giovedì 3 gennaio 2013

IL TAI CHI NON È UNA FAVOLA, MA QUASI NESSUNO LO SA USARE

 


Basta con le due tifoserie. Da una parte i cultori del Tai Chi che vi raccontano di anziani capaci di scaraventare via un energumeno con un movimento del mignolo, dall'altra i praticanti di arti marziali "vere" che ridono del Tai Chi come di ginnastica per pensionati. Entrambi sbagliano, e sbagliano nello stesso modo: parlano di una cosa che non conoscono. La verità è più scomoda, più grigia e infinitamente più interessante, e merita di essere raccontata senza sconti.

Partiamo dal fatto nudo, quello che i detrattori non vogliono sentire. Il Tai Chi, nella sua forma autentica, è un'arte marziale. Non un'arte marziale simbolica, non una coreografia, non una metafora del combattimento: un sistema di combattimento a tutti gli effetti, costruito su leve, meccanica del corpo, radicamento, assorbimento della forza e reindirizzamento dell'energia dell'avversario. Chi lo riduce a ginnastica da parco non ha mai visto un praticante che lo sappia applicare. E il praticante che lo sa applicare esiste, è raro, e quando lo incontri ti cambia l'idea che hai del combattimento.

Prendete il caso di chi, da giovane, si allenava nella boxe e nel bodybuilding, si trovava bene nello sparring con i praticanti di Taekwondo, e un giorno si è ritrovato in un garage davanti a un maestro di Tai Chi e Ba Gua. Lui: un metro e ottantotto, centonove chili, giovane, forte, con jab e diretti che partivano come fucilate. L'altro: un metro e settantacinque, settantasette chili, più vecchio, più leggero, apparentemente fuori scala. Eppure il maestro lo ha controllato completamente. Diverse volte lo ha spinto facendolo volare fuori dalla porta del garage, e non contro il muro: fuori dalla porta aperta. Pensateci. Per mandare in strada un sollevatore di pesi di centonove chili che tira jab e diretti, e farlo finire esattamente nello spazio aperto anziché contro la parete, serve una precisione biomeccanica che non si improvvisa. Serve aver capito come si sposta il centro di gravità dell'altro, come si intercetta la sua forza, come si usa la sua spinta per amplificarla e reindirizzarla. Non è magia: è leva. È la stessa meccanica che un campione di jiu-jitsu brasiliano usa a terra, applicata in piedi. La fisica non cambia: cambia solo l'asse.

E qui arriva la parte che fa male ai cultori. Quanti praticanti di Tai Chi sono in grado di fare questo? Pochi. Dannatamente pochi. La stragrande maggioranza degli insegnanti non ha svolto il lavoro necessario per applicare la propria arte in una situazione reale. Ha imparato le forme, le ha ripetute per anni, ha costruito una carriera sull'insegnamento della sequenza lenta e armoniosa, e non ha mai fatto sparring vero, non ha mai preso un pugno in faccia, non ha mai dovuto applicare una leva contro qualcuno che resiste e non collabora. Le forme sono la grammatica dell'arte: necessarie, indispensabili, ma non sufficienti. Uno che conosce la grammatica dell'italiano non è automaticamente capace di scrivere un articolo. E uno che conosce la forma del Tai Chi non è automaticamente capace di combattere. La differenza tra i due è la stessa che c'è tra chi recita una poesia e chi la scrive: la pratica viva, il confronto, l'errore, il dolore.

Il problema è strutturale, non individuale. Il Tai Chi è stato trasformato, nel corso del Novecento, in una pratica di salute e longevità, e questo non è un male in sé: ciò che insegnano può davvero aiutare le persone a migliorare la salute, la postura, l'equilibrio, la respirazione, la gestione dello stress. Milioni di anziani ne traggono beneficio ogni giorno, e sarebbe stupido negarlo. Ma questa trasformazione ha avuto un costo: ha svuotato l'arte del suo contenuto marziale, ha espulso il combattimento dalle palestre, ha reso l'insegnamento un fatto di coreografia e non di applicazione. E così si è creata una frattura: da una parte i maestri che sanno combattere e non insegnano quasi a nessuno, dall'altra la massa di insegnanti che insegna a tutti ma non sa combattere. I pochi che sanno applicare l'arte sono diventati un'eccezione, e le eccezioni non fanno statistica.

Allora la domanda vera è un'altra, e riguarda voi. Volete imparare il Tai Chi per la salute? Benissimo, fatelo, è una scelta rispettabile e sensata. Volete imparare il Tai Chi per combattere? Allora dovete cercare, e cercare male, perché la maggior parte di quelli che incontrerete vi venderà forme e non applicazione, e vi racconterà storie di maestri invincibili senza mai mettervi alla prova. Il Tai Chi è efficace come arte marziale? Sì, quando è vero Tai Chi, quando chi lo insegna ha fatto il lavoro, quando c'è sparring, quando c'è confronto, quando c'è sudore e non solo respirazione. No, quando è la ginnastica da parco che si spaccia per arte marziale. E la differenza non la fa la disciplina: la fa l'uomo che la pratica. Il problema non è il Tai Chi. Il problema è che quasi nessuno lo sa usare.

Cesio Endrizzi

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