martedì 6 gennaio 2026

Perché il Taekwondo non è rispettato dalle altre arti marziali? Un’analisi tra storia, filosofia e tecnica

Il Taekwondo, arte marziale coreana famosa in tutto il mondo per i suoi spettacolari calci volanti e per la popolarità olimpica, è spesso al centro di dibattiti tra appassionati di arti marziali riguardo al suo livello di rispetto all’interno della comunità marziale. Sebbene sia un’arte straordinaria dal punto di vista atletico e spettacolare, molti praticanti di altri stili, come karate, judo, muay thai o kung fu, lo guardano con un certo scetticismo. Perché succede? La risposta va cercata in storia, filosofia, metodologia di allenamento e applicazione pratica.

Il Taekwondo moderno nasce nella Corea del dopoguerra, intorno agli anni ’50 e ’60, come risultato di una fusione tra antiche tecniche coreane (come il Taekkyon) e stili di karate importati dal Giappone. Lo scopo originale era duplice:

  • Creare un’arte marziale nazionale coreana, simbolo culturale e orgoglio patriottico.

  • Preparare militari e cittadini al combattimento e all’autodifesa in modo efficace.

Tuttavia, l’orientamento verso la competizione sportiva ha profondamente influenzato il suo sviluppo. Il Taekwondo olimpico, standardizzato dalla World Taekwondo Federation, enfatizza i calci alti, spettacolari e la velocità, spesso a discapito di tecniche di lotta a corpo a corpo, prese o colpi alle mani e articolazioni, che invece sono centrali in molti altri stili. Questo squilibrio tecnico ha contribuito a far percepire il Taekwondo come uno sport più “coreografico” che marziale, almeno agli occhi di praticanti più tradizionali.

Uno degli aspetti più criticati è l’eccessiva specializzazione nei calci. Il Taekwondo è rinomato per:

  • Calci volanti e rotanti, spettacolari ma spesso difficili da utilizzare in combattimenti reali a distanza ravvicinata.

  • Velocità e precisione sui colpi alti, che funzionano bene in competizione sportiva ma meno in contesti di autodifesa o combattimento da strada.

Al contrario, stili come il Muay Thai e il karate tradizionale insegnano anche pugni, gomitate, ginocchiate, prese, proiezioni e colpi ai punti vitali. Questo approccio più completo nel combattimento ravvicinato fa apparire il Taekwondo meno “pratico” in scenari reali. Non perché manchi di efficacia fisica, ma perché la sua applicazione è limitata da regole sportive e modelli tecnici predeterminati.

Il Taekwondo è uno degli stili marziali più esportati al mondo grazie all’Olimpiade e ai programmi nazionali di insegnamento. Ma la standardizzazione ha avuto un costo:

  • Molti movimenti antichi e strategie di combattimento sono stati modificati o eliminati per conformarsi a punteggi e regolamenti olimpici.

  • L’arte è stata trasformata da un sistema di autodifesa completo a uno sport regolamentato, dove la vittoria dipende più da punti, velocità e spettacolari calci rotanti che dall’effettiva capacità di neutralizzare un avversario.

Questo ha alimentato la percezione tra praticanti di altre arti marziali che il Taekwondo sia “meno serio” come disciplina di combattimento. Non è un caso che combattenti di Judo, BJJ o Muay Thai spesso sottovalutino la profondità marziale del Taekwondo perché non riconoscono la componente pragmatica nel corpo a corpo.

Ogni arte marziale tradizionale porta con sé una filosofia e un’etica di combattimento. Il Taekwondo moderno enfatizza valori come:

  • Rispetto e disciplina in aula.

  • Spirito competitivo e capacità atletica.

  • Espressione spettacolare dei movimenti.

Questo approccio è molto diverso dal bushido del karate, dalla resilienza del Muay Thai o dal pragmatismo del judo. Per molti praticanti, il focus sul divertimento atletico e sui punteggi riduce la percezione di serietà marziale, alimentando la convinzione che il Taekwondo sia un “gioco” rispetto a stili più crudi e diretti.

Dal punto di vista pratico, il Taekwondo è eccellente per:

  • Migliorare la flessibilità, la coordinazione e la resistenza.

  • Sviluppare riflessi rapidi e precisione nei calci.

Tuttavia, ha dei limiti evidenti quando si tratta di:

  • Combattimento ravvicinato senza regole.

  • Colpi alle articolazioni o difesa da colpi multipli.

  • Uso di tecniche di lotta, prese o leve articolari.

In altre arti marziali, queste abilità sono considerate essenziali. È per questo che molti esperti di Krav Maga, Jiu-Jitsu, Muay Thai e Karate ritengono il Taekwondo carente in situazioni di autodifesa reale, pur ammettendo che sia spettacolare e altamente atletico.

Nonostante le critiche, è ingiusto considerare il Taekwondo inferiore. Alcuni punti chiave:

  • Atletismo incredibile: i praticanti sviluppano forza esplosiva nelle gambe, velocità, resistenza cardiovascolare e agilità.

  • Precisione nei colpi: la capacità di controllare calci alti e rotanti richiede anni di allenamento intenso.

  • Disciplina mentale: la concentrazione necessaria per eseguire tecniche complesse sotto pressione sviluppa una notevole resilienza mentale.

  • Popolarizzazione delle arti marziali: grazie al Taekwondo, milioni di persone in tutto il mondo hanno avvicinato le arti marziali, migliorando forma fisica e autocontrollo.

È quindi più corretto dire che il Taekwondo non è rispettato per la sua applicazione pratica in combattimenti ravvicinati, non perché manchi di valore atletico o marziale.

Negli ultimi anni, alcuni maestri e praticanti hanno cercato di riportare il Taekwondo verso le sue radici più marziali:

  • Taekwondo tradizionale: recupera forme e tecniche meno spettacolari ma più efficaci.

  • Sperimentazioni cross-training: combinazione di Taekwondo con Muay Thai o Jiu-Jitsu per aumentare l’efficacia in combattimento reale.

  • Sviluppo di metodi di sparring realistico: riducendo il focus sui punteggi e aumentando la componente pratica.

Questi sforzi dimostrano che il Taekwondo può essere rispettato se considerato come un’arte marziale completa, non solo come sport spettacolare.

Il Taekwondo è una disciplina straordinaria, spettacolare e atletica, ma la sua reputazione tra le altre arti marziali soffre per motivi storici, tecnici e culturali. La sua enfasi sui calci alti e spettacolari, la standardizzazione olimpica e la riduzione della componente di lotta ravvicinata hanno creato una percezione di inferiorità rispetto a stili più completi e crudi. Tuttavia, il Taekwondo merita rispetto per la sua disciplina, atletismo e capacità di formare combattenti rapidi e agili, pur ricordando che, in situazioni di combattimento reale, la varietà tecnica di altre arti marziali può risultare più efficace.

Alla fine, il problema non è il Taekwondo, ma la percezione di cosa significa “essere un vero marzialista”: non basta la spettacolarità dei calci per guadagnare rispetto, ma la comprensione profonda della tecnica, della strategia e della capacità di adattarsi a ogni situazione.









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