Negli anni '80 e '90, Steven Seagal è stato un fenomeno cinematografico incontrastabile. Con il suo giro di vita nero, gli occhi a mandorla e la promessa di un’efficacia marziale letale, è arrivato come l’anti-eroe definitivo, quello che non si allenava con i nunchaku come Bruce Lee, ma che con un movimento secco del polso ti riduceva un braccio in tre punti diversi. Il suo personaggio pubblico era costruito su fondamenta granitiche: era stato il primo straniero a insegnare Aikido in Giappone, un agente dei servizi segreti, un uomo che aveva vissuto ai margini del mondo criminale e ne era uscito vincitore grazie alla sua arte marziale.
Poi, con il passare degli anni, il mito si è sgretolato sotto il peso della sua stessa arroganza, dei video imbarazzanti che lo vedono in difficoltà fisiche patetiche e di un catalogo di bugie così lungo da sembrare il copione di uno dei suoi film direct-to-video. Oggi, Steven Seagal è diventato un meme vivente: un uomo obeso, visibilmente immobile, che indossa abiti di seta troppo larghi e vanta imprese mai avvenute.
Ma in mezzo a questo cumulo di macerie reputazionali, sorge spontanea una domanda che divide gli appassionati di arti marziali e i semplici curiosi: Sotto tutto quel grasso, sotto tutte quelle bugie, Steven Seagal è mai stato un vero esperto di arti marziali?
La risposta, come spesso accade, è più complessa di un semplice sì o no. E per comprenderla, dobbiamo separare l’uomo pubblico, arrogante e mitomane, dall’artista marziale che, almeno per un periodo della sua vita, ha dimostrato di avere qualcosa di autentico.
Iniziamo col dire che Steven Seagal è, per usare un eufemismo, un narratore inaffidabile. La sua carriera è costellata di dichiarazioni che sembrano uscite da un romanzo di spionaggio scadente. Ha affermato di aver lavorato per la CIA, di essere stato un contractor della difesa con licenza di uccidere, di aver arrestato terroristi e di aver fatto parte di operazioni segrete in tutto il mondo. Tutte baggianate. Indagini giornalistiche hanno puntualmente smentito ogni suo legame con l’intelligence americana, riducendo le sue "missioni" a nulla di più che vanterie da bar.
Ma la bugia più gustosa, quella che fa capire il suo complesso di inferiorità verso il Re, riguarda Bruce Lee. Seagal ha più volte raccontato di aver incontrato Bruce Lee in Giappone, dove i due avrebbero discusso di filosofia marziale. Peccato che Steven Seagal si sia trasferito in Giappone nel 1974. Bruce Lee morì il 20 luglio 1973. A meno che non avesse un pass per l’aldilà, l’incontro è matematicamente impossibile.
Queste menzogne non sono dettagli irrilevanti. Ci dipingono il ritratto di un uomo con un ego smisurato e una fame di riconoscimento tale da dover attaccare il suo vagone a un treno (quello di Bruce Lee) che non lo aveva mai visto. È un uomo che non si è mai accontentato di essere semplicemente "Steven Seagal, l’attore che sapeva fare l'Aikido". Ha voluto essere "Steven Seagal, il guerriero invincibile che ha insegnato ai giapponesi e lavorava per la CIA".
Tuttavia, se cancelliamo la polvere delle sue bugie, sotto troviamo una traccia che merita rispetto.
La verità è che Steven Seagal, prima di diventare una caricatura di sé stesso, ha avuto un percorso marziale rispettabile. Si trasferisce in Giappone a 17 anni, dopo aver studiato un po' di Karate e Aikido negli USA. Una volta lì, la sua vita prende una svolta seria. Inizia ad allenarsi duramente e diventa uno dei pochi stranieri (gaijin) a essere accettato nel mondo chiuso e tradizionalista dell’Aikido giapponese.
Il suo maestro, il leggendario Koichi Tohei, fondatore dello stile Shin-shin Toitsu Aikido (Ki-Aikido), lo prende sotto la sua ala. Seagal diventa il primo straniero a gestire un dojo (Aikido) in Giappone, e cosa più importante, il primo ad avere allievi giapponesi. In un paese dove la gerarchia e l’omogeneità culturale sono tutto, questo è un traguardo enorme. Significa che i suoi studenti giapponesi, che avrebbero potuto facilmente snobbare un "gaijin", riconoscevano in lui un'abilità superiore alla media.
È in questo periodo che Seagal sviluppa il suo stile. Non era l'Aikido morbido e circolare che si vede spesso nei dojo. Era un Aikido duro, diretto, influenzato dalla sua stazza. Essendo alto 193 cm (non proprio 1,96, ma poco ci manca) e pesante già da giovane, le sue leve erano devastanti. Le sue proiezioni (nage waza) e le sue chiavi articolari (kansetsu waza) non erano tecniche eleganti, ma traumi fisici puri. Afferrava il polso e lo torceva con una forza bruta che lasciava poco spazio alla difesa.
Uno dei punti a favore della sua credibilità marziale è la leggenda metropolitana (ma con solide basi) dei cosiddetti dojo storm. Negli anni '70, in Giappone e negli USA, era comune che teppisti, wrestler o artisti marziali di altre discipline facessero irruzione nei dojo per mettere alla prova il maestro. Era il selvaggio west delle arti marziali, reso celebre da Bruce Lee stesso.
Si racconta che Steven Seagal, durante i suoi anni giapponesi, abbia affrontato e respinto numerosi sfidanti. Che sia vero al 100% o meno, il fatto che la sua reputazione di "duro" sia sopravvissuta per decenni senza essere mai stata seriamente scalfita da testimonianze contrarie è significativo.
Pensiamoci: Se Seagal fosse stato un ciarlatano, un pupazzo senz’arte né parte, sarebbe stato smascherato in pochi mesi. La comunità marziale giapponese è spietata con i ciarlatani. Se un pugile, un lottatore di Judo o un wrestler professionista fosse entrato nel suo dojo e lo avesse messo al tappeto, la notizia si sarebbe sparsa come un incendio. E invece no. L’unico rumore che sentiamo è il suo. Ma quel rumore, per quanto amplificato, non è mai stato contraddetto da prove concrete di sconfitte sul tatami.
Questo porta a una conclusione inevitabile: sul tatami, negli anni '70 e '80, Steven Seagal era probabilmente un osso duro. Non perché fosse un guerriero invincibile come nei film, ma perché possedeva una combinazione micidiale:
Tecnica: Anni di pratica ossessiva in Giappone.
Stazza: 193 cm e oltre 100 kg di muscoli (all'epoca).
Mentalità: Aveva frequentato ambienti loschi e aveva un’attitudine predatoria.
Oggi l’Aikido è spesso deriso in certi ambienti di MMA come arte "morbida" e inutile. Questa critica è in parte giusta (mancanza di sparring a contatto pieno) e in parte frutto di ignoranza. L'Aikido non è nato per un ring sportivo con regole. È nato per neutralizzare un attacco in modo definitivo, spesso rompendoti qualcosa.
E Seagal era il prodotto perfetto di questa filosofia. La sua altezza lo rendeva un bersaglio difficile per tecniche di proiezione classiche (è difficile proiettare un uomo di due metri), ma un incubo per chiunque si avvicinasse. La sua leva era sproporzionata. Una volta che ti afferrava il polso, era finita. Non potevi liberarti con la forza bruta perché lui era più forte; non potevi liberarti con la tecnica perché lui la tecnica la conosceva meglio di te.
Chiunque abbia praticato Aikido con un partner molto più grande e forte sa che alcune tecniche "non funzionano" perché il rapporto di forze è impari. Ma se quel gigante è anche un maestro, il rapporto di forze diventa una condanna. Seagal non doveva essere "elegante". Doveva essere efficace. E molto probabilmente lo era.
Il problema di Steven Seagal non è mai stato l'Aikido. Il problema è stato Steven Seagal. Con il successo di Hollywood, l’allenamento si è trasformato in sessioni occasionali, la dieta è diventata un disastro e l’ego ha preso il sopravvento. Dai video degli ultimi vent’anni, lo vediamo a malapena in grado di camminare senza ansimare. Gli scontri coreografati nei suoi film sono imbarazzanti: lo stuntman deve praticamente cadere da solo perché Seagal non è più in grado di eseguire una proiezione credibile.
Questo declino fisico ha offuscato la memoria di ciò che è stato. Oggi è facile prendere in giro la sua mole e la sua lentezza, dimenticando che un tempo quel corpo sapeva muoversi con una precisione chirurgica. Ha rovinato la sua eredità con la sua arroganza, le sue bugie e la sua incapacità di accettare il tempo che passa.
Quindi, torniamo alla domanda iniziale. Steven Seagal è davvero un esperto di arti marziali?
Sì, lo è stato. È un cintura nera di 7° dan (grado altissimo, anche se alcuni mettono in dubbio la reale fonte di alcune promozioni successive). Ha vissuto, insegnato e combattuto in Giappone in un'epoca in cui farlo era difficilissimo. La sua conoscenza dell'Aikido, applicata al suo fisico imponente, lo rendeva un avversario temibile in un contesto reale. Non è mai stato un combattente completo come un lottatore di MMA moderno, ma in una situazione di strada, con la sua stazza e la sua abilità nelle leve, aveva poche ragioni per temere uno scontro.
Purtroppo, la sua credibilità marziale è stata sepolta sotto una montagna di menzogne, vanagloria e una mole impressionante. È il classico caso di un uomo che aveva un talento autentico, ma che non si è accontentato di essere semplicemente bravo. Ha voluto essere leggendario, e per farlo ha inventato storie che non reggevano, diventando infine una figura tragicomica.
Steven Seagal ci ricorda una lezione importante: nelle arti marziali, come nella vita, puoi anche avere la cintura nera più alta del mondo, ma se sei una persona meschina e bugiarda, alla fine resterà solo il fango. Sotto tutto quel grasso e tutta quell’arroganza, un artista marziale c’era. Peccato che si sia spento molto prima del suo corpo.
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