venerdì 2 gennaio 2026

L'Efficacia Silenziosa: Quanto è Pratico il Judo in un Combattimento Reale?

Il dibattito sull'efficacia delle arti marziali "sportive" in un contesto di strada è vecchio quanto il mondo. Molti criticano il Judo moderno per la sua eccessiva dipendenza dal Judogi (la divisa) o per la rimozione di alcune tecniche storiche dalle competizioni olimpiche. Tuttavia, chiunque abbia mai avuto a che fare con un Judoka esperto in una situazione di stress sa che la realtà è ben diversa.

Il Judo non è solo uno sport: è un sistema di educazione fisica e mentale che, se spogliato delle regole del Dojo, si trasforma in una delle armi più brutali e definitive per la difesa personale.

Nel Dojo, l'obiettivo è l'Ippon: una proiezione perfetta che dimostra controllo e potenza. L'avversario cade sul tappetino (Tatami), emette un forte rumore e si rialza. In strada, il "tappetino" è l'asfalto, un marciapiede o, peggio, un gradino.

Quando un praticante di Judo esegue una tecnica come un O-Goshi (proiezione d'anca) o un Uchi-Mata (aggancio interno) su una superficie dura, l'effetto è paragonabile a un incidente stradale a bassa velocità. L'impatto trasmette l'energia cinetica direttamente alle ossa e agli organi interni. In un combattimento reale, il Judo è pratico perché chiude lo scontro istantaneamente. Non c'è bisogno di scambiare cinquanta colpi se l'aggressore viene scaraventato a terra con tale forza da perdere il fiato o la conoscenza.

La maggior parte delle aggressioni non inizia come un match di Kickboxing con due atleti a distanza. Inizia con una spinta, una presa al bavero o un tentativo di placcaggio. Questa è la "zona rossa" del Judo. Il Judoka è un maestro del Kumi-kata (la lotta per le prese). In un combattimento reale, chi controlla le braccia e il baricentro dell'altro controlla lo scontro. Mentre un pugile ha bisogno di spazio per caricare il colpo, il Judoka usa la forza dell'aggressore contro di lui. Se un aggressore ti afferra, ti ha appena dato il "manico" necessario per essere proiettato.

Se nel Dojo il Judo è "la via della cedevolezza", fuori diventa la via dell'efficacia brutale. Esistono varianti di tecniche classiche e vecchie mosse rimosse dalle competizioni (perché troppo pericolose) che rappresentano il vero arsenale da strada.

1. L’uso dei vestiti come armi di soffocamento (Shime-waza reali)

Nel Judo sportivo, si usano i baveri del Gi per soffocare. In strada, una felpa col cappuccio, una giacca di pelle o persino una camicia possono diventare strumenti letali.

  • La tecnica sporca: Utilizzare il colletto della giacca dell'aggressore per un Okuri-Eri-Jime (strozzamento a baveri incrociati). Se l'aggressore indossa una cravatta o una sciarpa, la leva diventa ancora più violenta. Fuori dal Dojo, non si aspetta il "battere la mano" (tap-out); si mantiene la presa finché la minaccia non è neutralizzata.

2. Atterraggi "Schiaccianti" (Makikomi brutali)

Nelle gare, le tecniche Makikomi (tecniche di avvolgimento) vedono il Judoka cadere insieme all'avversario.

  • La variante da strada: Invece di cadere di fianco per proteggere il compagno, il Judoka "sporca" la tecnica cadendo con tutto il suo peso (e magari il ginocchio o il gomito puntato) direttamente sul plesso solare o sulle costole dell'avversario durante la caduta. Questo garantisce che l'impatto col suolo sia raddoppiato dal peso del corpo del difensore.

3. Atemi-waza: I colpi dimenticati

Il fondatore Jigoro Kano aveva incluso pugni e calci (Atemi) nel sistema originale, ma sono stati rimossi dalla pratica sportiva.

  • L’applicazione reale: Usare una testata o una gomitata per rompere la postura dell'aggressore e preparare la proiezione. Una delle tecniche più "sporche" consiste nel colpire il viso con il palmo della mano mentre si entra per un Osoto-Gari (grande aggancio esterno), spingendo la testa dell'avversario all'indietro e garantendo che la sua nuca colpisca per prima il terreno.

4. Leve articolari in piedi (Kansetsu-waza)

Il Judo olimpico permette le leve solo a terra. Il "Judo sporco" le usa in piedi per rompere l'equilibrio o l'arto.

  • Waki-Gatame: È una delle leve al braccio più pericolose. Se applicata in modo esplosivo mentre l'avversario cerca di afferrarti o colpirti, può lussare la spalla o rompere il gomito prima ancora che il combattimento finisca a terra. È una tecnica "da buttafuori" estremamente efficace per terminare uno scontro in pochi secondi.

5. Kawazu-gake (L'aggancio proibito)

Questa tecnica è bandita da quasi tutte le competizioni perché distrugge le ginocchia. Consiste nell'avvolgere la gamba dell'avversario con la propria e cadere all'indietro. In un contesto di autodifesa estrema, è un modo sicuro per incapacitare permanentemente un aggressore più pesante.

Infine, la vera praticità del Judo risiede nel Randori (il combattimento libero). A differenza di molte discipline coreografiche, il Judoka passa ore ogni settimana a cercare di proiettare qualcuno che sta facendo di tutto per non cadere e che, a sua volta, cerca di proiettarlo. Questa abitudine allo scontro fisico non simulato riduce il "freeze" (congelamento) tipico di chi non ha mai subito un contatto violento. Il Judoka non pensa: reagisce.

Nonostante l'ascesa delle MMA, il Judo rimane una delle basi più solide per la sopravvivenza urbana. La capacità di restare in piedi mentre l'altro cade, di usare gli abiti come leve e di trasformare l'ambiente (il suolo duro) in un alleato, lo rende un sistema formidabile.

Certo, unire il Judo a un po' di striking (boxe) è l'ideale, ma se dovessi scommettere su chi vince in un vicolo stretto tra un pugile e un Judoka, ricorda: il pugile ha bisogno di spazio per colpire, al Judoka basta toccarti una volta per farti conoscere la durezza del pianeta Terra.



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