Smettiamola con questa farsa. È ora di squarciare il velo di nostalgia e fanatismo che circonda Bruce Lee. Paragonarlo a pugili professionisti come Ali, Tyson o Robinson non è solo un errore tecnico: è un insulto a chi ha dedicato la vita a sputare sangue tra le corde.
Attore vs Gladiatore
Bruce Lee era un artista, un coreografo e un filosofo geniale. Ma era un attore. Metterlo nella stessa categoria di un campione del mondo di boxe è come dire che l'attore di Grey's Anatomy è pronto per operare a cuore aperto. I pugili professionisti sono macchine da guerra che mangiano pugni da cento chili per colazione; Bruce era un esteta che provava le scene per farle sembrare spettacolari.
Il peso della realtà (60kg di mito)
Bruce Lee pesava quanto la gamba sinistra di un peso massimo. Nel mondo reale, la fisica non perdona. La sua "conoscenza enciclopedica" delle arti marziali è ammirevole, ma la teoria non conta nulla quando un professionista di 90kg decide che la tua faccia deve diventare un tutt'uno con il tappeto. Il combattimento reale non è un dialogo filosofico, è un trauma cinetico.
La scusa delle "tecniche letali"
Basta con la leggenda del "non gareggiava perché avrebbe ucciso tutti". È la scusa più vecchia del mondo per chi non vuole farsi rompere il naso davanti a migliaia di persone. I lottatori professionisti accettano il rischio della sedia a rotelle ogni volta che suona la campana. Bruce Lee accettava il rischio che la luce sul set non fosse quella giusta.
Il verdetto finale
Bruce Lee ha cambiato il cinema e la percezione delle arti marziali, e questo gli va riconosciuto. Ma non si è mai guadagnato da vivere combattendo contro altri lottatori che volevano staccargli la testa. È un'icona pop, non un guerriero.
Chiunque continui a insistere su questo paragone non capisce nulla di sport da combattimento o è semplicemente accecato da un culto della personalità che dura da troppi decenni. I pugili sono eroi di carne e sangue; Bruce è un meraviglioso effetto speciale.
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