Per un osservatore inesperto, assistere a una dimostrazione di Aikido può essere un'esperienza disorientante. Si vede un aggressore (l’Uke) caricare con forza, per poi finire proiettato in aria o bloccato a terra dopo quello che sembra un tocco quasi impercettibile del difensore (il Tori). La reazione di chi subisce la tecnica appare spesso esagerata: salti acrobatici, capriole spettacolari e cadute fragorose.
La domanda sorge spontanea: è tutto finto? La risposta risiede in un delicato equilibrio tra fisica applicata, biologia e necessità di preservare l’integrità fisica.
1. La Meccanica del Dolore: Perché l’Uke "Collabora"
Il motivo principale per cui un praticante di Aikido sembra "assecondare" la tecnica è puramente fisiologico: per sopravvivere al dolore.
L'Aikido si concentra pesantemente sulle leve articolari (polsi, gomiti, spalle). Quando una leva viene applicata correttamente, l'articolazione viene portata al limite del suo raggio di movimento naturale. In quel momento, l’aggressore ha due scelte:
Resistere: Rimanere rigido e cercare di contrastare la forza. Il risultato è quasi certamente una frattura ossea, una lussazione o la rottura dei legamenti.
Seguire il movimento: Muovere il resto del corpo nella direzione della leva per allentare la pressione sull’articolazione.
Quel "volo" o quella capriola che vediamo non è un atto teatrale, ma una manovra di emergenza. L’Uke sceglie di proiettare se stesso nello spazio per evitare che il proprio polso o la propria spalla vengano distrutti. In questo senso, la reazione è "finta" perché è collaborativa, ma è basata su una minaccia fisica "reale" al 100%.
2. L’Arte della Ricezione: Essere un bravo "Uke"
Nel mondo delle arti marziali tradizionali, imparare a ricevere una tecnica è importante quanto imparare a eseguirla. Il ruolo dell'Uke non è quello di un sacco da boxe, ma di un partner di allenamento attivo.
Il praticante che viene proiettato deve essere un esperto di Ukemi (l'arte di cadere). Senza questa abilità, l'allenamento quotidiano sarebbe impossibile. Se l’aggressore resistesse al 100% della forza in ogni sessione, il dojo si trasformerebbe in un pronto soccorso nel giro di un’ora. Dunque, durante le dimostrazioni, vediamo il culmine di questa sinergia: un Tori che esegue una tecnica con precisione millimetrica e un Uke che, per proteggere i propri legamenti, esegue una caduta acrobatica che gli permetterà di rialzarsi e continuare ad allenarsi il giorno dopo.
3. Il Limite della Percezione Visiva
Un altro motivo per cui l'Aikido sembra irrealistico è che i suoi meccanismi fondamentali sono spesso invisibili.
L'Aikido non usa la forza muscolare contro forza muscolare. Si basa sul Kuzushi, ovvero la rottura dell'equilibrio dell'avversario nel momento esatto in cui inizia l'attacco. Quando guardiamo un video, non percepiamo la tensione minima, lo spostamento dell'anca o il sottile cambio di angolazione che rende l'aggressore vulnerabile. Senza aver mai sentito fisicamente su se stessi come una leva al polso possa controllare l'intero centro di gravità del corpo, è quasi impossibile comprendere la potenza cinetica che viene sprigionata.
4. Aikido vs Realtà: Un’Interpretazione Corretta
È giusto dire che l'Aikido sia "l'arte marziale definitiva per la strada"? Probabilmente no, se presa isolatamente e senza un allenamento realistico. Ma è altrettanto sbagliato liquidarla come un’impostura.
L'osservatore dovrebbe interpretare una dimostrazione di Aikido non come un combattimento reale "frame by frame", ma come uno studio dei principi:
Gestione dei conflitti: L'idea di non opporre forza alla forza.
Geometria del movimento: L'uso di cerchi e spirali per deviare l'energia.
Connessione: La capacità di sentire l'intento dell'avversario e neutralizzarlo prima che diventi pericoloso.
Nelle dimostrazioni didattiche a velocità ridotta, questi meccanismi diventano più chiari. A velocità reale, invece, diventano esplosivi e sembrano magici proprio perché la vittima della tecnica sta cercando disperatamente di assecondare il movimento per non rompersi un braccio.
5. Il Valore oltre l’Efficacia
Le arti marziali non servono solo a vincere risse da bar. L'Aikido, in particolare, offre benefici che vanno oltre lo scontro fisico: coordinazione, disciplina mentale, gestione dello stress e salute delle articolazioni.
Tuttavia, il messaggio per chiunque sia incuriosito rimane lo stesso: non fidatevi solo degli occhi. La comprensione delle arti marziali passa attraverso il corpo. Visitare un dojo, provare una lezione e sentire personalmente quella pressione sul polso è l'unico modo per trasformare lo "spettacolo" in conoscenza reale.
L'Aikido è un'arte onesta che viene spesso fraintesa a causa della sua stessa eleganza. Quelle persone che "volano dappertutto" non sono attori, sono atleti che hanno imparato a dialogare con il dolore e la fisica.
La prossima volta che guardate una dimostrazione, non cercate la brutalità di un incontro di MMA. Cercate invece la precisione di un chirurgo che opera sul movimento dell'avversario. Godetevi la bellezza del gesto, sapendo che dietro quel tocco leggero si nasconde la potenza necessaria a spezzare un’articolazione in un battito di ciglia.
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