La domanda è semplice. La risposta è complessa e sfumata. E, come spesso accade nel mondo del grappling, finisce per innescare guerre da bar tra fanatici del BJJ, ammiratori del Sambo e puristi del Judo.
Khabib Nurmagomedov conosce il Jiu-Jitsu Brasiliano? Ha mai indossato una cintura? Ha mai studiato i dettagli delle Guardia chiuse o delle transizioni in stile Gracie?
No. E sì.
No, perché Khabib è un lottatore di Sambo. È cresciuto nel Daghestan, tra orsi e montagne, con un padre che lo ha messo a lottare fin da bambino. Il Sambo (combat e sportivo) era la sua religione. Le sue cinture, i suoi gradi, i suoi maestri sono tutti lì, nell’orbita dell’ex Unione Sovietica.
Sì, perché il Sambo e il Jiu-Jitsu Brasiliano sono come due fiumi che nascono da montagne diverse ma sfociano nello stesso mare. Si sovrappongono. Si somigliano. Usano le stesse leve, gli stessi principi di leva e controllo. E Khabib, nei suoi 29 incontri da professionista, ha finalizzato gli avversari con tecniche che qualsiasi cintura nera di BJJ riconoscerebbe: triangoli, rear-naked choke, kimura.
Non è una coincidenza. È convergenza evolutiva.
Partiamo dalle origini. Il Judo (da cui il BJJ discende direttamente) è nato in Giappone. Il Sambo è nato in Russia, da un incrocio tra Judo, lotte tradizionali e tecniche di lotta dei popoli dell’ex Urss. Sono cugini. Non fratelli gemelli, ma cugini che condividono lo stesso nonno: il Jujitsu antico, importato in Giappone dalla Cina secoli fa.
Cosa hanno in comune?
Kimura (o double wrist lock, o Ude Garami). La tecnica che Khabib ha usato per sottomettere Michael Johnson è identica a quella che si insegna in qualsiasi accademia di BJJ. Il nome “Kimura” viene da un lottatore di Judo che sconfisse un Gracie con quella presa. Khabib la usa con la stessa meccanica.
Triangolo (Sankaku Jime). La classica strozzatura con le gambe che Khabib ha usato in UFC. Non è un triangolo “perfetto” alla Ryan Hall, ma la meccanica è quella: intrappolare testa e braccio, stringere le cosce, spingere il bacino.
Rear-Naked Choke (Mata Leão, o Hadaka Jime). Lo strangolamento a due braccia dietro la schiena. Khabib l’ha usato più volte. È forse la sottomissione più trasversale a tutte le arti di grappling.
Sottomissioni varie: Kimura, triangolo, rear-naked choke, non sono “proprietà” del BJJ. Appartengono al patrimonio comune delle arti di grappling con sottomissioni. Il BJJ le ha sistematizzate in modo eccellente. Il Sambo e il Judo le hanno, magari con nomi diversi e enfasi leggermente diversa.
Ora, il punto che spesso sfugge. Khabib non ha mai avuto bisogno di un “BJJ puro” perché il suo Sambo e la sua lotta (wrestling) erano già più che sufficienti per dominare.
Anzi, lo stile di Khabib è molto più “schiacciante” e meno “invertito” rispetto al BJJ classico. Khabib non cercava la guardia. Non cercava di invertire la posizione. Voleva stare sopra. Voleva schiacciare. Voleva togliere lo spazio.
La sua famosa frase: “I bring him to the ground and I smash him” (Lo porto a terra e lo distruggo). Non è una filosofia da BJJ. È wrestling e Sambo puro.
Ecco le differenze principali:
Il gioco di gambe in piedi: Khabib aveva un wrestling di takedown eccezionale, che nel BJJ classico non si allena allo stesso modo.
Controllo a terra: Usava la pressione, il peso, la gabbia. Non cercava sottomissioni a tutti i costi. Prima controllava, poi eventualmente finalizzava.
Ground and pound: Nel BJJ sportivo non esiste. Nel Sambo Combat sì. Khabib colpiva mentre lottava, costringendo l’avversario a coprirsi e aprendo spazi per le sottomissioni. Questa è la sua vera arma.
Inoltre, Khabib è un cintura nera di Judo? Non ufficialmente. Ma ha usato tecniche di proiezione (come l’Harai Goshi e l’Ouchi Gari) in UFC. Il Judo è parte del suo DNA, così come è parte del DNA del Sambo.
Non serve che Khabib abbia una cintura nera di BJJ per essere considerato un mostro sacro delle sottomissioni. Il suo record parla: 29-0, con 11 vittorie per sottomissione. Ha finalizzato avversari che erano cinture nere di BJJ (Rafael dos Anjos, per esempio). Non li ha battuti per decisione. Li ha sottomessi.
E qui i puristi del BJJ devono fare i conti con la realtà: il Sambo, a certi livelli, è almeno altrettanto efficace del BJJ. Ha tecniche simili, ma anche un’enfasi sulla lotta e sulla pressione che nel BJJ sportivo si è persa.
Alla fine, Khabib non aveva bisogno di “conoscere il BJJ” perché conosceva già il grappling. Lo chiamava Sambo. Ma il risultato, sul tappeto, è lo stesso: le braccia dei suoi avversari che battevano la resa.
Quindi, torniamo alla domanda: Khabib conosce il Jiu Jitsu? La risposta onesta è: conosce il grappling con sottomissioni a un livello da fuoriclasse. Che tu lo chiami BJJ, Sambo, Judo o Catch Wrestling, non importa. Le leve sono le stesse. I triangoli sono gli stessi. Le kimura sono le stesse.
Khabib non ha mai studiato il BJJ in Brasile. Ma ha studiato il combattimento a terra da una prospettiva russa, fatta di pressione, controllo e finalizzazioni. E ha funzionato. Meglio di quasi tutti.
Non c’è una cintura nera di BJJ che possa dire di aver fatto meglio di lui. E questo dovrebbe insegnarci qualcosa: nell’arte della lotta, conta la sostanza, non l’etichetta.
Khabib non è un “BJJ guy”. È un “grappler”. E questo gli è bastato per essere il numero uno.
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