Nel lessico della boxe, l’espressione “il colpo migliore” è tanto affascinante quanto scivolosa. Migliore in che senso? Più potente? Più veloce? Più preciso? Più distruttivo sul lungo periodo? Ogni appassionato ha la propria classifica, spesso emotiva, spesso ideologica. Ma se vogliamo affrontare la questione con rigore — come farebbero gli storici della boxe, gli allenatori d’élite e i grandi pugili stessi — allora bisogna uscire dalla tifoseria e guardare ai fatti, alle testimonianze qualificate e all’impatto reale sul ring.
Partiamo da un presupposto condiviso dagli “addetti ai lavori”: non esiste un solo “miglior colpo” in assoluto, ma esistono colpi che, per efficacia complessiva, hanno ridefinito un’epoca.
Se parliamo di jab, la discussione — tra veri esperti — si chiude molto rapidamente. Muhammad Ali possedeva il miglior jab nella storia dei pesi massimi, e per molti il miglior jab mai visto in qualsiasi categoria di peso.
Qui è importante sgombrare il campo da una narrativa molto diffusa su internet: quella che vuole Larry Holmes come detentore del miglior jab heavyweight di sempre. Holmes aveva un ottimo jab, certo. Lungo, educato, costante. Ma efficacia non significa solo estetica o controllo del ritmo.
Il jab di Ali era:
più veloce
più preciso
più dannoso
più decisivo contro avversari di élite
Basta guardare i volti degli avversari di Ali: gonfi, tagliati, segnati. Il suo jab non era un “misuratore”, era un’arma. Un colpo che rompeva il ritmo, la vista, la volontà.
Larry Holmes, al contrario, utilizzava il jab in modo eccellente contro avversari medi o passivi. Ma quando si trovava davanti pugili capaci di rispondere — Norton, Weaver, Witherspoon, Williams, Spinks — quel jab perdeva molta della sua aura mitologica. Non a caso, diversi avversari di Holmes (Shavers, Ledoux, Snipes) hanno parlato apertamente di jab leggibili e prevedibili.
Ali, invece, faceva male con il jab. Lo usava come colpo d’attacco, non solo di controllo.
Un dato storico rafforza questa valutazione: nel numero del 5 maggio 1969 di Sports Illustrated, il jab di Ali venne misurato con un omegascopio. Il risultato fu impressionante:
distanza di 16,5 pollici coperta in 4/100 di secondo
tempo totale di impatto: 19/100 di secondo
In termini neurologici, più veloce del tempo di reazione umano medio. Un colpo che arrivava prima ancora che il cervello avversario potesse elaborare la minaccia.
Se combiniamo velocità, precisione, tempismo e danno, il jab di Ali merita senza discussioni un 10/10 storico.
Se il jab è l’arte, il colpo risolutivo è la sentenza. Qui entrano in scena altri nomi.
Joe Louis possedeva uno dei destri più perfetti mai visti: corto, compatto, tecnicamente irreprensibile. Non era il più potente in termini assoluti, ma era chirurgico. Louis non sprecava energia, colpiva dove serviva e quando serviva.
George Foreman rappresenta l’altra estremità dello spettro: potenza brutale, quasi primitiva. I suoi colpi non sembravano violenti… lo erano dopo. Avversari raccontano che i pugni di Foreman ti spegnevano lentamente, come se il corpo smettesse di funzionare.
Ernie Shavers, invece, è il nome che ritorna ossessivamente quando si parla del pugno più potente di sempre. Ali, Holmes, Norton, tutti concordano: nessuno colpiva come Shavers. Il problema? Mancava la continuità tecnica per trasformare quella potenza in dominio assoluto.
Gli esperti concordano su un punto fondamentale: il colpo migliore non è quello più spettacolare, ma quello che funziona contro i migliori. E sotto questo aspetto, Ali resta unico. Il suo jab non era un colpo isolato, ma un sistema offensivo completo: apriva, puniva, destabilizzava, preparava il KO o la vittoria ai punti.
È per questo che, ancora oggi, allenatori e pugili studiano il jab di Ali fotogramma per fotogramma. Non per copiarlo — impossibile — ma per comprenderne la logica.
Se lasciamo parlare i grandi della boxe, non i “troll con programma”, emerge una gerarchia chiara:
Miglior jab: Muhammad Ali
Pugno più potente: Ernie Shavers
Colpo più tecnicamente perfetto: Joe Louis
Colpi più distruttivi per inerzia: George Foreman
Ognuno rappresenta una declinazione diversa del concetto di “colpo migliore”. Ma se dobbiamo sceglierne uno che ha cambiato la storia, che ha funzionato contro l’élite assoluta, che ha lasciato segni visibili e misurabili, allora sì: il jab di Muhammad Ali resta il riferimento definitivo.
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