Come sparare ai granchi in un barile.
Oppure mettere un bidone della spazzatura davanti a un rullo compressore.
Lo so, è un paragone brutale. Ma se immaginiamo Rocky Marciano al culmine della carriera contro George Foreman al massimo della sua potenza fisica, il problema non sarebbe stabilire chi dei due avesse più coraggio.
Quello lo sappiamo già.
Il problema sarebbe capire cosa succede quando una pressione offensiva eccezionale incontra un pugile capace di trasformare ogni avanzamento dell'avversario in un'occasione per colpirlo con una potenza devastante.
E qui entra in gioco una differenza fondamentale.
Marciano era un combattente straordinariamente aggressivo. Non aveva bisogno di dominare il ring con la distanza. Preferiva entrare, accorciare, lavorare a corta distanza e continuare a mettere pressione. Il suo stile non consisteva semplicemente nel “venire avanti”: comprendeva movimento del tronco, angoli, colpi al corpo, destro potentissimo e una capacità notevole di continuare a combattere anche dopo aver incassato colpi pesanti.
Era un pugile costruito per trasformare il combattimento in una guerra di logoramento.
Foreman, soprattutto quello della prima parte della carriera, era quasi l'opposto.
Non aveva bisogno di inseguire disperatamente un avversario per ottenere uno scambio favorevole. Poteva controllare lo spazio con la sua struttura fisica, la forza e la potenza dei colpi. E quando l'avversario entrava nella sua zona, Foreman poteva colpirlo con una combinazione di forza, leva e peso corporeo che rendeva estremamente rischioso rimanere davanti a lui.
Il problema per Marciano sarebbe stato quindi proprio quello che normalmente costituiva una delle sue armi migliori: avanzare.
Immaginate per un momento Joe Frazier.
Nel gennaio 1973, Frazier affrontò Foreman a Kingston, in Giamaica, per il titolo mondiale dei pesi massimi.
Frazier era un pugile aggressivo, compatto, abituato a entrare sotto i colpi dell'avversario e portare il combattimento nella propria zona di lavoro.
Foreman lo fermò nel secondo round.
Frazier fu atterrato sei volte prima che l'incontro venisse interrotto.
Quella sera diventò uno degli esempi più impressionanti di quanto potesse essere pericoloso cercare di attraversare la distanza contro il giovane Foreman.
Ma qui bisogna evitare una scorciatoia.
Frazier non era Marciano.
E proprio perché il confronto è ipotetico, non possiamo semplicemente trasferire il risultato da un pugile all'altro come se fossero identici.
Marciano era più piccolo di Foreman. Aveva un'altezza e un'apertura delle braccia inferiori e combatteva in una categoria di peso molto più leggera rispetto al Foreman della sua epoca.
Questo conta.
Non significa automaticamente che Marciano sarebbe stato spazzato via. Significa che avrebbe dovuto affrontare un problema fisico enorme.
La sua strategia avrebbe richiesto di entrare nella distanza di Foreman.
Ma entrare nella distanza di Foreman significava accettare il rischio di essere colpito durante l'avanzamento.
E contro un uomo capace di generare quella quantità di potenza, non era un dettaglio.
Marciano aveva però qualcosa che impedisce di liquidare il confronto con una semplice battuta.
Aveva una resistenza straordinaria.
Aveva un'enorme capacità di assorbire punizioni.
Aveva un destro devastante.
E soprattutto aveva una mentalità offensiva che non dipendeva dal fatto che il primo piano funzionasse perfettamente.
Se un avversario lo respingeva, Marciano continuava.
Se veniva colpito, continuava.
Se il combattimento diventava sporco e fisico, continuava.
Questa caratteristica potrebbe avere creato a Foreman un problema diverso da quello incontrato contro Frazier.
Marciano non sarebbe stato semplicemente un bersaglio che avanza in linea retta.
Avrebbe cercato di entrare, sporcare la distanza, lavorare al corpo e costringere Foreman a combattere più vicino.
E più il combattimento fosse durato, più sarebbe diventata importante la capacità di Marciano di trasformare l'incontro in una battaglia di resistenza.
Ma c'è un'altra questione.
Foreman non aveva bisogno di vincere una guerra di logoramento se fosse riuscito a imporre la propria potenza nelle prime fasi.
Questa è probabilmente la chiave dell'intero confronto.
Marciano aveva bisogno di arrivare a Foreman.
Foreman aveva bisogno soltanto di impedirgli di arrivarci nel modo giusto.
E non sono la stessa cosa.
Il pubblico potrebbe immaginare due pugili che avanzano l'uno verso l'altro e concludere che lo scontro sarebbe diventato automaticamente una rissa furiosa.
È possibile.
Ma la boxe non funziona così.
La pressione offensiva di un pugile può diventare un vantaggio soltanto se riesce a raggiungere la distanza nella quale può utilizzare le proprie armi.
Se l'avversario possiede abbastanza potenza e controllo dello spazio per punire sistematicamente quell'ingresso, la stessa aggressività può trasformarsi in un rischio.
Ed è qui che il paragone con il rullo compressore diventa interessante.
Non perché Marciano fosse un bidone della spazzatura — tutt'altro.
Ma perché Foreman rappresentava un tipo di problema che Marciano non aveva mai incontrato nelle stesse proporzioni fisiche.
La domanda, quindi, non è semplicemente:
“Chi era il pugile migliore?”
È una domanda quasi impossibile da dimostrare.
La domanda utile è: quale stile avrebbe avuto maggiori probabilità di imporre le proprie condizioni?
E anche qui bisogna essere prudenti, perché non abbiamo una macchina del tempo.
Possiamo soltanto confrontare ciò che conosciamo.
Marciano avrebbe portato pressione, resistenza, aggressività e capacità di combattimento ravvicinato.
Foreman avrebbe portato dimensioni, forza, portata, controllo dello spazio e una potenza di colpo eccezionale.
Se Foreman fosse riuscito a mantenere il combattimento nella fase in cui Marciano doveva attraversare la distanza sotto il fuoco, il rischio per Rocky sarebbe stato enorme.
Se invece Marciano fosse riuscito a superare quella fase, entrare stabilmente nella corta distanza e trasformare l'incontro in una lotta fisica prolungata, il problema sarebbe diventato molto più complesso anche per Foreman.
Per questo non comprerei la versione secondo cui Rocky sarebbe semplicemente entrato e sarebbe stato distrutto in pochi secondi.
Ma nemmeno quella romantica secondo cui il cuore di Marciano avrebbe automaticamente compensato la differenza fisica.
Il cuore non annulla la fisica.
E la potenza non annulla la tecnica.
La cosa più interessante di questo ipotetico incontro è proprio questa: Marciano sarebbe stato costretto a fare qualcosa che ogni grande combattente deve prima o poi fare davanti a un avversario superiore in una determinata dimensione: adattarsi.
Non avrebbe potuto semplicemente fare Marciano.
Avrebbe dovuto trovare un modo per fare Marciano contro Foreman.
Ed è una differenza enorme.
Perché nella boxe il coraggio ti permette di entrare nel combattimento.
La tecnica ti permette di rimanerci.
Ma quando dall'altra parte c'è George Foreman, bisogna anche trovare il modo di non farsi travolgere dal rullo compressore.
Cesio Endrizzi
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