Hai presente quella sensazione? Qualcuno ti urla contro, la folla intorno fa cerchio, l'adrenalina pompa come una bestia, e il tuo cervello decide di andare in ferie.
Ho visto scene. Roba da ridere, se non fosse che qualcuno ci rimetteva i denti. E la cosa che accomuna tutti quelli che non hanno mai preso un pugno in faccia? Gli stessi identici errori. Sempre quelli. Come se ci fosse un manuale segreto dei principianti che insegna esattamente cosa NON fare.
Vediamo i più comuni. Così, se un giorno ti trovi in quella situazione, almeno sai cosa NON fare.
Errore numero 1: Il pollo che chiude gli occhi
Questo è il classico.
Il tipo tira un pugno e gira la testa dall'altra parte. Come se chiudere gli occhi potesse proteggerlo. Come se il pugno, se non lo vedi arrivare, facesse meno male.
È istintivo, lo capisco. Nessuno vuole prendere un pugno in faccia. Ma chiudere gli occhi mentre colpisci è il modo migliore per:
Sbagliare il bersaglio
Perdere l'equilibrio
Non vedere il contrattacco che ti arriva dritto in faccia
Il risultato? Pugni a caso, spesso girati, che se anche prendono, prendono di striscio. E intanto l'altro ti vede, ti inquadra, e ti sistema.
Come si fa: tieni gli occhi aperti. Fissi. Sul petto dell'avversario se vuoi, ma aperti. Il naso è in mezzo alla faccia, non si muove. Gli occhi sono infossati, protetti dall'osso. È il naso che prende, non gli occhi. Quindi guarda. Sempre.
Errore numero 2: Il pugno telegrafato
Ah, questo è il re degli errori. Il famoso haymaker da quattro soldi.
Il tipo carica il pugno come se dovesse abbattere un albero. Parte da dietro la schiena, fa un arco enorme, e spera di centrare qualcosa. Il problema?
Te lo vedono arrivare da casa
Ti sbilanci talmente che se sbagli cadi da solo
Se anche prendi, prendi con il braccio teso e senza struttura
Nelle risse vere, i pugni che contano sono quelli corti. Quelli che partono da dove sei e arrivano dove devi. Diretti, ganci stretti, montanti. Roba che non te l'aspetti.
Come si fa: pugni dritti. Linea più breve tra te e il bersaglio. Il pugno telegrafato è buono solo per i film e per i deficienti.
Errore numero 3: L'adrenalina che trasforma in scimmia
L'adrenalina è una droga. Ti toglie il dolore, ti dà forza, ti fa sentire invincibile.
E proprio per quello, ti trasforma in un coglione.
La gente si dimentica di respirare. Inizia a sbracciare come un mulino a vento. Si stanca dopo trenta secondi e resta lì con le braccia di piombo e il fiatone, mentre l'altro che ha tenuto la calma lo guarda e dice "hai finito? Ora tocca a me".
Ho visto tipi fortissimi, palestrati, che sembravano bestie, andare al tappeto dopo un minuto perché hanno speso tutto in una furia cieca.
Come si fa: respira. Controlla. L'adrenalina è un'arma, usala bene. Ti serve per incassare, per restare lucido, non per fare a cazzotti con l'aria.
Errore numero 4: La testa che si abbassa
Questo è l'opposto del primo. Se prima il tipo girava la testa, qui la abbassa come una tartaruga.
Pensa: "Se mi copro la faccia, sono al sicuro". E si ritrova con gli occhi fissi a terra, che guarda le scarpe dell'avversario, mentre l'altro gli piazza una ginocchiata in faccia o un gancio quando rialza la testa.
La testa bassa è un invito a prendere colpi. Perché chi ti sta davanti non deve mirare al naso, deve mirare alla nuca. E lì sono guai seri.
Come si fa: mento in giù, ok. Occhi in alto, sempre. La guardia alta copre, ma gli occhi guardano avanti. Devi vedere cosa arriva.
Errore numero 5: Il linguaggio del corpo da preda
Questo è l'errore che viene prima ancora del combattimento.
Arriva uno che ti provoca. E tu:
Ti fai piccolo
Guardi per terra
Rispondi con voce tremante
Arretri
Cerchi una via di fuga con gli occhi
Tradotto: "Sono una preda. MANGIAMI."
La violenza di strada è fatta di segnali. Chi cerca rogne, cerca chi ha paura. Perché chi ha paura è più facile da intimidire, e se le cose vanno male, è più facile da battere.
Non sto dicendo che devi fare il duro. Sto dicendo che mostrare paura è un invito.
Come si fa: piedi piantati. Spalle dritte. Sguardo fisso. Non provocare, non minacciare. Ma fai capire che se si deve fare, si fa. E che non sarà una passeggiata nemmeno per lui.
Quello sguardo lì ferma più risse di qualsiasi mossa di karate.
Errore numero 6: La bocca che corre più delle mani
Questo è il classico che invece di combattere, parla.
"Ti ammazzo"
"Ti seppellisco"
"Non sai chi sono io"
"Mio cugino è quello là"
Intanto le mani ferme, la posizione aperta, e l'altro che ascolta e aspetta il momento giusto per colpire.
Le parole in una rissa servono a una cosa sola: guadagnare tempo. Per respirare, per vedere una via di fuga, per far calmare l'altro. Non per fare a gara a chi ce l'ha più grosso.
Come si fa: meno parli, meglio è. Se devi dire qualcosa, che sia breve. "Fermati". "Non ora". "Sbagli persona". Poi taci e guarda. Il silenzio mette più paura delle minacce.
Errore numero 7: Dimenticare che esistono le gambe
Tutti pensano ai pugni. Alla faccia. Alle mani.
Nessuno pensa alle gambe. E invece:
Un calcio basso azzoppa
Una spazzata manda a terra
Un ginocchio allo stomaco piega in due
Un calcio allo stinco fa vedere le stelle
Chi non è allenato, quando prende un colpo sulle gambe, va in tilt. Perché non se lo aspetta. Perché lì non ha guardia. Perché casca e non sa rialzarsi.
Come si fa: impara a usare le gambe. Impara a difendere le tue. Chi trascura le gambe, prima o poi cade.
Errore numero 8: Pensare che il combattimento sia come nei film
Questo è l'errore madre. La radice di tutti gli altri.
La gente ha in testa le scene di John Wick, di Bruce Lee, di Ip Man. Pensa che combattere sia schivate eleganti, colpi puliti, e alla fine il buono che vince.
Poi arrivano due ubriachi fuori da un bar, e dopo dieci secondi uno è a terra con la testa sul marciapiede e l'altro che gli tira calci in faccia. E lì capisci che la realtà è un'altra cosa.
La rissa è:
Sporca
Veloce
Caotica
Imprevedibile
Pericolosa
Si cade. Si batte la testa. Ci si fa male alle mani. Si prende dove capita. Finisce in un secondo o non finisce mai.
Come si fa: dimentica i film. La strada non ha coreografia. Ha solo sopravvivenza.
La verità: evitare è meglio che vincere
Lo so, sembra una frase fatta. Ma è la verità.
Se puoi evitare una rissa, evitala. Sempre. Anche se hai ragione. Anche se ti hanno mancato di rispetto. Anche se ti rode il culo.
Perché in una rissa:
Puoi perdere
Puoi farti male
Puoi ammazzare qualcuno senza volerlo
Puoi beccarti una denuncia
Puoi rovinarti la vita per dieci secondi di cazzimma
Chi ha veramente esperienza di strada, chi ha davvero menato e preso, te lo dice: le risse migliori sono quelle che non fai.
Quindi impara a leggere le situazioni. Impara a gestire la tensione. Impara a dire "va bene, hai ragione tu" anche se non ce l'ha. Impara a ridere e andare via.
E se proprio devi, se non c'è scampo, se devi difenderti o difendere qualcuno... almeno evita gli errori da principiante.
Tieni gli occhi aperti.
Pugni dritti.
Respira.
E quando finisce, anche se hai vinto, chiediti se ne valeva la pena.
Perché nella maggior parte dei casi, la risposta è no.
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