venerdì 26 dicembre 2025

L’Illusione dell’Ippon: Perché il Judo nel Fango è una Bestia Diversa


Andiamo nel fango, allora. Usciamo dal dojo con il suo tatami igienizzato e le lampade a led. Immaginiamo una strada buia, la pioggia che ha trasformato il terreno in una poltiglia scivolosa e un avversario che non indossa un Judogi da 700 grammi di cotone rinforzato, ma una maglietta sintetica o, peggio, è a torso nudo e coperto di sudore.

Il Judo è una delle discipline più brutali e fisiche del pianeta. I judoka olimpici sono atleti mostruosi: hanno una forza di presa (grip) che può sbriciolare ossa e una velocità d'esecuzione esplosiva. Eppure, nel "mondo reale", molti pensano che il Judo sia inutile. Perché? Perché la gente confonde lo sport con la meccanica della collisione.

Ecco la verità, senza etichetta e senza sconti.

Il problema principale del Judo nell'autodifesa non è la tecnica, è il corredo. Il Judo moderno è "dipendente dal tessuto". Tutta l'architettura dell'equilibrio (Kuzushi) si basa sul controllo del bavero e della manica. Se togli il Gi, il 70% degli specialisti di Judo va in crisi respiratoria tattica. Senza una presa solida, le proiezioni spettacolari come l' Uchi-mata o il Seoi-nage diventano scommesse ad altissimo rischio.

Nel fango, se provi a proiettare qualcuno afferrandogli una maglietta di cotone economica, la maglietta si strappa. Il risultato? Tu perdi l'equilibrio, lui resta in piedi e ti colpisce mentre sei sbilanciato. Questa è la realtà che il dojo non ti insegna: la materia prima del combattimento reale è inaffidabile.

C'è però un motivo per cui un judoka "sporco" è l'uomo più pericoloso del mondo. In palestra, l'obiettivo è l'Ippon: proiettare l'avversario sulla schiena in modo pulito. L'altro cade, fa una bella caduta (Ukemi) e si rialza sorridendo.

In un parcheggio o su un marciapiede, l'Ippon non esiste. Esiste l'impatto. Se un judoka ti afferra per la nuca e ti proietta con un Osoto-gari sul cemento, non c'è "caduta" che tenga. Il tuo cranio o la tua spalla impattano contro una superficie inflessibile. L'energia cinetica non viene assorbita dal tappeto, ma dalle tue ossa. Un singolo lancio fatto con intenzione cattiva è, a tutti gli effetti, l'uso di un'arma contundente (il pianeta Terra) contro il tuo corpo.

Se vogliamo rendere il Judo utile fuori dalla palestra, dobbiamo smettere di cercare la proiezione "bella" e iniziare a cercare quella "distruttiva". Ecco cosa significa "rotolarsi nel fango":

1. L'uso delle leve durante la proiezione (Waki-gatame)

Nel Judo sportivo è vietato applicare leve articolari mentre si proietta (per evitare di distruggere il gomito dell'avversario prima che tocchi terra). Nella realtà, è esattamente quello che devi fare. Mentre tiri l'altro verso il basso, applichi una leva iper-estesa al gomito. L'avversario non cade per essere proiettato, cade perché il suo braccio si sta spezzando. Questa è l'efficacia senza concessioni.

2. La Proiezione "Testa-Primo"

Dimentica di far cadere l'altro sulla schiena per segnare un punto. Il Judo sporco punta a far cadere l'altro sulla faccia o sulla sommità del cranio. Se esegui un Tai-otoshi mantenendo una presa sulla testa invece che sulla manica, il collo dell'avversario diventa il fulcro dell'impatto. È orribile, è definitivo, ed è ciò che succede quando la sopravvivenza prende il posto dello sport.

3. Il "Grip" ai Tessuti Molli

Se non c'è il bavero, il judoka esperto di strada non resta a guardare. Usa il "grip" che ha allenato per anni per afferrare i bicipiti, le orecchie, o per infilare le dita sotto la mascella (il principio del Cross-Face della lotta libera). Una volta che ha un punto di ancoraggio, la sua capacità di generare forza centrifuga farà il resto.

La gente pensa che il Judo non serva perché ha paura del contatto ravvicinato. Molti preferiscono credere che un pugno (Boxe) o un calcio (Muay Thai) li terranno al sicuro a distanza. Ma la violenza reale è un magnete: finisce quasi sempre in un groviglio di braccia e gambe.

Il limite del Judo è psicologico: molti praticanti sono "addomesticati" dal regolamento. Hanno paura di colpire e hanno paura di essere colpiti mentre cercano la presa. Se non integri il Judo con una gestione brutale dei colpi in entrata (quello che io chiamo "Judo sporco"), verrai messo KO mentre cerchi disperatamente un bavero che non c'è.

Il Judo nel fango non è l'arte della "cedevolezza" (Ju). È l'arte di schiacciare un essere umano contro la realtà solida del suolo. Un judoka che accetta di colpire, che sa lottare senza Gi e che non ha paura di rompere l'avversario durante la caduta, è probabilmente il predatore più efficace in un ambiente ristretto.

Se pensi che le sue tecniche non siano utili, è perché hai visto solo il Judo delle Olimpiadi, con i suoi arbitri e i suoi "Mate!". Prova a lottare con un peso massimo di Judo che ha deciso che la tua faccia deve diventare un tutt'uno con l'asfalto, e capirai che la forza e la velocità non sono concetti astratti: sono i nomi delle forze che ti spezzeranno la schiena.



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