domenica 15 marzo 2020

Il karate deriva dal kung fu o ne ha comunque ricevuto influenze?

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La risposta è sì, ne ha ricevuto le influenze. Nel periodo della dinastia cinese T'ang, molti mercanti o commercianti di Okinawa vennero a contatto con i Cinesi (soprattutto della provincia di Fukien), per via degli scambi commerciali che intercorrevano tra di loro. I Cinesi influenzarono lo sviluppo dell'arte marziale autoctona di Okinawa, chiamata "te", ovvero "mano", che essi avevano usato per difendersi da pirati e banditi vari. Su questo punto ci sono affermazioni controverse, chi dice che l'arte okinawense non fosse ancora nata, chi dice che fosse già abbastanza formata anche prima di ricevere influenze dai Cinesi. Fatto sta che nacque il progenitore del karate, il tode da "to", "Cina" e "de", mano, quindi "mano cinese". Esso era diviso in tre scuole: Naha-te, Shuri -te e Tomari-te (dalle zone di Okinawa, rispettivamente la capitale, il castello reale, la zona portuale). E' interessante notare come l'ideogramma di "to", corrispondesse quanto alla Cina quanto alla dinastia T'ang. Si dice che il primo fosse ispirato agli stili cinesi meridionali di kung fu, gli altri due a quelli settentrionali, ma questo punto è oggetto di discussione. Appare quasi certo il fatto che comunque gli stili cinesi che influenzarono maggiormente Okinawa, furono gli stili "duri" del kung fu, quindi stili brutali, lineari, che facevano affidamento sulla potenza sprigionata dal corpo. Questo perchè in quel periodo erano più usati oppure anche perchè erano più facili ed immediati da apprendere. Comunque, il tode inizialmente era appannaggio soltanto dei nobili, ma con il tempo questi si impoverirono e il tode si diffuse anche nelle classi sociali inferiori. Con le invasioni e il passaggio sotto il Giappone, i giapponesi vennero a contatto con queste discipline e il maestro Gichin Funakoshi, originario di Shuri, sistematizzò le tecniche per formare e far conoscere nelle isole maggiori del Giappone, quello che oggi è conosciuto come "karate", cioè "mano vuota". Questo termine è omofono, nel senso che può essere scritto 唐手 o 空手, (rispettivamente "mano Cinese/della dinastia T'ang" e "mano vuota"), ma essere pronunciato "karate" in entrambe i casi. Nel 1905 il maestro Chōmo Hanashiro fu il primo ad usare 空手 "karate" inteso come "mano vuota" e non "mano cinese"唐手 , poiché dall'invasione giapponese della Manciuria, i rapporti tra Cina e Giappone erano tutt'altro che amichevoli, per usare un eufemismo. Da allora si usa solo 空手 per descrivere il karate, per dare il senso di un'arte nipponica, sviluppata sull'uso delle mani nude (vuote). Il vuoto si rifà anche al concetto Zen di vuoto meditativo.
Per darti un'idea di come i Cinesi abbiano influenzato il karate, faccio anche riferimento al fatto che Funakoshi a volte scriveva della sua arte come "Kenpō delle Ryū-kyū". "Kenpō" è l'equivalente giapponese di "quanfa" o "kung fu", quindi è un'arte marziale nipponica ispirata agli stili cinesi. Le Ryūkyū non sono altro che le isole che comprendono anche Okinawa. Quindi Funakoshi descriveva la sua arte come "Arte marziale delle isole Ryūkyū, ispirata agli stili cinesi".


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