lunedì 8 dicembre 2025

Il Paradosso del Karate: Perché spesso fallisce (e quando invece domina)


Come praticante e appassionato di arti marziali, trovo che questa domanda tocchi il cuore della crisi d'identità che il Karate ha vissuto negli ultimi decenni. La risposta onesta non è un semplice "sì" o "no", ma una distinzione netta tra ciò che il Karate è diventato e ciò che il Karate è intrinsecamente.

Ecco un'analisi schietta sulla validità del Karate in strada, affrontando i suoi punti deboli sistemici e il suo potenziale inespresso.

1. Il problema del "Karate Sportivo" (WKF)

Avete ragione nel dubitare dell'efficacia del Karate se ci riferiamo a quello che vediamo alle Olimpiadi o nei tornei a punti. Il Karate sportivo moderno ha sviluppato dei "vizi" pericolosi per l'autodifesa:

  • Il controllo del colpo (Sun-dome): Allenarsi per anni a fermare il pugno a un centimetro dal bersaglio crea un riflesso condizionato disastroso. In una rissa, se il tuo cervello "frena" il colpo, l'aggressore ti travolgerà.

  • La guardia bassa: Nello sport si tengono le mani basse per favorire la velocità dei colpi al tronco e le proiezioni, confidando nel fatto che l'avversario non colpirà con l'intento di spaccarti la mascella.

  • L'assenza di contatto pieno: Senza lo sparring a contatto pieno (Full Contact), un praticante non sa come reagire quando riceve il primo pugno vero sul viso. Spesso il "freeze" psicologico è immediato.

2. La de-contestualizzazione dei Kata

Il Karate nasce a Okinawa come sistema di difesa civile contro aggressori armati o più forti. I Kata (le forme) non sono danze, ma archivi di tecniche brutali: dita negli occhi, colpi alla gola, leve articolari e proiezioni. Il problema è che oggi molti maestri insegnano solo la "forma" estetica, perdendo il Bunkai (l'applicazione reale). Un Karateka che sa solo fare un bel Kata è inutile in strada; un Karateka che ha studiato il Bunkai reale sa come rompere un braccio o colpire un punto vitale nel caos di un corpo a corpo.

3. L'eccezione: Il Kyokushin e il Karate di Okinawa

Esistono stili di Karate che sono l'esatto opposto della "danza sportiva":

  • Kyokushin: Fondato da Mas Oyama, è un Karate a contatto pieno. I praticanti di Kyokushin hanno una resistenza al dolore e una potenza d'impatto che li rende pericolosissimi in qualsiasi contesto. Non temono lo scontro fisico perché il loro allenamento è un calvario di condizionamento osseo.

  • Uechi-ryu / Goju-ryu: Stili antichi che includono condizionamento delle dita (per colpi perforanti) e tecniche di lotta corta. Qui il Karate torna a essere ciò che era: un sistema di sopravvivenza.

Il Karate è utile in strada solo se il praticante integra ciò che manca nella maggior parte dei Dojo moderni:

  1. Sparring reale: Bisogna abituarsi a colpire e a essere colpiti.

  2. Difesa dai Takedown: Il Karate tradizionale ha proiezioni, ma se non sai difendere un double leg da un rissoso, finirai a terra.

  3. Psicologia del conflitto: Sapere che in strada non c'è l'arbitro che urla "Yame!" dopo un punto.

Se il Karate viene praticato come uno sport a punti, è inadeguato per la strada. Diventa un falso senso di sicurezza che può portare alla distruzione. Se il Karate viene praticato come una disciplina di combattimento totale (stile Kyokushin o Kudo), con attenzione alla biomeccanica del colpo e al condizionamento fisico, diventa una delle armi più letali al mondo. Il Karateka che sa generare la potenza dell' "Hikite" (la rotazione del corpo) e possiede il timing del "Ma-ai" (la distanza) può chiudere una rissa con un singolo Gyaku-Zuki ben piazzato.


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