Hai presente quando la gente parla di "arti marziali" e pensa subito ai film, alle coreografie, ai bei movimenti da instagram? Bene. Dimentica tutto. Perché qui non si parla di ballerini. Qui si parla di macchine da guerra. Di uomini che hanno trasformato il loro corpo in un'arma letale, che hanno scritto la storia con le ossa degli avversari e che, ancora oggi, fanno tremare i polsi a chiunque osi avvicinarsi al loro lascito.
La domanda arriva sempre: "Chi è il più grande artista marziale di tutti i tempi?" Ed è una domanda di merda, perché non esiste una risposta. Non esiste un "più grande". Esistono discipline diverse, contesti diversi, epoche diverse. Ma se proprio dobbiamo parlare di mostri sacri, di gente che ha fatto la differenza, allora sedetevi e ascoltate. Perché questa è la lista di dieci uomini che non avreste voluto trovare in un vicolo buio.
1. MANNY "PACMAN" PACQUIAO: LA FURIA CHE VIENE DALLE FILIPPINE
Partiamo con uno che ancora cammina tra noi, anche se la boxe l'ha lasciata. Manny Pacquiao non è un pugile. È un fenomeno naturale. Un uomo che ha fatto cose che nella boxe non si erano mai viste e probabilmente non si vedranno mai più.
Otto categorie di peso diverse. Otto. Cazzo. Roba che sulla carta è impossibile. Roba che il tuo corpo dovrebbe ribellarsi, dirti "basta, fino a qui arrivo, non posso scendere o salire oltre". Lui invece passava dai pesi mosca ai welter come se niente fosse, e in ogni categoria massacrava chiunque gli capitasse a tiro.
La sua arma? La velocità. Una raffica di pugni che sembrava una mitragliatrice. Mentre tu stavi ancora pensando a come difenderti, lui ti aveva già colpito sei volte. E il gioco di gambe, quella roba lì da ballerino impazzito che ti faceva girare la testa. I messicani, che nella boxe sono leggende viventi, li ha fatti a pezzi uno dopo l'altro. Tanto che lo chiamavano "Mexecutioner", anche se a lui il soprannome faceva schifo.
Freddie Roach, il suo allenatore, ha solo affinato quello che la natura aveva già creato: un animale da combattimento puro. L'unico asiatico ad aver dominato il mondo della boxe come nessuno prima. E se qualcuno ancora osa paragonarlo ad Ali, gli dico solo una cosa: Ali era un fenomeno, ma Ali non ha vinto titoli in otto categorie. Fine.
2. SAMART PAYAKAROON: IL MUHAMMAD ALI DELLA THAILANDIA
Se parli di Muay Thai, parli di Samart Payakaroon. Punto. Non c'è discussione, non c'è dibattito. È lui il più grande di sempre.
Questo tipo aveva una caratteristica che lo rendeva unico: era bello. E ci teneva. Talmente tanto che non voleva farsi rovinare la faccia. Allora ha sviluppato il teep, quel calcio frontale che in Muay Thai usano tutti, ma lui lo usava in un modo tutto suo. Lo trasformava in un calcio laterale, potente come una mazzata, che teneva gli avversari a distanza come cani al guinzaglio.
Si dice che potesse far volare la gente con quel calcio. Roba da circo, se non fosse vera. E il segreto? Il piede d'appoggio sempre piatto. Sembra una cazzata, ma è la differenza tra spingere e cadere.
Poi c'era la difesa. Samart non prendeva colpi. Schivava come un fantasma, si muoveva come un pugile professionista, tagliava il ring e poi esplodeva con tutti e otto gli arti. Chiedi a qualsiasi thai boxer chi è il più grande. Ti risponderanno Samart. Senza pensarci un secondo.
3. LI SHUWEN: IL DIO DELLA LANCIA CHE UCCIDEVA CON UN PUGNO
Questo qui era un mostro. Letteralmente. Li Shuwen, maestro di Bajiquan, un'arte marziale cinese che già di per sé è famosa per la potenza devastante dei suoi colpi. Lui l'ha portata a un livello superiore.
La sua frase passata alla storia: "Non so cosa si provi a tirare un secondo pugno". Perché il primo bastava sempre. Esagerazione? Forse. Ma i fatti parlano chiaro: ha ucciso più uomini in duelli a mani nude di quanto si possa contare. Era un moralista, nel senso peggiore del termine. Se qualcuno violava il codice etico secondo il suo giudizio, lo sfidava e lo ammazzava. Senza rimorsi.
Con la lancia era ancora più letale. "Dio della lancia" lo chiamavano. Capace di infilzare mosche in volo. Roba da leggenda, se non fosse che c'è chi giura di averlo visto.
E pensare che un solo uomo riuscì a tenergli testa: Gao Huchen, un maestro Shaolin. Non si sfidarono a morte, per fortuna. Finirono per allenarsi insieme e scambiarsi tecniche. Due mostri che si riconoscono. I suoi allievi, come Liu Yunqiao, diventarono guardie del corpo di personaggi potentissimi. Il sangue di Li Shuwen scorreva nelle loro vene.
4. CHOJUN MIYAGI: LO STUDIOSO CHE PICCHIAVA COME UN DIO
Se il nome ti fa pensare a Mr. Miyagi di Karate Kid, hai ragione. Pat Morita lo chiamarono così in suo onore. Perché Chojun Miyagi è stato uno dei pilastri del karate mondiale.
Maestro di Goju-ryu, lo stile che lui stesso fondò dopo aver appreso il Naha-te dal suo insegnante Kanryo Higaonna. La differenza tra Miyagi e gli altri? Era un intellettuale. Uno studioso. Viaggiò più volte in Cina, scrisse saggi fondamentali sul karate, promosse l'arte in tutto il Giappone. Fu lui a dare il nome "karate" a quella che prima si chiamava semplicemente "tode".
Ma non fatevi ingannare dalla sua personalità accademica. Quando combatteva, era una bestia. Dopo la morte dei grandi maestri della sua generazione, organizzò un club di studio dove i migliori combattenti di Okinawa si allenavano insieme. Lui al centro. Lui il punto di riferimento.
Recenti ricerche dicono che non inventò 3 kata, come si credeva, ma ben 8. Un genio del movimento. Un uomo che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia delle arti marziali.
5. MASUTATSU "MAS" OYAMA: LA MANO DI DIO CHE UCCIDEVA I TORI
Questo è il personaggio che sembra uscito da un manga. Coreano di nascita, giapponese d'adozione, Mas Oyama è il fondatore del Kyokushinkai, uno degli stili di karate più duri mai esistiti.
Pilota di guerra durante la seconda guerra mondiale, dopo il conflitto si dedicò al karate. Studiò Shotokan, poi Goju-ryu. Poi sparì. Si ritirò in montagna, da solo, per allenarsi senza contatti con la civiltà. Quando tornò, era un uomo diverso. Un animale.
Fuse gli stili che aveva imparato in un unico, spietato sistema: il Kyokushin. I suoi allievi erano famosi per andare in Thailandia e battere i thai boxer con i loro stessi calci. Ma la leggenda di Oyama è legata ai tori. Sì, hai capito bene: i tori. Li affrontava a mani nude, li atterrava e spezzava loro le corna. Su 52 tori affrontati, ne uccise tre. A mani nude. Per questo lo chiamavano "Godhand".
Fece anche un kumite di 100 uomini in tre giorni. E vinse. Tutti. Cento combattimenti. Tre giorni. Un mostro.
6. CHU SHONGTIN: IL POTERE DELLA MENTE NEL WING CHUN
Terzo allievo di Yip Man, il leggendario maestro di Bruce Lee. Ma Chu Shongtin non è un semplice allievo. Per molti, è l'unico che abbia superato il maestro.
La sua ossessione? La Siu Nim Tau, la prima forma del Wing Chun. La praticava per ore, lentissimamente, senza tensione, senza forza. Sembrava uno che perde tempo. Invece stava scoprendo qualcosa che nessun altro aveva scoperto: il Nim Lik, il potere della mente.
Una forza interiore che permetteva di generare potenza istantanea senza bisogno di radicamento. Roba che qualsiasi combattente di qualsiasi stile ti dirà essere impossibile. E invece lui ce l'aveva. Tangibile. Percepibile al tatto.
Negli ultimi anni della sua vita, collaborò con scienziati per capire da dove venisse quel potere. La ricerca continua ancora oggi. Ma intanto, lui lo usava per fare a pezzi chiunque lo sfidasse. Con la mente.
7. MASAHIKO KIMURA: IL JUDOKA CHE NON PERDEVA MAI
Uno dei pochi ad aver sconfitto Helio Gracie in un combattimento vero. Se sai qualcosa di BJJ, sai cosa significa. Kimura è il più grande judoka di sempre. Punto.
La sua tecnica preferita? Osoto-gari, il grande taglio esterno. Ci lavorava ogni sera, fisicamente e tecnicamente, fino a renderlo perfetto. Con quella proiezione, poteva scaraventare a terra chiunque, non importava quanto fosse grosso.
Il suo allenamento quotidiano faceva paura: 1000 flessioni hindu, 600 distensioni su panca con 80 kg, 1000 uchikomi contro un albero di acero. Ogni giorno. Una volta combatté contro 70-80 persone per 7 ore di fila. Perse conoscenza a un certo punto, ma il suo corpo continuò a combattere da solo. Questa è la forza interiore di cui parlava.
Per Kimura, l'ippon era tutto. Non la competizione, non i punti, non le medaglie. Un combattimento deve finire con un lancio perfetto, una proiezione che decida tutto. Il resto è noia.
8. FU ZHENSONG: LA TIGRE DEL NORD CHE VOLAVA
Maestro di Baguazhang, ma anche di altre arti come il Baoxingquan e il Wudangquan. Fu Zhensong era talmente forte che affrontò il Dio della Lancia Li Shuwen in un duello di lance. E pareggiarono. Roba da leggenda.
Apprese il Baguazhang da due mostri sacri: Ma Gui e Cheng Tinghua. Poi creò il suo stile, il Fu-style Baguazhang, specializzato nella forma del drago. Gambe rapidissime, movimenti della vita potentissimi, praticità letale.
Arruolato nell'esercito, divenne capo di una compagnia speciale di 100 artisti marziali. Una specie di commando dei vecchi tempi. Poi insegnò all'Istituto Centrale Guoshu, la più importante accademia marziale cinese.
Faceva parte delle "Cinque Tigri del Nord". Morì a 80 anni, la notte dopo un'esibizione pubblica. Il giornale locale scrisse che "le parole non potrebbero descrivere la velocità con cui si muoveva". Un mostro fino all'ultimo respiro.
8. SOKAKU TAKEDA: IL NANO CHE METTEVA PAURA AI GIGANTI
Alto un metro e cinquanta. Centocinquanta centimetri. Eppure Sokaku Takeda è stato uno dei combattenti più temuti della storia giapponese.
Nato in una famiglia di samurai, imparò il jujutsu e il kenjutsu da bambino. Poi distillò il Daito-ryu Aikijujutsu, un'arte che utilizzava l'aiki in modo perfetto. Con una mano sola, con una presa, sconfiggeva avversari molto più grandi di lui. E mentre li distruggeva, li derideva.
Arrogante, sfacciato, insopportabile. Ma talmente forte che polizia e criminali lo rispettavano allo stesso modo. Quando c'erano risse tra bande, la polizia andava a chiamare Takeda. Lui arrivava e in pochi minuti sistemava tutto.
I suoi studenti? Morihei Ueshiba, il creatore dell'Aikido. E Choi Yong-sool, il creatore dell'Hapkido. Due delle arti marziali più diffuse al mondo nascono dalle sue mani. La sua fama arrivò fino a Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, che chiese un maestro per addestrare la polizia americana. Un nano di 150 cm che faceva tremare il mondo.
10. GENERALE CHOI HONG-HI: IL MILITARE CHE CREÒ IL TAEKWONDO
Ultimo, ma non per importanza. Il generale Choi Hong-hi è l'uomo che ha creato il Taekwondo. Quello vero, quello militare, non la roba patetica che vedi alle Olimpiadi.
Imparò lo Shotokan da Gichin Funakowski in persona. Poi, dopo la guerra, fuse quello che sapeva con il Taekkyon coreano tradizionale. Chiamò a raccolta i maestri dei diversi kwan e insieme svilupparono un nuovo stile. Un'arte marziale per l'esercito. Per uccidere, non per fare punti.
La sua teoria dell'onda sinusoidale è geniale: il corpo si muove su e giù come un'onda, rilassandosi tra i colpi, per poi esplodere con tutto il peso al momento dell'impatto. Velocità, potenza, letalità. Niente salti, niente acrobazie inutili. Solo combattimento puro.
Se i praticanti moderni di Taekwondo ricordassero chi era il generale Choi, forse smetterebbero di fare quelle piroette ridicole e tornerebbero a picchiare come si deve. Ma probabilmente è troppo tardi.
Ecco chi sono i dieci più grandi. Dieci uomini che hanno fatto della lotta una ragione di vita. Dieci stili, dieci storie, dieci modi di intendere il combattimento. Ognuno diverso, ognuno letale.
Il più grande di tutti? Non esiste. Ma se uno di questi dieci ti viene davanti, in un vicolo buio, in una strada qualsiasi... prega che sia solo un incubo. E svegliati.
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