La domanda è vecchia come le MMA stesse. “Se togli le regole, il combattente di MMA è ancora il re della strada? E cosa succede quando l’avversario morde, graffia, tira i capelli, colpisce all’inguine, ti ficca un dito nell’occhio?”
La risposta breve è: quasi niente di tutto ciò funziona come pensi. E la ragione è sporca e scomoda: i combattenti di MMA si sono già allenati per difendersi da tutto questo. Fin da bambini. E chi non si allena regolarmente con avversari che resistono, di solito, è fesso.
Analizziamo la lista delle “cose illegali” che il guerriero da poltrona sventola come un asso nella manica. E vediamo perché, nella stragrande maggioranza dei casi, sono solo illusioni.
Partiamo da un principio: essere “sporco” non è un’arte marziale. È una scelta. Ma se non hai tecnica, tempismo e posizione, la tua “sporcizia” non arriverà mai a destinazione.
Molte persone credono che, siccome nelle MMA non si possono colpire gli occhi o l’inguine, allora un lottatore non sia preparato a difendersi da quelle minacce. È falso. La maggior parte dei fighter è cresciuta in palestre dove questi colpi si allenano (magari a intensità ridotta) fin dall’infanzia. Nei circuiti di punto, i colpi all’inguine sono stati consentiti per decenni. Le parate istintive sono scolpite nel cervelletto.
Provare a ficcare un dito nell’occhio a un combattente che ha un buon gioco di gambe, muove la testa, e tiene la distanza è come provare a infilare un ago in una mosca in volo. La percentuale di successo è ridicola. E quando sbagli, sei esposto, sbilanciato, e in trappola.
Il calcio laterale al ginocchio, reso famoso da Jon Jones, è perfettamente legale nelle MMA. È stato usato per anni. E in quasi trent’anni di UFC, solo un combattente (Rousimar Palhares) è stato seriamente danneggiato da un calcio obliquo. E lui stesso ammise che era colpa della sua posizione, non della tecnica avversaria.
I colpi all’inguine? Sono la tecnica preferita dei vigliacchi nei film. Nella realtà, la maggior parte dei lottatori sa alzare il ginocchio per proteggersi, sa girare la coscia, sa usare la guardia bassa. Colpire un testicolo in movimento, con un avversario che avanza o che ti sta già prendendo il collo, è molto più difficile di quanto credi.
Poi ci sono i morsi. La fantasia preferita di chi non ha mai lottato sul serio.
In una posizione di controllo (monta, back mount, side control), un combattente di BJJ o di lotta ha un vantaggio meccanico tale che un morso diventa ridicolo. Mentre provi a piegare il collo per mordere, lui ti sta già stringendo o sta spostando il peso. E anche se riesci a mordere… hai mai provato a mordere un avversario che suda, che si muove, che ha l’adrenalina a mille? È un gesto lento, telegrafato, e soprattutto ti espone a colpi molto più duri. Inoltre, mordere significa portare la testa vicino alle sue mani. Non è una bella idea.
Le testate sono più plausibili, specie nel clinch. Ma anche qui, un combattente allenato sa tenere la testa incollata al petto dell’avversario, sa girare il viso, sa usare il collo per proteggere il mento. Le testate funzionano solo se sei già in una posizione di controllo dominante e l’avversario è sorpreso. In uno scambio paritario, sono un colpo come un altro: rischi di farti male quanto l’altro.
Tirare i capelli? Se hai i capelli lunghi, te lo meriti un po’. Ma anche lì, mentre provi ad afferrare una ciocca, il tuo avversario ti sta colpendo con ganci e gomitate.
La convinzione più stupida, e purtroppo diffusa, è che si possa battere un grappler (judoka, lottatore, BJJ) con “tecniche anti-grappler” tipo pizzicare, mordere, tirare i peli, infilare le dita negli occhi mentre si è sotto la sua monta.
No. Non funziona.
Perché il grappling non è solo “tenere l’avversario fermo”. È controllo posizionale. Se un lottatore di BJJ ti ha preso la schiena, non puoi morderlo. La tua testa è bloccata, le tue braccia sono bloccate, il tuo corpo è incastrato. Se ha la monta, ogni volta che provi a sollevare le braccia per graffiare o tirare, lui ti colpisce in faccia o ti passa un braccio. Se stai nel suo side control, non hai angolo per colpire l’inguine.
L’unico modo per neutralizzare il grappling è imparare il grappling. Non c’è scorciatoia. Non c’è “mossa sporca” che ti salva se non sai uscire da una posizione. I lottatori professionisti si allenano anche contro queste “sporchezze” in contesti controllati. Sanno come chiudere lo spazio, come posizionare il peso, come impedire che la bocca arrivi alla loro pelle.
Quindi, se la tua strategia per battere un lottatore è “lo mordo”, preparati a passare un brutto quarto d’ora.
Ora, la parte seria. Quella dove il combattente di MMA può davvero essere vulnerabile.
Le MMA sono pensate per il combattimento singolo, a mani nude, con un arbitro, su una superficie imbottita, senza oggetti estranei. La strada è l’esatto opposto.
Ecco cosa funziona sul serio:
Armi da fuoco e bianche: un coltello o una pistola annullano qualsiasi skill marziale, a meno che tu non sia addestrato specificamente nella difesa da armi (e anche lì, le probabilità sono contro di te). Un combattente di MMA può essere il più forte del mondo, ma contro una lama che esce da una tasca a tradimento, è un uomo come tutti gli altri.
Più avversari: le MMA non ti preparano a combattere contro tre persone contemporaneamente. Nessuna arte marziale lo fa, davvero. Le strategie diventano: non cadere, non essere circondato, colpire e muoverti, scappare appena possibile.
Ambiente ostile: muro, spigoli, vetri, asfalto, scale. Un takedown che sul tatami è pulito, sul marciapiede ti frattura il cranio. E l’avversario può usare oggetti improvvisati (bottiglia, sedia, spranga) come arma.
Assenza di arbitro e regole chiare: l’avversario può colpirti quando sei a terra, dopo il KO, alle spalle. Può intervenire qualcun altro. Nessuno fermerà il match.
La differenza tra un fighter e un artista marziale serio, spesso, è la capacità di gestire queste variabili. Alcuni si allenano anche per questo (Krav Maga, difesa personale applicata). Altri no.
Personalmente, credo che si possa essere entrambi: un atleta completo in gabbia, e un sopravvissuto consapevole fuori. Ma richiede onestà intellettuale.
Cosa fare, allora?
Se sei un praticante di MMA e vuoi essere pronto anche per la strada, non devi imparare “tecniche sporche magiche”. Devi:
Riconoscere che la priorità numero uno è evitare lo scontro. Scappa. Parla. Calma le acque. Nessuna vittoria in strada vale un coltello nella pancia.
Allenare la difesa da armi da taglio e da oggetti contundenti, almeno a livello base. Non per diventare un ninja, ma per non farti sorprendere.
Avere consapevolezza situazionale: chi c’è intorno? Dove sono le uscite? Cosa posso usare come scudo?
Se sei costretto a combattere, fallo in piedi e veloce. Non andare a terra se l’avversario ha amici. E se vai a terra, fai in modo di essere tu sopra e di alzarti subito.
Non fidarti mai di uno sconosciuto che si avvicina troppo. La distanza è la tua miglior difesa.
Non fare il gradasso. L’ego uccide.
Le cose illegali nelle MMA, per la maggior parte, sono solo una seccatura per chi non ha mai lottato sul serio. Un combattente allenato sa come difendersi da dita negli occhi, colpi all’inguine, testate e morsi. Non perché le provi ogni giorno, ma perché ha una posizione, un timing, una consapevolezza del corpo che rendono quelle “sporchezze” lente e prevedibili.
Dove le MMA non ti preparano è nel campo delle armi, degli amici dell’avversario, e dell’ambiente ostile. E lì, l’unica soluzione è la prevenzione, l’umiltà e, a volte, le gambe.
Non c’è gloria in una rissa di strada. C’è solo rischio. E il rischio, se non sei pronto, si chiama ospedale.
O peggio.
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