Okay, mettiamo da parte la filosofia e scendiamo in strada, dove non ci sono cinture nere luccicanti o dojo immacolati. Dimentichiamoci del rispetto e dell'onore che si imparano dopo anni di disciplina. Parliamo di quello che succede quando la gomma incontra la strada, e due presunti "maestri" si trovano in una situazione in cui la posta in gioco è molto più alta di una medaglia.
Il ring è l'asfalto, e le regole sono: nessuna.
E' difficile immaginare un "vero" maestro finire in una rissa da strada. Ma la vita è una stronza, e a volte anche i migliori si trovano in situazioni di merda. Magari uno dei due ha avuto una giornata orribile, magari l'altro ha bevuto troppo, o forse un membro della loro famiglia è stato minacciato. Non si tratta più di "Judo vs. Karate", ma di uomo vs. uomo, con tutta la furia, la paura e la disperazione che una rissa vera si porta dietro.
Il Judoka: Certo, può afferrare, proiettare, immobilizzare, strangolare. Fantastico. Ma sul marciapiede bagnato, con la paura che ti annebbia la vista, e magari un sasso o una bottiglia rotta a portata di mano? Un tentativo di presa fallito può significare finire a terra con la testa che sbatte contro il cemento. Un Judoka si affida alla distanza ravvicinata, al contatto. Se il suo avversario non glielo permette, o se il colpo iniziale del Karateka è devastante, la sua strategia può crollare in un istante. E se si trova a dover gestire più aggressori? Le prese e le proiezioni diventano un incubo.
Il Karateka: Colpi potenti, calci volanti, pugni secchi. Tutto molto scenografico in palestra. Ma sul terreno irregolare, con l'adrenalina che rende ogni movimento scoordinato, e magari con un'auto che passa a pochi centimetri? Un calcio alto può farti perdere l'equilibrio e farti cadere come un sacco di patate. I pugni, se non sono perfetti, possono romperti una mano contro il cranio di un avversario. E se il Judoka riesce ad accorciare la distanza e a chiudere la presa prima che un colpo vada a segno? È finita.
La dura verità:
In una rissa da strada, non vince l'arte marziale. Vince chi è più sporco, più imprevedibile, più disposto a fare qualsiasi cosa per sopravvivere. Vince chi ha la mentalità più "cattiva". Non c'è arbitro, non ci sono punti. C'è solo l'istinto di sopravvivenza, la capacità di adattarsi al caos, e la fortuna di non finire con una brutta ferita.
Non conta la "maestria", conta la mentalità da "strada".
Non contano le tecniche perfette, conta l'efficacia brutale.
Non contano le cinture, contano i lividi e il sangue.
Quindi, chi vincerebbe? Chiunque, quel giorno, sia più affamato, più disperato, più animale. Un maestro di Judo potrebbe finire strangolato in un vicolo, mentre un maestro di Karate potrebbe ritrovarsi con un braccio rotto. O viceversa. Non c'è gloria, solo sopravvivenza. E la lezione finale? Evita le risse da strada, a meno che la tua vita non dipenda da questo. Perché la strada non perdona nessuno, maestro o meno.
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