martedì 2 dicembre 2025

Gōjū-ryū e Realtà: Difesa Personale o Archeologia Marziale?

1. Il Paradosso delle Posizioni: Stabilità vs Mobilità

Il Gōjū-ryū è famoso per il Sanchin-dachi (la posizione della "clessidra").

  • Il Problema: In una rissa, la dinamica è caotica. Rimanere piantati a terra con le ginocchia verso l'interno ti rende un bersaglio fisso per un takedown o per un colpo caricato che ti sbilancerebbe all'istante.

  • La Difesa dello Stile: Originariamente, queste posizioni non erano pensate per il combattimento a lunga distanza, ma per il grappling (lotta) in piedi. Servivano a generare forza in spazi stretti. Tuttavia, se un istruttore ti insegna a "combattere" in Sanchin contro uno striker moderno, ti sta effettivamente mettendo in pericolo.

2. Tecniche Irrealistiche: L'Illusione della Parata Perfetta

Le parate ampie del Karate (Uke) presuppongono spesso un attacco singolo, lineare e "pulito".

  • La Realtà: In strada, i pugni arrivano come raffiche di ganci disordinati e violenti. Cercare di eseguire un Age-uke (parata alta) formale contro un aggressore che ti colpisce a ripetizione è un suicidio tattico.

  • Il Problema del KO: Come hai notato, molti karateka colpiscono ma non "fermano" l'aggressore. Questo accade perché si allenano nel Sun-dome (controllo del colpo). Senza allenamento al sacco pesante o allo sparring a contatto pieno, il pugno manca della "massa" necessaria per causare uno shock neurologico.

3. Armi e Aggressori Multipli: La Fantasia del Dojo

Qui entriamo nel campo della pura pericolosità educativa.

  • Armi: Addestrare un allievo a disarmare un coltello con un blocco a mano nuda è irresponsabile. Il coltello non si ferma dopo un fendente; continua a tagliare. Un proiettile, poi, annulla millenni di tradizione marziale in un millisecondo.

  • Aggressori Multipli: I Bunkai (applicazioni dei Kata) che mostrano un uomo che sconfigge tre aggressori che attaccano uno alla volta sono coreografie cinematografiche. Nella realtà, tre persone ti colpiscono contemporaneamente da angoli diversi, ti portano a terra e ti calpestano. Il Karate non offre soluzioni magiche a questo scenario cinetico.

C'è una speranza? Il "Gōjū-ryū del fango"

Esiste una branca del Gōjū-ryū (spesso legata alla linea di Okinawa meno "sportiva") che pratica il Kakie (mani appiccicate) e lo studio dei punti sensibili in modo brutale. Questi praticanti:

  1. Usano il condizionamento osseo (Hojo Undo) per rendere le braccia come spranghe di ferro.

  2. Abbandonano le posizioni basse per una guardia da pugilato.

  3. Studiano come mordere, colpire la gola e cavare gli occhi.

Tuttavia, se parliamo del Gōjū-ryū standard che trovi nella palestra sotto casa: confidare ciecamente nelle forme tradizionali per sopravvivere a un'aggressione reale è un rischio altissimo.

Il Gōjū-ryū è un eccellente sistema di sviluppo fisico, disciplina e cultura, ma per la difesa personale moderna è come portare una spada a un duello con le pistole.

Se vuoi che il Gōjū-ryū funzioni, devi "sporcarlo" con:

  • Sparring di Muay Thai (per la mobilità e la gestione del dolore).

  • Nozioni di Grappling/BJJ (per quando finisci a terra, perché ci finirai).

  • Scenario Training (per capire che la prima regola della difesa personale è la fuga).


 

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