Harry Greb, negli anni '10 e '20 del Novecento, combatteva così. Non fu un pazzo. Non fu un fenomeno della natura (anche un po' sì). Fu il risultato di un sistema della boxe completamente diverso, dove non c'erano contratti televisivi, né sponsor, né garanzie. Si combatteva per mangiare. E per mangiare, bisognava salire sul ring. Sempre. Ovunque. Contro chiunque.
Eppure, Greb è considerato uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. Campione del mondo dei pesi medi, leggenda della categoria. La rivista The Ring lo ha classificato al quinto posto nella lista dei migliori pugili della storia, indipendentemente dalla categoria di peso. Ma la sua storia è anche una tragedia: combatté per anni con un occhio solo. E morì a 32 anni.
Vediamo come riusciva a farlo. E perché quel ritmo lo uccise.
Per capire Greb, devi capire il contesto. Negli anni '10 e '20, molti stati americani (in particolare la Pennsylvania e New York) avevano leggi severissime contro le scommesse. Per evitare che la boxe fosse controllata dalle scommesse clandestine, i giudici ufficiali non potevano assegnare un vincitore ai punti. Se un incontro arrivava alla fine senza KO, veniva dichiarato un "pareggio" (No Decision).
Cosa significa? Che un pugile poteva anche dominare per 10 round, se non metteva KO l'avversario, il verdetto ufficiale era un pareggio.
I giornali, però, assegnavano i loro "verdetto da giornale", attribuendo la vittoria a uno dei due. Ma per le commissioni atletiche, era un pareggio. E un pareggio non contava come sconfitta. Non danneggiava la carriera. Non ti faceva scalare le classifiche.
Inoltre, gli incontri erano più corti. Non 12 round. Spesso 6, 8, o 10 round. Max 10, salvo i match per il titolo (12 o 15). Meno round significava meno danni fisici per singolo incontro, anche se la frequenza era altissima.
Greb non combatteva quasi mai per il titolo. Fino al 1920, quando divenne campione del mondo dei pesi medi, i suoi match erano per lo più incontri "di preparazione" da 10 round, spesso contro avversari di basso livello. Questo gli permetteva di incassare il compenso e andare avanti.
Oggi, i pugili guadagnano con i diritti televisivi, le sponsorizzazioni, le borse garantite. Negli anni '20, non esisteva nulla di tutto ciò. Un pugile guadagnava solo ed esclusivamente in base agli spettatori che pagavano il biglietto. E per attirare spettatori, doveva combattere spesso.
Se eri un pugile famoso, potevi "co-main" eventi e guadagnare una percentuale. Ma se non combattevi per due mesi, non entrava un soldo. Quindi i pugili combattevano. Sempre. Magari martedì in Pennsylvania, venerdì a New York, la settimana dopo in Ohio.
Greb non aveva un fitness moderno. Non faceva ritiri di otto settimane. Il suo "allenamento" erano gli stessi incontri. Combatteva, incassava, si riprendeva, combatteva di nuovo. Restava in forma tutto l'anno, perché la forma era la sua sopravvivenza.
Inoltre, Greb era famoso per uno stile "sporco" e aggressivo: colpiva con i guantoni aperti, usava la testa, lottava. Era un combattente implacabile, che sopraffaceva gli avversari con la quantità di colpi, non con la potenza singola. Così, finiva spesso gli incontri con poche ferite (almeno all'inizio), e poteva tornare rapidamente sul ring.
La parte più sorprendente della storia di Greb è che, per gran parte della sua carriera, era cieco da un occhio.
Nel 1917, durante un incontro, subì una grave lacerazione alla retina. Perse la vista dall'occhio destro. Ma continuò a combattere. Per anni. Contro avversari che non lo sapevano.
Come faceva? Adattando la sua guardia. Teneva la faccia in avanti, posizionando l'occhio cieco verso l'avversario, costringendolo a colpire il lato che lui non vedeva. Sembrava una posizione goffa. In realtà, era una strategia disperata e geniale. E gli permise di continuare a vincere, anche contro avversari migliori.
Morì nel 1926, a 32 anni, per insufficienza cardiaca. Era in ospedale per un intervento di chirurgia plastica al volto, dove doveva riparare i danni di una carriera di centinaia di incontri. Il cuore non reggeva. Non reggeva più.
Oggi, la boxe è cambiata. Non ci sono più 299 incontri. Non perché i pugili siano meno forti, ma perché:
I round sono più lunghi (12, invece di 6-10).
I controlli medici sono stringenti: sospensioni obbligatorie dopo un KO o una sconfitta pesante.
I match per il titolo sono rari, e ci si prepara con mesi di anticipo.
I guadagni sono molto più alti: un pugile top può combattere 2-3 volte l'anno e vivere bene.
La consapevolezza dei danni a lungo termine (encefalopatia traumatica cronica) ha ridotto la frequenza degli incontri.
Se Greb avesse combattuto oggi, sarebbe stato fermato dopo il primo infortunio all'occhio. Non gli avrebbero mai permesso di salire sul ring con un occhio solo. Ma negli anni '20, le commissioni erano più permissive. Greb nascondeva la sua cecità, e nessuno lo sapeva.
Harry Greb non fu un fenomeno solo per la sua velocità, per la sua potenza, per la sua aggressione. Fu un fenomeno perché riuscì a fare qualcosa che oggi è biologicamente impossibile: combattere centinaia di volte, con un occhio solo, e vincere quasi sempre.
Alla fine, la sua carriera si concluse non con una sconfitta, ma con la morte. Ed è forse questo il suo più grande tragico onore: morì combattendo. Non sul ring, ma nelle sue conseguenze.
La sua storia è un monito. La boxe, negli anni '20, era uno sport brutale, senza protezioni, senza controlli. Greb ne fu il re indiscusso, ma ne fu anche la vittima. Oggi, i pugili combattono di meno, vivono di più. E forse, è meglio così.
Ma nessuno, oggi, potrà mai eguagliare il record di Greb. Non perché i pugili siano meno bravi. Ma perché il mondo, per fortuna, è cambiato. E quei numeri, ormai, appartengono solo alla leggenda.
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