Nel 2010, parlare di Steven Seagal significava ancora, per molti, citare un’icona dell’Aikido che aveva portato la disciplina sul grande schermo con una brutalità inedita. Quindici anni dopo, il velo è caduto. La parabola di Seagal non è solo la storia di un declino fisico o cinematografico, ma rappresenta il fallimento di un intero sistema di credenze marziali: quello del "Maestro Intoccabile".
Seagal afferma di essere un 7° Dan di Aikido, e questo è un fatto documentato dai suoi anni a Osaka. Ma afferma anche di possedere cinture nere in quasi ogni disciplina esistente e di aver addestrato unità d'élite in tutto il mondo. Questa è la patologia del folklore, la stessa che analizzeremo parlando della "Morte del Maestro". Quando l'ego supera la biomeccanica, l'arte marziale smette di essere uno strumento di sopravvivenza e diventa una messinscena.
Oggi decostruiremo il mito di Seagal non attraverso il gossip, ma attraverso la lente del Realismo Marziale, contrapponendo le sue coreografie alle "tecniche sporche" che un vero scontro, come quello ipotizzato sull’autobus, richiederebbe.
Il problema fondamentale delle dimostrazioni di Seagal è l'assenza di resistenza cinetica. In ogni suo video recente, vediamo aggressori che volano via al minimo sfioramento del polso. Questo è il "peccato originale" di molto Aikido moderno: la cooperazione trasformata in efficacia apparente.
In un contesto reale — quello che io definisco "fuori dalle palestre" — nessuno coopera. Il "Signor Loud" dell'autobus non farà una capriola scenografica se provi ad applicargli un Kote-gaeshi (leva al polso). Al contrario, userà il suo braccio libero per colpirti ripetutamente al volto o, peggio, userà il peso del corpo per schiacciarti contro il sedile.
Il limite di Seagal è aver cristallizzato la sua arte in un mondo dove l'avversario attacca sempre in modo lineare e pulito, lasciando il polso a disposizione. La strada, però, è fatta di attacchi curvi, caotici e trattenute disperate.
Perché il Jiu-Jitsu, il Muay Thai o il Silat risultano più credibili oggi? Perché accettano la "bruttezza". Seagal deve restare impeccabile, con il suo kimono nero e i capelli tinti. Il combattente reale, invece, accetta di essere sporco.
Ecco le tecniche che non vedrete mai in un film di Seagal o in una sua dimostrazione russa, perché rompono l'illusione del controllo totale:
1. La Manipolazione dei Tessuti Molli (Pain Compliance)
Mentre Seagal cerca una leva articolare complessa, la tecnica sporca prevede di afferrare e "strappare". Parliamo di afferrare il muscolo del gran pettorale, l'interno coscia o, in modo ancora più brutale, la cartilagine delle orecchie. Non serve una leva da 7° Dan per far mollare la presa a qualcuno: serve la volontà di infliggere un dolore acuto e improvviso che forzi un riflesso di retrazione.
2. Lo "Small Joint Manipulation" Selvaggio
Seagal è famoso per le leve al polso. Ma in uno scontro ravvicinato su un autobus, il polso è difficile da isolare. Le dita, invece, sono ovunque. Una tecnica sporca fondamentale consiste nell'afferrare due dita (mai una sola, è più facile che scivoli) e piegarle verso l'avambraccio con un movimento secco. È una tecnica che non richiede forza, ma una precisione chirurgica sotto stress. È il "punto di rottura" che interrompe qualsiasi intenzione bellicosa.
3. Il "Gutter Fighting" e l'uso del baricentro sporco
Seagal resta sempre in piedi, ieratico. Ma se Loud ti carica, la risposta più efficace è spesso quella del Pencak Silat: abbassarsi drasticamente, quasi sedendosi sui talloni, per colpire le caviglie dell'avversario o infilare un braccio tra le sue gambe per ribaltarlo. È una tecnica "bassa", quasi strisciante, che distrugge la stabilità di chiunque, indipendentemente dalla sua stazza. Non è elegante, non è da film, ma trasforma l'aggressore in una massa inerte che cade contro il metallo dell'autobus.
Seagal ha alimentato l'idea che un vero maestro possa risolvere tutto con un unico, definitivo movimento. È un concetto affascinante, ma pericoloso. Nel Muay Thai impari che dovrai colpire dieci, venti, trenta volte prima che l'altro cada. Nel JKD impari il concetto di "intercettazione", ma sai che dovrai seguire il primo colpo con una catena di attacchi (trapping e hitting).
Il 90% delle scuole di Shotokan e di Aikido fallisce perché non allena il volume. Se il tuo unico colpo fallisce (e nella realtà fallirà, perché l'altro si muove), resti senza un piano B. Le tecniche sporche che promuovo in questo blog si basano sulla ridondanza: se il calcio obliquo al ginocchio non lo ferma, la mano va agli occhi; se la mano agli occhi viene deviata, il gomito sale al mento. È un flusso ininterrotto di violenza necessaria, l'opposto della posa statica di Seagal dopo una proiezione.
Seagal afferma di avere diverse cinture nere. Ma avere una cintura nera in cinque stili diversi nel 2026 non significa più nulla se non hai mai testato quegli stili in un contesto di Full Contact.
Come dicevamo per il Muay Thai e lo Shotokan: imparare a combattere sul serio ti espone a infortuni. Seagal, da decenni, non si espone a nulla che non sia controllato. Un lottatore di BJJ di medio livello (una "semplice" cintura blu) probabilmente sarebbe in grado di portare a terra Seagal e sottometterlo in pochi secondi, semplicemente perché il lottatore di BJJ vive nel mondo della resistenza reale, mentre Seagal vive nel mondo della geometria teorica.
Steven Seagal rimane un pezzo di storia delle arti marziali, ma è una storia che appartiene al passato. Rappresenta quel periodo in cui il "mistero" dell'Oriente e il carisma dell'attore potevano sopperire alla mancanza di prove empiriche.
In questo blog, nato nel 2010 come diario di stili e diventato oggi un manifesto del Realismo Sporco, non possiamo più permetterci il lusso del folklore.
Se sei sull'autobus e il Signor Loud ti minaccia, non cercare di essere Steven Seagal.
Non cercare la leva perfetta che hai visto in Nico o in Trappola in alto mare.
Usa il calcio obliquo del JKD, usa il gomito del Muay Thai, usa il manganello ASP se la legge e la situazione lo richiedono.
Ma soprattutto, accetta che il combattimento sarà caotico, che la tua divisa (o i tuoi vestiti civili) si sporcheranno e che non ci sarà nessun fermo immagine eroico alla fine.
Il Maestro è morto. Il 7° Dan di Aikido di Osaka è diventato una macchietta cinematografica perché ha smesso di evolversi, ha smesso di farsi colpire, ha smesso di sporcarsi le mani con la realtà. Noi, invece, restiamo qui, nel fango del marciapiede, a studiare come sopravvivere a un altro giorno senza concessioni all'etichetta.
Allenati duramente, resta umile e, soprattutto, non credere mai a chi ti dice di avere la verità in tasca senza aver mai versato una goccia di sudore vero su un ring o in un vicolo.
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