Per decenni, il nome di Steven Seagal è stato sinonimo di un’invulnerabilità quasi soprannaturale. Negli anni '90, mentre icone come Schwarzenegger o Stallone puntavano sulla massa muscolare ipertrofica e sulle armi pesanti, Seagal appariva sullo schermo come un’anomalia: un uomo alto, vestito in eleganti kimono o giacche di pelle, che sconfiggeva interi eserciti di criminali senza mai scomporsi, senza sudare e, soprattutto, senza mai essere colpito.
Questa immagine ha costruito una delle personalità cinematografiche più potenti della storia, ma ha anche generato una serie di equivoci monumentali sulle arti marziali. Oggi, con l'avvento delle MMA e la democratizzazione del combattimento reale attraverso l'UFC, il castello di carte costruito da Seagal sembra vacillare. Tuttavia, per capire se Seagal sia stato un genio del marketing o un vero maestro, dobbiamo analizzare le radici della sua arte — l'Aikido — e come il pubblico abbia distorto la sua efficacia.
1. L'Ascesa del Mito: Perché Seagal Sembrava "Vero"
Il successo di Seagal non fu un caso. Prima di lui, il cinema d'azione occidentale era dominato da scazzottate da bar o da calci acrobatici derivati dal Karate o dal Taekwondo. Seagal portò qualcosa di radicalmente diverso: la manipolazione delle articolazioni e il controllo del baricentro.
Il pubblico degli anni '80 rimase ipnotizzato dalla velocità dei suoi movimenti. Le sue tecniche non prevedevano lo scambio di colpi, ma la neutralizzazione istantanea. Se un aggressore gli sferrava un pugno, Seagal gli spezzava il polso. Se cercavano di afferrarlo, finivano proiettati a terra con una rotazione elegante ma brutale. Questa "magia" era l'Aikido.
Il pubblico profano, privo di strumenti per distinguere una coreografia da un combattimento reale, trasse la conclusione logica: "Se quest'uomo può sconfiggere dieci persone con questi minimi movimenti, allora questa è l'arte marziale definitiva per la strada". Seagal cavalcò l'onda, presentandosi come un ex agente della CIA e un maestro imbattibile, fondendo la realtà con la finzione in un modo che nessun attore aveva mai fatto prima.
2. L'Aikido Sotto la Lente: La Scienza della Leva
L'Aikido, l'arte marziale praticata da Seagal (di cui è stato il primo straniero a gestire un dojo in Giappone), si basa sul principio di non opporre forza alla forza. Invece di parare un colpo, l'Aikidoka si muove lateralmente (Tai Sabaki) e utilizza l'inerzia dell'aggressore contro di lui.
Le tecniche che Seagal mostrava nei suoi film, come il Kote-gaeshi (proiezione tramite torsione del polso) o lo Shiho-nage (proiezione nelle quattro direzioni), sono tecnicamente reali e basate su principi anatomici precisi. Il dolore inflitto da una leva articolare ben eseguita è paralizzante: il sistema nervoso "spegne" la volontà di combattere dell'aggressore per evitare la rottura dei legamenti.
Tuttavia, il problema dell'Aikido — e il motivo per cui Seagal è oggi così criticato — risiede nel metodo di allenamento. Tradizionalmente, l'Aikido non prevede lo sparring (combattimento libero). Gli allievi si dividono in Tori (chi esegue la tecnica) e Uke (chi la subisce). Quest'ultimo è addestrato ad assecondare il movimento per evitare l'infortunio, creando un'illusione di fluidità che spesso scompare quando l'avversario resiste con forza o colpisce in modo non convenzionale.
3. L'Impatto delle MMA: Il Crollo dell'Invulnerabilità
Nel 1993, la nascita dell'UFC (Ultimate Fighting Championship) ha agito come un acido corrosivo sulle reputazioni di molte arti marziali tradizionali. Improvvisamente, il mondo ha visto cosa accade quando un lottatore di Jiu-Jitsu brasiliano affronta un karateka, o quando un pugile affronta un lottatore di wrestling.
In questo nuovo scenario, l'Aikido è apparso come il grande assente. Nessun praticante di Aikido è riuscito a imporsi nell'ottagono. Perché? La risposta sta nella natura del combattimento moderno:
Distanza e Timing: In un film di Seagal, l'aggressore attacca con colpi lunghi e telefonati, lasciando il braccio teso affinché l'eroe possa afferrarlo. Nelle MMA, i colpi sono corti, veloci (jab) e retratti istantaneamente. Afferrare il polso di un pugile professionista in movimento è quasi impossibile.
Resistenza Totale: In un match reale, l'avversario non "vola" via per assecondare la tua rotazione. Se la tecnica non è biomeccanicamente perfetta e applicata con una forza immensa, l'avversario semplicemente ti colpisce in faccia con l'altra mano.
Il pubblico giovane, cresciuto guardando atleti come Conor McGregor o Khabib Nurmagomedov, ha iniziato a guardare i vecchi film di Seagal con un misto di scherno e scetticismo. L'invulnerabile eroe degli anni '90 è stato declassato a "ballerino coreografico".
4. Sopravvalutazione vs Sottovalutazione: Il Giusto Mezzo
Qui arriviamo al cuore del paradosso: oggi Seagal è tanto sopravvalutato dai profani quanto sottovalutato dai praticanti di sport da combattimento.
Nonostante l'egocentrismo e le esagerazioni cinematografiche, Steven Seagal è stato un Aikidoka di alto livello. Le leve che mostrava erano tecnicamente corrette. Molte forze di polizia in tutto il mondo utilizzano ancora derivati dell'Aikido per immobilizzare sospetti senza doverli mandare KO. In un contesto in cui non si vuole uccidere o ferire gravemente (come il controllo della folla o la sicurezza privata), la manipolazione delle articolazioni è uno strumento fondamentale.
Molti credono ancora che la "conoscenza segreta" possa compensare la mancanza di condizionamento fisico. Seagal, soprattutto negli ultimi anni, è apparso visibilmente fuori forma, eppure continua a mostrare video in cui atterra allievi con un solo dito. Questa è la deriva del McDojo: quando l'aura del maestro diventa più importante della sua capacità effettiva di combattere. Sopravvalutare Seagal significa credere che un uomo di 100 kg, che non fa sparring da decenni, possa sconfiggere un atleta UFC di 70 kg. La fisica e la fisiologia dicono il contrario.
5. L'Eredità di Seagal: Una Lezione per le Arti Marziali
Il caso Seagal ci insegna che un'arte marziale è efficace solo quanto il suo metodo di allenamento. L'Aikido di Seagal era perfetto per il cinema perché era estetico, fluido e narrativamente potente. Ma la strada e l'ottagono sono ambienti "sporchi", caotici e privi di collaborazione.
Le arti marziali che sopravvivono alla prova del tempo sono quelle che accettano il verdetto dello sparring. Seagal ha commesso l'errore di non ammettere mai i limiti della sua disciplina, preferendo alimentare il mito dell'invulnerabilità. Tuttavia, dobbiamo riconoscergli un merito: ha portato l'attenzione mondiale sulla complessità della lotta in piedi e sulla bellezza della biomeccanica articolare.
Steven Seagal è un prodotto del suo tempo. Rappresenta l'epoca d'oro del "Maestro Mistico", una figura che l'era dell'informazione e delle MMA ha reso obsoleta. La sua efficacia nel mondo reale sarebbe limitata a situazioni di controllo a bassa intensità, ben lontane dalle stragi coreografiche dei suoi film.
Tuttavia, sottovalutare l'uomo significa ignorare la sua reale competenza tecnica iniziale; sopravvalutarlo significa ignorare la realtà brutale del combattimento moderno. Il segreto sta nel saper guardare i suoi film per quello che sono: eccellenti coreografie di un'arte marziale (l'Aikido) che cerca l'armonia, anche quando viene usata per spezzare braccia sullo schermo.
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