lunedì 22 dicembre 2025

Sangue sul Cemento: Il Mito dello Shotokan e la Dittatura del Full Contact


Nel 2010, se avessi scritto un post sul Karate Shotokan, probabilmente avrei parlato di Kime, di allineamento delle nocche e di quella bellezza statuaria che si respira nei kata eseguiti con precisione millimetrica. Quindici anni dopo, la prospettiva è cambiata radicalmente. Oggi, quando guardo un karateka che esegue un Oi-Zuki perfetto nel vuoto, non vedo un guerriero; vedo un ballerino che sta recitando un copione in un teatro dove nessuno tira mai indietro.

Se ti chiedi perché il Karate Shotokan venga spesso ridicolizzato da chi pratica Muay Thai o MMA quando si parla di "combattimento reale", la risposta non sta nella tecnica in sé, ma in una verità brutale, sporca e cinetica: il 90% delle scuole di Shotokan ha rimosso l’elemento del dolore dall'equazione.

Il motivo numero uno per cui il Muay Thai (MT) mangia vivo lo Shotokan in un contesto di strada? Il contatto completo.

Il Muay Thai non è un’arte marziale nel senso romantico del termine; è uno sport da combattimento nato per la distruzione metodica dell’avversario. Nelle scuole di MT, il full contact non è un'opzione, è l'ambiente respiratorio. Il Karate Shotokan moderno, invece, si è rifugiato nel "punto", nel controllo, nella simulazione.

Fondamentalmente, quasi tutte le palestre di Muay Thai allenano il full contact perché il loro obiettivo è la prestazione sotto stress massimale. Ma c'è un prezzo. La maggior parte delle persone non ha la fibra mentale, o semplicemente non ha voglia, di farsi prendere a calci nelle costole e sui quadricipiti ogni singola settimana. Ecco perché troverai mille palestre di Karate per ogni palestra di Muay Thai "hardcore": la massa cerca il folklore e il fitness, non il trauma cranico.

Tuttavia, bisogna essere onesti: anche i combattenti professionisti di MT non sono stupidi. Durante gli allenamenti si trattengono, combattono leggeri. Sanno che la loro carriera ha la durata di un fiammifero: a causa dei colpi subiti, molti pro sono fisicamente finiti prima dei trent'anni. Imparare a combattere sul serio è l’unico modo per essere efficaci nel mondo reale, ma ti espone a un rischio di infortuni permanenti che una vita "normale" non giustifica. È un paradosso: per essere pronto a difendere la tua salute in un ipotetico scontro di 30 secondi per strada, accetti di distruggere la tua salute sistematicamente per 10 anni in palestra.

Se decidiamo di uscire dal ring e dal dojo, entriamo nel territorio del "Dirty Fighting". Qui, la differenza tra Shotokan e Muay Thai svanisce, perché entrambi sono limitati da un regolamento. In un vicolo, la tecnica "giusta" è quella che non si vede, quella che il Maestro non ti ha mai mostrato perché "poco dignitosa".

Ecco cosa succede quando il combattimento smette di essere uno sport e diventa una collisione.

1. La Testata "Invisibile" (Headbutt)

Nello sport è vietata. Nella realtà è il risolutore più rapido. Non si colpisce fronte contro fronte (rischi di svenire anche tu). La tecnica sporca prevede di afferrare l'avversario per i vestiti o dietro la nuca, abbassargli il mento e colpire con la parte superiore e dura del cranio contro il suo setto nasale o la sua arcata sopracciliare. È un colpo corto, esplosivo, che satura gli occhi dell'altro di sangue e lacrime in un secondo.

2. Il "Low Kick" ai Genitali (e oltre)

Dimenticate i calci circolari scenografici. Se lo Shotokan insegna il Mae-Geri (calcio frontale) al plesso solare, la strada ti insegna che il bersaglio è il triangolo inguinale. Ma la vera tecnica sporca è il calcio "a scatto" portato con la punta della scarpa (non a piedi nudi!) contro lo stinco o il ginocchio dell'avversario. Un impatto osso contro osso rompe la volontà di combattere prima ancora di iniziare.

3. L'Uso delle Dita: Oculari e Gola

In palestra impariamo a chiudere il pugno per proteggere le nocche. Fuori, le mani aperte sono armi di distrazione e distruzione. Una mano aperta che schiaffeggia l'orecchio può causare la rottura del timpano e la perdita istantanea dell'equilibrio. Le dita puntate agli occhi non servono solo a accecare, ma a innescare il riflesso di protezione che costringe l'avversario ad alzare le mani, aprendo la guardia per un colpo brutale al fegato o alla gola.

4. La Manipolazione dei Piccoli Arti

Se qualcuno ti afferra, non cercare la proiezione da manuale. Cerca un dito mignolo. Afferralo e spezzalo. È crudele, è viscerale, ed è incredibilmente efficace per interrompere qualsiasi presa di lotta. Il dolore di un dito che scatta fuori sede manda in cortocircuito il sistema nervoso, impedendo all'aggressore di concentrarsi su qualsiasi altra manovra.

5. Il Muro come Terzo Combattente

In una palestra di Muay Thai il ring è elastico. Nel mondo reale, un muro di mattoni è un moltiplicatore di forza. Sbattere la testa di qualcuno contro uno spigolo o usare il muro per bloccare il suo braccio mentre lo colpisci è ciò che separa un combattente da palestra da un sopravvissuto. Non c'è etichetta nel premere la faccia di qualcuno contro il cemento mentre cerchi una via di fuga.

La Meccanica della Sopravvivenza: Perché lo Shotokan Fallisce?

Torniamo alla domanda iniziale: perché lo Shotokan fatica? Non è per la forma dei pugni, ma per la distanza di sicurezza. Il karateka dello Shotokan è abituato a una distanza lunga: entra, colpisce e "scappa" per segnare il punto. È un gioco di scherma. Il combattimento reale avviene a distanza di "respiro cattivo". Avviene nel clinch, dove si sente l'odore del sudore dell'altro.

Il praticante di Muay Thai è a suo agio nel clinch: ti afferra la nuca, ti controlla, ti colpisce con le ginocchia. Il karateka moderno, abituato a sentir gridare "Yame!" (Stop) dall'arbitro appena c'è un contatto ravvicinato, entra in panico quando qualcuno lo afferra e inizia a colpirlo ripetutamente senza fermarsi.

La verità è che il Muay Thai ti abitua a ricevere. Se non sai cosa significa essere colpito in pieno viso e continuare a muoverti, non sai combattere. Il 90% degli Shotokaner crolla psicologicamente al primo pugno reale che riceve sul naso, perché il loro cervello non ha mai processato quel tipo di feedback sensoriale.

La Scelta: Evoluzione o Tradizione?

Cosa è meglio, dunque? Allenarsi nel Muay Thai ti rende una macchina da guerra, ma ti garantisce quasi certamente problemi articolari, micro-fratture e un declino fisico precoce. È un investimento ad alto rischio. Allenarsi nello Shotokan ti regala longevità, equilibrio e una bella estetica, ma ti lascia nudo e impreparato quando la porta di un bar si chiude dietro di te e la situazione precipita.

In questi quindici anni di blog, ho capito che la soluzione non sta nello scegliere uno stile, ma nello sporcare lo stile. Se pratichi Karate, devi smettere di fare "karate da gara". Devi iniziare a fare sparring a contatto pieno (con le dovute protezioni), devi studiare il clinch, devi imparare a colpire con i gomiti e le ginocchia, e devi accettare che la tua forma perfetta andrà in pezzi dopo tre secondi di scontro reale.

Il Muay Thai è superiore non perché ha tecniche migliori — un pugno è un pugno — ma perché ha un'attitudine migliore. È l'attitudine di chi sa che il dolore fa parte del gioco.

La "Morte del Maestro" di cui parlerò in un altro post si incarna perfettamente qui. Il Maestro che ti dice "il Karate è l'arte della mano vuota e con un colpo ucciderai" è un bugiardo se non ti ha mai fatto sentire il sapore del tuo stesso sangue in bocca durante un allenamento.

Imparare a combattere sul serio è la cosa più onesta che puoi fare per te stesso, ma è anche la più pericolosa. Ti espone a rischi che la maggior parte della società preferisce ignorare dietro il paravento della "difesa personale dolce".

Cosa è meglio? Questa è una domanda a cui non posso rispondere io. Devi scegliere tu stesso se vuoi essere un esteta del gesto o un sopravvissuto del fango. Entrambe le strade hanno un prezzo.

Buona fortuna, allenati duramente con intelligenza, studia il "dirty fighting" per non essere colto di sorpresa, e prega ogni giorno di non averne mai bisogno. Perché nel momento in cui ne avrai bisogno, non ci sarà nessuna cintura colorata a proteggerti, ma solo quanto fango sei disposto a ingoiare per restare in piedi.


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