Confrontare la posizione x con la posizione y non ha senso. Quale delle posizioni seguenti è "migliore"?


Si tratta di un paragone improprio, poiché entrambe le posizioni perseguono obiettivi molto diversi.
Se digitate su YouTube "self defense stance", troverete centinaia di video. Istruttori di ogni scuola vi mostreranno la loro posizione perfetta: piedi a 45 gradi, ginocchia flesse, mani alte, mento basso. "Così", vi diranno, "siete pronti a tutto".
Peccato che sia una semplificazione pericolosa.
La verità, scomoda ma liberatoria, è che non esiste una posizione di combattimento ottimale. Esistono posizioni – al plurale – ciascuna ottimale per un compito specifico, in un momento specifico, contro una minaccia specifica.
Come diceva il grande allenatore di boxe Cus D'Amato (mentore di Mike Tyson): "La posizione perfetta è quella che ti permette di fare quello che devi fare adesso. Un secondo dopo, sarà già sbagliata".
Proviamo a capire perché.
Tutto parte da un dilemma fisico elementare. Il corpo umano, in piedi, deve bilanciare due esigenze opposte.
Da un lato, la stabilità. Più i piedi sono larghi e il baricentro è basso, più è difficile farvi cadere. Pensate a un lottatore di sumo: gambe divaricate, schiena quasi orizzontale, impossibile da spostare. Lo svantaggio? Muoversi è lento e faticoso.
Dall'altro lato, la mobilità. Più i piedi sono vicini e il baricentro è alto, più siete rapidi a cambiare direzione, a fare un passo laterale, a schivare. Pensate a un pugile: sulle punte, sempre in movimento. Lo svantaggio? Un urto laterale vi farà cadere come birilli.
Ogni posizione di combattimento è un compromesso tra questi due estremi. Non esiste una "posizione giusta". Esiste la posizione che oggi, in questo contesto, bilancia al meglio stabilità e mobilità per l'obiettivo che avete.
Vediamo tre esempi concreti. Tutti sono "posizioni di combattimento". Tutti sono ottimali. Per cose diverse.
La posizione della boxe (o kickboxing): piedi alla larghezza delle spalle, leggermente sfalsati (il piede debole avanti), peso sulla pianta, mani alte. È ottimale per: colpire e schivare colpi, muoversi avanti-indietro e lateralmente, gestire la distanza. È pessima per: resistere a una spinta, eseguire una proiezione, lottare a terra.
La posizione del judo o del wrestling: piedi larghi, ginocchia flesse, bacino basso, schiena dritta, mani basse. È ottimale per: abbassare il baricentro, resistere ai takedown, eseguire proiezioni, cambiare rapidamente da in piedi a terra. È pessima per: schivare pugni al volto (la testa è ferma e prevedibile).
La posizione difensiva civile (autodifesa in strada): piedi leggermente divaricati, una mano avanti (palmo aperto, funzione di "sensore" e parata), l'altra alta a proteggere la mascella, mento basso, sguardo che non perde mai l'avversario. È ottimale per: gestire la distanza senza sembrare aggressiva, parare colpi improvvisi, prepararsi a scappare o a chiudere la distanza. È pessima per: attaccare per prima, fare un calcio alto, combattere a terra.
Vedete il problema? Se un istruttore vi mostra la sua "posizione universale", state attenti. Sta vendendo una soluzione semplice per un problema complesso.
C'è un secondo errore, forse più grave, nei video di autodifesa. Mostrano la posizione come se fosse una fotografia: "Mettiti così e sei pronto".
Nella realtà, la posizione è un film. Cambia decine di volte in pochi secondi.
Se state indietreggiando per allontanarvi da un avversario, la vostra posizione sarà allungata, con il peso sul piede posteriore, pronti a fare un passo indietro ancora. Se invece state chiudendo la distanza per un takedown, la posizione sarà bassa, compatta, con il peso in avanti. Se state parando un pugno, per un istante la vostra struttura si irrigidisce per assorbire l'impatto. Un secondo dopo, vi rilasserete per contrattaccare.
La posizione è un momento preciso. Non una statua.
Un esempio pratico: pensate a un pugile che fa "ombre". La sua posizione cambia a ogni combinazione. Quando tira un jab, il peso è sull'avanti. Quando tira un cross, il peso ruota sul posteriore. Quando schiva, si abbassa. Non esiste un "frame" della sequenza che sia la "posizione giusta". Esiste l'intera sequenza.
Torniamo alla domanda iniziale: qual è la posizione migliore per l'autodifesa? Quella del pugile? Quella del judoka? Quella del difensore civile?
La risposta è: dipende da cosa dovete fare in quel secondo.
Se il vostro aggressore sta per spingervi contro un muro, la posizione migliore è quella larga e bassa del lottatore. Se sta per tirarvi un pugno, è meglio la posizione alta e mobile del pugile. Se non sapete ancora cosa farà, è meglio una posizione neutra, con le mani alte e aperte (segnali di pace) ma i piedi pronti a muoversi.
Confrontare la posizione x con la posizione y è come confrontare una martello e un cacciavite. Il martello è "migliore" se dovete piantare un chiodo. Il cacciavite è "migliore" se dovete stringere una vite. La domanda "qual è il migliore?" senza specificare il compito è priva di senso.
Lo stesso vale per le posizioni. La posizione del judoka è "migliore" per eseguire un osoto gari. La posizione del pugile è "migliore" per schivare un gancio. La posizione difensiva civile è "migliore" per non sembrare una minaccia mentre si resta pronti.
Detto questo, se dovete scegliere una posizione di partenza per l'autodifesa (cioè, siete in una situazione tesa ma non ancora sotto attacco), ecco alcuni principi pratici, senza dogmi:
Piedi non troppo larghi, non troppo stretti. La larghezza delle spalle è un buon compromesso. Permette di muoversi in tutte le direzioni senza essere instabili.
Peso sulle piante, non sui talloni. Se siete sui talloni, siete lenti. Se siete troppo sulle punte, siete instabili. La pianta del piede è il punto di equilibrio.
Mani alte, ma non troppo. Le mani all'altezza del petto, palmi aperti (non pugni chiusi, che sono un segnale aggressivo) permettono sia di parare che di spingere. Una mano leggermente avanti, l'altra vicino al mento.
Mento basso, sguardo alto. Il mento protetto dalla spalla, ma gli occhi che guardano dritto l'avversario (non a terra, non alla sue mani). Vedere è più importante di proteggersi in quella frazione di secondo.
Respirate. La posizione più tecnica del mondo diventa inutile se trattenete il respiro per la paura. Dovete essere rilassati, non rigidi.
L'errore più grande nell'insegnamento dell'autodifesa è cristallizzare la posizione. "Tieni i gomiti così. Tieni i piedi così. Non muoverti da lì." È un errore perché la realtà è fluida, caotica, imprevedibile.
Il buon lottatore non ha una posizione. Ha un repertorio di posizioni e la capacità di passare dall'una all'altra senza pensarci. È stabile quando serve stabilità, mobile quando serve mobilità. Si abbassa per resistere a una spinta, si alza per schivare un pugno. Allarga le gambe per assorbire un urto, le riavvicina per scattare in avanti.
La posizione ottimale non è una forma. È un processo. Non è una fotografia. È un film. E il film lo girate voi, frame dopo frame, con il respiro calmo e gli occhi aperti.
Se volete un consiglio finale, prendetelo da Bruce Lee, che di posizioni se ne intendeva: "Sii acqua, amico mio. L'acqua non ha forma. Prende la forma del contenitore in cui la versi". La vostra posizione deve fare lo stesso: prendere la forma del pericolo che avete di fronte, momento per momento.
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