venerdì 12 dicembre 2025

Il Paradosso dei Guantoni: Perché la Boxe a Mani Nude potrebbe salvare il cervello dei lottatori


Joe Rogan, commentatore della UFC ed esperto di arti marziali, ha più volte lanciato una provocazione che scuote le fondamenta della medicina sportiva e della storia del pugilato: la boxe sarebbe molto più sicura per la salute cerebrale a lungo termine se i lottatori combattessero senza guantoni.

A prima vista, questa affermazione sembra assurda. L'immagine di due uomini che si colpiscono a mani nude evoca una brutalità primitiva, volti insanguinati e fratture ossee. Tuttavia, Rogan basa la sua tesi su un paradosso biomeccanico e statistico che separa il danno superficiale (tagli e ossa rotte) dal danno neurologico profondo (traumi cranici e CTE).

1. Il Guantone come Arma, non come Protezione

Il malinteso comune è che il guantone da boxe sia stato introdotto per proteggere la testa del pugile che riceve il colpo. La realtà storica e tecnica è l'opposto: il guantone è nato per proteggere le mani di chi colpisce.

La mano umana è composta da piccole ossa fragili (i metacarpi) che si rompono facilmente contro la scatola cranica, che è una delle strutture più dure del corpo umano.

  • Nella boxe a mani nude (Bare Knuckle): Un lottatore non può colpire la testa dell'avversario con la massima potenza per tutto il match. Se lo facesse, si romperebbe la mano nel primo round. Questo costringe gli atleti a mirare al corpo o a misurare la forza, riducendo drasticamente il numero di impatti violenti al cervello.

  • Con i guantoni moderni: Il pugile ha la mano fasciata e protetta da un'imbottitura che trasforma il pugno in una mazza indistruttibile. Questo gli permette di colpire la testa dell'avversario con il 100% della forza, centinaia di volte per match, senza temere per la propria integrità fisica.

2. Massa, Impatto e il "Cervello nel Liquido"

Joe Rogan sottolinea spesso la fisica dell'impatto. Il guantone aggiunge peso (massa) al pugno. Quando un guantone da 10 o 12 once colpisce una testa, la velocità unita alla massa maggiore crea un'energia cinetica che viene trasferita interamente al cranio.

Il vero pericolo per un pugile non è il taglio sulla pelle, ma il movimento del cervello all'interno del liquido cerebrospinale.

  1. L'effetto frusta: Il guantone è progettato per non tagliare, il che significa che l'impatto non si "disperde" sulla superficie della pelle. Tutta la forza penetra in profondità, scuotendo il cervello contro le pareti interne del cranio (colpo e contraccolpo).

  2. Traumi sub-concussivi: Nella boxe moderna, un atleta può incassare 300 colpi alla testa in un solo incontro. Molti di questi non portano al KO, ma sono "piccoli" traumi che si accumulano. È proprio questo accumulo di migliaia di colpi attutiti dal guantone a causare la CTE (Encefalopatia Traumatica Cronica).

Al contrario, a mani nude, il match finisce molto prima. Un pugno ben piazzato causa un taglio o un KO immediato, interrompendo il volume totale di traumi ricevuti. È meglio subire un trauma violento che pone fine al match, piuttosto che 400 traumi medi che ti permettono di restare in piedi a subire ancora.

3. Il "Conteggio degli Otto" e la Morte nel Ring

Un altro punto sollevato da Rogan riguarda il regolamento della boxe sportiva rispetto ai combattimenti a mani nude o alle MMA. Quando un pugile viene colpito duramente e cade, l'arbitro conta fino a otto. Se il pugile si rialza, gli viene permesso di continuare. In quel momento, il cervello del pugile è già traumatizzato e le sue difese naturali sono ridotte. Permettergli di ricevere altri 50 colpi è, secondo Rogan, "un'esecuzione al rallentatore".

Nel Bare Knuckle o nelle MMA (con guantini minimi), se sei scosso, il combattimento finisce quasi istantaneamente perché non hai il "cuscinetto" dei guantoni per proteggerti mentre recuperi. La mancanza di protezione accelera l'esito del match, salvando l'atleta dal volume punitivo di colpi che caratterizza i 12 round della boxe professionistica.

4. Estetica vs Sostanza: Sangue contro Trauma

Il motivo per cui il pubblico (e le commissioni atletiche) preferisce i guantoni è puramente estetico.

  • A mani nude: La pelle si taglia facilmente. Il sangue scorre copioso. Per uno spettatore non esperto, sembra una carneficina. Tuttavia, i tagli guariscono e le cicatrici restano in superficie.

  • Con i guantoni: Il viso resta più "pulito", ma all'interno della scatola cranica si sta consumando un disastro. I guantoni nascondono la violenza reale, rendendola digeribile per la televisione, ma rendendola più letale per l'atleta.

Rogan usa spesso l'analogia del casco nel football americano: l'introduzione del casco ha spinto gli atleti a usare la testa come un'arma, aumentando drasticamente i casi di commozione cerebrale. Se togliessimo i caschi ai giocatori di football, smetterebbero immediatamente di colpirsi testa contro testa per puro istinto di conservazione.

La posizione di Joe Rogan non è un invito alla violenza gratuita, ma una richiesta di onestà scientifica. Afferma che se l'obiettivo è davvero la salvaguardia dell'atleta, dovremmo preferire discipline dove si colpisce meno, con più precisione e dove la fragilità della mano funge da limitatore naturale alla potenza distruttiva diretta al cervello.

I guantoni hanno trasformato il pugilato in un gioco di logoramento neurologico. Toglierli significherebbe tornare a un'arte marziale più tecnica, basata sulla gestione della distanza e sulla precisione, dove il sangue sui volti sarebbe il prezzo da pagare per avere cervelli più sani una volta appesi i guantoni (o la loro assenza) al chiodo.


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