mercoledì 25 febbraio 2026

LA STRADA NON FA KARATE: PERCHÉ LA TUA CINTURA NERA VALE MENO DI UN CALZINO BAGNATO

Sentiamo sempre la solita storia. Il maestro col ciuffo bianco che spiega la posizione del drago e del serpente. Il tizio in dojo che passa ore a perfezionare il mawashi geri perché "la tecnica deve essere perfetta". E poi la domanda che mi arriva a martellate sui messaggi: "Ma perché dici che le tecniche tradizionali non bastano? Cosa intendi?"

Siediti. Ti spiego. E lo faccio da un'infima strada, non da un tatami profumato d'incenso.

Intendo dire che la tradizione è un film, la strada è la sala operatoria senza anestesia. Intendo dire che se tu passi dieci anni a imparare a bloccare un pugno in un certo modo, in strada sei già morto al secondo, secondo. Perché? Te lo dico io, con le ossa che ho rimesso a posto e quelle che mi sono rotto.

1. La biomeccanica del Dojo è una favola.
Nel dojo tu hai un avversario. Uno. Davanti. Che si muove in un modo prevedibile. In strada hai un angolo cieco, una morsa alla gola da dietro mentre un altro ti tira i capelli e un altro ancora ti punta una chiave nella costola. Le tue leve articolari da manuale? Servono a zero quando il gomito ce l’hai già girato dall'altra parte. La strada non rispetta le distanze del kata. La strada è biomeccanica sporca: leve corte, spinte idiote, morsi e occhi. Li hai mai provati i colpi "tradizionali" quando hai il cuore a 180 battiti e l'adrenalina che ti trema il doppio?

2. Il combattimento non finisce con lo "ippon".
Nella tradizione, tocchi e l'arbitro ferma. In strada, se cadi, sei a terra. E a terra non fai le piroette del jiu-jitsu da copertina. A terra ti prendono a calci nella testa come un sacco dell'immondizia. Le tue tecniche tradizionali di proiezione sono fantastiche se sotto hai un materasso. Se sotto hai l'asfalto e gli amici del tipo che aspettano, la tua proiezione diventa la tua tomba.

3. Non esiste il "combattimento leale".
La domanda è sbagliata alla radice. Tu pensi ancora a un "vero combattimento di strada" come a un incontro. Un tipo contro un tipo. Pugni e calci. Non esiste. La strada è un'aggressione. È squilibrio. È uno che ti sputa e mentre lo guardi ti arriva la bottigliata da dietro. Le tecniche tradizionali presuppongono un avversario consenziente, anche se nemico. La strada ti presenta un branco di iene che vogliono il tuo orologio e la tua dignità.

Allora cosa intendo dire?
Che se non integri quella roba lì con la brutale consapevolezza di come funziona davvero un corpo umano sotto stress, sotto schiaffi, in una pozza di sangue, la tua arte marziale è ginnastica. Bella, coreografica, forse anche salutare. Ma in un confronto vero, dove non ci sono regole, ma solo sopravvivenza, la tua cintura nera è solo un bel pezzo di stoffa.

La strada non sa che sei cintura nera. La strada sa solo che hai due occhi e che sei solo. E lì, amico mio, o hai un piano B che non prevede posizioni da manuale, o fai una brutta fine. Questa è l'onestà.


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