei monaci Shaolin. Il solo nome evoca immagini di monaci in tunica arancione che volano tra gli alberi, spezzano mattoni con la testa e meditano per giorni interi sospesi su un dito. Sono diventati l'icona pop della spiritualità marziale, il sogno di ogni ragazzino che ha visto "Kung Fusion" o "Il Tempio Shaolin" in TV.
Ma cosa penso davvero di loro? Beh, togliamoci subito il primo pensiero: sono dei fenomeni da baraccone? Dei santoni guerrieri? O semplicemente degli atleti eccezionali con un'ottima strategia di marketing?
La risposta, come sempre, sta nel mezzo, ed è molto più complessa e affascinante di qualsiasi film di arti marziali.
Partiamo dalla base: i monaci Shaolin esistono. Il Tempio Shaolin, nella provincia cinese dell'Henan, è un luogo reale, con una storia millenaria di persecuzioni, incendi e rinascite. La loro leggenda marziale nasce dall'unione del Chan (Zen) Buddhismo con le arti del combattimento, un connubio nato dalla necessità di difendersi dai banditi e, secondo la tradizione, perfezionato dall'osservazione degli animali e dalla canalizzazione dell'energia vitale, il Qi.
Fin qui, tutto affascinante. Ma andiamo oltre la superficie patinata.
Oggi, il Tempio Shaolin è un brand. Un marchio registrato. E i monaci che vediamo in tournée mondiali, quelli che infilzano la gola con lance d'acciaio e piegano le sbarre di ferro con la gola? Sono atleti di altissimo livello, veri e propri ginnasti con un costume da monaco. La loro disciplina è innegabile: la flessibilità, la forza, il controllo del corpo sono il risultato di anni di sacrifici che nemmeno immaginiamo. Ma sono artisti marziali nel senso più puro? O sono la punta di diamante di una macchina dello spettacolo?
La risposta onesta è: sono entrambe le cose. E questo non è necessariamente un male. La loro abilità è reale. La precisione con cui eseguono le forme (kata), la potenza esplosiva nei loro colpi, la resistenza pazzesca: tutto questo è il frutto di un addestramento bestiale che inizia all'alba e finisce al tramonto. Non c'è trucco, c'è solo sudore. E tanto.
Ma c'è una domanda più scomoda: sono davvero dei "guerrieri"?
Se mettessimo un monaco Shaolin specializzato in wushu moderno (la parte più spettacolare e acrobatica) contro un pugile professionista, un lottatore di MMA o anche un soldato delle forze speciali, cosa succederebbe? Probabilmente, il monaco verrebbe distrutto.
Perché? Perché il wushu tradizionale, per quanto spettacolare, è una ginnastica. Una danza. Le forme sono coreografie complesse che insegnano al corpo a muoversi, a sviluppare memoria muscolare e coordinazione. Ma non insegnano a incassare un colpo, a gestire la distanza reale in un combattimento, a lottare contro la paura e l'adrenalina di uno scontro dove non c'è un copione.
La vera essenza marziale dei monaci, se esiste ancora, è probabilmente custodita in una cerchia ristrettissima e non ha nulla a che vedere con gli spettacoli che vediamo in TV. È un percorso spirituale e di autocontrollo, dove il combattimento è l'ultima spiaggia, un mezzo per difendere il tempio e la fede, non un fine.
Quindi, cosa penso dei monaci Shaolin?
Penso che siano un enigma affascinante.
Da un lato, li ammiro. Ammiro la loro dedizione, il loro spirito di sacrificio, la loro capacità di spingere il corpo umano oltre i limiti apparenti. Sono dei monumenti viventi alla perseveranza. Il loro sorriso sereno dopo ore di addestramento massacrante è una lezione di vita che molti di noi, immersi nel comfort delle nostre esistenze, faremmo bene a imparare.
Dall'altro, li guardo con sano scetticismo. La spiritualità che vendono è spesso confezionata per il turista occidentale in cerca di esotismo. Il "potere del Qi" che usano per piegare le lance è spesso più fisica che metafisica (la forza applicata nel punto giusto, la tensione muscolare). Non c'è magia, c'è solo scienza del corpo portata all'estremo.
In definitiva, i monaci Shaolin non sono dei supereroi. Non sono guerrieri invincibili. Ma sono qualcosa di più umano e, per certi versi, di più impressionante: sono la prova vivente di cosa può raggiungere la volontà umana quando è guidata da una disciplina ferrea. Che sia per fede, per tradizione o per business, ciò che fanno richiede un livello di controllo e dedizione che pochi al mondo possono vantare.
Quindi, il mio pensiero finale è questo: toglietevi dalla testa l'idea del monaco volante che schiva proiettili. Ma tenetevi stretto il rispetto per quegli atleti, filosofi e artisti che, sotto quelle tonache arancioni, nascondono muscoli d'acciaio e una concentrazione mentale che noi comuni mortali possiamo solo sognare. Non sono dei maghi, ma sono qualcosa di più raro: sono dei monumenti alla disciplina umana.