Se non avete mai visto la Lucha Libre, il modo più semplice per capirla è dimenticare per un momento l'idea che si tratti semplicemente di wrestling americano con combattenti messicani. La Lucha Libre è una tradizione specifica del professional wrestling messicano, sviluppatasi soprattutto nel corso del XX secolo e diventata una parte riconoscibilissima della cultura popolare del Messico.
È wrestling, certamente. Ma è wrestling costruito secondo una grammatica propria.
Il principio fondamentale è lo stesso del professional wrestling in generale: l'incontro è uno spettacolo atletico nel quale i risultati e molte delle azioni sono organizzati in anticipo, mentre gli interpreti devono possedere autentiche capacità fisiche per eseguire le manovre in sicurezza e farle apparire credibili al pubblico. Non bisogna quindi confondere la Lucha Libre con la lotta olimpica, con il pugilato o con un combattimento reale.
La differenza si vede immediatamente quando entrano in scena i luchadores.
Uno degli elementi più caratteristici è infatti la velocità. Rispetto a molte forme di wrestling occidentale, la Lucha Libre ha sviluppato una forte predilezione per gli scambi rapidi, le proiezioni, le prese, le inversioni di posizione, le manovre aeree e l'utilizzo delle corde come parte integrante della coreografia.
Il ring non è semplicemente lo spazio nel quale i due lottatori combattono. È uno strumento.
Un luchador può correre verso le corde, utilizzarle per cambiare direzione e tornare contro l'avversario con maggiore velocità. Può passarvi attraverso, saltare oltre le corde o utilizzarle per costruire una manovra acrobatica. Nei combattimenti più spettacolari, può addirittura lanciarsi dal ring verso l'esterno per colpire un avversario.
Questo contribuisce a creare quella sensazione di movimento continuo che molti spettatori associano immediatamente alla Lucha Libre.
Un incontro può quindi trasformarsi in una sequenza rapidissima di tentativi, schivate, prese e contrattacchi. Un luchador cerca di sorprendere l'avversario con una manovra, l'altro la evita o la ribalta, il primo reagisce e la sequenza continua. Non è necessariamente una dimostrazione di forza bruta. Molto spesso è una dimostrazione di coordinazione, tempismo, equilibrio, velocità e capacità di anticipare il movimento dell'altro.
Ed è qui che la Lucha Libre può sembrare quasi una forma di danza acrobatica.
Naturalmente non è una danza. Gli atleti devono saper cadere, sollevare il peso di un avversario, mantenere l'equilibrio, controllare il proprio corpo durante un salto e coordinarsi con l'altra persona in frazioni di secondo. Una manovra spettacolare che al pubblico appare spontanea può richiedere anni di allenamento.
Anche le prese tradizionali fanno parte dello spettacolo. Gli incontri possono alternare momenti estremamente acrobatici a fasi nelle quali i due contendenti combattono più vicino al tappeto, utilizzando prese e proiezioni per cercare di ottenere una posizione favorevole.
Il ritmo, però, è spesso più importante della semplice tecnica.
Un buon luchador non deve soltanto sapere eseguire una mossa. Deve sapere quando eseguirla.
Il professional wrestling è infatti una forma di narrazione fisica. Un combattente dominante può controllare l'avversario per diversi minuti, mentre quest'ultimo cerca progressivamente di reagire. Una serie di manovre può costruire la sensazione che uno dei due stia finalmente prendendo il controllo. Il pubblico deve capire la storia anche quando nessuno sta pronunciando una parola.
E poi ci sono le maschere.
Probabilmente nessun elemento identifica la Lucha Libre più della máscara.
La maschera non è semplicemente un costume scelto perché rende il lottatore più appariscente. Nella cultura della Lucha Libre può rappresentare identità, personaggio, mistero, reputazione e continuità. Il luchador mascherato non presenta necessariamente al pubblico la propria identità civile: presenta un personaggio.
Per questo la perdita della maschera può avere un'importanza enorme.
Gli incontri in cui la maschera è messa in palio sono chiamati máscara contra máscara quando due luchadores mascherati combattono proprio per determinare chi dovrà perdere la propria maschera. Il vincitore mantiene la propria identità scenica; lo sconfitto deve rivelare il volto e, in molti casi, la propria identità reale.
Non è semplicemente una sconfitta.
Per alcuni luchadores può rappresentare la fine di un'epoca della propria carriera.
È uno dei motivi per cui la maschera messicana ha acquisito un'importanza culturale che va ben oltre il ring. Il caso di El Santo, probabilmente il luchador messicano più famoso di tutti i tempi, è emblematico. La sua maschera d'argento diventò talmente inseparabile dal personaggio che la sua identità pubblica finì per essere quasi più importante della persona che la indossava.
Ma la Lucha Libre ha prodotto anche un fenomeno culturale ancora più curioso: l'utilizzo dell'estetica del luchador al di fuori del wrestling.
Un esempio famoso è Superbarrio Gómez, personaggio del movimento sociale messicano associato alle lotte per il diritto alla casa. Superbarrio appariva pubblicamente con costume e maschera ispirati proprio alla Lucha Libre, trasformando l'immaginario del supereroe-luchador in uno strumento di attivismo politico e sociale.
Questo non significa che Superbarrio Gómez fosse un luchador professionista. È precisamente il contrario: il suo personaggio dimostra quanto l'immaginario della Lucha Libre fosse penetrato nella cultura messicana.
E questo porta a un altro punto essenziale: la Lucha Libre non può essere compresa soltanto guardando le mosse.
È anche teatro.
I luchadores possono essere presentati come eroi o antagonisti, tecnicamente chiamati técnicos e rudos. I técnicos rappresentano generalmente i protagonisti positivi, mentre i rudos assumono il ruolo degli antagonisti, anche se la distinzione non è sempre così semplice.
Il pubblico non deve soltanto chiedersi chi vincerà. Deve sapere per chi tifare.
Un rudo può imbrogliare, provocare il pubblico, infrangere le regole e sfruttare una situazione favorevole. Il técnico può essere costretto a sopportare la punizione fino a quando trova finalmente il modo di reagire.
È una struttura narrativa elementare, ma funziona perché viene raccontata attraverso il corpo.
Per questo anche una sequenza di prese apparentemente assurde può avere una funzione precisa. Non serve necessariamente a simulare un combattimento realistico. Serve a raccontare qualcosa: chi controlla l'incontro, chi è più veloce, chi sta subendo, chi sta recuperando e quale personaggio il pubblico dovrebbe sostenere.
E il finale non è necessariamente determinato dalla capacità di "mettere fuori combattimento" l'avversario.
Come nel professional wrestling, le modalità di vittoria dipendono dalle regole dell'incontro. Un pinfall, cioè lo schienamento con le spalle a terra, può determinare la vittoria. Un lottatore può vincere per sottomissione, oppure un incontro può terminare per squalifica o count-out secondo le regole applicate.
Ma esistono anche incontri con stipulazioni particolari, nei quali la posta in gioco può essere molto più importante di una semplice vittoria.
Ed è qui che la Lucha Libre diventa particolarmente interessante.
In un incontro normale si può perdere una battaglia.
In un máscara contra máscara si può perdere un'identità.
In un máscara contra cabellera, invece, un luchador mascherato può mettere in palio la propria maschera contro i capelli di un avversario non mascherato. In altri casi possono essere messi in palio i capelli di entrambi o altri elementi della carriera del personaggio.
Il pubblico conosce perfettamente la natura spettacolare dell'evento, ma questo non significa che le conseguenze narrative siano irrilevanti. Al contrario: proprio perché il pubblico sa che la maschera appartiene al personaggio, perderla può avere un enorme peso simbolico.
Quindi, se dovessi spiegare la Lucha Libre a qualcuno che non ha mai visto il wrestling, non direi semplicemente che è "lotta messicana".
Direi che è professional wrestling trasformato in una tradizione culturale messicana, nella quale atletica, acrobazia, teatro, personaggi, rivalità e identità si fondono in uno spettacolo molto particolare.
Il ring è il palcoscenico. Le corde diventano parte dell'attrezzatura acrobatica. Il corpo è lo strumento narrativo. La maschera può diventare un'identità. E il pubblico non assiste soltanto a una successione di mosse: assiste alla costruzione e, talvolta, alla distruzione di un personaggio.
Questa è la ragione per cui la Lucha Libre non è semplicemente "wrestling con le maschere".
È un linguaggio del wrestling che ha sviluppato, nel corso di decenni, una propria estetica, una propria mitologia e una propria idea di cosa significhi essere un luchador.
Cesio Endrizzi
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